Lunedì, 06 Novembre 2017 15:11

Galzio lascia L'Aquila: il gelo con Tordera e i veri motivi dell'addio

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Renato Galzio Renato Galzio

Il professor Renato Galzio non è più il primario del reparto di neurochirurgia dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila.

La notizia circolava da quest'estate ma è divenuta ufficiale solo dal 1° novembre scorso, giorno in cui il manager della Asl Rinaldo Tordera ha trovato sulla propria scrivania le dimissioni firmate.

Galzio, neurochirurgo di fama mondiale, andrà a Pavia: "Vado via perché ho vinto un concorso" commenta laconicamente.

Questa è la motivazione ufficiale fornita anche dalla Asl attraverso le dichiarazioni di Tordera: “Abbiamo accettato a malincuore la decisione del professor Galzio di voler lasciare l’Aquila  per concludere la sua prestigiosa carriera altrove [...] Avremmo preferito che il professor Galzio concludesse la sua luminosa carriera nel nostro ospedale ma prendiamo atto e rispettiamo la sua volontà”.

Dietro il basso profilo scelto dal neurochirurgo (che va via senza rilasciare dichiarazioni né in un comunicato né in una conferenza stampa) e le frasi di prammatica del direttore generale si nasconde, tuttavia, altro.

Come accade spresso in questi casi, la verità sta sotto il pelo dell'acqua, nel non detto più che nel detto, così come la parte più grande di un iceberg sta sommersa e non in superficie.

Galzio aveva ancora altri due anni da fare all'Aquila prima di raggiungere la pensione. Perché ha deciso di andare via proprio adesso, e con un simile understatement, abbandonando un reparto che aveva brillantemente diretto per 17 anni, un reparto diventato, sotto la sua guida, un'eccellenza riconosciuta a livello internazionale? Solo per andare in un'altra sede dove potrà rimanere in attività un solo anno in più?

Difficile da credere. Non è un mistero che Galzio abbia avuto con Tordera e con la precedente amministrazione comunale diverse frizioni, dovute soprattutto alla contesa nata tra L'Aquila e Avezzano intorno all'unico reparto di neurochirurgia che il piano sanitario regionale aveva previsto oltre a quello di Pescara.

Galzio non deve essersi sentito sufficientemente difeso dinanzi ai tentativi, fatti dal "blocco marsicano" (una compagine composta sia da politici che da medici), di depotenziare il reparto dell'Aquila per favorire quello di Avezzano - poi peraltro chiuso - e deve aver mal digerito l'atteggiamento blando quando non del tutto inerme del management della Asl e dei politici aquilani, specie della giunta Cialente, dinanzi a pressioni il cui fine ultimo era quello di sfilare al San Salvatore la neurochirurgia.

Le dimissioni date più di una volta in questo ultimo anno da Galzio e ora il suo addio definitivo vanno letti probabilmente in quest'ottica, come una presa di posizione contro l'isolamento personale nel quale si è venuto a trovare. Un isolamento amplificato dal silenzio istituzionale che, tolta qualche eccezione, ha accompagnato la sua decisione di lasciare L'Aquila, nota ormai da mesi ma ciononostante passata quasi in sordina.

L'addio di Galzio è una perdita importante non solo per l'ospedale ma anche per l'Università, già alle prese con i noti problemi riguardanti le scuole di specializzazione.

A sostituire Galzio come facente funzioni sarà, temporaneamente, il dottor Alessandro Ricci, che ha lavorato per tanti anni al suo fianco.

 

La nota ufficiale della Asl

“Abbiamo accettato a malincuore la decisione del prof. Galzio”, dichiara il manager della Asl Rinaldo Tordera, “di voler lasciare l’Aquila  per concludere la sua prestigiosa carriera altrove”

“Galzio, in virtù della sua indiscutibile professionalità, lascerà  un’impronta indelebile sull’ospedale San Salvatore perché ha portato il reparto di neurochirurgia a livelli mai raggiunti, consentendogli di acquisire una grande reputazione non solo in Abruzzo ma anche in Italia, come testimonia il richiamo esercitato anche sugli utenti delle regioni del Nord”.

“Il prof. Galzio, al di là delle eccelse doti professionali”, aggiunge Tordera, “ha avuto il grande merito di adoperarsi nel formare collaboratori che fossero in grado, un giorno,  di raccogliere la sua impegnativa eredità. Grazie a questo lavoro di insegnamento, che ha permesso alla sua squadra di neurochirurghi di crescere negli anni e assimilare al meglio le tecniche della disciplina, oggi noi disponiamo di professionisti all’altezza in grado di raccogliere il testimone del professore. E’ fondamentale, infatti, che l’ospedale di L’Aquila possa contare su un prezioso capitale professionale, costituito dall’attuale reparto di neurochirurgia, a cui attingere per continuare a dare un servizio di grande qualità non solo all’Aquila ma anche in Abruzzo. Avremmo preferito che il prof. Galzio concludesse la sua luminosa carriera nel nostro ospedale”, conclude Tordera, “ma prendiamo atto e rispettiamo la sua volontà”

Ultima modifica il Lunedì, 06 Novembre 2017 16:23

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