Lunedì, 17 Ottobre 2016 16:32

La nuova stagione del TSA: in un cartellone giovane, tra spunti di riflessione, arriva la comicità

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La nuova stagione del TSA: in un cartellone giovane, tra spunti di riflessione, arriva la comicità foto Annalisa Ciuffetelli

Conferenza stampa rapida e indolore mercoledì scorso per il TSA a L'Aquila, se non per il fatto che non era presente, cosa insolita, il direttore artistico Alessandro D'Alatri, impegnato a girare il suo nuovo film a Napoli (evidentemente questo per lui è un periodo d'oro visto che nei mesi scorsi ne aveva già ultimato un altro, "The start up") il quale ha mandato un video. A fare le veci del padrone di casa, solo la presidentessa Nathalie Dompé, gioviale e alla mano, con la freschezza della giovane età (è forse la più giovane presidente di un teatro stabile pubblico) che ha introdotto il cartellone dicendo che risponde alla richiesta, fatta all'ente, di maggior leggerezza.

Gli spettacoli proposti quest'anno, infatti, sono perlopiù imperniati sulla comicità del cabaret e con un excursus in drammi e commedie contemporanei su crisi, menzogna, fallimento e adulterio. A loro si aggiungono una toccata e fuga nel musical e nel 'classico' shakespeariano.
Ben 4 pièces (su 10) sono prodotte o co-prodotte dal TSA. Quasi tutti gli spettacoli in cartellone sono novità del 2016 e c'è addirittura un'anteprima nazionale (quella dello spettacolo di Riccardo Rossi).

Grande attenzione, come usuale in D’Altri, è rivolta agli autori contemporanei, compresi i giovani, come Mauro Santopietro, e gli attori-autori del cabaret che, per natura propria del genere, offrono spettacoli personali o contingenti.

La presenza di comici in cartellone, provenienti tutti dal cabaret di area romana, si deve anche alla collaborazione con Roberto Santini il quale già il 15 giugno scorso aveva portato a L'Aquila "Cuore comico live" con Luciano Lembo, Gianfranco Phino, Massimo Bagnato, Marco Passiglia, Fabrizio Gaetani e Marko Tana, volti dei principali programmi tv del settore cabarettistico. Aquilano d'adozione, Santini (che per molti anni a Roma ha fatto tantissime organizzazioni: dalle serate estive romane, piazze estive, all'ombra del Colosseo, ai teatri, Brancaccio, Brancaccino...) presenta così il suo contributo artistico:

Luciano Lembo è uno dei protagonisti che verrà a fare le serate insieme con altri artisti: Gianfranco Phino, Massimo Bagnato, ecc. Ci sarà Maurizio Battista...
Questa è stata una collaborazione nata così! Come tutte le cose belle nascono così: per caso. Io ho fatto una programmazione il 15 giugno al teatro Ridotto. E’ stata una serata bellissima, una kermesse di comicità veramente molto molto bella. E da lì è nato, per scherzo, ‘Perché non facciamo qualcosa in collaborazione con il Teatro Stabile?’ E è nata questa collaborazione. Così abbiamo lavorato insieme per creare questa stagione e abbiamo fatto il programma che oggi è stato presentato. Iniziamo il 10 di novembre con Riccardo Rossi all’Auditorium della Guardia di Finanza e poi via via ci saranno tutti gli altri appuntamenti che saranno misti tra la comicità e il teatro di prosa e quant’altro.
È una prova, vediamo come va. Se è una stagione che andrà sicuramente bene, che avrà successo, magari vedremo di fare qualcosa anche nel periodo estivo e nella stagione successiva.

È la prima volta in oltre 50 anni di vita del TSA che viene proposto in cartellone il cabaret e il direttore D'Alatri, nel video, ha ricordato che la comicità è parte fondate del suo programma artistico (che infatti in passato ha avuto nomi come Brignano e Milani & De Santis).

Ma io vorrei fare qualche riflessione più ampia, necessaria per capire e commentare il cartellone 2016-2017 del Teatro Stabile d'Abruzzo.

Infatti, è in atto un cambiamento nei cartelloni teatrali della penisola e il motivo va ricercato anche nell’aspetto biografico della storia dello spettacolo dal vivo. Negli ultimi anni sono morti molti artisti celebri della scena italiana dando luogo ad un fisiologico ricambio generazionale. Non ci sono più registi come Luca Ronconi o Nikolaj Karpov e soprattutto non ci sono più gli attori Giorgio Albertazzi, Gian Piero Fortebraccio, Paolo Poli, Luca De Filippo, Rossella Falk, Mariangela Melato, Anna Proclemer, Franca Rame, Franco Scaldati e Lino Toffolo. E neppure il ‘giullare’ da Premio Nobel Dario Fo. Sono artisti diversi tra loro, alcuni comici altri di prosa, ma accumunati da una interpretazione forte, comunicativa e diretta. Con loro se ne è andato uno stile di recitazione. Perché questo è il destino degli attori: non lasciare eredi artistici, al massimo qualche allievo promettente, poiché la recitazione la insegnano i maestri e poi la personalizzano gli interpreti, che devono fare i conti lavorativi con la società nella quale vivere ed adattarvisi. Ecco che il teatro inesorabilmente cambia. Non è certo cosa nuova. È sempre stato così; ad esempio, a metà ’800, la generazione di Adelaide Ristori e Tommaso Salvini non somigliava a quella precedente di Carlotta Marchione e Gustavo Modena, ma neanche a quella successiva di Eleonora Duse, Ermete Zacconi e Eduardo Scarpetta. E prima ancora era stato così con le famiglie comiche della Commedia dell'Arte.

Oggi si va alla ricerca del giovane talentuoso, promettente per il futuro. Accade quindi che i cartelloni dei teatri presentino spettacoli fatti dai 'giovani'. In quello del TSA si nota che almeno la metà degli artisti ha un'età media intorno ai 40 anni.

Il discorso sulla presenza diffusa nei cartelloni di pièces di Shakespeare (il TSA ha "Romeo e Giulietta"), di cui ricorre il 4° centenario dalla morte, è ovvio poiché l’autore inglese ricopre un'importanza mondiale e atemporale.

Va invece evidenziata l'altra cosa che accade, cioè la presenza della comicità, e del cabaret in particolare, in quegli stessi cartelloni dei teatri di prosa che fino a poco tempo fa proponevano stagioni incentrate su drammi, teatro borghese, tragedie o teatro di ricerca. Le opere comiche, se c'erano, erano in minoranza.

La società nella quale viviamo da qualche anno propone giornalmente storie di fame, guerra, crisi, violenza... Ma, a lungo andare, li si 'rigetta' perché ci vuole 'respiro'. E quello che accade nella vita reale si riflette poi nello spettacolo. Così, mentre alcuni teatri riempiono i cartelloni di drammi sociali, altri lo fanno col comico/cabaret. O con entrambi, come un teatro stabile con venature d'innovazione quale è il TSA, a favore di giovinezza, allegria e riflessione.

Non bisogna stupirsi troppo. È, in fondo, una cosa normale dei periodi di crisi avere predominanza o importanza della comicità. Già nel Rinascimento fiorentino tra Medici e Savonarola, Niccolò Machiavelli ha lasciato opere tra le più comiche che la storia del teatro possa vantare. Poi, nel '700 veneto Carlo Goldoni ha regalato all'ormai decadente città lagunare un'innovativa eredità comica senza eguali.
Nell'antica Atene, il più grande satirico forse di tutti i tempi, Aristofane, aveva scritto le sue commedie quando il teatro, da sacro che era, si era corrotto, fino ad attirare lo scherno.

"L'ultima fase di una forma storica è la sua commedia. Gli dei della Grecia, che già una volta erano stati tragicamente feriti a morte nel Prometeo legato di Eschilo, dovettero un seconda volta morire comicamente nei dialoghi di Luciano. Perché questo corso della storia? Perché l’umanità si separi gioiosamente dal suo passato", scrisse Karl Marx ("Introduzione alla Critica della filosofia del diritto di Hegel").

Nato sul finire del XIX secolo in Francia, il cabaret si caratterizza per la sperimentazione di nuovi linguaggi: è infatti all'interno dei primi locali cabaret che fiorirono le correnti di dadaismo, prima, e surrealismo, poi.

Per Charles Baudelaire ("De l'essence du rire et généralement du comique dans les arts plastiques", 1855) la percezione del comico è possibile solo quando si è caduti in basso. Il riso è segno insieme di inferiorità e di superiorità, in quando se è manifestazione di una perdita dell'«assoluto», esso può nello stesso tempo valere come critica storica di tutti gli «assoluti» che si propongono all'uomo. Henri Bergson ("Il riso. Saggio sul significato del comico", 1900) sostiene che per l'affacciarsi del riso è necessaria insensibilità, cioè non-partecipazione affettiva nei riguardi dell'oggetto deriso. Per Georges Bataille (che si rifà alla citazione in "Così parlò Zarathustra", 1883-85, di Friederich Nietzsche, "E falsa sia per noi ogni verità che non sia stata accompagnata da una risata!") il riso è il modo in cui l'esperienza interiore accede alla «rivelazione» e si applica sempre per atteggiamenti infantili e sfrenati nei quali l'intelligenza deve rivelare un risvolto di sciocchezza e stupidità, in un cammino dal noto all'ignoto, dal compiuto all'incompiuto, dalla sufficienza all'insufficienza, dalla pesantezza e schiavitù della conoscenza alla leggerezza liberatrice della scarica fisica.

Il Futurismo italiano vedeva la comicità ora come necessaria per distendere i nervi, ora come una delle supreme manifestazioni di energia e di elasticità vitale (Aldo Palazzeschi, in "Il controdolore", 1913, addirittura immaginava un universo utopico puramente ludico in cui la vita si vivesse come un gioco). Per il Dadaismo, riso e gioco erano una strategia culturale, quotidiana diversione dalla norma, metodo di ribaltamento e fuga da ogni definizione, da ogni determinazione di vincoli istituzionali, sbeffeggiamento delle sicurezze e delle abitudini borghesi. Il surrealista André Breton ("Anthologie de l'humour noir", 1939) collocava lo humour in uno spazio alto e sublime e i traumi del mondo esterno non potevano sfiorarlo, anzi erano occasioni per ottenere piacere (recuperava così il Super-io freudiano) sulla scorta di autori del Settecento, come Swift e Sade, che avevano fatto dello humour uno stile di vita, e del non-sense di Lewis Carrol per recuperare il rapporto col gioco infantile come soddisfazione organica, lontano da ogni tipo di ‘bassa’ comicità. René Daumal, capofila del "Grand Jeu", 1928-30, voleva liquidare le costruzioni ideologiche e gli apriorismi che mistificano i rapporti sociali per andare incontro all'universale estraendo dalla dimensione distruttiva del riso una sua tensione comunicativa.

Giulio Ferroni ("Il comico nelle teorie contemporanee", 1974) dice che "si fa ridere e si ride solo in rapporto ad oggetti che una determinazione storica ed ideologica ha reso potenzialmente «comici»" in quanto "il riso e il comico sono sempre forme di uso storico di oggetti dati".

Ecco che si spiega come mai sono pochi i testi comici giunti fino a noi che vengono riallestiti: molto spesso la comicità è strettamente legata al nome di un artista (come lo fu in passato con Petrolini, Totò e Renato Rascel) e anche al giorno d'oggi ogni comico si scrive e si allestisce il proprio sketch basandosi sulle proprie esperienze o percezioni della vita. Uno spettacolo, perciò, sempre contingente e personale.

In un percorso ideale all'interno del cartellone del TSA, partendo dal cabaret, troviamo Riccardo Rossi, in "Così Rossi che più Rossi non si può", un sunto dei suoi 20 anni di carriera con ritratti di persone e situazioni analizzate nel suo modo visionario e dissacrante, quasi grottesco, in apertura di stagione all'Auditorium della Guardia di Finanza il 10 novembre. Dado, invece, col suo "Canta la notizia" si avvicina alla satira sociale: in un'epoca come quella odierna fatta dell'istantaneità di internet, lui rielabora e porta avanti la cultura dei menestrelli sfruttando la tecnologia dei social network, in cui ha iniziato a proporre sketch-notizia ironici, e implicitamente critici, su temi legati all'attualità; sarà a L'Aquila il 15 e 16 dicembre, al Ridotto del Teatro Comunale. Riflessioni sulla vita quotidiana animano "Tre per una notte", comicità tra amore e non-sense, con Mr Phino, Luciano Lembo e Massimo Bagnato, al Ridotto del Teatro Comunale il 23 e 24 febbraio 2017, e "Che sarà? Bo!" il nuovo spettacolo di Maurizio Battista (e con i Baraonda) che sarà sul palco dell'Auditorium della Guardia di Finanza un mese dopo, il 23 marzo.

Passando alla commedia c’è, prima, "Vacanze rumene" regia di Stefano Sarcinelli (messa in scena dai cabarettisti Fabrizio Gaetani, Christian Generosi e Mauro Bellisario) sul tema della crisi del lavoro e dello sfruttamento dello straniero, in scena ad inizio 2017, il 12 e 13 gennaio, al Ridotto del Teatro Comunale e, poi, il 26 e 27 del mese, nello stesso luogo, la commedia borghese "Anatra all'arancia", sul tema dell'adulterio. Luca Barbareschi ne è il traduttore in italiano, il produttore e il regista, nonché l’interprete insieme a Chiara Noschese, Gianluca Gobbi ed Ernesto Mahieux.

Gli affetti, la menzogna e il fallimento negli affari, sono i temi dei drammi "China doll" diretto da Alessandro D'Alatri e "Per ciò che è stato", scritto e diretto da Mauro Santopietro. Il primo, interpretato da uno dei più raffinati interpreti del teatro di prosa italiana, Eros Pagni, e da Roberto Caccioppoli (che recentemente è stato in nomination per il premio "Le maschere del teatro italiano" come miglior giovane interprete), ha debuttato a Roma nella scorsa stagione del Piccolo Teatro Eliseo di Luca Barbareschi (che in Italia pare essere diventato il traduttore ufficiale di David Mamet, oltre che produttore con la sua Casanova Teatro di molte sue pièces, come appunto questa co-prodotta col TSA) e sarà a L'Aquila il 24 e 25 novembre al Ridotto del Teatro Comunale. Il secondo (prodotto solamente dal TSA) che ha negli interpreti, oltre a Santopietro, Alessia Giangiuliani e Antonello Fassari, è atteso nello stesso teatro per il 27 e 28 aprile 2017, in chiusura di stagione.

Presenti in cartellone e da evidenziare anche per la rimarchevole importanza artistica e di completamento della gamma di pièces proposte, il musical e il 'classico shakespeariano'.

Il musical sulla storia di Maria e della famiglia von Trapp, "Tutti insieme appassionatamente", nuova co-produzione del TSA con la Compagnia dell'Alba, regia di Fabrizio Angelini, in scena il 6 e 7 dicembre al Ridotto del Teatro Comunale di L'Aquila, fa seguito ai precedenti "Nunsense - Le amiche di Maria" (recentemente premiato agli Italian Musical Award come miglior musical off) e "Aggiungi un posto a tavola".

La tragedia romantica shakespeariana, "Romeo e Giulietta", un classico per eccellenza, co-prodotto da TSA e Khora.Teatro, ha debuttato lo scorso luglio a Verona nell'ambito dei festeggiamenti per i 400 anni dalla morte del bardo inglese; annovera alla regia Andrea Baracco e nel ruolo di Mercuzio l'ex direttore artistico del TSA Alessandro Preziosi. Giulietta è interpretata da Lucia Lavia, ma, dice D'Alatri nel video-messaggio, è da tenere sott'occhio per bravura anche il giovane Antonio Folletto, che interpreta Romeo. Saranno in scena, insieme al resto del cast, il 7 marzo nel capiente Auditorium della Guardia di Finanza di L'Aquila.

A tutto ciò, dice ancora D’Alatri, andranno aggiunti 5 spettacoli di teatro-ragazzi.

Per via del particolare cartellone allestito quest'anno, è stata introdotta la possibilità, ormai di moda, di sottoscrivere differenti tipologie di abbonamento: per il "Teatro comico" (cioè i 5 spettacoli di cabaret), per il "Panorama teatro" (cioè gli altri 5 spettacoli), oppure il classico abbonamento onnicomprensivo "TSA card". La sede del TSA è stata spostata in via Porta Napoli, 5, sempre a L’Aquila; tel. 0862-410956. 

Letto 6842 volte Ultima modifica il Lunedì, 17 Ottobre 2016 16:58
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