Venerdì, 17 Ottobre 2014 14:43

Accademia Immagine, ecco la sentenza: "Ruolo di Cialente non formale"

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La sede della Corte dei Conti all'Aquila La sede della Corte dei Conti all'Aquila

Come noto dalle pagine de Il Messaggero in edicola stamane, la Corte dei Conti ha condannato il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente e altri sette tra funzionari e dipendenti dell'Accademia dell'Immagine dell'Aquila per danno erariale. Le accuse da parte della Procura regionale della Corte stessa, di cui NewsTown ha raccontato nel gennaio scorso, sono state sostanzialmente confermate, in due filoni distinguibili tra loro ma correlati: da un lato sarebbe stato inserito nel bilancio dell'Accademia dell'Immagine - con l'obiettivo di mascherare il dissesto finanziario dell'ente - un contributo straordinario da parte del Comune dell'Aquila mai erogato: sarebbe infatti stato apposto tra i ricavi un contributo straordinario comunale di circa 152mila euro - a fronte dei lavori di ristrutturazione effettuati dall'ente per restituire il Cinema Massimo alla città - mai ricevuto dall'Accademia e mai deliberato dal Consiglio comunale. Dall'altra parte ci sarebbe stata, nel corso degli anni, una gestione amministrativa approssimativa, soprattutto per ciò che concerne la rendicontazione delle spese rimborsate ai dipendenti [vedi capitolo dedicato].

La Corte dei Conti ha condannato il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente, i componenti dell'allora consiglio d'amministrazione Vito Bergamotto e Giovanni Moscardelli, i revisori dei conti Nello Bernardi e Fabrizia Aquilio, e l'ex direttrice amministrativa Francesca Ruzza a pagare un totale di circa 396mila euro per danno erariale. Ha inoltre condannato al pagamento la stessa Francesca Ruzza (per una somma di circa 8.700 euro) e i dipendenti Carlo Petricca e Magda Stipa (entrambi per una somma di circa 6.400 euro). Secondo il tribunale "è ininfluente l'archiviazione del procedimento penale (avvenuto nel gennaio scorso ad opera della Procura della Repubblica dell'Aquila, ndr) in quanto i presupposti delle due forme di responsabilità (penale e contabile) sono completamente diversi".

Il contributo del Comune mai erogato ma messo a bilancio. Per quanto riguarda il contributo del Comune mai erogato, è risultata importante nelle fasi di indagine - svolte dalla Guardia di Finanza dell'Aquila - la testimonianza delle dipendente dell'Accademia Magda Stipa, una degli otto condannati dalla Corte dei Conti: "Relativamente all’anno 2007 - si legge nella sentenza della Corte - vorrei precisare che il contributo straordinario per il Cinema Massimo di euro 152.019,12, pur essendo stato appostato tra i ricavi 2007, non è mai stato incassato dall’Accademia. In realtà è successo che il Comune dell’Aquila, a partire dall’anno 2005 ha iniziato a vantare nei confronti dell’Accademia i canoni di locazione relativi al Cinema Massimo occupato dall’Accademia ma di proprietà dello stesso Comune, per un ammontare annuo di circa 26mila euro. A partire dall’anno 2007 - continua la testimonianza della dipendente - l’Accademia ha richiesto al Comune un contributo straordinario a copertura dei costi sostenuti per la ristrutturazione del Cinema Massimo avvenuta nell’anno 2003. Che mi risulti tale contributo non è mai stato deliberato dal Comune, ragion per cui Cialente, presidente dell’Accademia e Sindaco dell’Aquila, si fece garante del buon fine dell’operazione, avallando l’artificio contabile, di fatto escogitato da Francesca Ruzza e Giovanni Moscardelli, e dagli stessi autorizzato". Secondo la testimonianza, dunque, Cialente - che in quegli anni assumeva il triplice ruolo pubblico di parlamentare, Sindaco e presidente del consiglio di amministrazione dell'Accademia dell'Immagine - avrebbe garantito il contributo, avallando di fatto la falsificazione del bilancio dell'ente.

La delibera fantasma. Secondo l'accusa, infatti, l’inserimento "nelle poste di bilancio per le annualità 2007 e 2008 di un credito che sarebbe seguito al contributo straordinario per i lavori del Cinema Massimo, che mai era stato deliberato dalla Giunta comunale, dimostra una situazione amministrativa e contabile del tutto inattendibile". Una bozza giudicata "informale" di delibera di giunta, proposta dall'amministrazione Cialente, che però non sarebbe mai arrivata a compimento: non deliberata dalla giunta, né dal consiglio comunale, perché non ha mai avuto il parere contabile da parte degli uffici del Comune dell'Aquila, poiché l'allora dirigente del settore (Quirino Cervellini) si oppose, in quanto le somme corrispondenti al contributo non erano previste nel bilancio comunale del 2008. Secondo la Corte dei Conti, dunque, l’assenza del parere contabile favorevole "dimostra ancora di più la totale inesistenza del debito in parola del Comune verso l’Accademia dell’Immagine". Non serve, infatti, essere esperti di diritto amministrativo per capire che una bozza di delibera è un atto di fatto inesistente e giuridicamente irrilevante. Ci si fermò, dunque, alla promessa di Cialente di far erogare al Comune il contributo straordinario per l'Accademia dell'Immagine.

"Cialente ha deliberato consapevolmente". A differenza di quanto ha dichiarato oggi l'avvocato difensore di Cialente Carlo Benedetti ad Abruzzoweb, la Corte dei Conti non ritiene che il primo cittadino abbia avuto un ruolo meramente formale all'interno dell'Accademia dell'Immagine, di cui era presidente: "Il Sindaco [...] nella sua posizione di Presidente dell’Accademia, a norma dell’art. 22 del relativo Statuto 'rappresenta l’Accademia negli organismi locali, nazionali ed internazionali e si impegna presso Enti e privati affinché l’Associazione solidifichi ed incrementi il proprio patrimonio finanziario per poter accedere ai finanziamenti pubblici. Il Presidente, inoltre, presiede l’Assemblea, convoca e presiede il Cda, rappresenta legalmente l’Associazione di fronte a terzi ed in giudizio e cura l’esecuzione delle delibere del Cda'; queste funzioni, ancorché non retribuite, 'non hanno un carattere di mera rappresentanza dell’istituto privo di qualsivoglia impulso amministrativo e di controllo sulla gestione', per cui egli 'avrebbe dovuto con i propri poteri d’impulso richiamare la dirigenza amministrativa, compresi i Revisori, ai principi di corretta gestione contabile e di controllo della spesa, affinché tutti fossero adeguatamente responsabilizzati sull’uso delle risorse pubbliche". Per la Procura della Corte dei Conti risulta "incontrovertibile che il Sindaco convenuto, dopo aver fornito precise rassicurazioni sull’effettiva erogazione del citato contributo da parte dell’amministrazione comunale, deliberava consapevolmente, unitamente agli altri componenti il Cda, di imputare questo stanziamento al bilancio consuntivo 2007". Non ci sarebbe stato, dunque, un "ruolo di rappresentanza e non gestionale", come afferma Benedetti. Il presidente Cialente e i componenti del Cda dell’ente, "avevano poteri di scelta gestoria importanti, nonché di controllo sullo svolgimento delle attività dell’Accademia".

La difesa del Sindaco. Nel corso dell'udienza, svoltasi nel giugno scorso, la difesa motivava così la mancata approvazione della delibera: "[sarebbe quindi di] solare evidenza che furono posti in essere pedissequamente tutti gli atti prodromici della delibera di assegnazione del contributo definitivo e che questi ingenerano un giusto affidamento da parte dell'Ente (ivi compreso il Cda) circa il futuro ed effettivo percepimento del contributo promesso; [invero la deliberazione conseguente non fu approvata tempestivamente] solo perchè, come risulta dalla nota del 9.12.2008 a firma del Dirigente del settore economico e finanziario del Comune dell'Aquila, Quirino Cervellini, le somme richieste non erano state previste nell'assestamento generale del bilancio 2008 per mero errore". Il contributo per l'Accademia dell'Immagine, dunque, non sarebbe mai stato realmente erogato per un "mero errore" degli uffici comunali. Non è d'accordo la Corte dei Conti, che nella sentenza scrive: "L'operazione contabile non discendeva da un semplice errore, per quanto gravissimo, ma rispondeva a un preciso disegno volto a contenere le perdite già nel biennio 2007/2008 in attesa degli sviluppi della situazione e in particolare degli sperati interventi di sostegno finanziario".

L'attacco ad Anna Maria Ximenes. La dipendente dell'Accademia dell'Immagine Magda Stipa, durante la sua difesa nel processo, ha attaccato Anna Maria Ximenes, ex direttrice generale dell'ente e, successivamente, assessora alla Cultura del Comune dell'Aquila, la cui posizione è stata archiviata in sede di indagini: "Anche dopo avere assunto la carica di assessore del Comune di L’Aquila - ha affermato Stipa durante il processo - in forza della delega alla Cultura conferitale dal sindaco Cialente, ha continuato stabilmente ad interessarsi dell’Accademia e, di fatto, ad esercitare un controllo sulla stessa non dissimile dalle funzioni del direttore generale [...] Un'assidua partecipazione, che ovviamente non è relazionabile alla carica di assessore comunale, è conseguenza dell’attività che la sig.ra Ximenes, benché "autosospesasi", ha continuato a svolgere in seno all’Accademia. Ciò risulta confermato anche da quanto riferito dalla direttrice reggente Ruzza [...] circa il fatto che effettivamente fu la signora Ximenes a disporre che nel bilancio dell’Accademia fosse appostato il contributo comunale in realtà non deliberato e mai erogato dal Comune di L'Aquila".

Il verbale del Cda dell'Accademia. Il 27 febbraio 2008 si riunisce il consiglio di amministrazione dell'Accademia dell'Immagine, in cui si dà atto che "il Consiglio di Amministrazione, dietro precisa rassicurazione del Presidente Cialente, delibera di imputare il contributo straordinario nel bilancio consuntivo 2007 essendo già stata predisposta dall’amministrazione comunale una delibera di giunta che prevede il riconoscimento di tale contribuzione e recuperando le quote degli ultimi cinque anni (dalla ristrutturazione del 2002 al 2006)". La Corte dei Conti ritiene dunque inequivocabile la scelta cosciente e volontaria da parte degli amministratori dell'Accademia, di registrare nel rendiconto dell'ente un "credito all'epoca insussistente". "E' quindi evidente - si legge nella sentenza - che il problema fu posto, nell'occasione, altrimenti non si comprenderebbe il senso della 'precisa rassicurazione' del Sindaco (e Presidente dell'Accademia) Cialente; la decisione di soprassedere all'esame della documentazione giuridico-contabile del caso, accontentandosi invece della sola "rassicurazione" verbale in parola, è altamente significativa e non può essere ascritta semplicemente a leggerezza o a dimenticanza, ma costituisce l'espressione consapevole di una precisa e concorde volontà dei presenti di omettere i doverosi accertamenti cartolari sul credito in parola, evitando così di affrontare e risolvere la questione sul piano tecnico".

L'attenuante del "vantaggio per la comunità". Il tribunale dell'Aquila ha inteso accettare le richieste degli avvocati difensori circa il riconoscimento del "vantaggio comunque conseguito dalla comunità". L'attività svolta dall'Accademia, è per la Corte suscettibile di apprezzamento sotto i profili, ad esempio, dell'opera di formazione specialistica svolta nel settore della comunicazione audiovisiva a favore dei giovani, del loro conseguente inserimento nel mondo del lavoro, della disponibilità per il pubblico di una sala cinematografica storica all'Aquila, dell'arricchimento culturale prodotto in generale dalle manifestazioni e pubblicazioni promosse dall'Accademia. "L'insieme di questi benefici - scrive la Corte - non possono quindi essere ignorati da questa sezione, benché il rendiconto dell'attività dell'ente sia stato irregolarmente veicolato mediante la presentazione di documenti contabili non veritieri, volti a far apparire una perdita sensibilmente inferiore a quella reale". A causa di questo, la Corte dei Conti ha abbattuto la somma da resistuire di un terzo. Infatti, i condannati dovranno resistuire circa 394mila euro, rispetto ai circa 594mila euro richiesti dalla Procura regionale.

I rimborsi per dentifricio e deodorante. Il secondo elemento sul quale si basa la condanna riguarda la contestata "appropriazione indebita
per circa 78mila euro, somma utilizzata per rimborsi di carburante, ristoranti e ospitalità". Dai bilanci 2007 e 2008 la Guardia di Finanza ha rilevato cospicui rimborsi presentati dai dipendenti, spesso non supportati da idonea giustificativo contabile. "Il sistema dei rimborsi 'a piè di lista' - si legge nella sentenza di condanna - utilizzato presso l'Accademia appare inaccettabile nella sua approssimazione e contrario a qualsiasi elementare canone di corretta tenuta della contabilità, anche dal punto di vista fiscale ed aziendale, diversamente da quanto sostenuto dalle difese dei convenuti". A volte sono singolari le voci di spese di rimborso presenti: oltre all'acquisto di carburante, i pedaggi autostradali e le ricevute di parcheggi, vi sono infatti pagamenti di utenze non dell'Accademia, biglietti di viaggio e soggiorni, spese di taxi, consumazioni varie, e acquisto di prodotti alimentari e non, manutenzione di autoveicoli (incluso il cambio di gomme e il cambio dell'olio), rimozione e custodia di veicoli, violazioni del codice della strada; acquisto di prodotti per l'igiene personale e ricariche telefoniche. Singolari si sono poi rivelate le dichiarazioni da parte di uno dei condannati, relativamente al rimborso di prodotti per l'igiene personale (come dentifricio,
deodorante, ecc.) in quanto il medesimo, nel sostenere che si trattasse di una svista, ha tuttavia precisato che l'errore era da considerare ininfluente in quanto per le sue prestazioni in favore dell'Accademia gli veniva riconosciuto un rimborso forfetario “massimo” di trecento euro mensili.

Ultima modifica il Venerdì, 17 Ottobre 2014 18:53

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