Martedì, 07 Gennaio 2014 10:04

La nostra surreale realtà

di 

Queste per me sono state delle vacanze surreali, o, per meglio dire, delle vacanze seguite da una surreale presa di coscienza.

A Natale ero a Berlino, malaticcia ma pur sempre capace di apprezzare le dolci normalità di una capitale europea. Capace di percepire la gioia delle famiglie attraverso gli odori delle bancarelle natalizie; capace di camminare in centro apprezzando la mancanza dei militari; capace di osservare la gioia dei vecchietti che si crogiolano davanti a un timido sole invernale accompagnati da una birra comprata nel locale che frequentano da una vita.

Dopo il viaggio a Berlino ho avuto la fortuna di non avere il tempo di riabituarmi a stare all'Aquila: Capodanno a Bologna. Altri giorni in una città surreale: nessuna impalcatura sotto gli innumerevoli portici, negozi aperti fino a tardi, felicità lungo le strade e persone socievoli.

Una volta tornata nella nostra "città che cambia" ho passato due giorni non troppo piacevoli chiusa in casa, studiando o almeno fingendo di farlo, e sono stata estremamente felice di uscire in occasione delle tradizionali bancarelle delle Befana. Mi è sembrato quasi di essere ancora in viaggio, di non essere tornata nella nostra triste e immobile città.

Lo sappiamo tutti com'è il 5 Gennaio: si respira allegria e le strade sono così piene di persone che si finisce per non notare le transenne e tutte le nostre anormalità. Intorno all'ora di cena i commercianti hanno cominciato ad andare via ed io mi sono chiusa in un locale per uscirne solamente verso le ventitrè. È stato come essere stati teletrasportati in un'altra realtà: di colpo le strade si erano svuotate, non c'era più l'allegria nell'aria, solo qualche respiro condensato che galleggiava tra le soffocanti transenne e i sampietrini coperti da cartacce e scatoloni.

Di colpo ecco un inquietante, seppur in fondo scontato, pensiero: non sono state vacanze surreali, le mie; non ho visitato città surreali; non sono tornata in una città normale. Sono io, in quanto aquilana, ad essermi abituata a vivere in una surreale realtà.

di Beatrice Marsili

 

post scriptum: Quando Letizia ed io ci incontrammo con Nello e Mattia che volevano proporci di aprire il blog non si sa chi dei quattro fosse più imbarazzato. Letizia, spavalda come sempre, accetta l'incarico per tutte e due lasciandomi a guardarla basita.

I patti erano di un articolo a settimana, per un momento pensai che ce la potevo fare ma dopo mi sono ribellata allo sfruttamento degli elfi di Babbo Natale incatenati in redazione e costretti a scrivere articoli e come forma di protesta ho deciso di farmi desiderare e di scrivere raramente.

A parte gli scherzi, voglio ringraziare i lettori dei miei sporadici post ma soprattutto i ragazzi della redazione e scusarmi per la mia negligenza.

Grazie di avermi coinvolto in questa iniziativa, grazie di avermi dato l'opportunità di farmi leggere, grazie di avermi rialzato l'autostima con i numerosi likes ai miei articoli, grazie per tutti i vostri complimenti.

Mi avete insegnato una cosa importante, che forse sarà anche utile per il mio futuro: guardare la realtà con lo scopo di descriverla, pensare in continuazione all'espressione migliore per comunicare un concetto.

A voi vanno i miei più sinceri auguri di buon anno, a voi che mi avete fatto capire che non è un sogno irraggiungibile quello di scrivere, magari non ne farò mai il mio mestiere ma forse continueranno a esserci persone a cui fa piacere leggermi e, adesso come adesso, la consapevolezza che a qualcuno piace quello che penso e che scrivo ha fatto sparire l'imbarazzo che avevo nello scrivere i primi post.

Buon 2014 a tutti voi.

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