Giovedì, 24 Novembre 2016 18:17

25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

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25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, "un problema di salute di proporzioni globali enormi" scrive l'Organizzazione mondiale della sanità, che colpisce un terzo delle donne nel mondo come emerge dall'ultimo rapporto pubblicato dall'Oms in collaborazione con la London School of hygiene & Tropical medicine e il South African medical research council.

Una donna su tre, nel mondo, subisce nel corso della vita qualche forma di violenza. La più comune è quella domestica: quasi un terzo (30%) delle donne che hanno avuto rapporti di coppia hanno subito qualche forma di violenza fisica o sessuale da marito o compagno. E a livello globale, ben il 38% dei femminicidi sono commessi dal partner. Per non parlare di mutilazioni genitali femminili e matrimoni forzati o precoci che coinvolgono milioni di giovanissime in tutto il pianeta: 700 milioni di donne si sono sposate prima dei 18 anni, (1 su 3 prima dei 15 anni); circa 200 milioni le donne e le ragazze che convivono con le Mgf. Eppure, entrambi i fenomeni sono inclusi, definiti e condannati anche nella Convenzione di Istanbul.

E in Italia? Negli ultimi dieci anni le donne uccise sono state 1.740: 1.251 (il 71,9%) in famiglia, e 846 di queste (il 67,6%) all'interno della coppia; 224 (il 26,5%) per mano di un ex. Lo studio Eures, l'Istituto di ricerche economiche e sociali che da anni dedica al fenomeno un Osservatorio, racconta di una vera e propria strage. E se si va ancora più indietro nel tempo, fino al 2000 - anno record con 199 delitti - il dato sale addirittura a 2800 femminicidi. Stando ai dati forniti dall'Istituto, nel periodo 2005-2015 gli omicidi avvenuti nell'ambito di una coppia hanno avuto nel 40,9% dei casi un movente passionale, seppure il termine sia assolutamente inadatto, e nel 21,6% sono stati originati da liti o dissapori. Le armi più utilizzate per uccidere sono state quelle da taglio (32,5%) e da fuoco (30,1%) mentre nel 12,2% dei casi i killer hanno fatto uso di "armi improprie", il 9% ha strangolato la vittima e il 5,6% l'ha soffocata. Nel 16,7% dei casi il femminicidio è stato preceduto da "violenze note", l'8,7% delle quali denunciate alle forze dell'ordine.

E le cose non sembrano migliorare, anzi. Nel 2016 - e l'anno non si è ancora concluso - sono 116 le donne uccise da mariti, fidanzati, compagni o altri familiari: il 53,4% dei femminicidi al Nord (62 donne uccise) e il 75,9% in ambito familiare. Anche quest'anno, la famiglia (con 88 donne uccise, pari al 75,9% del totale), si è confermata come il principale contesto dei femminicidi.

"La situazione della donna oggi in Italia è allarmante", sottolinea Gabriella Guarnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa. "Stiamo perdendo punti nel lavoro, nei diritti, in temi come quelli dell'aborto e nella violenza. I femminicidi sono sempre tanti. Stiamo tornando lentamente indietro".

La rete 'Non una di meno', che ha organizzato la grande manifestazione nazionale che si terrà domani, a Roma, aggiunge che seppure si parli di una donna uccisa ogni 3 giorni, "in realtà non sappiamo cosa succeda veramente. Non abbiamo dati dei pronto soccorso, non abbiamo dati completi dalle forze dell’ordine, non abbiamo dati sui processi e sulle condanne, non abbiamo dati dai servizi territoriali, dalle assistenti sociali dei comuni, non abbiamo dati di quanto le/gli insegnanti vedono a scuola, abbiamo solo i dati (neanche tutti) dei centri antiviolenza e due ricerche Istat in 15 anni".

'Non una di meno' non ha lanciato soltanto la manifestazione di sabato, ma un percorso che ha come scopo la scrittura di un Piano antiviolenza nazionale femminista a cui si inizierà a lavorare già a partire dal giorno seguente, il 27 novembre, in un’assemblea plenaria che si terrà sempre nella Capitale e affronterà anche la mancanza di una rilevazione dei dati sistematica, integrata e omogenea, in materia di violenza sulle donne su tutto il territorio nazionale. "Non accettiamo più che la violenza condannata a parole venga più che tollerata nei fatti", si legge nell'appello di convocazione della manifestazione. "Non c’è nessuno stato d’eccezione o di emergenza: il femminicidio è solo l’estrema conseguenza della cultura che lo alimenta e lo giustifica. E’ una fenomenologia strutturale che come tale va affrontata".

Da L'Aquila, partirà un pullman organizzato dal Centro antiviolenza e si muoverà anche il collettivo Fuori Genere. "Parteciperemo perché condividiamo la totalità dei contenuti - hanno spiegato le attiviste - e perchè pensiamo che sia importantissimo mettere insieme pratiche ed esperienze che le singole realtà sperimentano e affrontano da anni sul territorio".

"Porteremo la nostra esperienza", hanno aggiunto. "Conosciamo bene, perché veniamo dalla città in cui si è consumato uno degli stupri più efferati degli ultimi anni, cosa significhi, appunto, subire uno stupro. Abbiamo sentito i se l’è cercata moltiplicarsi di giorno in giorno, abbiamo visto l’indifferenza, abbiamo assistito a quello che succede, in casi come questo, nelle aule di tribunale". Inoltre, "veniamo da una città con un tasso di disoccupazione altissimo, politiche sociali e servizi insufficienti almeno a mitigare gli effetti dell’economia e dei conflitti sociali, quindi le tematiche del lavoro e del welfare ci stanno particolarmente a cuore perché sappiamo bene come incidano sui percorsi di autodeterminazione, di uscita dalla violenza e di rapporto con la maternità".

Fuori Genere scenderà in piazza condividendo la scelta di un corteo aperto a chiunque vorrà condividere un pezzo di strada. "Se la violenza sulle donne è frutto di un rapporto di potere squilibrato tra i generi, per riequilibrare questo rapporto c’è bisogno del contributo di tutte e tutti e pensiamo che, oggi, i tempi siano maturi perché questo accada. Non vogliamo e non pensiamo che gli uomini debbano aiutare le donne nella loro battaglia e parlare a nome loro. Pensiamo però che sia giusto, per gli uomini che sentono profondamente l’importanza di questa tematica e che tutti i giorni s’interrogano sul maschile e sul patriarcato cercando di combatterlo prima di tutto dentro loro stessi, partecipare".

Ultima modifica il Venerdì, 25 Novembre 2016 16:24

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