Lunedì, 28 Aprile 2014 17:36

La madre e il figlio

di 

di Cecilia Ciotti - Il suo è il primo viso che vediamo appena veniamo al mondo, è quel viso che ci dà conforto nei momenti di difficoltà e nel quale, spesso, vediamo riflessi ciò che siamo. Ma il legame tra una madre e un figlio non inizia nel momento in cui il bambino viene al mondo, con la nascita biologica, inizia molto tempo prima, con la nascita psicologica dell’individuo, processo questo estremamente lungo e difficile: alla nascita fisica del bambino corrisponde, infatti, la nascita psicologica della mamma; ogni neomamma alle prese con la gravidanza immagina per sé diverse tipologie di bambini: alcune madri fantasticano semplicemente sull’aspetto fisico che avrà il loro bambino, se somiglierà a loro o al papà mentre altre, con vissuti difficili alle spalle, fantasticano un bambino che le gratifichi con un amore incondizionato, altre vedono nel nuovo arrivato un sostituto di qualche figura significativa venuta a mancare, madri depresse utilizzano il bimbo per sentirsi coinvolte nella vita, altre fantasticano che con la nascita del bimbo il loro matrimonio sarà finalmente indissolubile, ecc.

Queste fantasie sono indispensabili per portare a compimento la fase preparatoria dello sviluppo dell’identità materna, ma è altrettanto indispensabile che la futura madre non si lasci guidare troppo da esse e riesca poi a riconoscere e valorizzare le reali potenzialità e inclinazioni del bimbo per permettergli un corretto stile di sviluppo e non caricarlo di ruoli troppo pesanti da sopportare o del tutto inadatti. Grazie ad una “relazionalità primaria adeguata” si stabilirà tra madre e bambino un legame di intimità ed amore, un rapporto che coinvolge tutti gli elementi fondamentali dell’intimità: senso di attaccamento, atteggiamento profondamente empatico, capacità di identificarsi con il bimbo.

La madre sufficientemente buona accoglierà il bambino esattamente come fa uno specchio: lo specchio rende, a chi vi guarda dentro, l’immagine di colui che in lui si riflette. Il bambino che può guardare, da un punto di vista psichico, la faccia della madre come si fa con uno specchio, riceve indietro, dagli occhi di lei, l’immagine di sé stesso; questo ritorno costituisce, per lui, il nucleo del suo sé, sul quale crescerà e si svilupperà la sua personalità. Ma uno specchio, per restituire l’immagine ricevuta a chi guarda, deve essere in grado di rifletterla: gli specchi appannati o impolverati, concavi o convessi, non sono in grado di rendere l’immagine così come la ricevono, non la riflettono affatto o la deformano. Così se il volto della madre è poco responsivo, uno specchio sarà una cosa da guardare ma non una cosa in cui guardare per vedersi…

La relazione madre figlio con il passare degli anni si modifica e di conseguenza si modifica anche il loro modo di vedersi: se il bambino sarà stato visto dalla madre in base alle sue potenzialità e non in base ad un ruolo a lui assegnato inconsciamente, inizierà a camminare sulle proprie gambe e sarà allora che la madre dovrà essere in grado di accettare lo “svincolo” e l’idea che ciò che fino a qualche tempo prima si pensava le appartenesse ora sta sperimentando l’autonomia della propria vita. La vita del figlio da questo momento in poi sarà come un’altalena, divisa tra entrate ed uscite dalla vita familiare: il ragazzo sentirà di potersi allontanare dalla madre perché sa che lei sarà disposta a riaccoglierlo qualora ne avrà bisogno e perché, comunque, intorno a lui si sarà creato un sistema che saprà gestire il suo allontanamento dal nucleo familiare e la sua conseguente individuazione.

Tutto ciò fino al momento in cui il processo di separazione/individuazione sarà effettivo e il figlio sentirà che è giunto per lui il momento di uscire dalla famiglia, senza sensi di colpa o senza la necessità di attuare movimenti riparatori della sua assenza. Tale processo sarà possibile però solo e soltanto se quel figlio, nei suoi giorni, avrà sentito di appartenere alla madre a alla sua famiglia in quanto figlio e non in quanto altro, se si sarà sentito visto da coloro i quali gli sono accanto e si sarà sentito ascoltato nei suoi bisogni primari poiché è soltanto dopo l’essere appartenuti che ci si può separare e sperimentarsi nel mondo da individui a sé.

di Cecilia Ciotti

 

Articoli correlati (da tag)

  • L'istrice
    Di Giacomo Ciocca - L’istrice è un mammifero, appartenente alla famiglia dei roditori, caratterizzato da aculei che hanno una funzione…
  • Cialente, ecco la relazione di fine mandato: vittorie e sconfitte del suo Governo
    Tempo di relazione di fine mandato per il sindaco Massimo Cialente che stamane, in aula consiliare, ha effettuato le dovute…
  • Il sadico e il masochista
    di Erika Limoncin - Tra le forme di legame maggiormente dibattute, raccontate e, quindi, studiate evidentemente quello sadomasochistico occupa un posto…
  • Il filosofo e la verità
    di Daniele Poccia - «La verità è donna». Così Friedrich Nietzsche, in un incipit famoso. Ma se così fosse, per…
  • L'uomo e la città
    di Giacomo Ciocca - Cercare le proprie origini vuol dire cercare se stessi, e chi compie questo cammino è di sovente…
Chiudi