Giovedì, 16 Febbraio 2017 12:48

L'Aquila, Penne e Pescara: indagati D'Alfonso, funzionari e imprenditori

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Luciano D'Alfonso Luciano D'Alfonso

Blitz in mattinata delle forze dell'ordine a Palazzo Silone dell'Aquila, sede della giunta regionale presieduta da Luciano D'Alfonso.

I nucleo del Noe dei carabinieri e agenti di Polizia hanno occupato il settore Patrimonio per acquisire documentazione sull'appalto per la ricostruzione di Palazzo Centi, sede della presidenza dell'ente nel centro storico, danneggiata dal terremoto del 2009. Già nel luglio scorso questo giornale scriveva del notevole ritardo nell'espletazione delle procedure di gara [leggi], poi assegnata all'Edil Costruzioni Generali di Isernia con il ribasso del 35%. L'appalto per la ristrutturazione dell'edificio è di 13 milioni di euro.

Ma la sede storica della giunta regionale non è il solo motivo dell'arrivo dei carabinieri a Palazzo Silone: la Regione in una nota ha comunicato che il presidente D'Alfonso ha ricevuto stamane due richieste di proroga delle indagini: una riguarda una vicenda i cui particolari ancora non sono stati diffusi, a Penne (Pescara), iscritta nel registro delle notizie di reato il 18 novembre 2015, e una riguarda i lavori, "solamente preventivati", alle case popolari Ater di Pescara, iscritta nel registro lo scorso 8 luglio.

"Contestualmente - si legge nella nota - è stato recapitato un altro documento, 'Ordine di esibizione di atti e documenti' con il quale è stato notificato alla Regione Abruzzo che è in corso un procedimento penale sul cantiere di Palazzo Centi nei confronti di sette persone, in ordine alle quali si è compiuta acquisizione documentale; tra queste non compare il nome di Luciano D'Alfonso".

Si tratta del capo della segreteria del governatore, Claudio Ruffini, che nella passata legislatura è stato consigliere regionale del Pd, dell'imprenditore Eugenio Rosa, amministratore delegato di Icet Engineering, dei tre componenti la commissione di gara, i funzionari regionali Giancarlo Misantoni (presidente), l'architetto Roberto Guetti e l'ingegnere Silverio Salvi; sotto indagine anche due progettisti: Gianluca Marcantonio, nominato nell'agosto del 2016 componente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, e un mese fa entrato nel Comitato tecnico scientifico della struttura del commissario per la ricostruzione in Centro Italia Vasco Errani, e Alessandro Pompa.

Per i sette indagati, le ipotesi di reato sono corruzione, turbativa d'asta e abuso d'ufficio. Stando alle prime notizie diffuse dall'Ansa, la Procura contesterebbe in particolare pressioni per la scelta dei nomi in commissione e anche il fatto che i progettisti avrebbero avuto gli elaborati progettuali quattro mesi prima del bando di gara.

 

Palazzo Centi, altro filone d'inchiesta

All'atto della proroga delle indagini per la ricostruzione di Palazzo Centi, sono stati notificati altri quattro avvisi di garanzia all'ex dirigente del ministero dei Beni Culturali Berardino Di Vincenzo, ora in pensione, uomo molto vicino a D'Alfonso che lo ha voluto come suo consulente, al figlio Giancarlo, tecnico progettista, e agli imprenditori Giancarlo Di Persio e Mauro Pellegrini, titolari dell'impresa Dipe costruzioni che, nei mesi scorsi, erano finiti al centro di un'altra brutta vicenda giudiziaria, legata ad un presunto giro di mazzette nell'ambito dei lavori di puntellamento post terremoto.

Dunque, gli indagati salgono da 7 a 11.

L'accusa è di induzione indebita a dare o promettere utilità, la così detta "concussione depotenziata".

Secondo l'accusa, Berardino Di Vincenzo avrebbe indotto i due imprenditori a stipulare una consulenza con il figlio Giancarlo, incaricato di stilare il progetto con il quale la Dipe costruzioni ha partecipato al bando di gara del valore di 13 milioni di euro per palazzo Centi, poi aggiudicato alla ditta Edil Costruzioni Generali Srl di Isernia con un ribasso del 35%. In cambio, Di Vincenzo avrebbe assicurato un interessamento per la gara alla luce dei suoi buoni rapporti con il governatore (Nello Avellani).

 

Lolli: "Palazzo Centi non riguarda vertici politici regionali"

"D'Alfonso non è indagato per la vicenda di Palazzo Centi ma credo, almeno leggendo le carte, solo per la vicenda relativa alle case popolari di Pescara".

La smentita arriva per bocca del vice presidente della Regione Giovanni Lolli. Parlando con i giornalisti a margine dell'incontro "Abruzzo senza lavoro, Europa senza futuro", a cui ha partecipato anche il professor Giulio Sapelli, Lolli ha precisato che l'indagine sull'appalto per i lavori di ristrutturazione di Palazzo Centi, il palazzo che, fino al 6 aprile 2009, ospitava gli uffici della giunta regionale, non riguarda in alcun modo i vertici politici della Regione.

"Bisogna distinguere le indagini" ha precisato Lolli "Quella che riguarda Palazzo Centi non vede coinvolto il vertice politico della Regione ma la commissione che si è occupata di quella gara. Si tratta di una commissione terza. Mi auguro, anzi, sono convinto, che abbia fatto tutte le cose correttamente". (Roberto Ciuffini).

Le indagini che riguardano D'Alfonso

Il governatore Luciano D'Alfonso, dunque, non sarebbe indagato per l'appalto di Palazzo Centi ma per le altre due vicende riguardanti Penne e Pescara. I reati ipotizzati sarebbero corruzione, turbativa d'asta e abuso d'ufficio. Sarebbero indagati anche altri funzionari dell'ente ed imprenditori, in questo caso anche per Palazzo Centi, mentre sono state effettuate perquisizioni domiciliari.

"Questa mattina sono stati comunicati atti di proroga di indagini penali che vanno avanti dal novembre 2015 con rinnovi semestrali - ha dichiarato D'Alfonso dopo il blitz - gli argomenti per i quali sono state individuate ipotesi di reato sono il cantiere dei lavori di Palazzo Centi a L'Aquila; un intervento non ancora precisato riguardante la città di Penne; interventi, al momento solo quantificati e ipotizzati come priorità a seguito di legittime pressioni e denunce dei cittadini, di rigenerazione e manutenzione ordinaria e straordinaria delle case popolari in via Caduti per servizio e in via Salara Vecchia a Pescara".

"Mi dichiaro totalmente estraneo alle vicende e auspico una loro rapidissima definizione", ha sottolineato il presidente della Regione.

Acerbo (Prc): "Deja vu alla Regione Abruzzo"

"Non sappiamo cosa ci riservano le perquisizioni e gli accertamenti in corso. E' prematuro prendere posizione rispetto a una vicenda di cui si sa poco - afferma in una nota l'ex consigliere regionale Maurizio Acerbo, del Partito della rifondazione comunista (Prc) - però di fronte a questo deja vu possiamo già dire che in caso dovesse aprirsi un nuovo capitolo giudiziario ai vertici della Regione. Tutti quelli che hanno sostenuto un presidente che in nessun Paese europeo sarebbe stato candidabile dovrebbero ritirarsi a vita privata". 

Ricordo - conclude Acerbo - che Luciano D'Alfonso è stato candidato ed eletto nonostante fosse sotto processo e nonostante si sia avvalso della prescrizione in altra inchiesta".

 

M5S: "Noi ci tagliamo lo stipendio, D'Alfonso è indagato"

"Mentre i partiti si ostinano a buttare fango sul Movimento 5 Stelle (M5S), perdendo di vista le questioni gravi e reali che affliggono il Paese, il presidente dell'Abruzzo Luciano D'Alfonso (Pd) viene indagato per corruzione". 

Lo afferma in una nota Michela Montevecchi capogruppo M5S al Senato.

"Intanto, noi continuiamo a lavorare per la collettività e a tagliarci stipendi e rimborsi non utilizzati. Ad oggi abbiamo già rinunciato e restituito oltre 82 milioni di euro tra Parlamento, Regioni e Parlamento Europeo. Con oltre 20 milioni di euro di tagli dai nostri stipendi di parlamentari sono state finanziate quasi 4.000 aziende pari a 9.700 posti di lavoro oggi in Abruzzo i nostri consiglieri regionali hanno acquistato una turbina spalaneve per la Protezione Civile. A chi getta fango e viene poi indagato per corruzione come il presidente D'Alfonso, noi rispondiamo lavorando e costruendo".

Ultima modifica il Martedì, 21 Febbraio 2017 23:56

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