Venerdì, 06 Maggio 2016 03:06

Incontro con Elio Germano a L'Aquila: una rottura degli schemi

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Elio Germano all'Aquila Elio Germano all'Aquila foto Beatrice Ciuca

di Sara De Felice (V EL) - Un'aula magna del convitto nazionale "D. Cotugno", gremita di studenti, ha ospitato l'attore Elio Germano all'Aquila, in un incontro-evento aperto al pubblico e moderato dal critico cinematografico Franco Montini, firma de La Repubblica.

Germano, che più volte era già stato nel capoluogo abruzzese negli ultimi anni, risponde alle domande di Montini e rivela un personalissimo approccio al mondo del teatro e al mestiere dell'attore, ma quasi subito rompe lo schema, proponendo di lasciare il microfono agli studenti. Spaziando da "Com'è la Bellucci dal vivo?" e "In che modo l'attore non perde se stesso impersonando tanti soggetti?", il filo conduttore della conversazione è il ruolo di cinema e interpretazione nella vita dell'attore, che nel corso del dibattito arrivano a delinearsi come fattori di rilevanza esistenziale.

"Perdere se stessi può non essere così male, se ciò avviene in un contesto limitato al gioco, come sono cinema e teatro", afferma l'attore romano.

L'interpretazione di soggetti altri, oltre a comportare l'alienazione di sé e il perdimento nelle emozioni come presupposti fondamentali, dona a chi la pratica la possibilità di vestire i panni altrui, così da comprenderne sentimenti e ragioni profonde dell'agire. Sviluppando forte sensibilità e comprensione dell'altro, il teatro può dunque avere un rilevante ruolo sociale, portando a comprendere la profonda ragione del "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse mai fatto a te".

germano cotugnoGermano trova senso e insegnamento anche nell'interpretazione di soggetti portatori di ideologie poco condivisibili, perché feroci o originate dal male (si pensi al personaggio di Sebastiano in Suburra): l'attore spiega come, proprio tramite questo tipo di interpretazioni, egli abbia compreso come in tutti gli uomini siano presenti sia il bene che il male. Sono le situazioni vissute e le conseguenti nostre reazioni che lasciano emergere l'uno o l'altro: l'assassino o il criminale è colui che, ogni volta un po' di più, ha dato raggio d'azione al proprio istinto peggiore.

Cinema e teatro sono anche mezzo per interrogarsi sul presente, e quando essi ambiscono alla sincerità nella rappresentazione del reale conquistano anche un ruolo politico, se intendiamo la politica nel suo significato più puro e genuino.

Sotto richiesta del pubblico, Germano commenta il panorama cinematografico italiano, definendolo ricco di idee innovative e talenti validi sui quali, tuttavia, mancano sempre di più gli investimenti. Al valore di creatività e talento si preferiscono trame consuete ma di assicurato successo nel pubblico: è l'industria del cinema, che sempre più si allontana dall'autenticità. Dall'amore per il proprio mestiere e dalla presa di coscienza del suo svilimento da parte di altri, l'attore afferma di aver creato una sorta di meccanismo di difesa, fatta di critica e scelte autonome, che Montini, nel suo commento, definisce una "etica del lavoro".

Germano trae spunto dalla propria vita per un incoraggiamento rivolto agli studenti: la scuola, i media e il pensiero imperante ci schiacciano sotto il peso della richiesta "Cosa vuoi fare da grande?" e del "Cosa vuoi diventare?". Non dando il giusto peso a queste voci, si rischia di innamorarsi dell'idea di fare l'avvocato, l'attore, ignorando quello che fare l'avvocato o l'attore comporta.

Si rischia di puntare tutto su un sogno da raggiungere o su una sicura riuscita professionale, tralasciando e dimenticando ciò che nella realtà e nel presente si ama fare.

Su questo Germano consiglia di puntare. Su questo Germano ha puntato, sicuramente, nella sua vita.

Ultima modifica il Venerdì, 06 Maggio 2016 03:27

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