Venerdì, 19 Ottobre 2018 18:07

Cauto MeToo e marilynizzazioni

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Poster del film ‘A qualcuno piace caldo’ di Billy Wilder Poster del film ‘A qualcuno piace caldo’ di Billy Wilder

RICADUTE E LENTE DISINTOSSICAZIONI – Il movimento #MeToo dopo un anno dal caso miliare del produttore hollywoodiano Harvey Weinstein. Massimo Franco su La Lettura del Corriere tenta un bilancio e scrive che gli effetti sperati non si sono pienamente dispiegati, perché la questione si è trasformata in una battaglia politica tra progressisti e conservatori a tema femminile, impedendone un consolidamento nel comune sentire e perché l’America è emotivamente lontana da noi. In Italia non si sono registrati casi di denunce dirette, dice, a parte per Fausto Brizzi (assolto), parlando del settore cinematografico. E un altro motivo dello scarso attecchimento del #MeToo, constata Franco, è attribuibile al revanchismo machista: uomini che si sentono sotto accusa e reagiscono con fastidio, avvertendo un pericolo e una rivoluzione che corporativamente respingono, sebbene ora ci sia una maggiore cautela nei comportamenti. Non lo so quanto sia monitorabile e misurabile la ‘ricaduta’ del movimento nelle vite delle singole persone, donne o uomini. È sempre complesso fare questi bilanci a breve termine. Se dovessi dire ciò che noto a un palmo dal mio naso è che sì questa cautela spesso c’è e non fa male: cautela quando sta per uscire o è uscita dalla bocca di qualcuno una battuta sessista, cautela quando fai notare quanta sproporzione ci sia tra le compagini all men e quelle all women nei convegni pubblici, conferenze stampa politiche, tavoli di esperti, liste elettorali, cautela, spero, quando nella mente di qualcuno balena l’idea che può prendersi libertà non richieste. E cautela dopo cautela magari poi si arriverà a un equilibrio, a me non piace né all men all woman. E poi è importante continuare a leggere di questi temi non solo in spazi ‘appositi’ ma sui social, sulle pagine dei giornali normali, su un blog.

SIAMO TUTTI MARILYN - ‘Uno vale un divo, siamo tutti divi. O nessuno, in realtà, lo è più’ lo dice il Censis nel quindicesimo Rapporto sulla comunicazione, così viene decretato a forza di statistiche il tramonto dello star system e del fascino che esercitava sul pubblico: ‘La metà degli italiani (il 49,5%) è convinta che oggi chiunque possa diventare famoso (tra i giovani under 30 la percentuale sale al 56,1%). Un terzo (il 30,2%) ritiene che la popolarità sui social network sia fondamentale per essere una celebrità (la pensa così il 42,4% dei giovani). Mentre un quarto (il 24,6%) sostiene che semplicemente il divismo non esiste più. E comunque appena un italiano su 10 prende a modello i divi come miti a cui ispirarsi (il 9,9%)’.

ROMAFesta del Cinema direte voi, sì anche, ma anche Videocittà negli stessi giorni, due manifestazioni dall’imponente programmazione la prima con Antonio Monda a orchestrare scelte e programmi, l’altra ideata da Francesco Rutelli, attuale presidente dell’Anica. Una all’Auditorium Parco della musica, l’altra Colosseo e dintorni. A caratterizzare la Festa del cinema la formula del festival cinematografico con anteprime e incontri sul cinema. Videocittà, dice Rutelli, vorrebbe far comunicare i professionisti dell’audiovisivo tra vecchi e nuovi mestieri, avvicinando il pubblico al come si producono le immagini.

AL CINEMA – Tra i tanti titoli segnaliamo:  Guarda in alto di Fulvio Risuleo, in bilico tra reale e irreale, Fahrenheit 11/9 di Michael Moore, l’America del trumpismo, Le ereditiere di Marcelo Martinessi, orso d’argento a Berlino, il Paraguay di due donne in coppia obbligate a pensare a una nuova vita, Sogno di una notte di mezza età commedia borghese di Daniel Auteuil, In viaggio con Adele di Alessandro Capitani, padre e figlia in viaggio. A margine: Florence la trasmissione televisiva a puntate condotta da Matteo Renzi è stata proiettata a Cannes nel corso di Mipcom una fiera per vendita e acquisti di prodotti audiovisivi. Era presente il protagonista con la moglie Agnese. Verrà trasmessa da Mediaset.  Il film americano di Stefano Sollima Soldado con Benicio Del Toro e Josh Brolin ha avuto un’anteprima non rituale, proiettato in un’arena appositamente allestita a Pozzallo (Ragusa), dove c’è uno dei centri di accoglienza e primo soccorso per migranti ‘un omaggio a chi vive sul confine’ dice l’autore a Carlo Bonini su Repubblica.

Tratto da: Hai letto di… #24- frankenstein discrezionale di notizie di cinema, 20-26 ottobre

Ultima modifica il Venerdì, 19 Ottobre 2018 18:30

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