Lunedì, 14 Novembre 2016 21:39

Piano del Parco Gran Sasso, Ministero 'stronca' progetto di sviluppo

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"Francamente, siamo rimasti molto colpiti. In una vicenda che vede un ritardo drammatico nell'approvazione del Piano del Parco, le osservazioni prodotte dal Ministero dell'Ambiente suonano quasi come un de profundis in un'Italia che, oramai, non ne può più della burocrazia".

Gioca d'attacco il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, commentando ai microfoni di NewsTown il pacchetto di osservazioni prodotte dal Ministero dell'Ambiente in sede di valutazione ambientale strategica del Piano del Parco Nazionale Gran Sasso - Monti della Laga, pubblicato in agosto dall'Ente dopo decenni d'attesa. [Puoi leggerle qui]

Di fatto, le osservazioni istruite dai tecnici del Ministero allungano ancora i tempi per la realizzazione degli interventi di rilancio previsti sul Gran Sasso col piano industriale redatto da Invitalia e che prevede investimenti per 52 milioni di euro, 40 pubblici. "Invece di far passare sotto silenzio l'inefficacia dell'azione e, dunque, l'inefficienza anche economica dei parchi italiani, sembra ci sia la volontà di accendere una miccia che sarebbe molto pericolosa", l'affondo del sindaco dell'Aquila.

Cialente è convinto si sia semplicemente "applicata la legge", essendo stato approvato un Piano d'Area oltre 10 anni fa, con l'accordo di Regione Abruzzo, Parco Nazionale Gran Sasso - Monti della Laga e Comune dell'Aquila che già conteneva, in sé, gli obiettivi strategici ribaditi con il recente piano di sviluppo che prevede, tra l'altro, il nuovo impianto di collegamento Scindarella - Monte Cristo e quello Caselle - Fontari, oltre al progetto speciale territoriale sui Prati di Tivo. Al contrario, il Ministero dell'Ambiente contesta proprio che il Piano d'Area non sia stato 'calato' nel Piano del Parco per una globale approvazione. Non solo. Rimarcando che la formazione del Piano e del Regolamento del Parco dovrebbero procedere in contemporanea, e così non è stato, gli uffici romani prescrivono che ogni singolo intervento previsto, dunque anche gli impianti di collegamento - così almeno si legge nelle 15 pagine di osservazioni - vanno sottoposti a valutazione d'incidenza ambientale e, comunque, dovessero non essere compatibili con le Zps, si potrebbe soltanto sostituire l'esistente, come accaduto con le Fontari.

Una doccia fredda, se è vero che anche il vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, si era detto convinto - a margine di un incontro al Festival della Montagna - che sui progetti speciali territoriali già acquisiti nel 2004 non si sarebbe tornati indietro. "Dal Ministero dell'Ambiente, era arrivata la rassicurazione che non ci sarebbe stato bisogno di alcuna Vinca", ribadisce Cialente ai nostri microfoni. "Lo dice anche l'Europa, tra l'altro".

"Sia ben chiaro - scandisce il primo cittadino - dovessero esserci problemi, ci metteremo alla testa di un movimento molto deciso che chiederà il rispetto delle regole, del futuro delle popolazioni che abitano le aree protette e del nostro Parco che, ne siamo convinti, condividerà con noi questa battaglia. Faccio un appello al Ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, e allo stesso premier Matteo Renzi: trovo sia un errore mortale lasciare che alcune lobby imperversino nel Paese, creando un clima negativo rispetto alle grandi questioni dell'ambiente, della tutela e dello sviluppo ecosostenibile dei territori. Tra l'altro, discutiamo di posizioni vetero ambientaliste che sono fuori da ogni prospettiva moderna".

Intanto - "insieme al Parco" ribadisce Cialente - "risponderemo alle osservazioni dei burocrati del Ministero, dando l'interpretazione che è venuta dall'Unione Europea: non capisco perché dovremmo rivedere, calandolo nel Piano del Parco, un accordo sottoscritto più di 10 anni fa".

Quindi, il sindaco dell'Aquila si lascia andare ad un affondo avverso i responsabili dell'epoca, tecnici e dirigente regionale in particolare, che "commisero l'errore gravissimo, che non ha precedenti al mondo, di far rientrare un'intera montagna in zone di protezione speciale. Un errore concettuale - sottolinea Cialente - che dimostra l'ignoranza di alcuni dirigenti, di alcuni tecnici che, tra l'altro, continuano ad imperversare in importanti nuclei dello Stato o, magari, una volta pensionati, a combattere determinate battaglie politiche". Riferimento più che esplicito all'allora dirigente regionale Antonio Perrotti, oggi in pensione e attivista del Movimento 5 Stelle, con cui il primo cittadino, giusto qualche ora prima, era entrato in polemica riguardo la vicenda dello sgombero di 30 alloggi d'edilizia residenziale pubblica a San Gregorio.

Un ultimo avvertimento, infine: "Stiamo con il Parco: speriamo che nessuno intenda buttare l'acqua sporca con il bambino", le parole di Cialente.

Sta di fatto che la via per la realizzazione del progetto di sviluppo del Gran Sasso, così come 'disegnata' dall'amministrazione, si fa sempre più stretta. "Di fatto, il Ministero ha bloccato tutto", ha chiarito al Messaggero Luigi Faccia. "Ogni impianto deve esssere sottoposto a Vinca e, nel caso in cui c'è un habitat prioritario, non si potrà muovere neanche un sasso", ha aggiunto Faccia, tra i promotori di due petizioni che chiedono, sostanzialmente, la rimodulazione e la rivisitazione dei confini del Parco e di alcune zone Sic e Zps. "Ribadiamo che è necessario eliminarle dalla zona del parco, magari spostandole altrove. Non è troppo tardi".

Posizione antitetica a quella di Enrico Perilli, presidente della Commissione consiliare 'Territorio'. "Che il progetto di Invitalia avesse le gambe corte, l'ho sempre detto. Le osservazioni del Ministero sono scontate: quando si insiste, a testa bassa, nel perseguire una strada non percorribile, accade che, a distanza di anni, si finiscono per scoprire cose che già si sapevano".

Sulla richiesta di riperimetrare le zone Sic e Zps, Perilli è convinto si tratti d'un copione già visto: "Si dovrebbe votare una delibera di Consiglio comunale, inviare poi gli atti alla Regione che dovrebbe approvarli e spedirli alla Commissione Europea. Un processo che richiederebbe dieci anni. E in questo lasso di tempo, visto che la vicenda assumerebbe valenza internazionale, assisteremmo ad interrogazioni Parlamentari, finanche all'EuroParlamento, con l'interessamento di associazioni internazionali di tutela dell'ambiente e non solo. Si tratta di una strada impercorribile; se poi perseguirla serve a qualcuno per farsi campagna elettorale, è un altro discorso".

L'unica via percorribile - spiega Perilli - "è quella indicata dal direttore del Parco: all'interno dei Sic, con l'accordo della Commissione Europea, come si è già fatto altrove, si potranno realizzare alcune opere, fondandole però su di un piano di sostenibilità non soltanto ambientale ma anche economica. Se decidi di realizzare un'opera da 3 milioni di euro, che ha bisogno di una manutenzione biennale da 3 milioni di euro, devi domandarti se, nel lasso di tempo indicato, riesci a rientrare dei costi. Sta qui, il problema".

Intanto, si può proseguire il percorso già avviato in estate: "Si inizi a far viaggiare la funivia estate e inverno, notte e giorno; si potenzino altre attività turistiche, osservatorio astronomico, trekking, percorsi per mountain bike; si aprano i rifugi che possono essere gestiti in proprio dal Ctgs. Se si va in questa direzione, qualche risultato si ottiene: quest'estate, la funivia ha incassato 80 mila euro. E intanto, le Fontari saranno sostituite: se si entra in quest'ottica, le cose si fanno e i risultati si ottengono. Al contrario, se ci si 'infogna' sulla riperimetrazione del Sic o sull'impianto Scindarella - Monte Cristo tra quarant'anni ci ritroveremo a parlare di progetti irrealizzabili dal punto di vista ambientale, economico e normativo".

Ultima modifica il Martedì, 15 Novembre 2016 12:51

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