Mercoledì, 05 Ottobre 2016 18:37

Si stava meglio quando si stava peggio?

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Di sicuro, come chi ha la mia età può ricordare, si stava meglio negli anni '80. Di sicuro, come avrà sentito dire dai nonni e dai genitori chi ha la mia età, si stava peggio in tempo di guerra. Il fascismo poi, come tutti i movimenti totalitari e totalizzanti, ha favorito qualcuno e sfavorito – fino al punto di ucciderlo – qualcun altro.

Ma cosa è cambiato oggi? Siamo vittime della sindrome della “coperta corta”. I mass media veicolano in modo sostanzialmente univoco il messaggio della crisi. Crisi di risorse, soprattutto finanziarie ma anche naturali, che ci impone una riduzione dei consumi, una “decrescita”. Inoltre ritengo che una parte sempre crescente della popolazione neppure intercetta i canali d'informazione più o meno istituzionali che esistono, preferendo il sollazzo, reale o virtuale, o il lavoro, nelle diverse declinazioni di investimento, guadagno e sfruttamento. Questo almeno mi dice la diffusa ignoranza, anche lessicale, circa alcuni dei temi essenziali per l'indirizzo politico e economico del sistema. Altra peculiarità è la reazione dei più quando, tenendo fede alla mia indole, provo a spiegare come funziona il finanziamento dello Stato o il finanziamento delle banche, o come è organizzata l'Unione Europea. Tutti mi rispondono “preferisco non saperlo”, “le purghe che ho preso oggi mi bastano” ecc.

Per chi volesse informarsi poi, purtroppo “l'informazione mainstream” non basta. A voler essere sinceri, per chi ha la mia età, non è mai bastata. Ma chi è un po' più grande ha conosciuto un'informazione mainstream di standard più alto, espressione di un tempo pluralista, in cui se non nei fatti, almeno a parole si viveva in uno Stato sovrano e – ed in ciò sta la fondamentale differenza – c'era molto e diffuso interesse per ciò che aveva ricadute sulla vita di tutti.

L'uomo della strada, l'uomo qualunque – anche se magari non era andato oltre la terza o la quinta elementare – sapeva esattamente il calendario parlamentare, sapeva quando si sarebbe votato il provvedimento che avrebbe spostato cinque lire dal suo portafoglio o le avrebbe portate lì. Oggi muovendomi sul lavoro, tra avvocati d'affari, industriali e super-consulenti o super-commercialisti quasi nessuno di loro sa queste cose e, un po' come il fruttivendolo che aveva “già preso abbastanza purghe” tendono a snobbare anch'essi tali contenuti, quasi a voler dire che non importa loro del contenuto delle leggi tanto saranno capaci di dominarle, di aggirarle, di trovare il tecnicismo adatto a sottrarre qualcuno alla loro applicazione, qualunque cosa dicano.

Bisogna dunque verificare il messaggio – se qualcuno ancora volesse tentare di interpretare i fatti di oggi con lo sguardo rivolto al futuro – e chiedersi dove risiedono le ragioni di un cambiamento così repentino di vita e di valori.

Sicuramente, specie in Italia, ha inciso la crisi dei partiti. Già collante sociale, veicolo culturale e probabilmente indispensabili creatori della coscienza critica di ciascuno. Presenti territorialmente in modo capillare. Basti fare un giro nei paesini “spruzzati” qua e là sulle montagne del nostro Abruzzo per trovare nascoste qui e lì nel centro di piccoli borghi, un tempo vitali, targhe di sezioni del pci, pli, pri psiup, psdi ecc. che tradiscono un passato di informazione biunivoca e di influenze politiche bottom-up.

Chi ha ucciso i partiti? Nessuno, anzi stanno benissimo, hanno solo cambiato faccia scegliendo di “chiudersi dentro” le istituzioni e recidere i loro legami con la società, preferendo divenire i portavoce di interessi organizzati che hanno la faccia di uomini con la valigetta (che sui biglietti da visita hanno scritto pressappoco questo) che entrano in “transatlantico” con i testi delle future leggi, divenendo veicolo di influenze top-down. L'eventuale approvazione della riforma costituzionale sarà il suggello, l'ultima pietra sopra quella che era la piramide della democrazia.

Dall'altro lato ha inciso l'evoluzione tecnologica che ha interessato la nostra società che ha, quale principale effetto, l'isolamento dell'essere umano.

La sottrazione al confronto perché, grazie a milioni di possibili interfaccia, è facile per ciascuno di noi sottrarsi alla diversità iperselezionando i contatti in base all'affinità e sfuggendo così alla contrapposizione che, insieme con l'utopia, è l'unico stimolo di crescita, di speculazione intellettuale rispetto a vivere la routine in modo meccanico.

L'utopia è poi il terzo soggetto che è sparito dal panorama del nostro quotidiano. Numerose le pubblicazioni parlano della scomparsa delle utopie massimaliste del secolo scorso e delle loro declinazioni – molte delle quali anche esecrabili e maledette – nel quotidiano delle persone. Scriveva pochi anni fa il famoso psicoanalista Luigi Zoja «Oggi nessuno può illudersi di far trionfare il bene. Ma chi non lotta contro le degenerazioni del nostro tempo perché il compito non è né glorioso né epico manca di vero coraggio», con ciò alludendo a una neodischiusa e positiva opportunità per l'essere umano: migliorare il mondo finalmente libero da fanatismi, tramite utopie che lui chiama minimaliste.

Io preferisco un'altra citazione che svela invece il senso più profondo di quello che può OFFRIRE – senza DARE – l'utopia, ed è una citazione di uno scrittore latino-americano Edoardo Hughes Galeano: «L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora, a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare».

Sapendo che è impossibile dirigersi verso gli anni '80, auguro a tutti buon cammino!

Pietro Pulsoni

Mi chiamo Pietro Pulsoni, mi occupo di consulenza alle imprese nei settori del diritto commerciale, amministrativo e della concorrenza e opero come avvocato. Svolgo anche attività di ricerca e di docenza su temi di diritto pubblico degli enti locali e diritto dell'unione europea. Faccio sport (rugby) a livello dilettantistico/amatoriale e occasionalmente collaboro con associazioni e società sportive. Vivo a L'Aquila da sempre.

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