Venerdì, 19 Maggio 2017 18:31

Liberate la democrazia!

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Spesso la legislazione italiana è scientificamente prodotta per determinare delle conseguenze diverse dalle finalità dichiarate dai proponenti e dai loro sponsor.

L’approccio si colloca a metà strada tra l’eterogenesi dei fini – inevitabile alla luce del livello culturale medio dei nostri rappresentanti – e il vero e proprio inganno, consistente nel perseguire con la produzione legislativa risultati occulti, sottaciuti alla cittadinanza.

Di nuovo, dopo due bocciature da parte della Corte Costituzionale, il Parlamento torna a discutere di legge elettorale.

Dovendosi fare chiarezza dopo la cortina fumogena sollevata dalla propaganda nella campagna referendaria, è bene chiarire il tema della cosiddetta governabilità.

Il sistema delineato dalla nostra Costituzione non prevede un governo forte né stabile, il paese può essere governato a prescindere dalla durata del governo e dalla sua composizione omogenea o eterogenea.

Non è neppure vero, come si vuole far credere, che sono i “mercati”, presso cui – secondo la vulgata che non voglio qui confutare - bisogna vendere ogni quindici giorni le cartelle del debito per finanziare la macchina pubblica, a pretendere un governo che duri 5 anni.

Altro chiarimento preliminare e necessario: l’approvazione di una nuova legge elettorale non è assolutamente una necessità. Si potrebbe votare domani, senza alcun ostacolo o problema di natura tecnico-giuridica.

Al Senato il sistema attualmente in vigore è di tipo proporzionale puro, su base regionale, (ripartizione dei seggi in palio in ogni Regione in base alla percentuale di voti presa da ciascuna lista) prevede la possibilità di esprimere una preferenza unica (i seggi sono attribuiti tra i membri di una lista in ordine di preferenza) e sono fissate due soglie di sbarramento 8% per le liste singole e 20% per le coalizioni, al cui interno accederanno alla ripartizione solo le liste che abbiano superato il 3%.

Alla Camera il proporzionale è corretto, prevedendosi un premio di maggioranza per la lista che superi il 40% dei voti espressi su base nazionale. C’è la possibilità di esprimere due preferenze, purché rivolte a candidati di genere diverso, permangono i capilista imposti dalle segreterie, inevitabilmente primi a risultare eletti.

Resta anche la possibilità di candidatura plurima, cioè un capolista può candidarsi in massimo dieci collegi; tuttavia non potrà poi scegliere quale seggio effettivamente ricoprire (non potrà scegliere quale o quali secondi classificati favorire) ma sarà un sorteggio a deciderlo.

A ben vedere è forse la miglior legge che sia mai stata espressa dal nostro ordinamento… non a caso frutto del caso.

Mi permetto di dire migliore perché il rapporto tra struttura della società e preferibilità di un sistema elettorale è oggetto di studi da diversi lustri. Tali studi hanno preso le mosse dal concetto di divisione o “frattura” di tipo politico-ideologico-sociale (cleavage).

A seconda del maggiore o minore numero di “fratture” che la attraversano, una società si presenta come omogenea o disomogenea. Tutto ciò si riflette sul sistema dei partiti (distinzione fra partiti cattolici e partiti laici , tra partiti legati al movimento operaio e partiti legati ai ceti borghesi , fra partiti legati a determinati interessi territoriali e partiti legati a politiche nazionali).

Essendo poi i partiti influenzati da variabili istituzionali – come ad esempio la legge elettorale – si è sviluppata una fenomenologia delle democrazie rappresentative che evidenzia, nelle società più segmentate da fratture, una tendenza ad avere delle classi politiche solidali e propense a pratiche di power sharing nonché un sistema che tenti di raggiungere un compromesso tra le forze politiche il più generale possibile nel determinare l'indirizzo politico (come è stata l’Italia fino agli anni ’90); viceversa i sistemi più marcatamente conflittuali, il cui archètipo è individuabile nel modello Westminster, in cui la classe politica è nettamente divisa tra maggioranza “decidente” e opposizione che controlla, risultano fisiologici nei contesti di maggiore omogeneità sociale, caratterizzata da una generale e reciproca legittimazione tra le forze politiche e grande condivisione dello spirito delle regole democratiche.

Purtroppo non sono del mio stesso avviso i parlamentari in carica, che appaiono per una parte significativa preoccupati solo del loro futuro, più che politico, lavorativo.

E così si è sviluppato l’ennesimo dibattito parlamentare, in cui ciascun gruppo parlamentare – una volta proiezione del partito nel Parlamento, oggi proiezione di una cerchia di persone sulle istituzioni e sulla società – avanza proposte utili unicamente a garantire il mantenimento di una quota di rappresentanza parlamentare, cioè la possibilità di attingere a fondi per i più piccoli, la possibilità di governare a dispetto delle indicazioni della maggioranza degli elettori per i più grossi.

Non riporto gli stralci del dibattito, particolarmente odiosi in un paese dove non si vota democraticamente da sedici anni, mi permetto soltanto – oltre a invocare in modo ormai tragicomico delle elezioni politiche – di suggerire un unico tema di riflessione. Sono anni che diversi partiti (PD in testa) sbandierano come manifestazione di democrazia delle elezioni in-house, le primarie.

Bene, se proprio affezionato ai temi dell’innovazione istituzionale questo Parlamento dovrebbe approvare unicamente una legge elettorale: delle regole pubbliche, legislative, per disciplinare delle primarie obbligatorie riservate agli iscritti e ai rappresentanti istituzionali di ciascun partito, per la scelta dei capilista bloccati previsti dall’attuale sistema elettorale della Camera.

Potrebbe avere l’effetto di rianimare tanto la democrazia parlamentare quanto i partiti, entrambi, se non cadaveri, moribondi.

Pietro Pulsoni

Mi chiamo Pietro Pulsoni, mi occupo di consulenza alle imprese nei settori del diritto commerciale, amministrativo e della concorrenza e opero come avvocato. Svolgo anche attività di ricerca e di docenza su temi di diritto pubblico degli enti locali e diritto dell'unione europea. Faccio sport (rugby) a livello dilettantistico/amatoriale e occasionalmente collaboro con associazioni e società sportive. Vivo a L'Aquila da sempre.

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