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Venerdì, 11 Gennaio 2019 17:46

Rigopiano, depistaggio e frode: notificati i 7 avvisi di garanzia

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Notificati stamane dai Carabinieri forestali gli avvisi di garanzia ai sette indagati per depistaggio e frode processuale nell'ambito dell'inchiesta bis sul disastro dell'Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara). Si tratta dell'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, dei duei vice prefetti distaccati Salvatore Angieri e Sergio Mazzia, dei dirigenti Ida De Cesaris, Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo e Daniela Acquaviva che saranno interrogati giovedì 17 gennaio.

L'accusa è di avere occultato, nel corso delle indagini della Squadra Mobile di Pescara, il brogliaccio delle segnalazioni pervenute al Centro coordinamento soccorsi della Prefettura il 18 gennaio 2017, giorno della tragedia, per nascondere la telefonata registrata alle 11:38 del cameriere Gabriele D'Angelo, una delle 29 vittime, che dal resort chiese l'intervento dei soccorsi.

Sulla base di quanto scrivono il procuratore capo Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia, gli indagati, "al fine di impedire, ostacolare o, comunque, sviare l'indagine avviata dalla Procura di Pescara per reati di disastro e omicidio plurimo colposo inerenti il crollo dell'Hotel Rigopiano" - così è scritto nell'avviso di garanzia - avrebbero omesso di riportare, nelle relazioni di servizio, "le segnalazioni di soccorso pervenute in quella giornata da persone presenti nell'Hotel Rigopiano e, segnatamente, la telefonata con richiesta di soccorso fatta alla Prefettura dal dipendente dell'hotel Gabriele D'Angelo".

Inoltre gli indagati, "nonostante rituale e specifico ordine di esibizione eseguito dalla polizia giudiziaria", avrebbero omesso "di esibire e consegnare la documentazione consistente in brogliacci, fogli e/o appunti su cui erano riportati gli estremi necessari per l'individuazione della suddetta richiesta di soccorso di Gabriele D'Angelo e del suo contenuto e, in particolare, il numero telefonico con le generalità del richiedente, la tipologia di emergenza segnalata e località interessata dalla segnalata emergenza e, anzi, procedendo allo strappo del foglio nella parte riportante i suddetti estremi della chiamata, immutato artificiosamente la documentazione costituente corpo del reato ovvero lo stato di cose connesse al reato e affermato il falso o negato il vero e comunque taciuto, in tutto o in parte, circostanze rilevanti sui fatti in ordine ai quali erano stati espressamente richiesti di fornire informazioni".

Il tutto con "l'aggravante del fatto commesso mediante distruzione, occultamento, danneggiamento, in tutto o in parte, e/o, comunque, mediante artificiosa alterazione, in tutto o in parte, di un documento da impiegare come elemento di prova o, comunque, utile alla scoperta del reato o al suo accertamento".

Gli investigatori del Gruppo Carabinieri di Pescara stavano indagando sulla vicenda già da un anno.

A mettere gli investigatori sulla traccia giusta c'è, agli atti della prima indagine, quella che ha portato ai 25 indagati, una telefonata tra i carabinieri e la Prefettura delle ore 18:09 del 18 gennaio 2017, quindi almeno un'ora e venti dopo la valanga. Il carabiniere di servizio riferisce di aver ricevuto una telefonata di Quintino Marcella; Quintino è il proprietario del ristorante di Silvi dove lavorava Giampiero Parete, scampato alla tragedia con la famiglia: il ristoratore dichiarava ai carabinieri che Parete gli aveva riferito della valanga. "Ho preso una telefonata adesso da un signore - dice il Carabiniere - di un certo Quintino Marcella. Mi ha detto che un cuoco di sua conoscenza che sta all'Hotel Rigopiano...", al che la dirigente della Prefettura Daniela Acquaviva lo ferma per dirgli che "l'Hotel Rigopiano è già stato fatto questa mattina. C'erano dei problemi. Sono stati raggiunti e sta tutto apposto".

L'operatore del 112 di Pescara a quel punto chiede cosa sia stato fatto, perché a lui Marcella avrebbe detto che "è crollato l'Hotel".

"Eh, sì questa mattina" è la risposta della Acquaviva, e il carabiniere all'oscuro di tutto ribatte: "Ah, ma sto' deficiente mi ha fatto spaventare. Mi ha detto: guardi mi ha detto è crollato l'Hotel Rigopiano e che ci sono delle persone dentro". La funzionaria della Prefettura lo tranquillizza chiarendogli: "Ma no l'intervento sull'Hotel Rigopiano l'hanno fatto questa mattina".

Ma di che intervento si tratta? Si tratta di un controllo evidentemente.

Lo scambio di battute tra Prefettura e Carabinieri di fatto termina con un ambientale registrato nella quale la Acquaviva si rivolge ad una terza persona che si trova con lei e le chiede: "...scusa l'Hotel Rigopiano è stato fatto questa mattina l'intervento no? ...ai Carabinieri ha telefonato uno dicendo è crollato l'Hotel Rigopiano con dentro la gente ma..."; una voce maschile risponde: "ma che stiamo scherzando". E la donna: "ma non è vero". Un'altra voce maschile in ambientale aggiunge: "è uscito fuori che era uno scherzo...". L'operatore del 112 a quel punto tira un sospiro di sollievo: "Ah addirittura è uscito fuori che era uno scherzo", si sente sempre nell'ambientale della telefonata. Altre voci di sottofondo della sala operativa della Prefettura: "Ho parlato pure io con un uno di Rigopiano... dice che siccome ci sono problemi con le linee telefoniche... scusa contattate là. Eh no, io credo sia tutta una montatura".

L'indagine parte proprio da qui: di questa telefonata di D'Angelo, che risulta aver chiamato la Prefettura, non c'è traccia in nessun brogliaccio, eppure è stata ricevuta.

Ultima modifica il Sabato, 12 Gennaio 2019 10:10

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