Martedì, 22 Marzo 2016 15:24

Illeciti, “rapimenti” e altri aneddoti dei primi derbies d’Abruzzo

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L’invasione di campo in Chieti-L’Aquila 12/4/64 L’invasione di campo in Chieti-L’Aquila 12/4/64

Siamo nel 1927 e l'attività calcistica regionale cerca affannosamente di uscire dai crismi del dilettantismo soprattutto per mano di alcune società della conca peligna e della fascia costiera. Nel campionato di Seconda Divisione si ritrovano insieme – dopo la soppressione per motivi politici della Calciatori Pratolani – la Rosburghese (società antesignana della Rosetana) dell'attuale Roseto degli Abruzzi, la Pippo Massangioli di Chieti e la Tito Acerbo, quest'ultimo club nato dalla fusione della Ursus di Castellamare Adriatico e dell'Aternum di Pescara in previsione dell'unione dei due centri in un'unica municipalità.

Alla fine del girone d'andata i pescaresi si trovano in testa alla classifica (non essendo riusciti a vincere solo con lo Zara) e sono i favoriti per il gran salto in Serie B, mentre la Massangioli è staccata di quattro lunghezze. Poco prima del derby contro la Rosburghese, il calciatore azzurro Leonida Ardigò viene segretamente invitato a Pescara per alcuni incontri (dapprima in una sartoria, poi a ridosso del ponte sul Vomano, in un bar ed infine in una casa privata di Castellammare Adriatico) fino ad arrivare alla fatidica consegna delle 4.000 lire necessarie per alterare l'andamento della gara tra Acerbo e Rosburghese in favore della compagine pescarese.

La denuncia di combine sul Corriere Sportivo d’Abruzzo del marzo 1927.

Il 3 marzo, però, un'edizione straordinaria del Corriere Sportivo d'Abruzzo (foto sopra) svela il tentativo di combine, raccontato al periodico dallo stesso Ardigò. Nel marasma successivo allo scoppio dello scandalo si susseguono reciproche accuse tra la testata pescarese Super-Sport (che difese strenuamente la società gialloblù) ed il giornale teatino autore dello scoop che, con una prevedibile squalifica della Tito Acerbo, avrebbe reso nuovamente possibile la vittoria del torneo da parte dei neroverdi locali. Per placare gli animi fu necessario addirittura un richiamo del segretario provinciale del P.N.F. di Chieti Tommaso Bottari. Alla fine la partita non si gioca, le due società coinvolte nell'illecito vengono escluse dal campionato ma la Massangioli non riusce ugualmente ad imporsi ed il girone viene vinto dalla Tiferno di Città di Castello. La Tito Acerbo scompare dagli almanacchi per lasciar posto, qualche anno dopo, alla Società Sportiva Abruzzo ed infine al Pescara. La vicenda, con lo scorrere del tempo finita nel dimenticatoio, è stata svelata recentemente dal bravo Andrea Rapino sulle colonne de Il Centro e può essere considerata il primo seme dell'atavica rivalità tra Chieti e Pescara.

Negli anni successivi allo scandalo della Tito Acerbo fanno il loro ingresso nell'agone calcistico interregionale numerose altre realtà abruzzesi dando vita, sin dai primi anni Trenta, a dei veri e propri incontri di fuoco. Già nel Campionato Meridionale 1928-1929, ad esempio, si erano riunite le strade delle squadre di Roseto degli Abruzzi e Pescara; il Fascio Sportivo Rosetano (che aveva sostituito la Rosburghese) ospita l'Abruzzo, la nuova formazione pescarese affamata di una rivincita sportiva attesa due anni che, tuttavia, non arriverà: la partita, infatti, viene interrotta sul 4-1 per i rosetani a causa delle fortissime intemperanze dei tifosi ospiti.

Loreto Buttari, portiere del G.U.F., in una fotografia autografata inviata al Giornale d’Abruzzo e Molise nell’agosto 1931.Non fu certo facile neanche l'esordio del G.U.F. di Aquila degli Abruzzi, prima formazione del Capoluogo ad iscriversi – nella stagione 1930-1931 – ad un torneo ufficiale, la Terza Divisione. È lo stesso portiere del G.U.F., Loreto Buttari, originario di Avezzano, a denunciare, sulle colonne del Giornale d'Abruzzo e Molise il "tifo selvaggio da far rabbrividire" di alcune piazze; pare infatti che, durante l'incontro disputato in casa della Pro Italia di Pratola Peligna, alcuni supporters locali indirizzarono oggetti e sputi verso l'estremo difensore aquilano mentre, in occasione della trasferta sul campo della Vittorio Pomilio di Francavilla al Mare, Buttari fu addirittura minacciato con un coltello.

Certo, nei decenni a seguire furono molti gli episodi di tifo "estremo" in occasione dei derbies regionali, ma fa un certo effetto vedere come il campanilismo facesse già proseliti anche anni Trenta.

È comunque nel secondo dopoguerra che le rivalità tra i clubs abruzzesi si acuiscono in maniera esponenziale, quando cioè – dopo gli exploits aquilani e pescaresi, arrivate alla Serie B rispettivamente nel 1934 e nel 1941 – i livelli delle varie compagini regionali si equilibrano e salgono alla ribalta nuove formazioni come quelle di Avezzano e Teramo. Emblematico in tal senso è il campionato di Promozione 1950-1951, la Serie D di allora, con il girone L monopolizzato dall'Abruzzo che schiera ai nastri di partenza ben otto formazioni: Forza e Coraggio Avezzano, Chieti, L'Aquila, Pescara, Sulmona, Teramo, Vastese e Virtus Lanciano.

Dopo aver distanziato Avezzano e L'Aquila, sono i teatini e i pescaresi a lottare fino alla fine per la vittoria di un torneo ancora una volta molto discusso. In primavera, infatti, il Chieti capolista viene accusato di aver aggiustato la partita con la Vastese e declassato all'ultimo posto; una punizione che arride sia al Pescara (che conquista così la prima posizione) sia soprattutto a Vastese e Virtus Lanciano, impelagate nei bassifondi della classifica e, col nuovo stato di cose, salve in virtù della retrocessione per illecito dei teatini. A campionato concluso, però, la C.A.F. dà ragione al Chieti che riconquista, per un solo punto, il primo posto sul campo a discapito dei cugini biancazzurri. Vastese e Virtus Lanciano sono quindi costrette a disputare uno spareggio per evitare la retrocessione in piena estate, poi conclusosi con la discesa dei rossoneri frentani.

Mentre nascono i primi germogli di rivalità in quelli che saranno due tra i derbies più infuocati d'Abruzzo, vale a dire L'Aquila-Avezzano e Teramo-Giulianova, negli anni Cinquanta le attenzioni degli sportivi sono attirate soprattutto dalla sfida tra Chieti e Pescara.

L’ingresso delle squadre del Chieti e del Pescara nel  vecchio stadio teatino della Civitella

Pare tuttavia sia solo una leggenda ciò che accade nel campionato 1954-1955, con le due squadre impegnate nello stesso girone di IV Serie: pochi giorni prima della gara di ritorno, in programma il 17 aprile 1955, con il Pescara ancora in corsa per la promozione in Serie C, l'attaccante biancazzurro Mario Tontodonati viene sequestrato da alcuni studenti teatini in modo da non consentirgli di scendere in campo per l'atteso match.

Secondo ciò che si racconta, la sera del giorno seguente, un altro gruppo di studenti – questa volta pescaresi – si vendica rubando la gabbia con l'aquila posta, all'epoca, alla Villa Comunale di Chieti (ad emulazione di quella situata lungo le mura dell'Aquila). Dopo alcune trattative segrete, le due fazioni decidono quindi per il rilascio contemporaneo degli "ostaggi" direttamente sul terreno del campo Rampigna, proprio prima della partita.

In realtà la storia non trova riscontro; alcune fonti dell'epoca parlano di una messinscena organizzata per alimentare l'attesa della sfida. Quel che è certo è che Tontodonati fu l'autore del tiro che, deviato dalla difesa neroverde, finisce in rete decidendo l'incontro (1-0), anche se alla fine del torneo il Pescara chiuse in 3ᵃ posizione, non riuscendo a centrare la promozione che fu appannaggio del Molfetta.

Ugualmente curioso è ciò che accadde in seguito ad un Teramo-Giulianova, partita che vanta l'appellativo di "Derby d'Abruzzo" essendo la sfida maggiormente disputata in campo regionale tanto che al 2016 si contano centodiciannove incontri in competizioni ufficiali tra le due squadre. Nel 1963, dopo un infuocato spareggio salvezza disputato in campo neutro ad Ascoli Piceno e conclusosi con la vittoria dei giallorossi, i teramani impediscono ai venditori di pesce (per lo più giuliesi) l'accesso al mercato cittadino; questi, per tutta risposta, scaricano il contenuto delle cassette lungo corso San Giorgio, bloccando la circolazione ed appestando così l'intero centro storico del capoluogo aprutino.

Nel 1964, infine, un derby riuscì perfino a cambiare la storia del calcio abruzzese. Il 12 aprile si gioca infatti alla Civitella di Chieti – un campo mitico sul quale i neroverdi locali erano riusciti a stabilire il record di ventidue incontri consecutivi senza sconfitte – la partita tra la squadra teatina, in lotta per la promozione in Serie B, e L'Aquila, impegnata nella battaglia per la salvezza. Erano gli anni dello spumeggiante Chieti di Domenico "Tom" Rosati e della L'Aquila "operaia" di Attardi, Grigoletti e Rossi.

Mancano una manciata di partite alla fine del campionato e, vista la posta in palio, la gara è ovviamente tiratissima e molto equilibrata. Ben presto gli animi si accendono, sia in campo che sugli spalti dove i supporters teatini si lamentano a gran voce dell'operato dell'arbitro, il signor Helzer di Pisa. L'avversario del Chieti, il Trani, sta perdendo sul campo della Sambenedettese ed i neroverdi vedono avvicinarsi il sogno della Serie B, finché al 59esimo minuto L'Aquila va in gol con Bonfada. È la goccia che fa traboccare il vaso: i padroni di casa lamentano una rimessa non assegnata prima del gol, c'è una prima invasione di campo, poi la sfida si trascina sino a poco prima della fine, quando l'arbitro è costretto a sospenderla per incidenti. Gli spogliatoi vengono assediati e l'arbitro aggredito, una follia che costerà al Chieti nove turni di squalifica, poi ridotti a sette.

L’invasione di campo in Chieti-L’Aquila del 12 aprile 1964.

La vittoria viene data a tavolino ai rossoblù: L'Aquila si salva per due soli punti e, sempre per due punti, il Trani beffa il Chieti nella corsa alla Serie B. I neroverdi non riescono dunque a conquistare la serie cadetta che rimarrà sempre un tabù mentre, negli anni a seguire, l'annosa rivalità tra le più nobili città degli Abruzzi – una contesa antichissima che esce dagli schemi sportivi e affonda le radici nella separazione medievale tra Abruzzo Citra e Abruzzo Ultra – diventerà addirittura un gemellaggio tra le due tifoserie. 

 

 

Ultima modifica il Martedì, 22 Marzo 2016 17:04

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