Ma l'abito fa il monaco?

Ma l'abito fa il monaco? (37)

La moda è un mondo affascinate e sconfinato. Una storia che si ripete ma che ogni volta si arricchisce di nuovi spunti. Motore e promotore di passioni. Uno strumento da poter modellare e fare nostro con mille sfaccettature. Controversa. Politicamente corretta o scorrettissima. Strumento economico dall’enorme potere. E molto altro ancora…

Venerdì, 28 Marzo 2014 17:33

Il Radiant Orchid che fa primavera

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Credo di essere in buona compagnia quando dico che la primavera è in assoluto la stagione da preferire a tutte le altre. Non considerando gli sbalzi climatici – e di conseguenza umorali – che quest’ultima porta con sé, è senza dubbio il momento dell’anno in cui maggiormente i sensori modaioli si attivano!

Che voi seguiate pedissequamente le tendenze tanto da dover aggiornare ogni anno il vostro guardaroba, o che siate moderati portatori sani di buon (o cattivo) gusto, non potete negare il piacere che si prova alla prima “uscita smanicata”. Poi, quando il caldo che avanza e avreste voglia di togliervi anche la pelle, entriamo in un immaginario che cozza con quanto sta per seguire.

Sembra che ogni anno ci vogliano stupire dicendoci che il mood della fresca stagione sarà rappresentato dai colori pastello. Ma diteci qualcosa che non sappiamo!! In fatto di colori applicati, poi, sia al mondo della bellezza che a quello della moda – e in tutti quelli dove è richiesto questo tipo di intervento – a dettare legge è l’azienda statunitense Pantone fondata nel 1962, che da allora si occupa di sistemi di catalogazione dei colori e di grafica, semplificando molto.

Vi ricordate due estati fa l’impazzare in ogni dove del rosso corallo? Il suo nome è Tangerine! L’anno scorso del verde smeraldo? Ogni anno questa azienda identifica un colore che sarà connotativo dell’anno e quindi particolari settori non ne restano indifferenti proponendo prodotti o collezioni a tema.

Il 2014 ha battezzato il radiant orchid, una specie di rosa malva e violino. Ci siamo capiti, no?! Questo di pastello ha poco, o quantomeno, non rispecchia i canonici pastelli piazzati nelle nuove vetrine! Difficilmente avrete un blazer color radiant orchid questa primavera… È decisamente più probabile che vi facciate conquistare da un paio di pantaloni di questo colore dal momento che la stagione si presta meravigliosamente all’esplosione di colore nei pantaloni, sesso maschile incluso.

Se proprio non resistete all’acquisto del nuovo capo dovete provarci con l’altro trend, già presente ma consolidato, delle fantasie a fiori dove la nostra orchidea splendente deve comparire per forza. Non sperate di cavarvela con un banale abito, magari lungo, magari di chiffon, magari stile impero: non siamo a Ibiza!! Abbiate coraggio e mettete fiori nei vostri pantaloni, nelle vostre giacche e nelle vostre camicie e non lasciatevi tentare dalla risoluzione facile se pensate di poter concludere tutto il resto della composizione con un banalissimo nero, a caso, – che tanto sta bene su tutto, vero? Al massimo puntate sul richiamo dei colori o spezzate con un jeans. E no, evitate il nero anche se presente nel floreale stesso.

A voler essere onesti il vero boom sulle passerelle e nei negozi risale all’anno scorso e anche a due anni fa ma certe mode sono dure a morire e i meno audaci le assaporano con calma, avete ancora del tempo. In netto contrasto, invece, tanto colore sì ma a tinta unita e si fa maggiormente forza sulla varietà di tessuti che molto spesso vengono impreziositi da applicazioni “dure” o “moribide” di pailettes o lembi di stoffa appoggiati su tagli piuttosto geometrici. Il gioco qui è molto più semplice e trova spazio in molti più armadi! Sta di fatto che una cosa non esclude l’altra sia in termini spaziali (l’armadio, appunto) che in termini visivi (portati entrambi).

Insomma, che siano sobri o flash, pastello o neon, puntate sul colori e mischiateli tra di loro. Siamo pur sempre in primavera!

Giovedì, 27 Febbraio 2014 15:58

Ridateci Pippo Baudo!

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Alzi la mano chi, tra coloro che leggono questo blog, ha seguito i cinque giorni della kermesse canora italiana per poter apprezzare le voluttuosità vocali dei nostri personaggi canterini... Se di voluttuosità stiamo parlando, abbiamo rivolto la nostra attenzione a ben altri ambiti, o no?!

Che poi ce ne sono state ben poche... Non che io sia una grande fan, ma a che ricordi, uno dei festival meno eleganti. Se da sempre per tutti coloro che vi partecipano è un’occasione per dare sfoggio del meglio di sé, in quest’edizione ho assistito a una voglia di stupire che ha prodotto rovinosi risultati.

Non mi riferisco alla presentatrice Luciana Littizzetto che in un certo qual modo - vestita da Frida Giannini, direttore creativo di Gucci - ha mantenuto coerenza con il suo stile producendo agli occhi degli spettatori effetti discutibili, ma non clamorosi con vestiti eccentrici, come lei, ma comunque belli. Due esempi su tutti, la rete da pesca della seconda serata e le piume di bronzo dell’ultima. Certo deve aver capito che il nero alle volte fa gran parte del lavoro e ti fa venire fuori dall’empasse (prendete nota).

Nel corso delle serate, però, ho visto gente che saliva sul palco come se dovesse andare alla sagra della porchetta, come Francesco Renga che ha ostentato una camicia aperta fino allo stomaco, a voler dimostrare?? Altra perla di stile Cristiano De Andrè incaponito nel non voler cambiare taglio di capelli – non è un mistero il perché – anche lui in tenuta da spesa per il mercato contadino del sabato mattina. Senza infamia e senza lode gli altri uomini che in un modo o nell’altro hanno saputo rimanere indifferenti se non fosse per qualche cravattino sgargiante qua e là.

Noemi-look-sanremo-2014Gente che non si rendeva conto dei propri limiti fisici come Noemi che si è ostinata ad indossare vestiti estremamente elaboratiGattinoni Coutureche sul suo fisico non esattamente esile sembravano avanzi di navicelle spaziali; oppure l’effetto nudo del corpetto damascato dell’ultima serata che la rendeva più simile ad un tendaggio della reggia di Versailles che ad una donna. Ci spiegasse anche il perché della gruccia di lavanderia adagiata a collana futuristica sul suo collo della prima apparizione… Poi sei sul palco del Festival di Sanremo, canti evidentemente pop nazionalpopolare e ti atteggi come se fossi la protagonista di un concerto del Black Sabbath appena passata da un parrucchiere british punk anni ’90 – ma la nostra ha registrato il nuovo album a Londra e la nebbia può far avere strane percezioni della realtà, a quanto pare.

Invece, avete visto come si è rimessa in forma Giusy Ferreri che seppure ci ha implorati per un’estate intera di non dimenticarci di lei, si è fatta vedere sul palco dell’Ariston rinnovata in stile e presenza scenica: vestita Just Cavalli con delle scarpe forse un tantino alte ma che sapeva portare con ammirevole disinvoltura. Fenomeno opposto capitato ad Arisa, azzeccatissima in Jil Sander, alla quale però veniva voglia di lanciare delle pantofole in soccorso!

Scialbetta Antonello Ruggiero che almeno si è fatta capace dell’età che avanza e del fisico che cambia... Debacle totale per Violante Placido che oltre ad averci abbondantemente dimostrato di non saper recitare in altre occasioni, in questa ci ha fatto rendere conto di come non sa neanche cantare e di come non bisogna credere che se un vestito sia bello e basta, possa stare bene a tutte e possa essere adatto a qualsiasi occasione. E non sventolo la bandiera del “magro è bello”, tutt’altro. Sventolo la bandiere del “è bello ed elegante ciò che sta bene, qualunque sia la taglia di partenza”.Violante Placido

Insomma ho visto tanti jeans e tante magliette evitabili e ho visto molto più impegno nei vari ospiti che si sono succeduti che in chi dello spettacolo era protagonista; un poco velato rimpianto per i Festival andati, quelli con il palco pieno di fiori tanto per capirci, perché con queste punte di finto low profile e finto disinteresse per i formalismi non ho proprio capito cosa si volesse dimostrare.

 

 

Neanche il tempo di prendere confidenza con il nuovo anno, neanche il tempo di far finire i saldi – dei quali, a dire il vero, è rimasto ben poco, tanto che in alcuni negozi sono già stati eliminati – , neanche il tempo di iniziare a dare una sbirciata a quello che potremmo sfoggiare quando il nostro naturale pallidume verrà sostituito da un incantevole e salutare aspetto bonne mine, che a New York, proprio in questi giorni, si mettono in scena quelli che saranno i precetti modaioli per il prossimo autunno/inverno. Seguiranno immediatamente dopo Londra, Milano e Parigi.

Un evento nato proprio nella Grande Mela durante la seconda guerra mondiale per ovviare al problema della ridottissima possibilità di spostamenti che impediva ai fortunati addetti ai lavori di recarsi nell’allora capitale europea del fashion, Parigi. Prima apparizione quindi nel 1943 col nome di “Press Week” organizzata da Eleanor Lambert, quella che oggi definiremo una P.R. ma che allora rivestiva ruoli estremamente più filantropici e culturali dei nostri moderni P.R. Geniale trovata utile anche per mettere in luce designer americani snobbati dai giornalisti conterranei che sognavano ad occhi aperti attraverso le stoffe e i grandi nomi d’oltreoceano, tanto che anche la testata Vogue, da sempre Bibbia in fatto di stile (perdonate la blasfemia), iniziò a strizzare gli occhi alla nascente moda.

Senza nascondersi dietro il dito dell’esterofilia, è noto che questi americani fanno le cose in grande e tutto ciò che potrebbe essere una corrente passeggera, loro la trasformano in tendenza globale e lungimirante. La “Fashion Week” ne è un esempio stupefacente! E noi ringraziamo.

Sono stati dei giorni con dei programmi da capogiro anche considerando solo le sfilate! E tutto ciò che gravita intorno? Party, promozioni… Ve l’immaginate il fermento in città?? OMG (“Oh, my God!”come dicono i teen dei telefilm)!!!

Nei giorni del delirio hanno trovato posto le firme della moda statunitense come lo sportivo Tommy Hilfiger che per quest’occasione ci ha mostrato modelle in vesti piuttosto boscaiole; Hugo Boss e le garanzie Ralph Lauren, Calvin Klein e Marc Jacobs.

Oltre a loro le promesse future di cui si è fatta regina indiscussa Victoria Bechkam, ai tempi Adams. Proprio quella che una quindicina d’anni fa svoltava il mondo del pop insieme alle altre quattro compari inneggiando ad una nuova rivoluzione femminile! Ancora oggi, orgogliosa dell’essere stata profonda estimatrice delle cinque ragazze speziate inglesi (e per estimatrice intendo anche vittima dell’assurdo merchandising che vi stava dietro), ricordo che consuetudine voleva affibbiarsi la Spice preferita e la mia senza dubbio era la Posh, Victoria appunto, che non ha mai ceduto al fascino della zeppona – segniamo la casella dei momenti di stile da dimenticare vissuti nella propria vita, al pari di quello delle camicie di flanella, periodo grounge – come le altre tre (una indossava solo scarpe da ginnastica), ostentando sempre delle scarpe con i tacchi, soprattutto a spillo. Ed era sempre elegante e compita, nei limiti degli atteggiamenti di una girl band, si capisce… E chi se ne importa se non sorrideva mai!

Adesso la signora Bechkam sorride e fa bene! Negli anni le cadute di stile si contano su una mano e, messa su una gran bella famiglia, a 40 anni riceve il nostro meritato plauso, mio e del mondo della moda, per una collezione elegante e composta, per i più matura. Le linee sono ultra femminili eppure abbondanti, ma senza esagerazione, e i dettagli la rendono accessibile alla maggior parte del mondo femminile: senza dubbio a quello che non ama particolarmente l’eccesso di colore ma che fa del tessuto monocromatico, preferibilmente scuro, il proprio cavallo di battaglia. Ai piedi delle modelle, poi, Manolo Blahnick e non so se mi sono spiegata…

Un piacere per gli occhi tanta eleganza e tanto stile, oltre che la soddisfazione per aver adocchiato tra le cinque quella giusta. E brava la Posh!

Giovedì, 16 Gennaio 2014 17:16

American Hustle: glamour in pelliccia

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Tempo di saldi e nulla di più semplice che dedicarvi delle parole in un blog che si occupa principalmente di moda… E' esattamente quello che vorrei fare qui solo che i miei consigli per i vostri acquisti passeranno attraverso una folgorazione avuta qualche giorno fa al cinema.

American Hustle. Non vi dico nulla di nuovo se accenno al fatto che l’aspetto dei costumi non è per nulla secondario alla riuscita generale del film ma ho trovato che in questo caso particolare gli outfit (termine tanto in voga ultimamente) siano la quintessenza stessa del risultato filmico. Effetto strepitoso. Un elogio al glamour magnificamente snocciolato in 138 minuti di pellicola, delizia per gli occhi, in un film che oltretutto, contributo all’eleganza generale, non è mai volgare nonostante la vicenda si presti benissimo.

È il costume designer Michael Wilkinson (nome noto alle grandi produzioni hollywoodiane) il fautore di questa riuscitissima operazione. C’è da precisare che il film è ambientato tra New York e New Jersey negli anni ’70 e sarà perché la moda è ciclica, sarà perché questi abiti sono cuciti sui personaggi e che gli attori li Indossano (la “I” maiuscola non è casuale) in maniera magistrale, ma la sfilata di Wilkinson dovrebbe entrare di diritto in una qualche settimana della moda del mondo!

Ovvio, il Signor Wilkinson si è armato di foto e numeri di Vogue e Playboy dell’epoca, ha visto film, selezionato pubblicità, nulla di più semplice. Risultato? Alle declinazioni del marrone vediamo accostati colori pop applicati nei tessuti sintetici e sfavillanti, svelati da morbidi soprabiti in un crescendo di tessutacci discount.

Gente, l’andamento è questo: iconico per lo svolgimento del film, quindi sfacciato. Pellicce e accessori vintage appartenenti a collezioni recuperati tra New York e Los Angeles emblema di una generazione, per lo più femminile, che iniziava a scoprirsi e prendere consapevolezza dei propri bisogni in fatto di stile. Sydney, interpretata da Amy Adams, indossa quasi sempre scivolati abiti in seta dalle vertiginose scollature, sensualissime su un corpo dalle forme discrete; Jennifer Lawrence si culla nella sua fisicità da bambolona bionda esaltata da stampe animalier su tute pantalone tornate di gran moda negli ultimi due-tre anni; echi pastello di serate allo “Studio 54” per gli uomini mischiati al velluto cittadino.

E, soprattutto, ogni abito è esatta espressione del personaggio, non tanto di quello che realmente è, ma di quello che vuole comunicare. E il trikini all’uncinetto color panna della Adams in una delle prime scene, indossato sotto una pelliccia? Presentatevi ad una festa così e poi ne riparliamo…

A noi, tapini orfani di Sex and the City certi film fanno bene allo spirito. Fate incetta di tute, occhiali da sole “coreografici” sul viso, giacche marroni con inserti di velluto e gonne a tubino da sovrapporre a morbide camicie di seta. Anche voi uomini buttateci un occhio, anche due. Limitatevi con le catene d’oro (fateci e fatevi un favore) ma se vedete del marrone/senape/cammello buttatevi!! Immaginate di avere la possibilità di entrare in qualche archivio di una qualche rivista che ha fatto la storia della moda e correte a fare shopping: qui arriviamo e brevemente concludiamo con i saldi.

Emulare alla perfezione lo stile presentato nel film mi sembrerebbe eccessivo ma ispirarsene è vivamente consigliato.

È partito, già da un pezzo, il countdown per la festa più sobria dell’anno. Io, a dire il vero, un po’ la subisco tutta questa frenesia e mi “rivesto” di un po’ d’ansia da prestazione. E non solo io: la gente non è per niente più rilassata, né tanto meno più buona. Pensate che se fosse rimasto un ultimo pandoro sullo scaffale, magari in offerta, e in due ci lanciassimo per prenderlo l’altro/a me lo lascerebbe con un sorriso grazie all’infusione dello spirito del Natale??? Io me lo vedo già caldo con due dita di mascarpone sopra e lui/lei pure! Ditemi voi, però, come può essere possibile diventare più buoni con traffico impazzito sempre e comunque e negozi deliranti. Già, i negozi… E le vetrine… Sentiamoci pure degli elfi giocosi e coloriamo di rosso tutto quello che vediamo e tocchiamo. Sembra però che negli ultimi anni la tendenza sia quelle di essere un po’ meno kitsch e quindi passare a sobri blu con punte di argento e dettagli bianchi. Sempre di glitter si sta parlando… Ma, con pochi semplici accorgimenti la casa è così addobbata! L’albero di Natale poi, ho sempre creduto che fosse la migliore rappresentazione della creatività umana che si anima di buoni propositi e riempie la piccola o grande opera d’arte di gioia!!

Stiamo parlando di feste dunque conservate i lustrini anche per l’abbigliamento, ma sappiateli miscelare bene con le lane e i motivi scozzesi che impazzano nei negozi in quest’ultima stagione. Basterà sostituire borchie e teschi, padroni degli ultimi 12 (ma anche 18) mesi, con qualche strass o punto luce. Quindi quella gonnellina tartan che ci portiamo nell’armadio da circa una dozzina d’anni che ciclicamente è servita per carnevale o per un concerto sembra proprio che quest’anno ci farà fare un gran figurone.

Agli uomini (o alle donzelle che non se la sentono di fare sfoggio delle loro gambe) non sarà richiesto di emulare lo scozzese in kilt: esattamente come quel gran pezzo di brav’uomo di Colin Firth che nel 2001, in Il diario di Bridget Jones, esibiva il suo maglione nero con la renna proprio durante un pranzo di Natale, dodici anni dopo gli ugly Christmas jumpers (quei maglioni così finemente natalizi, ad esempio con delle renne stampate) sono tornati in auge! Potrete smetterla di vergognarvi di quell’acquisto sbagliato e, sempre che le tarme non abbiano fatto il loro egregio lavoro, potrete esserne perfino orgogliosi. Quando si dice che non bisogna buttare via mai niente…

Sistemato l’outfit e le decorazioni casalinghe non potrete certo presentarvi a mani vuote, se poi ospiti bisognerà anche sbrigare la faccenda del pensiero per il pranzo. Presto fatto: al bando alimenti industriali, rivolgetevi alla pasticceria o forno più comodi, fatevi ispirare dalle vostre tradizioni regionali e se prenotate prima farete un favore a voi stessi e ai negozianti.

E i regali? Se non avete ancora un’età tale da potervi permettere la triste bustina con dentro refrigerio economico (cose da nonni) senza peccare di indolenza ma lo stress è tanto e il tempo è poco, da qualche anno ha preso piede e ormai è diffusa in ogni esercizio commerciale, la pratica della gift card. Si tratta di carte prepagate da regalare che permettono in sostanza di scegliersi il regalo che più si preferisce nel negozio che è stato scelto; quanto più conoscete il destinatario, più dovreste avere l’accortezza di scegliere un negozio sulle sue corde, ovvio… In caso contrario, o nel caso vi sia stata affidata la patata bollente del regalo di gruppo per un semisconosciuto rivolgetevi ad un megastore e il fortunato ringrazierà. il regalo riciclato? È sempre un circolo vizioso dentro il quale è un attimo di distrazione e si rischia l’epic fail, state molto attenti!

Ma resistete. Tutto questo tra meno di una settimana sarà un ricordo e ci sarà solo da godersi le ferie (e la parentela che ha smesso di stressarsi anch’essa), giocare a carte (per chi ama la pratica) e riscaldarsi con le calorie assorbite.

Un Buon Natale con stile a tutti!!

Dimenticatevi le lunghe passeggiate accaldati, affaticati ma tanto tanto soddisfatti di stare a sgambettare con una, poche o molte buste, contenenti le gioie del vostro shopping. Le stesse gioie potrete prendervele comodamente da casa spiaggiati sul vostro divano senza patire caldo o freddo (a seconda della propria sensibilità termica).

La questione dello shopping online non è certamente pratica nuova. A partire dai primi accenni, quando ancora ci si chiedeva se fosse sicuro o dove andassero a finire i nostri soldi, ad oggi, alla ricerca dell’ultimo outlet che propone il maglione con il prezzo più basso fin quando il concorrente sito lo ripropone uguale sì, ma eliminando, ad esempio, le spese di spedizione. Quindi, accantonate le primordiali remore, abbiamo preso tutti confidenza con i carrelli virtuali.

E probabilmente tutti questi discorsi sono limitati dalla provenienza geografica. È indubbio che in altri posti del mondo questa evoluzione informatica negli acquisti è già consolidata, superata e aspetta solo di disporre di un nostro ologramma che durante l’acquisto ci vesta esattamente di quello che stiamo andando a comprare, con tutti i difetti e i pregi del caso. Può essere un’idea…

Vabbè, dicevamo: tolti i grandi colossi europei dell’e-commerce dalle politiche più o meno simili – penso ad Asos, Zalando, etc. etc. che raccolgono più brand – ultimamente anche le grandi catene di abbigliamento si sono adoperate affinché gli affezionati che non dispongono del punto vendita nelle vicinanze possano non sentirsi isolati, generalmente applicando dei costi di spedizione che si annullano al raggiungimento di un tot di spesa oppure azzerandole nel caso si decidesse di far arrivare la merce in negozio. Siete stati nel tal negozio e l’ultima taglia del tal vestitino vi è stata soffiata da sotto il naso? Nessun problema: a casa risolverete la questione. Insomma, che l’abbiate fisicamente vicino o meno, armatevi di una buona connessione internet e procedete. E se conoscete il brand anche acquistando alla cieca non dovreste avere problemi di taglie. Non è roba da dilettanti, lo so.

Fin qui tutto regolare. Quello che sta impazzando sul web negli ultimi tempi sono i Wholesale, ingrossi (per l’appunto) oltreoceano a portata di mouse. E ce ne sono!! Distribuite le parole dress, lovely, rose prima o dopo il termine wholesale - sempre seguiti da un .com - e vi si aprirà un mondo. Asiatico. Mi spiace per la faccenda sessista, ma per lo più femminile. Perfettamente calato nella parte del mondo dove “il sole tramonta”.

Prezzi in dollari, sterline, euro… Un’organizzazione certosina e, soprattutto, prezzi ridicoli. Stiamo parlando di abiti a meno di 10 euro, giacche e cappotti a meno di 20 euro e mi rendo conto che non indosserete un capospalla Hermes o Chanel, non avrete un abito da red carpet Lanvin, chi più di me può capirvi, ma questi siti hanno un ché di magnetico per chiunque si senta anche lontanamente addicted.

Tanto per iniziare dimenticatevi delle presentazioni grossolane: per ogni capo c’è una scheda dettagliata del prodotto, misure e dimensioni accompagnate da foto di, ahimè, filiformi signorine orientali immortalate in totale nonchalance con il vostro acquisto. Ma non solo! Anche qua e là foto di celebs che indossano giustappunto quel blazer prezzato pochi euro. Volete il cappottino indossato dalla Duchessa di Cambridge durante l’ultimo torneo di polo? Servite! Mi ricorda un po’ quello che successe qualche mese fa sul sito asos.com quando Michelle Obama dichiarò di avere acquistato sul sito inglese quel delizioso abitino indossato in qualche occasione ufficiale con la conseguente rimessa sul mercato del suddetto abito (a poco meno di 100 dollari) annunciata da parte del sito come fosse l’evento di stagione.

C’è poco da dire, questi asiatici puntano sui grandi numeri e offrono un servizio gestito in maniera così efficiente tanto da garantirvi la possibilità di reso in caso di insoddisfazione o difetti di fabbrica; anche se su quest’ultimo punto non ci metterei la mano sul fuoco… Attenti alle taglie, però. Le orientali sono piccoline. E abbiate pazienza per i tempi di consegna perché potrebbe volerci anche più di un mese e calcolate delle spese di spedizione altine ma che compensano senza ombra di dubbio con quanto avrete risparmiato. Per il resto godetevi le migliaia di capi ed accessori, sfido chiunque a guardarli tutti! 

Il discorso elude completamente le riflessioni di natura sociologica ed economica: siamo dinanzi ad un fenomeno virale, che si diffonde anche per vie traverse quando, ad esempio, le aziende prendono contatti con blogger e/o vlogger che ne scrivono nei siti specializzati. Come normalmente accade in questi casi di “contagio”, si dovrebbe essere abbastanza bravi da saper sfruttare correttamente l'opportunità.

Mi chiedo se le nostre pronipoti avranno ancora il piacere di incontrarsi con le amiche (ma anche in solitudine), fare la fila per il camerino e uscire soddisfatte dal negozio, continuare a sgambettare con le proprie buste nelle mani e vedere cosa accade intorno a loro invece che aspettare il corriere dietro la finestra.

Io resto diffidente di fronte al non poter toccare con mano, con tutto che questi capi non sembrano affatto male, e non mi priverei mai del momento shopping all’aria aperta, ma – per rimanere nella terminologia cara alla moda – queste riflessioni sono così vintage…

Domenica, 20 Ottobre 2013 17:39

Questione di stile

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Per fortuna o purtroppo pochissime persone sono totalmente indifferenti all’argomento e, in fondo, anche chi si professa tale ne è in qualche modo vittima. Perché le generalizzazioni sono all’ordine del giorno ma, a mio avviso, una scelta di stile è quanto di più banale ed automatico si possa fare quotidianamente… Sarà perché parlare di stile racchiude in sé una varietà pressoché illimitata di campi, ma entrare dentro uno stile è il primo mezzo di comunicazione che abbiamo nei confronti del mondo per iniziare a raccontare chi siamo.

Allo stesso tempo potente, diretto, istintivo. E diffidate da chi si professa disinteressato… Scelta di stile anche quella, certo discutibile, ma assolutamente degna di essere comunicata.

Come si fa a rimanere estranei a tutto ciò quando interi movimenti culturali, virali a livello planetario hanno alle loro spalle un discorso assolutamente strutturato e ragionato di stile? Sapete qual è la prima immagine che mi viene in mente? Il concerto di Woodstock. Un evento dalla risonanza mondiale che – oltre a tutte le riflessioni di tipo storico e musicale del caso – ha visto riunite centinaia di migliaia di persone, parte di un immenso gruppo, riconoscibile anche negli anni a venire da un ben preciso stile. E parlo di stile, in questo caso, riferendomi a una ben precisa moda.

Ed è questo un blog in cui si parlerà di moda, di tendenze e di stili, per l’appunto. Butteremo un occhio ai nuovi trend e curioseremo in giro alla ricerca di frivolezze e di quelle esagerazioni che ci vengono buttate addosso come fossero le più ordinarie . Consigli per gli acquisti? Perché no?! Cose da evitare accuratamente? Anche!

La moda è un mondo affascinate e sconfinato. Una storia che si ripete ma che ogni volta si arricchisce di nuovi spunti. Motore e promotore di passioni. Uno strumento da poter modellare e fare nostro con mille sfaccettature. Controversa. Politicamente corretta o scorrettissima. Strumento economico dall’enorme potere. E molto altro ancora…

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