Sabato, 14 Marzo 2015 10:16

Chiude il Mario Negri Sud. A casa 130 lavoratori, debiti per 8 milioni

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Il Mario Negri sud, il prestigioso centro di ricerche biomediche e farmacologiche con sede a Santa Maria Imbaro (in provincia di Chieti), non esiste più.

Il Tribunale di Chieti, sezione civile, prendendo atto delle criticità nella gestione delle attività scientifiche ed economiche, nonché del parere positivo del commissario in carica, ha nominato tre commissari liquidatori: Carlo Fimiani, Valentina Luise e Giordano Albanese.

Davvero una fine amara per quella che è stata a lungo una delle eccellenze della ricerca in Abruzzo.

Ieri i 130 dipendenti non hanno avuto nemmeno il tempo per fare gli scatoloni e organizzare il trasloco. Non hanno potuto nemmeno timbrare il cartellino per l'ultima volta visto che i badge erano stati smagnetizzati. .

Sono 18 le mensilità arretrate che i lavoratori, tutti ricercatori altamente qualificati, attendono ancora di percepire. E il futuro non promette niente di buono anche se il commissario Fratocchi è convinto che si possa ripartire.

Lo stesso Fratocchi, in un documento, analizza le cause che hanno portato al dissesto del centro di ricerca fondato 28 anni fa, gravato da debiti per 8 milioni di euro: progetti di ricerca osteggiati, personale assunto e inutilizzato, stipendi abnormi, un modello organizzativo inadeguato, con sovrapposizioni e doppioni, e uno stabile non a norma.

"Una gestione disastrosa" dice Fratocchi. Il grosso del buco è stato maturato negli ultimi sei anni, tra il 2009 e il 2014, quando l'istituto era controllato per il 70% dal Mario Negri di Milano, per il 20% dalla provincia di Chieti e per il 10% dalla Regione Abruzzo.

La notizia del fallimento dell'istituto è stata accolta con molta rabbia dai sindacalisti.

Sergio Aliprandi, Cgil, ha lamentato "la mancata sensibilità del prefetto di Chieti che non ha ricevuto il sindacato negli ultimi giorni, pur in presenza di un paio di proposte che avrebbero potuto far rinviare questa decisione. Le scelta di commissariare sarà pure obbligata, ma riteniamo che si poteva ancora discutere".

Per Camillo D’Alessandro, sottosegretario alla Regione, "si tratta di una conclusione drammatica di un film costruito nel tempo, dove il combinato disposto di irresponsabilità e bugie di chi ci ha preceduto al governo della Regione ha dato questo frutto avvelenato. Appena insediati, abbiamo partecipato alla riunione sul Bilancio (insieme al direttore regionale Cipollone) ed abbiamo scoperto che ogni anno si perdevano 3 mnl. E poiché la Corte dei conti impone la chiusura delle partecipate che per tre anni consecutivi sono in perdita, lo stop era obbligato. E’ vero che c’era stato un piano industriale, però mai attuato forse per contrasti con la sede di Milano. Fatto sta che non era possibile un’altra soluzione".

Sul futuro dei dipendenti, D'Alessandro afferma: "La Regione non vuole assolutamente perdere questo patrimonio e rinunciare alle attività in cui il Negri sud eccelle se fosse stata una società o un consorzio avremmo cercato la strada del concordato preventivo. La Fondazione invece può solo chiudere. Questo però non significa che rinunciamo alla presenza di questi ricercatori e di questo personale. Si tratterà di pensare ad una nuova struttura, una nuova presenza in grado di continuare il lavoro egregio che veniva svolto".

Ultima modifica il Sabato, 14 Marzo 2015 18:51
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