Ma l'abito fa il monaco?

Ma l'abito fa il monaco? (37)

Da sempre moda e bellezza viaggiano a braccetto e difficilmente nelle loro più alte manifestazioni l’una non si serve delle competenze dell’altra. Se per la prima aspettiamo le fashion week sparse nelle città del mondo, senza dubbio per la seconda il punto di riferimento principale di tutti coloro che le gravitano attorno per professione o per passione è il Cosmoprof.

L’evento è giunto alla sua 48ma edizione in Italia e trova da sempre la sua sede nel quartiere fieristico di Bologna più o meno tra fine Marzo e inizio Aprile, quest’anno dal 20 al 23 Marzo. Una città sempre piuttosto tranquilla che nei quattro giorni di Fiera assiste ad un delirio di gente e mezzi di trasporto e vede salire i prezzi degli alberghi alle stelle. Nel caso in cui voleste festeggiare l’arrivo della primavera nel capoluogo emiliano un suggerimento potrebbe essere quello di guardare bene cosa c’è in programma in città… Tolto questo (che per alcuni rappresenta segni più nei registratori di cassa), il paese dei balocchi!

Migliaia e migliaia di mq al servizio della cosmesi: 2.493 espositori dei quali il 70% esteri che significa uno sguardo sul mercato mondiale a 360 gradi in un paese dove, per ragioni che mi risultano piuttosto oscure, viene importata una misera parte dell’universo cosmetico e quando – e se – arriva qualche novità, al di là dei confini nazionali è già da scaffale impolverato delle super offerte… Insomma, capirete bene quanta abbondanza agli occhi dei poveri visitatori italiani!

Come ogni grande manifestazione svoltasi negli ultimi mesi nel bel paese anche questa strizza l’occhio all’imminente Expo che non ha mancato di essere pubblicizzato in ogni stand. E va anche bene. Ci hanno risparmiato però la faccia da volantino Esselunga apparsa agli inizi che forse cozzava con il leitmotiv assoluto della Fiera: la bellezza.

Armata di ogni entusiasmo possibile e scarpe comode passo il primo giorno, il venerdì, a farmi capace di cosa c’è intorno a me, a cercare di non perdermi e a sconfiggere il senso di inferiorità nei confronti di hostess e modelle che a differenza di quanto si possa pensare non ostentavano la loro bellezza in maniera provocante ma composta e in un certo qual modo naturale, facendoci perdere anche la scusa della critica ai costumi e alla volgarità. A ciascuno il suo, poi. Come a tutte le cose ci si abitua e con il passare delle ore il focus è ritornato all’emozionante frenesia dei lavori del primo giorno di fiera. L’aspetto più incoraggiante di queste manifestazioni, di qualsiasi settore esse siano, è che il confronto avviene con persone competenti, vuoi spinte dalla vendita del loro prodotto o perché responsabili in prima persona della qualità di quest’ultimo. Un aspetto fondamentale che spesso viene fagocitato dalle dinamiche della grande distribuzione. È molto difficile trovare venditrici nelle catene di cosmetica che sappiano realmente cosa stanno proponendo cliente.

Al sabato mi muovo decisamente più spedita e i momenti di smarrimento del venerdì spariscono. I padiglioni sono divisi per settori che investono grosso modo capelli, profumeria e estetica dando grosso spazio al mondo onicologico. E per ognuno prodotti e macchinari specifici. Un padiglione dove ho passato gran parte del mio tempo è stato quello del “naturale” che raccoglieva sotto quest’aura non solo le aziende con prodotti ecobio (tanto di moda negli ultimi tempi) ma anche quelle che facevano del naturale il loro concept, introducendo nei loro cosmetici gran parte di ingredienti naturali. Ed è stato il padiglione dove ho potuto conoscere molte nuove realtà sia italiane che straniere. Il mio personale limite nei prodotti ecobio sono le profumazioni, spesso troppo erbose e pungenti quindi piuttosto preferisco scendere a compromessi con le formulazioni. Altre grandi soddisfazioni le ho travate nei padiglioni esteri, soprattutto nell’area greca scoprendomi grande amante dei prodotti a base di oliva e derivati. Poi sfilate dove naturalmente a rubare la scena erano scenografiche acconciature e dimostrazioni dal vivo di nuove tecniche massaggianti.

Domenica pausa.

Tante belle parole: ma sapete cosa davvero si va a fare tutti al Cosmoprof? I campioncini! Altro dramma della consumatrice media italiana e dover chiedere dei miseri pochi ml di prodotto alle sopracitate venditrici che quasi sistematicamente dopo avere visivamente accusato la sventurata di accattonaggio, aprono il cassetto delle meraviglie e le rifilano l’ultimo campione di dopobarba al pino silvestre! Capite bene su che livelli si viaggia. Non perché abbia visto grande generosità al visitatore medio (le porte si aprono solo nel momento in cui scandisci la parola magica blogger), ma almeno una qualche soddisfazione ce la si prende! E più si va avanti nei giorni più gli espositori sono ben disposti, dovendo trattenersi quanto più possibile per favorire eventuali distributori e grossi compratori; le fiere sono fatte soprattutto per questo. In ogni giorno di manifestazione è comunque quasi impossibile tornare a mani vuote anche non spendendo un centesimo.

Il vero Eldorado?? Il lunedì. Tolto il viaggio in autobus assalito da flotte di persone al termine del quale era davvero necessaria una seduta in qualche stand di una qualche spa! Mi era stato suggerito di equipaggiarmi di trolley ma vedendo i primi due giorni comunque sopportabili mantenendo un certo contegno, il trolley mi sembrava una scelta troppo sfacciata. Grosso sbaglio. Il lunedì, oltre a esserci molta più gente in quanto giornata di chiusura dei saloni, c’è lo svuota tutto degli stand che giustamente lasciano gli allestimenti immacolati i primi giorni ma che non hanno intenzione di ritornare a casa carichi e se in mattinata vendono a prezzi stracciati, verso ora di pranzo abbassano ancora di più l’offerta e nel pomeriggio regalano full size di prodotti anche solo facendo capolino nella loro area. Non tutti perché alcuni arrivano in fiera portandosi già un nome o un proprio stand di vendita che mantiene inalterati i prezzi (comunque convenienti) per tutti e quattro i giorni. Ma per la maggior parte (ad esempio nei padiglioni che vi nominavo prima, allestiti da aziende per lo più piccoline in cerca di visibilità) è così. Ore 17 le mie spalle chiedono pietà e il mio budget non è neanche lontanamente stato sforato.

Va bene. Non avremo i campioncini in profumeria e possiamo godere solo dello 0,1% dell’offerta cosmetica mondiale ma abbiamo il Cosmoprof! Collegate all’evento di Bologna, altre due manifestazioni per coprire la restante parte di pianeta: la 13ma edizione di Las Vegas dal 12 al 14 Luglio e la 20ma di Hong Kong dall’11 al 13 Novembre. Poi non dite che non vi avevo avvisati…

Anche per quest’anno ci siamo tolti l’ansia da prestazione da opinionisti del Festival di Sanremo che in tal senso, che dir se ne voglia, dà sempre tante soddisfazioni. Vincitori e vinti si alternano nelle loro dichiarazioni di stupore e di accettazione del verdetto e il presentatore si gode l’onda del successo di un programma con ascolti da record. Quel Carlo Conti che, senza dubbio, vince il premio eleganza: smoking Salvatore Ferragamo tutte e cinque le serate, raffinati e di classe come solo degli smoking ben portati sanno essere. L’essere totalmente a suo agio nella conduzione ha completato il tutto. L’affermazione è un po’ da rivedere per le due vallette principali, Arisa ed Emma.

In ordine alfabetico: Arisa ha giustificato le sue scelte per le serate dicendo che lei vive a Milano dove la concezione della moda è diversa dal resto d’Italia quindi, dico io, ha assorbito così tanto il fashion da poter osare in eccentricità? Buon dio, sei al Festival di Sanremo, non ad un flash mob in Piazza Duomo durante la fashion week!! A soddisfare il suo bisogno di distinguersi ci ha pensato lo stilista siciliano Daniele Carlotta (l’abito da sposa di Belen vi dice niente?) che ha vestito la Pippa (questo il suo cognome) con abiti a volte passabili come il sacco di raso e voile stretto in vita che almeno accentuava il decolleté generoso della cantante, che invece l’ha resa completamente sgraziata nell’abito di esordio rosso di chiffon dove le grazie se la viaggiavano allegramente con tanto di copricapezzolo in bella vista. Emma si è affidata alla sicurezza del prestigio dei Valentino, Dolce & Gabbana e Gucci ed è andata lei stessa a scegliere i vestiti nelle boutiques dove le commesse non è che siano state proprio brave nel loro lavoro… Il suo è stato un cammino in salita iniziato con degli abiti da bambola, come il minidress dorato Valentino della seconda (o terza) serata per arrivare a livelli della tunica plissettata bianca Luisa Beccaria che, complice un gran bel lavoro dei parrucchieri, le restituiva un po’ di grazia della quale la poverina è piuttosto carente. La grazia che la spagnola Rocio Munoz Morales (che non ricorderemo per l’espressività delle battute da copione con Conti, ma per l’appunto, sei valletta a Sanremo non candidata all’Oscar come migliore attrice) ha da vendere e che ha fatto cantare anche gli abiti Roberto Cavalli, Alberta Ferretti e Armani Privé. L’hanno chiamata appositamente per questo, è ovvio. E non venite a farmi notare che lei è una modella e le altre no perché non è assolutamente questo il discorso, non so se ci siamo capiti.

Tra ospiti e concorrenti, gli uomini hanno preso delle strade tortuose: Biagio Antonacci a 50 anni suonati senza calzini non si è capito cosa volesse dimostrare, Tiziano Ferro ha sfoggiato una giacchetta un tantinello stretta, Nek affetto da bipolarismo termico tra cappotti e t-shirt, Raf che non ne ha beccata una (ma poverino, stava male) e gli altri senza infamia e senza lode. Menzione d’onore per Alex Britti di ritorno da una vacanza caraibica a giudicare dal tono di pelle che faceva un tutt’uno con giacche e camicie. Ai margini di ogni considerazione socio-politica e canora – che davvero c’entrano poco in questo blog – Conchita Wurst ha tutta l’aria di essere un bel ragazzo che per carnevale si è divertito a curare i minimi dettagli del più inflazionato travestimento dei giovani in età appena post puberale, quando hanno la giusta consapevolezza di loro stessi, quando non corrono il rischio di essere fraintesi, insomma. Però bel vestito.

La parte femminile si è difesa come meglio ha potuto: Chiara ha valorizzato molto le forme non proprio da fotomodella con abiti Stella McCartney (concetto che avrebbero dovuto cogliere Arisa ed Emma) ma vorrei chiederle il perché di quelle zeppe; una sorpresa è stata la Tatangelo che ci ha abituati a look sempre troppo qualcosa e che, invece, in questo caso si è esibita sobria ed elegante; Irene Grandi eterna ragazzina ma ci sta, il personaggio è quello e i suoi 45 anni li difende benissimo. Complimenti alla fin’ora sconosciuta ai più Bianca Atzei che ha sfoggiato innanzitutto coulotte, messe in bella vista, sotto gonne di seta, splendide creazioni di Antonio Marras per il quale, però, confesso avere un debole.

Un Festival di apici e di rovinose cadute, spassosissimo da seguire live più sui socials che in TV che mantiene comunque sempre il suo fascino. Ah, continua la mia personale battaglia per rivendicare la presenza dei fiori sul palo e non solo in mano alle donne. Qualcuno mi ascolti!

Giovedì, 12 Febbraio 2015 16:54

#senoncelhainonseinessuno

di

 

Venghino signori venghino!

Nonostante possiamo ancora farci scaldare il cuore dalla neve che più o meno è tornata a fare capolino, sarà il caso di iniziare a preparare il nostro guardaroba per la primavera che vogliamo sempre vedere bussare alle nostre porte. Inoltre, febbraio è corto ed è un attimo che i saldi sono finiti, indiscusso indice di inizio perlustrazione armadi.

Benché sia la prima sostenitrice dell’acquisto intelligente e “saldato” che può essere sfruttato anche per la stagione successiva, non posso sottovalutare il fascino che sortisce il capo appena arrivato e che se siamo fortunati non ha ancora assorbito gli odori dei corpi che vi si sono infilati dentro prima del nostro… Negli ultimi anni, poi, non è affatto difficile trovare in inverno maglie a maniche corte o pantaloni in tessuti tutt’altro che caldi ed è un disagio che le persone freddolose ad ogni costo subiscono. Rientro nella categoria e me ne faccio portavoce! Fatto sta che, per quel che mi riguarda, la maggior parte degli acquisti preventivi/scontati/intelligenti sono finiti declassati nel fondo degli armadi perché la maglietta acquistata a marzo e decisamente più bella di quella acquistata a gennaio!!!

Navigando per il tubo (per i profani sto parlando di youtube.com) mi sono imbattuta in un video di due simpatiche youtubers che hanno lanciato in maniera canzonatoria l’hashtag #senoncelhainonseinessuno, nel quale mostravano i must del momento che riguardavano un po’ tutto il lifestyle del periodo: dall’accessorio, alla tisana di grido (?!?!?). Potevamo sottrarci dallo stilare una lista di ciò che dovrebbe rappresentare la primavera 2015??

Iniziamo subito.

Si sono da poco concluse, a Parigi, le sfilate dell’Alta Moda Primavera Estate 2015, ma alta ALTA moda, ovvero le inarrivabili collezioni delle case di moda più blasonate dalle quali, a meno che non rimbalziate da una serata di gala all’altra, vengono sì molti stimoli con il rischio, però, di rimanere a digiuno per il vestire quotidiano. Sfilate dove eleganza e sobrietà hanno avuto la meglio – inutile che io stia a qui a decantarvi gli abiti da gran soirée di Armani e Valentino – ma dove di colori primaverili usuali se ne sono visti pochi. Fenomeno che rimane anche nel pret-a-porter (che sarebbe quello che ci riguarda a noialtri) dove colori come grigio, rosso e nero spopolano.

Duro a morire è il pizzo da accostare tranquillamente ai tessuti più casual per tutti i giorni con effetto mix & match da estendere senza timore anche nelle fantasie. Ovvero: non abbiate paura di mettere una gonna o dei pantaloni a fiori, a righe, quadrettati con una blusa con altrettanti o diversi richiami cromatici, purché la motivazione sia sempre il buon senso!! Bene. Il pitonato: il fatto che io sia reticente a questo tipo di tendenza non vuol dire che la sua presenza non sia un dato di fatto e io, per dovere di cronaca, ve lo accenno e fate finta che io non vi abbia detto niente ma Armani, Salvatore Ferragamo e Gucci ci mostrano abiti, soprattutto cappottini/trench, in fantasie rettili e chi siamo noi per giudicare?? Il buon senso di cui sopra vi accompagni sempre. Saranno contente le nostalgiche delle Charlie’s Angel perché sotto le luci della ribalta tornano i pantapalazzo che fanno da apripista alle stile anni’70 che si adagia sul jeans e sul color cammello, prevalentemente. Jeans che, inoltre, viene sdoganato – ma quello già da un po’, a dire il vero – anche nelle occasioni più formali

The last but not the least (anzi!), FIORI!! Di ogni colore, forma, genere, tessuto, dimensione, a rilievo, stampati per lo più, da portare come protagonisti principali o sapientemente accennati e, fiduciosa nel genere umano, difficilmente si riescono a fare degli errori madornali partendo da una base così completa di suo. Se proprio non sapete che pesci pigliare puntate su uno o più colori (ma meglio uno per non fare confusione) e girateci attorno con accessori ed eventualmente altri capi da abbinare ma non abbiate paura di osare.

E il Marsala? Preparate formaggi e pasticceria secca perché sembra che per ora ce lo gustiamo solo così.

 

Martedì, 13 Gennaio 2015 10:00

Un 2015 Curvy? Forse

di

Per prepararci alle festività natalizie dell’anno scorso eravamo arrivati più o meno tempestati di borchie, con aggressivi teschi sistemati un po’ dovunque, però perfettamente capaci di alternarli a tenere renne di lana… A che punto siamo dopo un anno? Nel caso abbiate comprato capi di buona fattura spiacente di dirvi che sarebbe stato meglio che i vostri inserti a spuntoni fossero durati da Natale a Santo Stefano perché le borchie sono quasi tutte cadute e le renne giocano a carte con le tarme negli armadi!! Resta la lana, quella sì – certo, siamo in inverno! – ma nel filato si intravedono fili luminosi e pailettes che non devono essere necessariamente dimenticati dopo le follie della notte di Capodanno, anzi.

Cosa riserva l’anno nuovo? Per il momento la nostra vecchia conoscenza Pantone si è espressa presentando il colore del 2015 che è il frutto di un team di goderecci che dopo il color Sangria segue la scia alcolica e viene fuori con il color Marsala, che personalmente trovo bellissimo, un rosso caldo con punte di bordeaux definito “un rosso vino naturalmente terroso e intenso che arricchisce le nostre menti, i nostri corpi e le nostre anime”. Applausi. Poi tanto lo sappiamo tutti che in primavera andranno i toni pastello.

A metà strada tra glamour e arte ogni anno di questi tempi viene presentato il Calendario Pirelli, famoso per quanto esclusivo. Manifesto dei tempi che cambiano, nato a Londra nel 1964, The Cal, ha sempre avuto come forza motrice la voglia di trasmettere un messaggio estetico che al suo interno contenesse chiari segni culturali. Con le sue location ha fatto il giro del mondo e a dargli una forma i migliori artisti/fotografi di moda (Bruce Weber, Mario Testino, Karl Lagerfield, Anne Leibovitz…) che di anno in anno hanno contribuito a rendere il progetto sempre rappresentativo e iconico. Sulle pagine le top model storiche (nel 1987 è la sedicenne Naomi Campbell una delle protagoniste, fotografate da Terence Donovan, autore anche della prima edizione) affiancate da personalità prese dal mondo del cinema e della musica, e non solo donne. Da John Malkovich e Bono per l’edizione 1998 a Sophia Loren nel 2007 passando per Letitia Casta (unica a comparire per tutti i 12 mesi del calendario nel 2000), Ewan Mcgregor, Heidi Klum, Kate Moss e numerosi altri nomi. Sembra inoltre che per le modelle non vi sia un reale compenso ma un semplice rimborso spese, gloria e onore per essere apparse. Inutile dire che il calendario diventa oggetto di culto per il quale, dando una rapida occhiata su ebay, si può arrivare a spendere anche sui 500 euro!! E io che pensavo anche di più…

Quest’anno il messaggio forte da trasmettere è impersonato da Candice Huffine, immortalata da Steven Meisel. La modella americana 29enne ha in comune con le altre colleghe ben poco, se non un volto splendido: è, infatti, la prima modella curvy della storia del calendario. 90 kg di salute distribuiti su 180 cm di burrosità. La ragazza ha iniziato il suo percorso nel mondo della moda a 14 anni, supportata dalla mamma che nell’infanzia sembra che l’abbia preparata a 360° per un’eventuale carriera nello show biz. New York e una spiccata personalità hanno fatto il resto... Candice è un piccolo pesciolino nell’oceano di taglie 38 onnipresenti che ha alle spalle un bravissimo agente, passibile anche lei di ritocchi photoshop e da qui a parlare di rivoluzione culturale penso che ne passerà di tempo, ma anche questa volta il calendario ha perseguito l’obiettivo e allarga gli orizzonti.

L’anno scorso il calendario ha compiuto il mezzo secolo (nonostante gli anni 1975-1983 di stop) e a Milano si festeggia fino al 22 Febbraio 2015 con una mostra dedicata a Palazzo Reale, nel caso capitaste in zona…

Qualsiasi taglia portiate Buon Anno a voi tutti!!

Venerdì, 14 Novembre 2014 13:20

Un autunno alcolico e animalista

di

La tardiva stagione è arrivata e mi sembra opportuno, a questo punto, calarci nel vivo del nostro interesse.

Eccoci dunque ad elencare quello che nei prossimi mesi non deve assolutamente mancare nei vostri armadi. L’azienda leader del colore di cui abbiamo parlato in queste pagine, Pantone, si era già pronunciata nelle fashion weeks di febbraio decretando come colore dell’autunno il sangria (borgogna, bordeaux vinaccia, come preferite insomma…) e le case cosmetiche e di moda, ça va sans dire, lo propongono in ogni salsa con mio immenso gaudio perché adoro questo colore nelle sue varianti.

Insomma, se non possedete almeno un capo o un accessorio di questo colore non siete nessuno, fatevene una ragione o provvedete immediatamente e Pantone e San Martino saranno contenti!! Di certo non è una novità trovare queste tonalità nelle stagioni autunnali ma quest’anno l’atmosfera è particolarmente riscaldata anche da colori “boscosi”: senape, cammello e verde bosco (appunto). Central Park in autunno, ecco a cosa dovreste pensare… Abbastanza evocativo e stiloso come riferimento??

Come si sa, tutto torna e la moda ricicla e reinventa ogni tessuto, colore e stile. Nato nella prima metà dello scorso secolo il neoprene è il nuovo alleato delle fashion victim di tutto il mondo. In origine immesso nel mercato per scopi tutt’altro che modaioli, già scoperto dalle grandi case di moda e oggi abbondantemente sdoganato dai brand di medio e basso costo, questo tessuto di gomma sintetica resistente, isolante e ignifugo (ma io fossi in voi non starei a fare il piccolo chimico con i vestiti…) dà corpo a gonne, pantaloni, giacche e accessori che ben si accostano ai classici tessuti di stagione. Se non avete ben chiaro di cosa si sta parlando pensate alle mute da sub e avrete subito dissipato ogni incertezza, e dimenticate le aderenze in favore di linee decisamente più morbide e aggraziate.

Per quelle davvero convinte e che sanno il fatto loro, spopola l’ecopelle: di per sé non sarebbe una grande novità ma ciò che convincerebbe anche una qualunque Shirley Temple dei giorni nostri sono i leggings o pantaloni super skinny in ecopelle nera! Protagonisti di grandi vituperi e di grandi balzi di classe questi figli dei fuseaux anni ’90, nipoti di quelli indossati dalla Hepburn negli anni ’70, si rivolgono in questa veste ad una cerchia piuttosto ristretta di pubblico perché se non godete di arti inferiori che rasentano la perfezione questo must A-I 2013/14 non fa per voi.

Come se la prova costume non ci angosciasse tutti abbastanza, dobbiamo iniziare ad avere di questi problemi anche quando pensavamo di potere rilassarci e godere dei profumi dei pandori che già bussano ai nostri stomaci!! In sostanza, oltre allo spirito bisogna averci anche il fisico, conditi con gusto, e sebbene questa combinazione di elementi non sia così banale, ogni negozio ne sfoggia almeno un paio. Altro revival anni ’90 sono le pellicce, in particolar modo i gilet, perché no, messi proprio sopra un paio di pantaloni in ecopelle, neri e aderentissimi. Gli animalisti e i vostri portafogli suggeriscono di ricorrere al sintetico, io suggerirei di soprassedere in toto, ma se proprio non riuscite a non seguire il trend costi quel costi, allora nient’altro che sintetico. E tanto, tanto garbo.

La ratatouille autunnale è appena stata servita, approfittate dei mid season sale che, complice la crisi, finalmente sono arrivati anche da noi e gustatela anche voi!!

 

Un quasi atavico e irrazionale senso di rifiuto ci ha attanagliate/i qualche giorno fa quando uno dei divi più famosi di Hollywood è convolato a tardive e giuste nozze. Bello, bravo e simpatico, George Clooney non è più lo scapolone d’oro ma ha fatto sua signora “tale” Amal Alamuddin, avvocato di successo dallo spiccato interesse per la filantropia che a soli 36 vanta un CV che a un giovane comune laureato in giurisprudenza non basterebbero 4 vite per eguagliarlo. Nel caso non fosse stato sufficiente l’appena superato strabordante interesse mediatico attorno a questa cerimonia, se ne torna a parlare per un importante lutto che ha colpito il mondo della moda.

Oscar de la Renta, malato da tempo, all’età di 82 lascia un’eredità importantissima. Sulle copertine delle riviste degli ultimi giorni ancora una volta un suo abito, una delle più incantevoli spose degli ultimi anni: la Signora Clooney, per l’appunto. Un’eleganza innata fasciata da un abito di pizzo meravigliosamente semplice, quando l’accezione semplice non è sinonimo di banale.

Una biografia inizia nel 1932 nella Repubblica Dominicana che prosegue in Spagna, a Madrid dove il futuro stilista studia pittura nell’Accademia di Belle Arti. È qui che si avvicina alla moda lavorando con Cristobal Balenciaga per poi trasferirsi a Parigi ed entrare nella storica casa di moda Lanvin. Dall’Europa agli Stati Uniti, a New York, nella corte di Elizabeth Arden. Nel 1965, poi, il lancio della propria linea e il matrimonio, due anni dopo, con il direttore di Vogue Francia Francoise de Langlade che ha rivestito il ruolo di mecenate introducendo il marito nel jet set. In quegli anni la consacrazione e la firma di uno stile che sarebbe riduttivo definire inconfondibile perché Oscar de la Renta ha dato vita tanto alla sobria e istituzionale eleganza di Jacqueline Kennedy – e dopo di lei altre first lady, Nancy Regan, Hilary Clinton, Laura Bush, vi sono ricorse – quanto alla fine esuberanza delle dive sui red carpet negli ultimi anni. Le nostalgiche di Sex and the City avranno senz’altro apprezzato e soprattutto sognato il prestigio della maison più e più volte citata nella serie. Sarah Jessica Parker (l’amica di tutte noi, Carrie) si è fatta anello di congiunzione e ha indossato un abito letteralmente firmato Oscar de la Renta al MET Gala del 2014: un lungo e sontuoso abito bianco e nero con una coda quadrettata alla base della quale, in rosso, vi era la firma dello stilista.

Non c’è abito o accessorio che passi inosservato, le linee non sono mai lineari, i tessuti mai lisci. Fiori e ruches, o entrambi, pizzi e balze, o entrambi, sono gli elementi di ogni sua creazione. E il colore è declinato in mille sfumature e non è mai piatto. Vedere una sfilata di Oscar de la Renta, sfogliare un suo catalogo è indubbiamente un’esperienza visiva anche per chi non ha particolare interesse per questo mondo e consiglio di farlo. La sfilata della passata primavera ne è una dimostrazione. Nel remotissimo caso in cui il suo nome può non essere arrivato per la via maestra del fashion, è possibile che lo abbia fatto per la via delle numerose istituzioni culturali che spesso ha supportato. Armani, Valentino, Yves Saint Laurent, Oscar de la Renta e molti altri, in vita o no, più o meno coetanei, sono rappresentanti di una generazione alla quale più ambiti devono molto. Questi personaggi sono diventati marchi e i loro atelier sono diventati colossi dell’economia mondiale. Con Oscar de la Renta va via uno stilista, un’artista e uno tra i fautori di questo cambiamento.

Mi auguro per tutti voi che queste righe siano anche suggerimenti per gli acquisti nel caso abbiate ben oltre i mille euro da spendere per un abito e sarete anche invogliati dalle spese di spedizione gratuite che ci sono sul sito ufficiale. Gratuito anche il reso, eh… Ovvio! Mi chiedo: ma come potranno mai essere confezionati e spediti abiti che costano una media di 2/3000 euro a pezzo?!?

 

Siamo a settembre, la fine di un’estate alquanto bizzarra che ha anticipato un autunno che sembra essere altrettanto insolito per cui mi riservo dei consigli per gli acquisti più in là, in fondo non ci sono saldi dei quali approfittare!

A discapito di un sentimento che mi porterebbe a stare ben lontana dall’ambiente di cui sto per parlarvi, attenzione tutti, oggi il CALCIO (sì, la disciplina sportiva!) è al centro dei miei interessi. Tanto per accontentare un po’ tutti i palati… Non vi aspetterete certo dei commenti tecnici sulle ultime prestazioni dei prodi sportivi! Mi capita di essere trascinata in serate calcistiche dove tutto ciò che richiama la mia attenzione sono i commenti di contorno alle partite stesse e la mia speranza è che ci sia qualcuno che mi dia corda.

L’obiettivo è essere elemento di disturbo tale che per le prossime volte o si rinunci proprio alla serata o si rinunci a me per la serata. Sembra non funzionare. Quindi, sommando queste visioni mi ritrovo a fare il punto sulla questione: LE DIVISE DELLE SQUADRE CALCIO!! Ma non solo… Ci sarebbe da scrivere pagine e pagine sulle “acconciature” di alcuni di questi che neanche le ultime settimane della moda ma soprattutto la durata di queste impalcature! Fasce che non si smuovono, creste che non si afflosciano… Strabiliante!! 

juveNon è questo, però, il vero punto. Facendo di questa mia fallimentare tattica un’idea di discussione, mi sono quantomeno documentata e ho potuto scoprire che oltre ad esserci un prevedibile, vasto e non troppo economico mercato intorno alle divise di questi beniamini, c’è tutto un filone di siti internet che seguono appassionati i comunicati delle società sportive e delle aziende che le lanciano. È così che vieni a scoprire che la Juventus ha una terza maglia color verdino (davanti un verde pistacchio e sulla schiena un verde più scuro) che non è stata accolta con molto entusiasmo dai tifosi ma che sarebbe un omaggio alla divisa utilizzata dalla squadra in qualche occasione negli anni ’30. La Nike, che produce le maglie della prima squadra torinese, le produce anche per l’Inter che ha rinunciato ai classici colori sociali (ve li devo ricordare? No, vero?) in favore di una prima maglia dall’effetto pigiama blu con delle righine verticali celesti arrivando con la terza maglia che segue lo stesso principio del verdino Juventus ma declinato in celeste e blu. E a quelli della Nike è piaciuto talmente tanto che hanno ripetuto anche per Barcellona, in giallo, il Manchester City, in viola e altre sponsorizzate… A Napoli, la Marcon si è superata! Dopo il discreto mimetico della seconda maglia della precedente stagione, i partenopei quest’anno esordiscono con uno chiccosissimo effetto jeans… Non vedo l’ora che arrivi la prossima stagione!!!

napoliDevo dire che in Europa si spingono oltre e alcune magliette fanno più simpatia: ho visto stampati trifogli (e non si trattava di Irlanda ma di Grecia) e elmetti da samurai (non in Giappone ma in Messico) e ho notato come tutti questi grandi brand (Nike e Adidas in primis) abbiano modificato nel corso degli anni delle casacche sportive in vere e proprie magliettine trendy, aderentissime da far invidia a qualsiasi prova costume. Indagini sul campo da me effettuate in negozi sportivi confermano che nelle taglie più piccole di questi capi non tutti ci si sentirebbero a proprio agio…

Per non parlare poi delle scarpe. Variopinte e in alcuni casi i miei occhi ne hanno viste anche di colore diverso ai piedi dello stesso giocatore. E nello stesso momento. Ovviamente, totalmente dissociate dal resto della mise… Le sterili polemiche che una donna media potrebbe portare avanti su questo aspetto sono molteplici e divertenti come ascoltare i discorsi sull’inesistenza delle mezze stagioni. Fatto sta che mi stupisco di come di stagione in stagione le case produttrici si divertano a ricombinare i colori sociali di queste squadre e di come queste centinaia di variopinti omini, quelli che per 90 minuti non fanno altro che correre dietro un pallone prendendo svalangate di soldi (eccomi, la donna media che guarda una partita di “pallone”) si facciano testimonial sul campo dalla testa ai piedi innescando delle dinamiche totalmente estranee a quelle strettamente pertinenti alla loro professione.

Dite la verità, non vi è venuta voglia di vedere una partita di PALLONE insieme a me?

Venerdì, 18 Luglio 2014 10:09

Buon compleanno Re Giorgio!

di

Mentre nelle città si consuma il dramma delle ciabattine infradito utilizzate come calzature da passeggio – per fortuna partito a rilento grazie al tempo incerto – il mondo della monda celebra un compleanno importante. 

80 anni e un impero fondato nel 1975, anno della prima collezione, che oggi dà il nome a hotel, ristoranti, una linea di pasticceria e a composizioni floreali. Lo stile inconfondibile riconosciuto e omaggiato in tutto il mondo fa di Giorgio Armani un asso pigliatutto: sport, cinema, musica, televisione… Non c’è campo che non sia stato “rivestito” da questo Re Mida della moda made in Italy.

Un arzillo vecchietto piacentino di 80 anni che da quasi quarant’anni detta legge con una classe al di fuori degli schemi convenzionali. Il paradigma dell’eleganza di Re Giorgio da sempre gioca poco con i colori ma dona assoluta credibilità alle tinte comunemente ritenute “morte”, rivoluzionando le forme proprio in quella sfilata del 1975 in cui esordisce con la collezione per una donna che utilizza la giacca dal taglio maschile, una giacca che però assume più le forme le blazer, mai così femminile: la giacca destrutturata di Armani è l’inizio di una nuova concezione di stile. 

Dai racconti della giornalista Renata Molho (autrice della biografia dello stilista Essere Armani) emerge la figura di un ragazzo con altri progetti nel suo cassetto dei sogni, approdato al mondo della moda come vetrinista della Rinascente, deciso a diventare qualcuno, in un periodo in cui tutto sarebbe potuto essere rivoluzionato. E lui ha fatto centro. Ancora oggi più che attivo, sembra non amare particolarmente la moda contemporanea fatta per fare scalpore e continua a segnare le passerelle di tutto il mondo con sobria e raffinata eleganza. E la sua partecipazione in prima linea all’attività dell’azienda gli permette di mantenere inalterato uno stile che è garanzia di un marchio. 

Dive e divi lo rincorrono per avere le sue creazioni nei loro camerini e a testimoniare questo è stata rimarcata la sua presenza nell’ultimo Festival di Cannes, gli ultimi Oscar e l’italianissima cerimonia di premiazione dei David di Donatello – per citarne alcuni – ma non c’è evento degno di tale nome nel quale non venga sfoggiato un Armani. 

Per le tasche dei comuni mortali l’Emporio Armani e la più recente A/X Armani Exchange che non daranno l’ebbrezza dei lussi da red carpet, ma che rendono più accessibile l’alta moda. Anche il mondo della cosmesi si è piegata al fascino del brand e riconosce un posto di tutto rispetto nell’alta profumeria a dei prodotti di qualità. Insomma, se proprio non riuscite ad avere un pezzo firmato da Re Giorgio nell’armadio, potete sempre ambire a conservarne uno in bagno!!

Aumentano le rughe del suo fondatore, ma lo stile Armani non invecchia mai e, piaccia o meno l’idea, è un vanto nazionale come pochi se ne sono visti negli ultimi anni. 

Quindi Buon Compleanno dagli estimatori, dagli appassionati, dagli amanti dell’eleganza senza tempo.

E ripeto: astenersi perditempo. Sono consapevole che quello che sto per descrivervi è quanto di più criticabile e se non addirittura ignobile per alcuni: passare un sabato di maggio – primo sabato di bel tempo, poi – dentro un outlet è superficiale, squallido, intellettualmente desolante. Non ho mai fatto mistero di questa passione ma è capitato che venissi sminuita da persone che si fregiavano di propensione, invece, solo ad uscite di carattere prettamente culturale per città d’arte o musei che però ignoravano cosa e quando fosse veramente stato l’impressionismo. Ma così come essere inclusi in una generalizzazione è spiacevole, generalizzare sugli altri è anche stupido.

Per me, passare un soleggiato sabato di maggio in uno degli outlet più belli d’Italia e d’Europa è entusiasmante, divertente, appassionante. Se poi si ha davvero qualcosa da cercare e - eventualmente - da comprare, il viaggio diventa una vera e propria missione da organizzare con cura. Esattamente come ho fatto io. In vista delle cerimonie tipiche della stagione più o meno importanti, si è reso necessario un rinnovo del parco abbigliamento di casa e perché accontentarsi di un banale – perché a portata di mano – giro in centro quando un’ottantina di km più in là si spalancano le porte dello shopping scontato? La mia organizzazione includeva un abbigliamento funzionale alla prova abiti, perlustrazione del sito dell’outlet dove ho scoperto di poter beneficiare di un ulteriore sconto in alcuni negozi, previa iscrizione alla mailing list – un compromesso del tutto accettabile – e pranzo al sacco. Quest’ultimo è stato alla fine eliminato.

L’unico neo di questa gita è l’affrontare il tratto di A1 dove sembra che succedano sempre le peggio cose (in qualunque momento voi abbiate mai ascoltato un bollettino del traffico, avrete sentito nominare Roncobilaccio e Barberino di Mugello). Il “meglio soli che male accompagnati” è d’obbligo in certi casi: valutate con attenzione coloro che dovranno essere i vostri compagni di avventura perché avere al seguito qualcuno che ad ogni piè sospinto lancia uno sbuffo renderebbe la giornata un tantino pesante.

Dovete sapere che tutto ciò che avrete attorno nelle successive ore non sarà null’altro che un luogo creato appositamente per alleggerire i vostri portafogli; vi rendere conto di quanto il lusso possa essere politicamente scorretto ed economicamente imparziale, nonché esagerato considerando che vi troverete ad avere a che fare con prezzi ribassati o dimezzati – se non di più – sui quali, nonostante tutto, chi deve, ne ricava comunque un cospicuo guadagno. Funziona così, non è una novità e non stiamo scoprendo nulla di sconvolgente.

Queste cittadelle dello shopping di vario genere, non solo abbigliamento, anche se questo investe la maggior parte dello spazio, stanno spuntando come funghi e appartengono per lo più a catene: il concetto è quello del centro commerciale all’aria aperta dove i numerosi negozi propongono sempre articoli scontati. Quello di Barberino fa parte del gruppo McArthurGlen che ha lanciato il suo primo designer outlet nel 1995 in Gran Bretagna e ad oggi conta venti outlet distribuiti in gran parte d’Europa, cinque solo in Italia. La cosa che li caratterizza è uno “stile architettonico” identico e negozi soprattutto monomarca. Il gruppo McArthurGlen predilige quelli di lusso; un’altra catena, ad esempio, quella degli “The Style Outlet” meno diffusa su territorio nazionale ed internazionale, abbassa leggermente il livello per alcuni marchi, altri si trovano in entrambi i centri. E in entrambi è come passeggiare in un quartiere estremamente curato, fatto di case basse, muri color crema e tetti con le tegole dal tipico color rossiccio, piante e panchine di legno. In quello di Barberino hanno anche ben pensato di farci capitare un ruscelletto in mezzo…

Passatemi l’ossimoro: un’ oasi di perdizione!! Durante il periodo finale dei saldi, poi, vi sembrerà impossibile non comprare. Siate consapevoli del fatto che se anche non doveste aver trovato nulla di ciò che cercavate, senza busta in mane non ve ne uscite. Provare per credere…

Scarpe comode e occhio attento, il bottino è stato più che soddisfacente. Benefattrice, quando avevo deciso che la mia gita volgeva al termine, ho anche regalato la mia tesserina sconto ad uno sventurato che non ne era a conoscenza.  

Un giorno, durante il tanto atteso momento della ricreazione – e non so neanche per quale motivo se ne stesse parlando – una mia compagna di classe liquidò la conversazione con “nero e marrone sempre cafone”, con la becera prosopopea di chi pensa che golfino e camicia possano risolvere la questione “essere di classe in ogni circostanza”.

La vicenda la ricordo con vivida memoria dal momento che per me questo abbinamento di colori non è mai stato considerato abominio e poi, per questo motivo, quasi certamente lo stavo indossando in quell’occasione. Poco male. Da sempre fermamente convinta delle mie scelte – e nella vita sono passata da quasi tutti gli stili – non ho dato peso alla sua perla di saggezza. Sembra che gli stilisti del prestigioso marchio Bottega Veneta siano stati della mia stessa idea quando hanno proposto un abito per la collezione primavera/estate di due anni fa, accostando proprio questi due colori su chiffon e seta con accenni animalier. Sarà il portamento della modella, la solennità della sfilata, ma ad un primo sguardo non mi è sembrato così tanto cafone… Se quel giorno anch’io mi ero lanciata in cotanto azzardo senz’altro trasudavo meno charme, questo lo posso garantire.

Altro luogo comune in fatto di buon gusto nell’abbinamento di colore è il quanto mai superato blu e nero. E non parlo di un blu elettrico ma proprio del blu notte. Per quanto abbia sempre amato il risultato dell’accostamento di queste due nuances, ammetto che mi sono lanciata nello sfoggio solo recentemente. Da grande tabù ad orgoglio delle principali case di moda, insomma. Ma si sa, la moda è volubile come il tempo in primavera e se un bel giorno – primavera 2014 – arriva Chanel ad inglobare un calzettone in una decolleté classica bicolore – marchio di fabbrica – chi siamo noi per impedire tanto ardimento? Il gioco è fatto ed è subito must, anche se il calzettone sotto, le decolleté, in realtà, è cosa già vista sulle passerelle, almeno un paio di inverni fa. Sullo sfoggio di quest’ultimo, ci stiamo lavorando…

Troppo spesso buon gusto, stile e decenza tendono ad essere confusi, alterati e modificati tra di loro con risultati al limite del rovinoso. Se nei primi anni del ‘900 Coco Chanel liberò le donne da corsetti e abiti assolutamente scomodi per la vita di tutti i giorni – a suo dire – tanto da rivoluzionare per sempre lo stile femminile, restituendo dinamicità e modernità al genere, Christian Dior appena dopo la guerra nel ’47, esordisce a Parigi restituendo femminilità – sempre a suo dire – agli abiti con gonne lunghe, quanto più ampie possibile, e punti vita strizzati. Indignazione di Mademoiselle Chanel ma ulteriore punto fermo nella storia della moda.

Prada, per quest’estate, ha messo in passerella un uomo in affari vestito di camicie sgargianti e colorate, eccentricamente stampate. 

Questi esempi per sottolineare come ciascuno di noi ha un proprio stile rispettabilissimo (non proprio tutti come Chanel o Dior) fino al punto in cui buon gusto e decenza non vengano travalicati. Non sta a nessuno fare delle lezioni di buone maniere e sarebbe auspicabile fare appello al buon senso comune. Ahimé! Insomma, potete anche vantarvi di usare solo ed esclusivamente dei calzini bianchi in inverno (purché sempre pulitissimi!), e anche delle Birkenstock in estate, però sarebbe il caso di non perseverare indossandoli contemporaneamente!!!

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