Lunedì, 11 Giugno 2018 14:22

La scomparsa della Sinistra

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Luigi Ferrajoli nel suo ultimo libro “Manifesto per l’uguaglianza” (ed. Laterza), quasi una prosecuzione del meraviglioso “Destra e Sinistra” di Norberto Bobbio - di cui Ferrajoli è stato allievo - torna a sostenere come l’uguaglianza sia un architrave delle istituzioni democratiche e come debba essere l’orizzonte di senso di tutta quella parte politica genericamente chiamata 'Sinistra' all’interno della quale si trovano componenti che hanno storie e ispirazioni diverse, ma che sono unite dal ritenere che i diritti sociali, le libertà individuali e i diritti civili siano la base e il fine ultimo dell’agire politico di chi sceglie questa collocazione.

Storicamente la Sinistra, il Movimento operaio, i Sindacati progressisti, i partiti socialisti e comunisti hanno lottato per questi diritti conseguendo nel novecento grandi risultati; solo per citarne alcuni: il diritto allo sciopero, tutti i diritti dei lavoratori sanciti dallo Statuto dei Lavoratori, la Legge 194, la Legge sul divorzio e ancora tanto altro. Non sfugge certo il contributo del Partito Radicale sulle battaglie per i diritti civili e quello del cattolicesimo popolare sui diritti sociali. A un certo punto però, come spesso accade, la Storia si arresta e quello che ha unito la Sinistra al suo popolo, milioni di persone, una parte del Paese, e suscitato speranze nel Mondo intero finirà per dividerla.

La Sinistra nella sua componente maggioritaria, che si denomina generalmente riformista, nel Nord del Mondo tradisce le ragioni della sua esistenza, diviene forza di garanzia delle élites, dello status quo, dell’establishment, come avrebbe detto Pasolini “del Palazzo”. Non comprende più i lavoratori e le ragioni del disagio sociale, travolta dalla caduta del Muro di Berlino ritiene che, per sopravvivere, debba arrendersi al capitalismo e al suo volto più moderno e feroce, la globalizzazione. Non vede i disastri della globalizzazione e le enormi differenze che si creano all’interno dei paesi occidentali e tra il Nord e il Sud del Mondo; di più, attacca ferocemente tutti i movimenti socialisti del Sud (Venezuela, Cuba, Brasile, Bolivia, Paraguay, ecc.) accusandoli di essere antidemocratici e finge di non vedere le conquiste sociali di quei movimenti che danno ai loro governi - espressione di questa idea socialista, bolivariana o del terzo millennio - un grande consenso popolare nonostante l’aggressione degli Stati Uniti e dell’occidente. Dimentica la solidarietà internazionale con gli oppressi per accreditarsi con i più forti, lascia la Palestina tra le fauci di Israele e la Grecia negli artigli della Banca europea e del Fondo Monetario Internazionale (Renzi, appena insediatosi Tsipras, perderà l’occasione storica di stringere un’alleanza mediterranea per rinegoziare i Trattati).

Nessuno ancora, nel vasto campo della Sinistra politica, ha trovato la forza di dire che la fine del Mondo diviso in blocchi, organizzato sulle due superpotenze, USA e URSS, non ha rappresentato la Fine della Storia ma l’inizio del caos, come da anni ripete Emanuele Severino. La politica viene travolta dalla finanza e dalla tecnocrazia e la Sinistra rimane sotto le macerie non della fine dell’URSS, come temeva, ma del tramonto della politica.

La Sinistra, divisa in due componenti (divisione arbitraria e approssimativa, ma comunque esemplificativa) con relative teorie e prassi, reagisce in due modi:

- da una parte la Sinistra riformista e di (ossessionata dal) governo avvia uno spogliarello ideologico senza fine che la porterà a divenire la brutta copia della Destra, il “sì ma anche no” di veltroniana memoria rappresenta al meglio questa autodistruzione culturale; Tony Blair prima e Matteo Renzi poi, con il solito ritardo italico, sono la manifestazione di questo suicidio (passando per Schröder, Hollande e tutto il socialismo europeo). Lo scimmiottare i conservatori nell’applicazione delle politiche liberiste finirà per rendere, a fronte della distruzione sociale che il capitale globale pratica, i partiti socialisti e democratici i garanti dell’ingiusto status quo;

- la Sinistra più radicale e orgogliosa si dividerà in infiniti micropartitini in permanente guerra tra loro: una componente ossessionata dal mito della purezza assoluta all’eterna ricerca dell’impuro, estranea a ogni principio di realtà e dunque di rappresentanza, cadrà nell’abbraccio mortale di un generico civismo arancione che somiglia ad un grillismo di serie b; chi sfuggirà a questa dannazione rimarrà paralizzato dalla paura di essere emarginato istituzionalmente e sarà proprio questa timidezza a ucciderlo. In entrambi i casi si spalancano le porte dell’inesistenza politica.

A seguito della feroce repressione di Genova del Movimento dei Movimenti per qualche anno sopravvivranno ancora alcuni schemi e organizzazioni di sinistra; poi, anche travolti dagli errori di quel periodo storico, inizierà la fine a noi tutti nota. Il PD bombarderà, per usare una brutta ma inequivocabile espressione, il suo popolo: Legge Fornero, Buona Scuola, Trivelle, Jobs Act, abolizione del Corpo Forestale, finanziamenti alle banche, e altri sciagurati provvedimenti metteranno i chiodi sul coperchio della bara politica che il PD si è costruito con tanta cura. Un Partito sedicente di sinistra che cancella l’articolo 18 in nome della modernità celebra il suo funerale e non basteranno delle sacrosante battaglie per i diritti civili a far resuscitare il morto. Della rimanente parte più critica e radicale della Sinistra abbiamo già detto.

E così si afferma il Movimento 5 Stelle.

Le ragioni che hanno portato alla nascita della Sinistra sono più che mai attuali (fino a quando ci sarà il capitalismo ci saranno Destra e Sinistra, al di là delle ciance grilline), i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre di più e sempre più poveri (profezia di marxiana memoria avveratasi), i redditi da lavoro in continuo decrescere, i redditi da capitale in moltiplicazione, ingiustizie e privilegi sempre più forti, la distruzione ambientale che ha superato il punto di non ritorno e, dunque, il Movimento 5 Stelle, anche saccheggiando il patrimonio culturale e storico della Sinistra - vedi il concetto di Decrescita e i riferimenti a Latouche e Ivan Illich, per non citare poi quelli a Berlinguer - finirà per apparire l’unico dalla parte del popolo, contro l’élite, l’unico a rivendicare giustizia sociale. Non c’è da meravigliarsi se chi crede nella giustizia sociale e ritiene che questa organizzazione socio-economica sia ingiusta finirà per votare Grillo e financo il fascista Salvini in politica estera apparirà come l’unico ad avere il coraggio di criticare le guerre dell’Impero d’Occidente, Libia su tutte (mentre il PD si dimenava tra un sì ma anche no alla guerra e la Sinistra radicale era impegnata a dividersi su chi aveva per primo criticato quell’intervento).

A livello locale l’andamento, tranne qualche rara eccezione, è identico: i governi di progressisti, di centrosinistra, hanno finito per rappresentare l’esercizio del potere per il potere - D’Alfonso docet! - rinunciando a coraggiose e necessarie innovazioni culturali e amministrative.

Il presente lo viviamo: il PD è un partito ormai balcanizzato e lontano da possibilità di rifondazione, come invece è accaduto al Labour di Corbyn, e la sinistra radicale nelle sue più variopinte espressioni è posseduta da una incontrollabile pulsione autodistruttiva che tanto appaga, però, chi la segue. Non servirà a nulla, almeno per un po’, gridare al fascismo alle porte perché tanta è la rabbia che il popolo di Sinistra tradito ha accumulato, e sappiamo che per superare un tradimento occorrono due cose: molto tempo e una ricostruzione della relazione su idee e modalità nettamente diverse da quelle che hanno portato al tradimento. Sul tempo non so dire, ma sicuramente di cambiamenti di rotta culturali e di metodo non si scorge traccia.

Letto 486 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Giugno 2018 14:48

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