Lunedì, 19 Giugno 2017 09:53

La politica dei prestanome

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Da ormai qualche anno abbondano le situazioni grottesche offerte dalle elezioni amministrative, sempre ottima occasione per analisi e riflessioni.

Per la legge dei grandi (piccoli) numeri vediamo emergere manifestazioni varie dei folclori, così numerosi, espressi dalle municipalità del nostro Paese.

Ma se il folclore offre elementi di differenziazioni geografica e stilistica, due fenomeni hanno invece il ruolo di comune denominatore tra i campanili d'Italia, entrambi recenti seppur per diverse ragioni.

La presenza dei cosiddetti ticket, dati dall'abbinamento tra candidati di genere diverso per una reciproca sponsorizzazione, e la presenza di un numero di candidati e di liste grottesche determina un rapporto candidati/elettori incredibilmente basso.

Le cause di tali fenomeni sono ovviamente tecniche, nel senso che la legislazione elettorale ha favorito il verificarsi di entrambi.

Il ticket è stato incentivato dalle disposizioni che hanno previsto una rappresentanza minima dei generi nelle liste. La candidatura generalizzata è conseguenza della previsione di un numero minimo di componenti per ciascuna lista.

Gli effetti delle due regole sono con ogni possibile evidenza negativi e ciò si apprezza utilizzando quale profilo di analisi sia la rappresentatività democratica, sia l'incentivazione della partecipazione.

Infatti, la presenza di un altissimo numero di candidati cioè di un bassissimo rapporto candidati/elettori – si sono registrati casi di capoluoghi di regione in cui si è avvicinato a un candidato ogni cinquanta elettori – non può (e non dovrebbe) intendersi come sintomo di partecipazione democratica.

La previsione di un numero minimo di candidati per lista e di una quota di genere all'interno della stessa ha infatti l'effetto di negare l'elettorato passivo ai soggetti che non riescano ad aggregarsi nel numero minimo di componenti per formare una lista, a prescindere dall'effettivo seguito che possano dimostrare di avere mediante la raccolta delle firme. Analogamente, la previsione di un rapporto fisso tra i generi all'interno della lista, ha anch'esso un effetto restrittivo.

Ciò determina da un lato l'esclusione di soggetti potenzialmente rappresentativi, dall'altro l'agevolazione delle liste con componenti più numerosi.

L'attribuzione dei seggi avviene infatti con il metodo detto d'Hondt (che prevede la divisione del totale dei voti conseguiti da ciascuna lista per unità successive 1, 2, 3 ai fini della determinazione dei seggi spettanti), e dunque più voti avrà una lista più seggi le saranno riconosciuti.

tabella elezioni

L'effetto è quello della composizione di liste che, senza esprimere una comune visione politica, mirano piuttosto ad aumentare le possibilità, per i big di ciascuna, di essere eletti.

Non si può tuttavia ritenere che il fenomeno dei “presta-nome regala-preferenze” sia determinato unicamente dalle disposizioni di legge.

In tal modo non si spiegherebbe infatti - prendendo ad esempio il comune in cui risiedo, espressivo di un trend ben più ampio - come il numero delle liste sia più che raddoppiato dal 1998 al 2017, nell'invarianza della legge sotto questo profilo.

C'entrano sicuramente fenomeni antropologici e sociologici, legati a una diffusione massima di voyeurismo ed esibizionismo, che hanno "fatto dell'esposizione pubblica del privato [di cui la candidatura rappresenta un esempio] una virtù pubblica e un dovere" (Bauman Z., La Repubblica, 2011) .

C'entra però, in modo preponderante, la crisi dei partiti e della capacità di sintesi politica degli attori in campo. A tale difficoltà, ancora una volta, il sistema risponde con la chiusura. I sindaci sono supportati da liste che appaiono repliche derivanti dal medesimo cliché tutti inseguendo più una rete di conoscenze, un consenso casualmente aggregato, che la strutturazione di un progetto politico, con obiettivi a medio e lungo termine.

I candidati dal canto loro appaiono contenti ed in parte inconsapevoli.

Se di recente la vulgata vuole portare da 6 a 3,57 i “gradi di separazione” della famosa teoria, di certo, in campagna elettorale, questi arrivano a 0,00.... salvo poi risalire vertiginosamente nel corso della legislatura.

Ultima modifica il Lunedì, 19 Giugno 2017 10:08
Pietro Pulsoni

Mi chiamo Pietro Pulsoni, mi occupo di consulenza alle imprese nei settori del diritto commerciale, amministrativo e della concorrenza e opero come avvocato. Svolgo anche attività di ricerca e di docenza su temi di diritto pubblico degli enti locali e diritto dell'unione europea. Faccio sport (rugby) a livello dilettantistico/amatoriale e occasionalmente collaboro con associazioni e società sportive. Vivo a L'Aquila da sempre.

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