Lunedì, 07 Novembre 2016 17:09

Terremoto: mezzi, soldi e container disponibili subito, ma si impedisce di farli arrivare

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L'interno di un container disponibile per i terremotati L'interno di un container disponibile per i terremotati foto Luca Bucci

Una settimana fa il premier Matteo Renzi ha affermato che i container per i terremotati arriveranno "entro Natale", ovvero entro due mesi. Ad oggi sono oltre 28mila le persone assistite dallo Stato, di cui quasi 9mila sulla costa adriatica.

Le strutture removibili come i container, sicuramente non case ma neanche disagevoli e freddi come le tende, dovrebbero servire principalmente a chi, per volontà o necessità lavorative, non può e non vuole abbandonare la propria terra, vessata dalle scosse di terremoto. Parliamo soprattutto di famiglie di agricoltori ed allevatori, imprenditori nei settori primario e secondario. 

Nei territori terremotati di Marche, Umbria, Lazio ed Abruzzo sono infatti numerosissimi i nuclei che, anche dopo la fortissima scossa del 30 ottobre, continuano a dormire in automobile, o se va bene in tende o camper. Persone cui servirebbe con massima urgenza (non entro due mesi) un riparo per l'inverno. Magari proprio quegli stessi container così tanto bistrattati sette anni fa nel primo post-sisma aquilano, quando il governo Berlusconi (e la stampa nazionale) li demonizzò per assecondare il paradigma "Dalle tende alle case", con risultati in termini di devastazione urbanistica e sociale che gli aquilani conoscono bene.

Per chi non ha abbandonato il proprio territorio dopo le scosse di fine ottobre ha fatto un appello due giorni fa anche la piattaforma web terremotocentroitalia.info: "Ci giungono da alcuni giorni segnalazioni di ricerca camper o roulotte urgenti, da parte soprattutto di allevatori, agricoltori, imprenditori e di famiglie che non possono spostarsi. Sono numeri che probabilmente non sfuggono alle rilevazioni della Protezione Civile, perché riguardano forse persone già comprese nei numeri dell'assistenza, ma che ci arrivano con tutta la loro forza semplicemente perché abbiamo aperto un canale di contatto e perché le persone non possono smettere di desiderare di stare vicino a un luogo, di preoccuparsi per le proprie attività, o semplicemente di cercare una soluzione migliore perché nel nucleo familiare, che vogliono continuare a tenere unito, un componente ha bisogni particolari".

I numeri "non sfuggiranno" certamente alla Protezione Civile, come affermano gli attivisti di Terremotocentroitalia, ma a quanto ci risulta il Dipartimento capeggiato da Fabrizio Curcio non stia facendo i salti mortali per risolvere la peculiare situazione.

Ma perché ci vuole così tanto tempo, come quello annunciato da Renzi, per portare container nella zona dei Sibillini? Non ci è dato saperlo, così come non ci era dato sapere - all'indomani del terremoto del 24 agosto - perché occorrono sette mesi per costruire case provvisorie in legno (Soluzioni abitative emergenziali, sono state chiamate) per meno di 3mila sfollati dell'Alta valle del Tronto e dell'Amatriciano.

Quel che sappiamo ad oggi, però, è che l'autorganizzazione, anche se finanziata in proprio, è di fatto bandita. news-town.it l'ha raccontato già a fine settembre [leggi l'articolo], quando a Faizzone, frazione di Amatrice (Rieti), fu ordinato lo sgombero di un modulo provvisorio in legno donato ad una famiglia che lo stava installato sul proprio terreno privato.

norcia rosaOggi il quadro, se possibile, è persino peggiorato: ci arrivano diverse segnalazioni di gruppi di protezione civile, riferimenti di piccole comunità venete, che già dai primi di settembre hanno fatto richiesta per portare container, nella loro disponibilità, a proprie spese e con propri mezzi. Insomma, occorrerebbe solo un permesso da parte del Comune nel quale le strutture andrebbero a posizionarsi, per poter poi procedere persino agli allacci provvisori di fognature ed acqua.

Ma niente, la Direzione di comando e controllo (Dicomac) di Rieti non ne vuole sapere. E tra pastoie e labirinti burocratici non se ne esce. E' una storia in parte già vista nel terremoto che colpì L'Aquila nel 2009: la Dicomac, struttura creata in quell'occasione dal Dipartimento di Protezione Civile di Guido Bertolaso, non autorizzava neanche la consegna di una forchetta di plastica senza il vaglio diretto della struttura. D'altronde, allora come oggi, le parole comando e controllo non sono state messe lì per caso.

Questa volta i territori colpiti dal sisma sono meno militarizzati rispetto a sette anni e mezzo fa, ma il controllo asfissiante procede indisturbato e le autorizzazioni comunque latitano, per usare un eufemismo: al posto delle camionette c'è il muro volontario della burocrazia, ma nella sostanza poco cambia.

Anzi, quando si scrive allo stesso Dicomac, o si chiamano i centri operativi delle regioni cui appartengono i comuni verso i quali si vogliono convogliare strutture di conforto come container, si ricevono espliciti e perentori dinieghi. Con scuse che arrivano persino a negare l'apertura delle strade di accesso ai paesi, pur di giustificare i rifiuti.

Capita così che una numerosa famiglia di allevatori di Norcia (Perugia) continui da più di una settimana a dormire al freddo gelido della tenda che la Coldiretti ha fornito in agosto, mentre sono da mesi disponibili container con camere, bagni e cucine perfettamente funzionanti, e soprattutto pronti per essere trasportati, con il finanziamento di associazioni o dei tanti cittadini che hanno donato soldi alle associazioni stesse. Per non parlare della vicenda scandalosa relativa alle case su ruota dell'Anas all'Aquila [leggi l'articolo].

Un vero paradosso. Che porta di fatto lo Stato italiano a rifiutare ogni forma di autofinanziamento ed autorganizzazione da parte dei cittadini terremotati, e di quelli che vogliono portare la propria solidarietà. Con la scusa del comando e controllo. Ed in attesa del prossimo affidamento diretto.

Ultima modifica il Mercoledì, 06 Settembre 2017 18:09

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