Lunedì, 13 Febbraio 2017 21:16

Abruzzo polmone (perforato) d'Europa: si scioglie la neve, cede il territorio

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L'Abruzzo cade a pezzi. Lo raccontiamo da tempo, molto prima dell'emergenza neve e terremoto che ha colpito la regione ad inizio anno. Il polmone verde d'Europa - così viene chiamata la regione dei tre parchi nazionali - è perforato.

Stamattina nella centralissima piazza Garibaldi, a Chieti, una voragine (nella foto) ha inghiottito un'automobile di passaggio. Solo nel territorio comunale teatino sono otto le frane. In provincia le criticità riguardano l'alto vastese, le cui sventure sono narrate da anni anche dai colleghi di zonalocale.it. La provincia di Teramo ha chiuso ben 22 strade [leggi]: la situazione più grave, per frane e danni provocati dai terremoti dello scorso anno e del 18 gennaio, nei territori della Laga e del Gran Sasso. A Ripe di Civitella del Tronto 25 famiglie sono state evacuate per la frana, e ora sono sfollate in due hotel sulla costa adriatica. Cede il terreno un po' ovunque, soprattutto ad Atri, Bisenti, Cellino Attanasio e Castiglion Messer Raimondo.

Nel pescarese si registrano frane ai piedi della Majella e del Morrone, mentre una famiglia è stata evacuata a Civitella Casanova. Nell'aquilano ai disagi dovuti al terremoto del 2009 e di quello di tre settimane fa, si aggiungono le frane a Ortolano di Campotosto, in Marsica e al confine con la provincia di Rieti, non lontano dalla Valle del Salto. Oggi è stata chiusa la statale Picente (L'Aquila-Montereale-Amatrice) all'altezza di San Peligno di Cagnano Amiterno, a causa di un edificio pericolante sulla strada. Mentre nel capoluogo di regione la vita scorre tra una sempre più flebile normalità, lo sciame sismico e le polemiche sulla messa in sicurezza del territorio e degli edifici pubblici, in primis le scuole.

Non si può neanche più chiamare emergenza: si stanno raccogliendo i frutti amari dei mancati investimenti - quando non dei tagli - per la messa in sicurezza del territorio. La scelta politica di ridurre a semi-cadaveri le province, imposta dall'autoritarismo delle istituzioni europee e ispirata dal sentimento popolare sul generico "taglio degli sprechi", ha generato negli ultimi anni un effetto a catena e un vuoto di responsabilità. E pensare che ancora oggi sono le province gli enti che, più di tutti, si occupano della gestione e manutenzione delle strade nei territori periferici. Siamo sicuri che sia stata una scelta saggia quella di togliere risorse e ossigeni agli enti di prossimità?

L'Abruzzo è insomma quella regione dove si pensa ai ponti avveniristici, all'allargamento dei porti, alle superstrade veloci, all'accoglienza di grandi opere come quella della Snam, ai Frecciarossa. I decisori politici, per motivi legati al consenso, non si accorgono (o ignorano) che una larga fetta della popolazione vive nei territori periferici montani e pedemontani. Oggi si chiedono milioni di euro per emergenza e messa in sicurezza, con gli stessi paradigmi utilizzati da tanti movimenti e comitati che per anni sono stati ignorati, quando non osteggiati.

E mentre gli operatori turistici faticano in tempo di pace (figuriamoci in questo periodo), si spendono migliaia di euro per specchietti per le allodole come gli Abruzzo open day. Quando si smetterà di guardare solo al consenso e ad un paventato marketing territoriale e si inizieranno ad intraprendere politiche pubbliche basate sulla sicurezza del territorio, sulla prossimità dei servizi e sul sostegno reale alle popolazioni?

Ultima modifica il Martedì, 14 Febbraio 2017 17:04

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