Lunedì, 03 Settembre 2018 02:24

La pioggia non ferma il jazz: all'Aquila in migliaia per il festival diretto da Fresu

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L'esibizione dei 100Cellos L'esibizione dei 100Cellos

Nemmeno la pioggia e il freddo sono riusciti a fermare i 570 musicisti accorsi ieri all'Aquila per la quarta edizione del Jazz italiano per le terre del sisma, il festival promosso da Mibact, Siae e Comune dell'Aquila e organizzato da varie associazioni con in testa la Federazione nazionale "Il jazz italiano" affiancata da I-Jazz, MIDJ (Associazione nazionale musicisti di jazz) e Casa del Jazz, per la direzione artistica di Paolo Fresu.

Alla fine della giornata - aperta dall'esibizione dei 100 Cellos nella basilica di S. Bernardino e dall'omaggio alle vittime della Casa dello studente con le note del cantautore Joe Barbieri e chiusa dallo show con Simona Molinari, Petra Magoni e Ambrogio Sparagna presentato da Gegè Telesforo nel piazzale di Palazzo dell'Emiciclo  - non uno degli 80 concerti programmati nelle 20 location selezionate è stato cancellato, nonostante l'acquazzone abbattutosi sulla città nel tardo pomeriggio, che ha fatto calare sensibilmente anche le temperature. Tutti i musicisti hanno potuto esibirsi grazie ai palchi allestiti al chiuso o sotto i porticati dei cortili di alcuni palazzi storici.

Il festival si era aperto ufficialmente il 30 agosto a Camerino, nelle Marche, e, prima di arrivare all'Aquila, aveva fatto tappa anche a Scheggino, in Umbria, e Amatrice. Lo scopo dell'evento, del resto, è quello di aiutare le popolazioni che vivono nel territori colpiti dai terremoti che si sono succeduti dal 2009 al 2017, curandone le ferite ancora aperte, promuovendo raccolte fondi (come quella per il rifacimento del teatro di Amatrice) e continuando a tenere accesi i riflettori sulla ricostruzione.

Jazz italiano p...
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"Direi che è stata un'edizione particolarmente riuscita proprio per la pioggia" commenta a fine serata Fresu "Con la pioggia è venuta fuori anche tutta la passione del pubblico, che non voleva andare via senza aver sentito i musicisti, ma anche quella degli stessi musicisti, che non volevano andar via senza prima aver suonato. Siamo provati ma felicissimi, è stata una giornata difficile ma abbiamo raggiunto un risultato importante".

L'edizione 2018 ha chiuso un ciclo, quello apertosi il 6 settembre 2015, data della prima, indimenticabile maratona.

Dal prossimo anno, infatti, grazie a un protocollo di intesa firmato da Comune dell'Aquila, Siae e Federazione nazionale "Il jazz italiano", il festival passerà in capo all'amministrazione comunale, che si è presa l'impegno di farlo diventare un appuntamento fisso.

"Sarà il festival del jazz italiano" dice Fresu, che ha le idee chiare anche sull'identità che la manifestazione dovrà assumere: "Non dovrà, a nostro avviso, essere un festival classico, in cui c'è un concerto ogni sera, con il pubblico che viene e poi va via, ma dovrà seguire il percorso fatto fin qui. Dovrà essere quindi anche un luogo di incontro e condivisione ma anche un'occasione per far scoprire il territorio. L'Aquila è una città ancora da ricostruire, ha bisogno di questo. Noi saremo a fianco del Comune, saremo presenti soprattutto con la Federazione "Il jazz italiano" (di cui Fresu è presidente, ndr), nata proprio sullo stimolo di questa esperienza aquilana".

Dopo tre anni e quattro edizioni, 2500 musicisti e centinaia di concerti, sono tanti i momenti ei ricordi che rimarranno impressi nella memoria del pubblico. Fresu ne sceglie tre in particolare: "Uno è il mio concerto nella scalinata di S. Bernardino il primo anno, davanti a 15 mila persone. L'altra cosa che ricorderò e porterò sempre con me sono le strette di mano degli aquilani, anche quelle di oggi; le persone che ci incontrano e vogliono stringerci la mano per dirci grazie. Infine c'è il concerto di questa mattina (ieri mattina, ndr) dei 100 Cellos a S. Bernardino, con i visi commossi delle tante persone presenti".

Ultima modifica il Lunedì, 03 Settembre 2018 13:21

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