Lunedì, 05 Settembre 2016 15:52

Da Collemaggio all’Acquasanta, viaggio tra i campi dei rossoblù

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Al termine di un'attesa pluridecennale per gli sportivi aquilani, lo stadio di Acquasanta si accinge finalmente ad essere utilizzato dalla L'Aquila Calcio come impianto casalingo per la nuova stagione. Uno stadio ancora incompleto in molte sue parti, ma funzionale alle attuali necessità del club rossoblù che mai come in questa stagione necessita del supporto dei tifosi a bordo campo. Ottantatré anni dopo viene quindi abbandonato lo stadio Tommaso Fattori, la cui realizzazione negli anni Trenta del secolo scorso aveva costituito uno storico spartiacque per il calcio e lo sport aquilani.

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Prima della sua costruzione, infatti, l'assenza di spazi per l'attività sportiva aveva segnato un profondo handicap per le società sportive cittadine. Alla fine del XIX secolo, quando l'attività sportiva passa da un ambito strettamente militare ad uno più popolare, è nelle palestre del Regio Liceo e del Collegio dei Gesuiti, in pieno centro, che si disputano le prime tenzoni di scherma e ginnastica. In controtendenza è invece la Società di Tiro a Segno – che, nata il 13 luglio 1888, è la più antica associazione sportiva della città e tra le più antiche d'Italia – che trova casa nei pressi del convento di San Giuliano, dove sorgerà il poligono poi intitolato ad Andrea Bafile.

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L'area che, tuttavia, assume ben presto una forte connotazione sportiva è quella della Villa Comunale, al margine meridionale della città e già teatro di un importante rinnovamento architettonico ed urbanistico. Qui trovano posto la palestra di Carlo Patrignani, pioniere dello sport aquilano, ed i campi per la pratica del lawn-tennis, richiesti a gran voce dalla cittadinanza. Poco distante, l'area antistante la basilica di Santa Maria di Collemaggio ospita nel 1903 il primo evento sportivo abruzzese, legato all'Esposizione che si tenne all'Aquila in quello stesso anno: i giuochi atletici vedono la partecipazione dell'aquilana Società Ginnastica Amiternum oltre che dei circoli sportivi di Teramo e Rieti.

Contemporaneamente, è nelle piazze del centro storico che si disputano le prime partite di giochi con la palla. La piazza di San Basilio e la centralissima piazzetta dei Gesuiti sono teatro, negli anni Dieci, di rocambolesche sfide di Pelota, mentre in altre piazze si è soliti disputare partite del popolarissimo gioco noto come Palla a sfratto.

La prima documentazione del gioco del calcio all'Aquila è invece datata 1915, anche se presumibilmente «ju fotteballa», come poi venne popolarmente chiamato, aveva già fatto la sua comparsa nel capoluogo abruzzese da qualche anno. Grazie ad una recente scoperta dello storico Enrico Cavalli, siamo oggi in grado di definire il luogo dei primissimi allenamenti dell'Aquila Foot-ball Club e, presumibilmente, della prima partita di cui si ha menzione disputata il 25 aprile di quello stesso anno: si tratta della vasta spianata, posta fuori le mura a valle di via Roma, nota con il nome di Piazza d'Armi.

Come si passò dalle piazze del centro, o dai giardini della Villa, ad un campo esterno all'abitato è facilmente ipotizzabile. In primo luogo bisogna considerare le necessità spaziali del gioco del foot-ball, molto più ampie degli altri sport in voga all'inizio del secolo; secondariamente, va tenuto a mente che la città era stata colpita, seppur non in maniera diretta, dal terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915 e, di conseguenza, le piazze dotate di architetture monumentali – come ad esempio San Basilio od anche la stessa Collemaggio – erano per lo più inagibili in quel momento. D'altro canto, le piazze militari erano una scelta consueta nei primi anni di sviluppo del calcio italiano, basti pensare alla Piazza d'Armi del futuro rione Prati a Roma che ospitò già nel 1904 il match tra Lazio e Virtus – il primo disputatosi nella Capitale – oppure, rimanendo nell'ambito abruzzese, allo storico campo della Civitella a Chieti sorto negli anni Venti sul luogo di una vecchia spianata militare.

A Piazza d'Armi il campo era collocato sul lato meridionale (in corrispondenza dell'attuale viale Corrado IV) ed orientato sull'asse Est-Ovest. Anche questa è una consuetudine che si ritrova in molti stadi dei primordi (in Abruzzo, ad esempio, erano così orientati sia il già citato campo della Civitella a Chieti sia gli stadi comunali di Giulianova e Teramo) e che venne progressivamente abbandonata, per motivi di ombreggiatura del campo, con la costruzione degli spalti. Attualmente – esattamente sulla stessa area e, quindi, in una sorta d'involontaria ma simbolica continuità – sorge oggi l'Area Ultras d'Italia realizzata nel post-terremoto su impulso dei Red Blue Eagles, con il contributo di decine di tifoserie italiane, per restituire uno spazio aggregativo ai giovani della città.

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Nonostante alcune parentesi altrove, Piazza d'Armi rimane il campo di riferimento per il calcio per almeno un ventennio. Qui si gioca il primo campionato ufficiale di una formazione cittadino – ovvero la Terza Divisione regionale disputata dal G.U.F. Aquilano nel 1930-1931 – e, soprattutto, qui esordisce il 15 ottobre 1931 (ad una settimana dalla fondazione) l'Associazione Sportiva L'Aquila in un'amichevole contro i dopolavoristi aquilani dell'ingegner Giulio Mangarini, vinta 2-0. La prima partita ufficiale, valida per il campionato abruzzese di Seconda Divisione, viene invece disputata a fine dicembre contro i rivali della Pro Italia di Pratola Peligna e vinta 4-1 davanti ad un folto pubblico.

Ben presto, però, il campo di Piazza d'Armi risulta troppo piccolo per le ambizioni dei rossoblù, approdati già nel campionato successivo in Prima Divisione e con velleità di promozione tra i cadetti. Vengono quindi accelerati i lavori per un nuovo complesso sportivo ricavato in una conca naturale a lato del Forte Spagnolo, in corrispondenza delle mura settentrionali della città. Il podestà Adelchi Serena ne affida la progettazione a Paolo Vietti Violi, architetto di gran fama ed in quegli anni impegnato soprattutto nella realizzazione di ippodromi (tra cui quello delle Cascine a Firenze).

Vietti Violi nasce in Svizzera da genitori italiani, si forma principalmente a Parigi e poi si trasferisce nel nostro Paese. Durante la prima guerra mondiale viene trasferito da Milano a Genova dove ha modo di visionare il maestoso Stadio della Nafta in costruzione nel capoluogo ligure, che poi sarà il modello di rifermento per la realizzazione dello stadio aquilano. Dalla sua mente nasce quindi, nel 1933, un moderno stadio polisportivo dotato di pista a sei corsie per il podismo e pista parabolica per le biciclette e le motociclette.

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La partita inaugurale del nuovo campo risulta essere quella contro l'Alma Juventus Fano del 1° ottobre 1933, valida per la seconda giornata del campionato di Prima Divisione e terminata con il roboante punteggio di 7-1 per i rossoblù; L'Aquila aveva richiesto di poter battezzare lo stadio con un'amichevole a fine settembre ma l'impresa di costruzioni impegnata in quel momento nel cantiere negò il permesso in modo da preservare il manto erboso, appena posato.

In realtà nel 1933 lo stadio non è ancora perfettamente rifinito ed accanto alla tribuna, presumibilmente già completata, si stagliano dei semplici spalti in erba. Il nome iniziale dello stadio è quello, comune a tanti altri impianti del regime, di Campo del Littorio. La denominazione ufficiale – che in origine avrebbe dovuto essere quella di Stadio Dux e poi divenne Stadio XXVIII Ottobre – arriva solamente nel 1934, in concomitanza con l'approdo del club rossoblù in Serie B.

Per oltre vent'anni il complesso sportivo aquilano rimane il principale impianto d'Abruzzo ed uno dei più importanti d'Italia, ospitando incontri internazionali di calcio e pugilato, manifestazioni cestistiche e ciclistiche, campionati nazionali di nuoto e scherma; radicalmente ristrutturato nel secondo dopoguerra con l'installazione di gradoni in calcestruzzo armato, viene scelto da Napoli e Roma come impianto di riserva in seguito alla squalifica dei rispettivi stadi della Liberazione e Nazionale. Nello stesso periodo, alle partite dell'A.S. L'Aquila si affiancano quelle della compagine di rugby, la cui storia è legata indissolubilmente alla figura di Tommaso Fattori, cui sarebbe poi stato intitolato – come quarta ed ultima denominazione – lo stadio che, nel frattempo, era stato ribattezzato semplicemente Comunale.

I neroverdi scalano velocemente le gerarchie sportive cittadine e, con la conquista del primo storico tricolore nel 1967, iniziano a pensare di lasciare viale Gran Sasso per trasferirsi in un nuovo impianto dedicato alla loro diciplina. Nel 1968 è Ludovico Nardecchia, assessore allo sport della prima giunta De Rubeis, a richiedere all'Istituto per il Credito Sportivo un finanziamento di cinquanta milioni per la realizzazione di un nuovo stadio posto a valle del campo Federale, a lato del cimitero monumentale; il progetto decolla negli anni Ottanta, durante gli anni d'oro della palla ovale aquilana, quando fanno la loro comparsa le due tribune coperte, collegate da un'ulteriore struttura che nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto ospitare la club house della società rugbistica.

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Come è noto, lo stadio rimane un'incompiuta e, a parte qualche allenamento e alcune sporadiche amichevoli, giace inutilizzato almeno fino al terremoto del 2009 quando viene destinato ad accogliere una delle più grandi tendopoli cittadine, affiancata da una più piccola sul terreno dell'antistadio. Terminata l'emergenza, Giampaolo Arduini, assessore allo sport della prima giunta Cialente, decide di capovolgere le destinazioni sportive dei due principali impianti e assegnare l'Acquasanta ai rossoblù, lasciando il glorioso (ma ormai inadatto alle esigenze del "calcio moderno") Tommaso Fattori alla società di rugby. Su questo assetto, e con qualche lungaggine di troppo, si completa così il trittico di complessi sportivi situati sulla stessa direttrice viaria: la piazza d'Armi, con lo stadio Isaia Di Cesare appena ultimato e destinato all'atletica, lo stadio Tommaso Fattori con le annesse strutture destinato a rugby, nuoto e tennis ed infine lo stadio Gran Sasso d'Italia ed il campo Federale – intitolati rispettivamente ad Italo Acconcia e Nello Mancini – lasciati al calcio.

L'augurio è che questa nuova ed ampia disponibilità di attrezzature sportive, densa di significati sociali e storici, possa donare giovamento ai club cittadini, mai come in questo periodo in crisi di risultati. Per L'Aquila Calcio che ieri ha appena fatto l'ingresso nella sua nuova casa, la terza ufficiale della sua storia, la speranza di ripercorrere le gesta di ottantatré anni fa e di ricominciare da qui la scalata alla piramide calcistica, per riportare la città nel posto che merita.

 

Ultima modifica il Lunedì, 05 Settembre 2016 17:35

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