Martedì, 31 Gennaio 2017 09:06

Errare è umano, perseverare è diabolico

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L’espressione citata nel titolo del post si fa risalire a Cicerone che in realtà così si esprimeva: "Cuiusvis hominis est errare; nullius, nisi insipientis, in errore perseverare" e dunque definiva il perseverare proprio dell’insipiente più che del diabolico.

L’inciso è in una serie di orazioni dette Flippiche dallo stesso Cicerone, che voleva sottintendere un parallelismo scherzoso con quelle pronunciate secoli prima da Demostene contro Filippo il Macedone e si riferiva all’errore compiuto dallo stesso Cicerone di aver tentato una negoziazione con Marco Antonio, famoso rivale di Ottaviano Cesare.

Dopo lo scarno comunicato con cui la Corte Costituzionale ha annunciato di aver vivisezionato e ucciso la legge 52/2015 che disciplina l’elezione della Camera, gran parte del ceto politico ha mostrato la propria attitudine al perseverare.

Così infatti alcuni big: “Al di là del pronunciamento della Consulta la responsabilità della legge elettorale spetta al parlamento” (Bersani); “Il compito di fare la nuova legge elettorale è del parlamento. In attesa delle motivazioni della Consulta, non si può stare con le mani in mano” (Pedica); “I gruppi parlamentari dovranno adesso confrontarsi su come procedere, verificare la volontà politica” (Boldrini); “Sono convinto che debba esserci un testo parlamentare su cui i partiti si confrontino” (Grasso); “Ora è necessario fare una legge elettorale per il Senato analoga a quella della Camera” (Gasparri); “Abbiamo ad oggi due sistemi elettorali divergenti quindi serve un passaggio parlamentare molto impegnativo per ottemperare al monito di Mattarella in modo da poter andare alle elezioni con sistemi coerenti come appunto chiede il Presidente della Repubblica” (Brunetta); “Inalterato il diritto-dovere del Parlamento di intervenire sull’armonizzazione dei sistemi elettorali esistenti per la Camera e per il Senato” (Casini); “Rimane la necessità di una legge elettorale compatibile per Camera e Senato” (Matteoli).

Dunque ancora una volta assistiamo impotenti alle esternazioni dei membri di un Parlamento che risulta in prorogatio da tre anni ma continua imperterrito a legiferare. A voler tacere del distacco completo tra stato-comunità e stato-apparato, emerso con dirompente evidenza dai risultati del referendum dello scorso dicembre, si resta comunque  sbalorditi dal contegno di determinati soggetti.

Stupisce in particolare come non vi sia rassegnazione da parte dei soggetti politici che hanno sostenuto la legge elettorale - rivendicata come capolavoro che in futuro sarebbe stato copiato da altri Stati - che è finita al macero ancor prima della sua prima applicazione in Italia.

Stupisce ancor di più come i soggetti deputati a “governare” questa gazzarra legiferante, cioè il Presidente della Repubblica e i Presidenti delle Camere, anziché adottare la soluzione scontata - e secondo chi scrive anche obbligata – dello scioglimento delle Camere, sollecitano un nuovo intervento di cotanti dotti, affinché magari confezionino nuovamente un altro capolavoro destinato a finire cestinato.

Stupisce insomma che i medesimi soggetti che dovrebbero farsi interpreti e portatori delle istanze sociali si siano di fatto chiusi dentro le istituzioni, al di fuori delle regole che ne disciplinano composizione e funzionamento, ed agiscano da veri antagonisti della società civile, drenandone le risorse e precludendone la partecipazione alla vita politica.

Diceva qualcuno agli albori della democrazia moderna: “No taxation without representation”. Forse è il momento che anche in Italia si affermi tale principio.

Pietro Pulsoni

Mi chiamo Pietro Pulsoni, mi occupo di consulenza alle imprese nei settori del diritto commerciale, amministrativo e della concorrenza e opero come avvocato. Svolgo anche attività di ricerca e di docenza su temi di diritto pubblico degli enti locali e diritto dell'unione europea. Faccio sport (rugby) a livello dilettantistico/amatoriale e occasionalmente collaboro con associazioni e società sportive. Vivo a L'Aquila da sempre.

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