Venerdì, 12 Giugno 2015 16:33

Torno subito

di 

Stagioni e strade, vissute in sella alla moto in una città come la nostra possono essere riconosciute a naso. Avere la possibilità di annusare l’aria come fanno i cani affina un senso sempre pronto ad ogni esperienza come l’olfatto. I cani: amano andare in macchina ma preferiscono farlo a finestrino aperto, mettono il muso fuori e i luoghi si preannunciano al loro tartufo umido attraverso molecole odorose, osservandoli si capisce cosa accade nella loro mente, si intuiscono i movimenti dei loro ingranaggi cerebrali, come se la loro testa fosse un globo trasparente: collegano ogni odore ad un ricordo, un’esperienza, una paura, una gioia.

L’odore come e meglio del tatto per un non vedente: le mirabolanti intuizioni olfattive di Al Pacino e prima di lui di Gassman nel Profumo di Donna originale. Guidare una Ferrari o ballare un tango a naso, oppure, come nel mio caso, disegnare una mappa della città e dei ricordi con l’olfatto, intuirne le stagioni come se non esistesse il calendario. La pioggia d’inverno non ha odore, quella estiva, in questi pomeriggi di quasi estate minacciati da nubi plumbee ma evanescenti, si preannuncia con zaffate di ferro arrugginito, l’aria sprigiona elettricità. Un odore che da solo basta a capire che siamo a giugno inoltrato, e che tra poco fioriranno i tigli. Alberi odorosi che assediano il centro città, schierati come fanteria d’assalto su viale Duca degli Abruzzi, buona parte di via XX Settembre, la Villa comunale, e ancora su viale Don Bosco.

Proprio qui, qualche giorno fa passavo con la moto e il casco aperto, e i primi afrori provenienti dalle fioriture hanno avuto il potere di sbalzarmi a venticinque anni fa, quando a giugno finalmente bazzicavo il centro con la Vespa prima e il 125 da enduro poi, abbandonato anima e corpo alle prime esperienze in completa autonomia. Non più adolescente, non ancora uomo, non più imberbe ma con il mento sporcato da una morbida lanugine bionda, mi godevo un sabato all’oratorio di biliardino, cornetto Algida e qualche timido sguardo sulle caviglie scoperte delle ragazze, protette tuttavia dalla gonna pantalone in velluto blu degli scout che funzionava meglio di una cintura di castità. Da Arischia a l’Aquila un viaggio, trenta chilometri totali tra andata e ritorno scanditi da una gamma odorosa di bosco collinare di querce fino a Cermone, erba medica appena tagliata a San Vittorino, e appunto tigli dalla Rotonda quando ancora rotonda non era, e a seguire su via Roma, poi all’angolo tra via Roma e Via Duca degli Abruzzi, dove la signora Rosa nella tabaccheria all’angolo vendeva sigarette e fiammiferi minerva, o petardi a seconda delle esigenze (l’ho vista la signora Rosa giorni fa, arrancare, senza età su per via Roma, diretta non so dove).

I pomeriggi di giugno volavano via così all’oratorio, scorrevano lisci fino a quando non vedevi arrivare quel tuo amico un po’ più grande di te, che inevitabilmente pronunciava le due fatidiche parole: “fammela provare”. Accoglievi la richiesta con un “vai” netto, ma accompagnato da una impercettibile contrazione dei nervi vicino all’occhio: nervosismo, paura, senso di smarrimento. Ma a certe domande, a sedici anni si risponde sempre si, per dimostrare di essere uomini, e che delle cose materiali in fondo, non ti importa niente. Anche se non era vero, anche se papà la moto l’aveva comprata con un castelletto di cambiali alto due piani. Cosi, il tipo se ne andava, accompagnato da altre due parole che suonavano come una minaccia: “torno subito”. Diretto presumibilmente verso la Fontana Luminosa, o al massimo giù, verso la piscina comunale quando non era ancora inspiegabilmente esiliata in un percorso a senso unico e senza uscita. Cinque minuti in tutto, ma i cinque minuti più lunghi della vita di ogni giovane motociclista. Quelli in cui si ostenta una sicurezza che non c’è, specie se è presente un pubblico, tradita dal colore terreo della faccia e le gocce di sudore che imperlano la fronte. Sintomi di un collasso imminente evitato solo dal rumore dello scarico della moto, che si intuisce quando ancora è lontanissimo, mentre torna sana e salva, avvolta da un odore di tigli in fiore che sa di estate e giovinezza.

Ultima modifica il Venerdì, 12 Giugno 2015 16:43

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