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Sabato, 17 Marzo 2018 00:01

Univaq alla ricerca delle Pietre Viventi: il video racconto della spedizione

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“La spedizione è terminata con successo, le pietre viventi sono in viaggio e ben presto arriveranno nel capoluogo abruzzese per poterne studiare il dna nei laboratori di Biologia di UnivAQ; il prossimo passo sarà attivare tutte le procedure necessarie, nel massimo rispetto della grotta e della normativa vigente, affinché si possa confrontare il dna con quello di alcune concrezioni batteriche che sarebbero presenti all'interno delle Grotte Di Stiffe. Insomma, la ricerca continua: restate in attesta dei primi risultati scientifici. Dalle terre di Vlad III di Valacchia è tutto, si torna a casa dove ad attendermi ci sono nuove avventure all'orizzonte”.

Così scrive Ambra Ciotti, ricercatrice speleologa presso le Grotte di Stiffe, che ha partecipato alla spedizione. L’incursione dei geologi dell’Università dell’Aquila nei Carpazi ha dato risultati a dir poco entusiasmanti. "Al nostro arrivo ci siamo recati al Museo Geologico Nazionale di Bucarest – racconta a newstown Antonio Moretti, ideatore della spedizione - dove siamo stati accolti dalla cortesia del dott. Dan Grigore e della dottoressa Monica Malcovei. Il museo è bellissimo ed ha collezioni di grande di grande valore sia scientifico che didattico: consigliamo a tutti coloro che si trovassero da quelle parti, per svago o per lavoro, di visitarlo".

moretti3Da qui è partita la ricerca, "trovando molte informazioni essenziali e tanti campioni raccolti negli anni dai colleghi rumeni, con i quali stiamo stipulando una interessante collaborazione sia scientifica che didattica", aggiunge Moretti. "Grazie al loro aiuto abbiamo potuto stilare una prima mappa degli affioramenti delle famose pietre, che chiamano trovant. Cosa molto importante, tutti gli affioramenti noti sono confinati in condizioni geologiche molto simili tra loro, inglobati nelle sabbie quarzifere che si accumulano attorno alla grande catena montuosa dei Carpazi. Dan e Monica ci sono stati di estremo aiuto anche per individuare gli affioramenti migliori per iniziare le nostre ricerche e le campionature. Di forme simili ai trovant ce ne sono in alcune altre aree del mondo, sempre in zone molto fredde (per esempio, le bambole del löss della Siberia) o in ambienti estremi come in alcune grotte del Carso triestino, associate a sabbie silicee. A parte la bellezza estrema del paesaggio nel quale sono incastonati, nessuna altra forma raggiunge la grandezza ed il fascino dei trovant dei Carpazi".

Nonostante le condizioni meteorologiche poco favorevoli, la spedizione dei geologi dell'Univaq ha potuto raggiungere la zona della riserva naturale dove sono conservati gli esemplari più belli e famosi (ma molti altri si trovano in giardini privati, muretti, cortili di ristoranti ecc.) e qui campionare alcune delle concrezioni subito al di fuori dell’area della riserva. "Alcune, piu piccole, son o state estratte direttamente dal deposito sabbioso, quindi il più possibile libere da contaminazioni batteriche esterne e saranno utilizzate sia per la ricerca e l’estrazione del DNA delle comunità batteriche sia per tentarne un a possibile riproduzione in laboratorio. Inutile sottolineare l’importanza di eventuali forme batteriche relitte per il mondo, ancora in gran parte inesplorato, della carbonatogenesi sin-diagenetica batterica. Le prime analisi e le morfologie dei trovant ci confermano che sono certamente forme di accrescimento batterico. La forma globulare è caratteristica di organismi che traggono energia (o 'nutrimento') dall'ambiente circostante; le colonie poi si riproducono ramificandosi e spostandosi verso le zone più ricche di nutrienti, come fanno molti altri organismi coloniali come le stromatoliti, le scogliere, i formicai, le nostre stesse città metropolitane quando si espandono verso le periferie".moretti4 copia

Le nuove colonie si accrescono quindi come specie di 'gemme' sferiche verso l’esterno della colonia 'madre' "con lo scopo - spiega ancora Moretti - di aumentare la superficie di contatto tra il film microbico superficiale e l'ambiente circostante. Le dimensioni delle colonie variano moltissimo in funzione delle disponibilità energetiche. Le sabbie all’interno delle quali si accrescono le nostre 'pietre' sono quarziti molto pure (>90% SiO2), con frequenti granelli arrotondati e smerigliati testimoni di una lunga elaborazione eolica e scarsissima matrice fine, caratteristica dei depositi periglaciali. Anche gli altri affioramenti di trovant conosciuti sono in sedimenti sabbiosi silicei con analoghe caratteristiche periglaciali. Pensiamo che questo ambiente freddo, forse addirittura sepolto sotto le coltri glaciali del Quaternario, abbia offerto un tessuto quasi sterile, chimicamente inerte ed alcalino alle nostre colonie, che si sono diffuse senza altri competitori occupando gli spazi interstiziali del sedimento. Le forme di batteri chemiotrofi carbonatofissatori finora conosciute lavorano infatti con perfetta efficienza anche a temperature inferiori allo zero".

moretti5 copiaElemento molto importante, dalle foto e dai campioni conservati al museo si riconoscono spesso due-tre fasi di 'gemmazione' o di accrescimento successive, "facilmente correlabili con le grandi alternanze climatiche delle grandi glaciazioni quaternarie. Ora i campioni sono nei nostri laboratori, in attesa di rivelare i loro segreti che promettono di essere estremamente interessanti per comprendere alcuni passaggi essenziali dello sviluppo della Vita sul nostro pianeta. Ah, gia, crescono? Dan ci assicura che quelle conservate nei giardini del museo, nonostante le frequenti piogge, non sono mai aumentate di volume in tutti i decenni da che lui le ha viste. Tuttavia i nostri biologi hanno messo alcuni frammenti in coltura in vitro, chissà che abbandonino la loro timidezza e comincino a riprodursi; siamo ottimisti, resuscitare dei batteri dopo un milione di anni sarebbe un bel colpo per la scienza" 

Ultima modifica il Sabato, 17 Marzo 2018 00:14

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