Domenica, 09 Ottobre 2016 21:37

Marcia della Pace, 100mila per vincere l'indifferenza: c'era anche L'Aquila

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Da Marcia per la Pace a Marcia della Pace e della fraternità, trasformazione "necessaria" per dare più senso ad un appuntamento "che non deve essere una parata ma un momento per prendere l'impegno, attraverso la firma della 'Dichiarazione di pace', a costruire veramente un futuro migliore".

Venticinque chilometri, da Perugia alla Rocca d'Assisi, per dire no, a 55 anni dalla prima volta, alla guerra e per "vincere l'indifferenza", come recitava lo striscione più grande: hanno sfilato in 100mila, arrivati a piedi, in bicicletta, con bus e treni, in auto, da 472 città del mondo. Ragazze e ragazzi, bambini e bambine, studenti, famiglie, cittadini e rappresentanti di gruppi, associazioni, organizzazioni, scuole, hanno camminato lungo la 'via della nonviolenza' tracciata nel 1961 da Aldo Capitini.

Giovani, erano tantissimi i giovani, come sempre, festanti e colorati: accanto a loro, ragazzi con la kefiah e donne velate, nigeriani e maliani, afgani delle province di Nangarhar, Laghman e Parwan, badanti ucraine e lavoratori rumeni. "Benvenuto, straniero" recitava un altro striscione, a dare il senso della manifestazione di quest'anno. "La pace non è qualcosa di astratto, non è la sola mancanza di guerre", ha sottolineato Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace e organizzatore della marcia. "La pace è anche solidarietà per le tragedie degli altri popoli, la pace è accoglienza per la gente che fugge dalle tragedie". Come ha ribadito anche Papa Francesco, nel messaggio di benedizione ai partecipanti, "la guerra distrugge sempre, e con essa si perde tutto", perché causa "terribili sofferenze, specialmente ai più deboli".

In corteo, anche le Istituzioni: i gonfaloni di comuni e rappresentanti di 96 province e Regioni, bandiere francesi, slogan tedeschi, vessilli stellati dell'Europa. E le insegne di Rifondazione comunista, di Amnesty International, di Emergency, Libera, Music for Peace che raccoglie aiuti per Gaza come delle organizzazioni dei giornalisti, No Bavaglio e Articolo 21. C'era pure L'Aquila, città della Pace, con l'amministrazione comunale e l'Arci: "Nonostante il tempo non promettesse nulla di buono, è stata invece una giornata meravigliosa - ha sottolineato l'assessore Fabio Pelini - nella quale abbiamo voluto ribadire l'urgenza di una nuova cultura di pace, giustizia, inclusione, cooperazione, dialogo. La strada è ancora molto lunga: la Siria, l'Egitto e tutto il Medio Oriente, la Libia e la Nigeria sono soltanto alcuni dei fronti più caldi della guerra globale permanente. Oggi, in decine di migliaia abbiamo rimarcato la necessità di 'vincere l'indifferenza' e la rassegnazione", le parole di Pelini.

Come aveva chiesto padre Alex Zanotelli, alla messa delle sette, dando il via alla manifestazione, attaccando la politica militare europea: "Le armi servono a creare sempre nuove guerre, dall'Ucraina alla Libia, dal Sud Sudan alla Somalia, dal Mali allo Yemen, alla Siria, all'Iraq, all'Afghanistan. Dunque, chiedo a tutti di alzare la voce e gridare il dissenso per questa politica sempre più armata. Chiedo ai movimenti di unire le forze per costringere il governo a obbedire alla Costituzione, secondo cui l'Italia ripudia la guerra".

Si è marciato anche perché non si dimentichi la terribile vicenda di Giulio Regeni, giovane ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto, e per mostrare solidarietà ai giovanissimi colpiti dal terremoto del 24 agosto scorso, arrivati anche loro, a Perugia, per camminare con il popolo della Pace e della fraternità fino ad Assisi.

Ultima modifica il Lunedì, 10 Ottobre 2016 00:02

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