Venerdì, 25 Settembre 2015 16:41

Quella vittoria sui maestri ungheresi: L'Aquila-Nemzeti 1-0

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La Nemzti SC Budapest a Bologna La Nemzti SC Budapest a Bologna

Quando, nel 2002, L'Aquila di Augusto Gentilini arrivò in Libia per giocare una storica partita contro l'Al-Ittihad di Tripoli, molti quotidiani dell'epoca definirono il match come il primo incontro internazionale dei rossoblù. In realtà, la partita contro la squadra africana di proprietà dell'allora presidente libico Mu'ammar Gheddafi ed in cui giocava il terzogenito di Gheddafi, Saadi, non fu né il primo né tantomeno l'unico match internazionale nella centenaria storia del calcio aquilano. Già ottant'anni fa, infatti, il capoluogo d'Abruzzo ospitò gli ungheresi del Nemzeti Sport Club, una delle più antiche formazioni magiare essendo stata fondata a Budapest nel 1906. L'incontro ebbe luogo il 26 settembre 1934 nel monumentale stadio aquilano, inaugurato solo l'anno prima come Stadio del Littorio e da poco noto come Stadio XXVIII Ottobre (denominazione che manterrà sino al 1944).

L'undici aquilano si apprestava ad iniziare, prima abruzzese a farlo, il campionato di Serie B, torneo nel quale avrebbe debuttato quattro giorni dopo al Campo degli Sports di Bari. A dispetto della roboante sconfitta rimediata in questo esordio (4-0 per i pugliesi, poi vincitori del campionato), la stagione fu una delle migliori dei rossoblù ed il quarto posto conquistato al termine di questa prima esperienza in serie cadetta rappresenta ancora oggi il punto più alto nella storia del calcio aquilano. Con la supervisione di Adelchi Serena, il neopresidente Giovanni Centi Colella allestì una formazione di tutto rispetto agli ordini di József King (nome italianizzato, per volere del regime fascista, in Ging). Il tecnico magiaro l'anno prima aveva portato la Fiorentina a conquistare un insperato sesto posto in Serie A, sostituendo in corsa il connazionale Vilmos Rady, anche se in terra toscana era divenuto celebre già nei primi anni Venti per aver addirittura sfiorato lo scudetto con il Pisa.

kingNel mese di settembre, prima dell'inizio del campionato, alcune formazioni dell'Europa dell'Est si trovavano in Italia per effettuare la preparazione. È doveroso ricordare che l'Ungheria rappresentava in quel momento una delle principali potenze calcistiche mondiali e club come il Ferencváros e l'Újpest – già vincitori della Mitropa Cup (l'antesignana della Coppa dei Campioni) – erano tra i più temuti in assoluto. Il Nemzeti, che pur veniva da una stagione disastrosa essendo stato retrocesso in seconda serie, aveva ad esempio regolato, tre giorni prima, in soli 20 minuti, la Triestina di Gino Colaussi (futuro Campione del Mondo con la maglia azzurra nel 1938), che si apprestava a disputare il campionato di Serie A. Dalle terre giuliane, gli ungheresi si erano poi spinti sino alle falde del Gran Sasso – richiamati dal clima temperato e da alcune delle infrastrutture sportive più all'avanguardia dell'epoca – per disputare un'ulteriore amichevole contro il club del fratello di Gino, Giordano Colaussi, giunto in Abruzzo dopo due annate infelici alla SPAL.

Alle 14:30 di un mercoledì d'inizio autunno, cominciò dunque il primo incontro internazionale disputato dai rossoblù. L'Aquila, che successivamente avrebbe adottato il cosiddetto Metodo (2-3-2-3), si dispose con il modulo a piramide rovesciata (2-3-5). Davanti alla tenaglia Sain, si schierarono quindi Augusto Mattei (fratello minore di Attilio) ed il confermato La Roma; a centrocampo erano Giannini, Rossi e Ballardini, ovvero la linea mediana titolare dell'ultimo vittorioso campionato in Prima Divisione; infine in attacco la batteria era formata dal già citato Giordano Colaussi, dalla coppia Bon-Corsanini e dai neo-acquisti Battioni e Remigi, entrambi provenienti dalla Lazio. Sarà proprio il giovanissimo Remigi (in campo al posto del titolare Carnevali, cui successivamente ruberà il posto) a siglare, al 13° minuto del primo tempo, lo storico gol con cui L'Aquila batté i bianconeri ungheresi davanti ad un "pubblico assai numeroso ed entusiasta", come riporterà, il giorno dopo, Il Littoriale.

Calcio d'agosto (o meglio, di settembre) si dirà. Eppure, nell'estate del riscatto italiano sul calcio danubiano (primo titolo mondiale per la Nazionale di Vittorio Pozzo e vittoria del Bologna nella Mitropa Cup), quell'undici rosso-bleu si toglierà non poche soddisfazioni, lottando, sino alla fine, per la promozione in Serie A.

 

Ultima modifica il Sabato, 26 Settembre 2015 14:27

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