Domenica, 16 Luglio 2017 13:00

White noise

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Il rumore bianco (white noise) della politica e della comunicazione.

Ricordate il fruscio che emettevano radio e televisioni quando venivano impostate su un canale privo di trasmissioni? Se non siete bambini o millennials sicuramente sì!

Una decina d'anni or sono è uscito persino un film horror, White noise – non ascoltare! (diretto da G. Sax), che tuttavia non ho visto.

L'espressione è impressionante e oggi torna utilissima.

È utile a definire i contenuti della comunicazione mainstream, specie riguardo ai temi politico-sociali di più stretta attualità.

Alla pessima qualità della legislazione si è aggiunta, con un crescendo dal 2005 in poi una tendenza comunicativa che mira ad ammantare di sensazionalismo ogni provvedimento legislativo o amministrativo, senza nulla dire circa la situazione precedente, non lasciandosi comprendere la effettiva portata innovativa.

Non è un caso. D'innovazione non si tratta quasi mai.

I casi sono sotto gli occhi di tutti e spesso provocano veri e propri moti generalizzati d'opinione.

Tuttavia, come spesso accade, solo pochi si prendono la briga di approfondire i temi e nessuno tra i politici offre una chiave di lettura sensata dei fenomeni. Unico interesse è acquisire consenso.

La verità è il contrario della univocità e dunque è nemica del consenso, della dicotomia rosso/nero.

Ci si divide così tra antifascisti e post-ideologici-fascio-tolleranti. Tra anti-vaccinisti e sostenitori della polizia sanitaria. Per citare alcuni dei temi più “caldi”. Ma sono categorie che non esistono, non rappresentano nulla se non per chi è ostaggio del rumore bianco.

Se – cosa purtroppo non facile, perché a monte vi è volontà scientificamente preordinata all'oscurantismo – ci si prende la briga di andare a vedere lo stato della legislazione prima del decreto Lorenzin o l'attuale legge che regola l'apologia di fascismo, si può poi scoprire che i principi sono gli stessi.

Si registra solo un peggioramento pratico, legato alla scarsa preparazione tecnica della classe politica. Si annuncia di aver raggiunto un obiettivo ma nei fatti l'obiettivo si allontana, proprio a causa delle regole introdotte per raggiungerlo.

C'è bisogno di svitare una vite ma la politica al posto del cacciavite fornisce la sega. E così salta fuori il DL 73/2017, e così salta fuori la proposta di introdurre l'art. 293bis al codice penale.

In entrambi i casi si parte da regole perfettibili, come può essere qualunque cosa. E si arriva al punto di introdurre norme che peggiorano quelle esistenti, incostituzionali e con effetti pratici sicuramente deteriori.

L'obbligatorietà delle vaccinazioni, come principio espresso da norme di legge, esisteva già prima del DL Lorenzin. Anche l'obbligatorietà per gli istituti scolastici di restringere l'iscrizione e la frequenza a corsi ed esami era già prevista.

Cosa cambia? Il numero delle vaccinazioni, che passano da 4 a 12 (ma nei fatti da 9 a 12), l'introduzione di sanzioni monstre (fino a 7.500 euro) a carico dei genitori o degli esercenti la responsabilità sui soggetti da vaccinare. E un aggravio burocratico pazzesco su genitori, scuole e centri di vaccinazione, che avrà come probabile effetto la paralisi di centinaia di uffici pubblici.

L'apologia di fascismo è già un reato, precisamente circostanziato ed efficacemente punito. Cosa cambierebbe con l'introduzione dell'art. 293 bis cp? Nulla, si punirebbero anche le braccia tese, a prescindere dal contesto. Con ogni conseguenza desumibile a livello di intasamento delle Procure determinato dalle denunce di buontemponi o malevoli che vorranno fare un brutto scherzo a qualcuno.

Con buona pace delle tre “E” (efficacia, efficienza, economicità) che lo Stato dovrebbe perseguire. A partire dal livello statale e scendendo fino a quello locale si registra la medesima tendenza.

Approfondire, dotarsi degli strumenti utili a comprendere queste dinamiche, è l'unico strumento che abbiamo a disposizione per esprimere il malessere e reagire.

L'orientamento recente degli elettorati, nazionali e locali, del nostro e di altri Paesi, esprime una volontà. La volontà non basta. Occorre svelare i travestimenti.

Come recita per bocca del protagonista il finale de La grande bellezza: “In fondo è solo un trucco”.

Pietro Pulsoni

Mi chiamo Pietro Pulsoni, mi occupo di consulenza alle imprese nei settori del diritto commerciale, amministrativo e della concorrenza e opero come avvocato. Svolgo anche attività di ricerca e di docenza su temi di diritto pubblico degli enti locali e diritto dell'unione europea. Faccio sport (rugby) a livello dilettantistico/amatoriale e occasionalmente collaboro con associazioni e società sportive. Vivo a L'Aquila da sempre.

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