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Martedì, 19 Giugno 2018 21:39

20 giugno, la Giornata mondiale per i rifugiati: sono 68.5 milioni nel mondo

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20 giugno, la Giornata mondiale per i rifugiati.

Sono impressionanti i numeri diffusi dall'Unhrc, l'agenzia Onu per i rifugiati, nel Rapporto annuale pubblicato ieri: sono 68.5 milioni le persone che alla fine del 2017 si trovavano lontane dalle proprie case, costrette ad abbandonarle; ogni giorno sono 44.500 le persone forzate alla fuga, una ogni due secondi. Considerando tutte le nazioni nel mondo, una persona ogni 110 è costretta ad abbandonare la propria abitazione. Di loro, 25.4 milioni sono scappate a conflitti e persecuzioni: 2.9 milioni in più del 2016, “l’aumento più grande che l’Unhcr abbia mai registrato in un solo anno”. Di questi, poco più di un quinto sono palestinesi affidati all’Unrwa.

Il rapporto offre numerosi spunti di riflessione: l’85% dei rifugiati risiede nei Paesi in via di sviluppo, molti dei quali versano in condizioni di estrema povertà e non ricevono un sostegno adeguato ad assistere tali popolazioni. Quattro rifugiati su cinque rimangono in Paesi limitrofi ai loro. Gli esodi di massa oltre confine sono meno frequenti di quanto si potrebbe pensare guardando il dato dei 68 milioni di persone costrette alla fuga a livello globale. “Quasi due terzi di questi – spiega il rapporto – sono infatti sfollati all’interno del proprio Paese. Dei 25.4 milioni di rifugiati che hanno lasciato il proprio Paese a causa di guerre e persecuzioni, poco più di un quinto sono palestinesi sotto la responsabilità dell’Unrwa (l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente). Dei restanti, che rientrano nel mandato dell’Unhcr, due terzi provengono da soli cinque Paesi: Siria, Afghanistan, Sud Sudan, Myanmar e Somalia. “La fine del conflitto in ognuna di queste nazioni – sottolinea l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati – potrebbe influenzare in modo significativo il più ampio quadro dei movimenti forzati di persone nel mondo”.

I richiedenti asilo in attesa dell’esito delle loro richieste di status di rifugiato erano 3.1 milioni alla fine del 2017 (300.000 in più rispetto al 2016).

Il Global Trends offre altri due dati, forse inattesi: il primo è che la maggior parte dei rifugiati vive in aree urbane (58%) e non nei campi o in aree rurali; il secondo è che le persone costrette alla fuga nel mondo sono giovani, nel 53% dei casi si tratta di minori, molti dei quali non accompagnati o separati dalle loro famiglie.

Come per il numero di Paesi caratterizzati da esodi massicci di persone, anche il numero di quelli che ospitano un elevato numero di rifugiati è relativamente basso: in termini di numeri assoluti la Turchia è rimasta il principale Paese ospitante al mondo, con una popolazione di 3.5 milioni di rifugiati, per lo più siriani. Nel frattempo, il Libano ha ospitato il maggior numero di persone in rapporto alla sua popolazione nazionale. Complessivamente, il 63% di tutti i rifugiati di cui si occupa l’Unhcr si trova in soli 10 Paesi. “Purtroppo le soluzioni a tali situazioni sono state poche – rileva il rapporto – mentre guerre e conflitti hanno continuato a essere le principali cause di fuga, con progressi assai limitati verso la pace”.

Circa cinque milioni di persone hanno potuto tornare alle loro case nel 2017, la maggior parte delle quali però era sfollata all’interno del proprio Paese. Tra queste, inoltre, in migliaia sono rientrate in maniera forzata o in contesti assai precari. A causa del calo dei posti messi a disposizione dagli Stati per il reinsediamento, sono 100mila i rifugiati che sono potuti tornare a casa, un numero diminuito di oltre il 40 per cento. Una sconfitta.

A leggere i dati, è evidente come un nuovo patto globale per i rifugiati non sia più rinviabile. “Siamo ad uno spartiacque: il successo nella gestione degli spostamenti forzati a livello globale richiede un approccio nuovo e molto più completo, in modo che i Paesi e le comunità non siano lasciati soli ad occuparsene”, ha dichiarato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi. Il nuovo Global Compact che dovrebbe essere adottato dall’Assemblea generale Onu tra pochi mesi sarà uno strumento importante. “Nessuno diventa rifugiato per scelta; ma tutti gli altri possono scegliere come aiutare”, ha detto Grandi.

Le iniziative nell'aquilano

La giornata vuole essere un momento per riflettere e non dimenticare mai che dietro ogni rifugiato c’è una storia che merita di essere ascoltata. Storie di sofferenze, di umiliazioni ma anche di chi è riuscito a ricostruire il proprio futuro, portando il proprio contributo alla società che lo ha accolto.

Il Comitato Territoriale Arci L’Aquila, come ogni anno, ha organizzato una serie di iniziative per celebrare la giornata.

Di seguito il programma delle iniziative previste a Pizzoli:

Porte aperte a “LA CASA DEI POPOLI”

  • Ore 9:30 Lavori di giardinaggio all’esterno della struttura;
  • Ore 18:00 Inaugurazione de “LA CASA DEI POPOLI”;
  • Ore 18:30 Presentazione del progetto SPRAR di Pizzoli e della mostra fotografica “LA LINEA INVISIBILE” di Danilo Balducci;
  • Ore 19:30 Esibizione di Domenico Capanna insieme ai beneficiari del progetto SPRAR di Pizzoli;
  • Ore 20:00 Buffet multiculturale;
  • Ore 21:30 Concerto DABADUB SOUND SYSTEM ft. J-RISE.

Durante tutta la giornata esposizione della mostra fotografica di Danilo Balducci e delle opere di James Ami Erego all’interno de “LA CASA DEI POPOLI”.

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