Martedì, 07 Febbraio 2017 22:25

Intervista a Giovanni Lolli: "C'è stato uno smottamento psicologico degli aquilani"

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"Ci stiamo muovendo su due piani; sull'attuale decreto terremoto, innanzitutto, ancora 'povero' e che cercheremo, dunque, di migliorare insieme alle altre Regioni coinvolte (Marche, Lazio e Umbria ndr) e andrò a Roma per discuterne con i Presidenti e con il Commissario straordinario Vasco Errani; in Senato, Stefania Pezzopane - e speriamo possa trovare il sostegno degli altri parlamentari abruzzesi - presenterà gli emendamenti discussi coi sindaci del nuovo cratere e con le categorie economiche di L'Aquila e Teramo, le province più 'colpite'. C'è da affrontare, però, anche la specifica emergenza Abruzzo: quanto accaduto a gennaio, e sto parlando degli effetti sull'economia, con le drammatiche conseguenze sul lavoro di migliaia di imprese e operatori, non ha paragoni con le altre Regioni".

Incontriamo Giovanni Lolli a Palazzo Silone, per strappargli un'intervista tra una riunione e l'altra; sul tavolo l'emergenza Abruzzo: in mattinata, il premier Paolo Gentiloni ha visitato Montorio al Vomano, tra i Comuni più colpiti, per poi spostarsi a Teramo, così da discutere il decreto che approda all'esame del Parlamento. "Voglio che la mia Regione abbia, a fronte di danni significativi e misurabili che si rilevano dal crollo di prenotazioni e da meno opportunità, uno strumento idoneo e rilevante", ha chiesto il governatore Luciano D'Alfonso al Presidente del Consiglio. "Questa visita istituzionale deve aiutarci a fotografare e a rilevare quali possono essere le più adatte risposte di carattere normativo e finanziario. Dobbiamo considerare i cosiddetti danni indiretti perché le comunità colpite possano trovare risarcimento e ripartenza", ha aggiunto D'Alfonso.

D'altra parte, le conseguenze del maltempo - combinate con le scosse di terremoto del 18 gennaio scorso - oltre i danni materiali, si stanno rilevando catastrofiche per l'agricoltura, e Coldiretti stima danni per 52 milioni di euro, commercio, servizi e turismo.

"La Regione portava ancora con sé la 'coda', piuttosto complessa, del terremoto del 2009", sottolinea Lolli a NewsTown; "e se è vero che gli eventi del 24 agosto e del 30 ottobre ci avevano 'colpito' solo marginalmente, è altrettanto vero che le scosse del 18 gennaio scorso, le nevicate straordinarie di quei giorni, le 200mila utenze Enel disalimentate, la slavina che ha travolto l'Hotel Rigopiano, cui si è aggiunta l'improvvida - a mio parere, almeno - informazione fornita dalla Commissione Grandi Rischi sulla possibilità di un evento sismico rilevante e sul rischio Vajont per la diga di Campotosto, nel combinato disposto hanno generato un'emergenza senza precedenti". E Giovanni Lolli è molto preoccupato dai possibili effetti a medio e lungo termine, anche e soprattutto per le aree interne e, in particolare, per l'aquilano: "Lo dico in coscienza: con tanti altri, siamo in prima linea dal 2009; sono stati anni complicati, di battaglie, critiche e 'casini' vari, ma non ho mai avuto la sensazione che il popolo aquilano, in senso 'esteso', stesse smarrendo la fiducia che ce la potesse fare. Al contrario, in questi giorni non posso che notare uno smottamento anche e soprattutto psicologico".

In questo senso, non è affatto un caso che la sicurezza degli istituti scolastici abbia assunto centralità nel dibattito pubblico cittadino: "Credo si possa sopportare di tutto, non l'idea che i nostri figli possano frequentare aule insicure. E' per questo che tanto mi sto dedicando alla vicenda: nessuno ha la bacchetta magica - lo ribadisce, il vice presidente della Giunta regionale - ma se non produciamo uno sforzo veramente straordinario sulle scuole, così che si possa credibilmente dire a studenti, genitori e  docenti che, non subito, ma nel più breve tempo possibile, i problemi verranno affrontati e risolti, come comunità non potremmo sopportare a lungo il senso di paura e insicurezza che si respira in questi giorni".

Lolli non manca di fare autocritica, riconoscendo che si sarebbe potuto e dovuto fare di più: "lo dico per me, ovviamente, vedo che altri non lo sottolineano e, forse, avranno fatto tutti il loro meglio, eccetto io che pure non avevo una responsabilità diretta sulla sicurezza delle scuole cittadine; da aquilano però, ho commesso il solito errore: torno a parlare di prevenzione dopo l'ennesima tragedia e, invece, bisognerebbe parlarne sempre, parlare e agire ogni giorno, e non in modo retorico. Vivere in un territorio fragile come il nostro avrebbe richiesto da parte di tutte le istituzioni un’attenzione molto diversa alle politiche di prevenzione; in qualche modo, siamo tutti chiamati a rispondere di questa carenza".

La sicurezza delle scuole, dunque: al momento, è il principale problema da risolvere; "si tratta di una 'questione' nazionale, e la principale difficoltà sta nel fatto che le politiche statali da sempre, e anche in questi ultimi anni in cui la sensibilità civile è cresciuta, hanno ipocritamente scaricato sui Comuni e sulle Province le responsabilità della sicurezza degli edifici senza fornire loro gli strumenti normativi e finanziari necessari, anzi, continuando a tagliare loro le risorse. Quello che abbiamo deciso di fare noi, ora, e che è contenuto nella delibera di Giunta regionale voluta dal presidente D’Alfonso, è di finanziare direttamente come Regione - anche andando oltre le nostre dirette responsabilità e i nostri vincoli finanziari - un piano straordinario finalizzato prima di tutto ad una verifica dettagliata, e non solo statistica e formale, dello stato delle nostre scuole, facendoci aiutare dalle migliori competenze esistenti in Italia, e poi contribuire con le nostre risorse, ma chiamando in causa anche le risorse nazionali, a finanziare su quello studio un piano di sicurezza delle scuole abruzzesi. Non so se sarà sufficiente per provare a rispondere alle legittime preoccupazioni, alle esigenze e ai diritti dei nostri cittadini. Certamente è il minimo che possiamo e dobbiamo fare".

Poi, andrà capito che danno è stato inflitto all'economia dalle ultime calamità, nel medio e lungo termine. "E' un problema che attiene all'intera Regione, ovviamente: come detto, ci sono danni ingenti all'agricoltura, al settore zootecnico e olivicolo in particolare, ma riscontriamo conseguenze drammatiche anche sul commercio, sull'industria e sui servizi; è chiaro, però, che i problemi maggiori li stanno vivendo le aree interne, e nei settori economici che più potrebbero creare valore: la zootecnica, dunque la gastronomia di qualità, e il turismo soprattutto".

"Siamo alla desertificazione", sospira Lolli; "già eravamo combinati male, negli ultimi giorni le prenotazioni sono state praticamente azzerate. Ho chiesto e ottenuto da D'Alfonso la delega al turismo, per occuparmene in prima persona: ho già tenuto una riunione e, a breve, riunirò - di nuovo - l'assessorato; è necessario un piano straordinario per il rilancio del settore, di comunicazione innanzitutto ma anche strutturale. Non tutti saranno d'accordo su quello che sto per dire, ma lo sforzo debbono farlo anche le strutture turistico-ricettive". Più di ogni altra cosa, va lanciato un messaggio chiaro: "dobbiamo dimostrare, e poi comunicare, che venire in vacanza in Abruzzo è sicuro. Non sfuggiamo alle responsabilità: va finalmente approvato il 'Piano Valanghe'; non è accettabile che una Regione montuosa come la nostra, che punta molto sulle attività invernali, non l'abbia ancora fatto. Solo così potremo correggere la devastante comunicazione delle ultime settimane: dobbiamo convincere i turisti a venire in Abruzzo, raccontando di un posto bellissimo, fragile ma sicuro".

Tornando all'aquilano, al 'primo' cratere se così possiamo definirlo, quello del 2009, il 4% dei fondi per la ricostruzione destinati allo sviluppo economico potrebbero e dovrebbero rappresentare una leva di rilancio straordinaria. Fino ad oggi, però, le risorse sono rimaste congelate. "La strategia è fissata su un documento ampiamente discusso e condiviso; il problema è che quel documento, approvato dal Cipe ad agosto, ha avuto la bollinatura della Corte dei Conti soltanto venerdì scorso: ci hanno messo esattamente 5 mesi, un tempo intollerabile. Ora, le risorse sono finalmente disponibili: dunque, già il 10 febbraio prossimo potrà riunirsi il comitato, così da avviare immediatamente le azioni annunciate: il bando 'Fare Centro', le misure sul credito, la riattivazione di strumenti per le imprese che pure hanno funzionato ma che vanno sottoposti a verifica, e penso al bando 'Smart e Start' e ai contratti di sviluppo. Inoltre, dobbiamo capire come sta funzionando il bando 'Turismo': la mia impressione è che vada ricalibrato. Non voglio far polemica, ma Invitalia non può applicare gli stessi meccanismi di valutazione per un contratto di sviluppo da 30 milioni di euro e così per il riconoscimento di un contributo da 50mila euro calibrato su un investimento turistico. Mi spiego meglio: non si può bocciare una richiesta perché il richiedente ha messo la firma alla seconda pagina e non sulla prima; gli aspetti formali andrebbero rapidamente superati per arrivare agli aspetti sostanziali. Insomma, ho la sensazione che il bando andrà rivisto: vorremmo estenderlo al più presto anche su L'Aquila, prima però vogliamo capire come migliorarlo".

Il vice presidente della Giunta regionale non sfugge, dunque, alla domanda sulle amministrative che si celebreranno a L'Aquila tra la fine di maggio e il primo week end di giugno; d'altra parte, in molti scommettono su una sua 'discesa in campo', auspicata - tra l'altro - dal sindaco uscente, Massimo Cialente. "Intanto, il centrosinistra all'Aquila ha più di una possibilità credibile di candidatura e già questo, di per sé, è consolante", sottolinea. "La decisione andrà presa in modo collegiale, non può essere assunta nelle chiuse stanze del Partito Democratico. La coalizione è la coalizione. Vorrei che la discussione fosse però contestualizzata nel modo giusto: se ci mettessimo a discutere adesso, come vedo stanno facendo altri, sulla scelta del candidato sindaco con la città che, nel frattempo, si sta smembrando, penso francamente che la gente ci correrebbe dietro".

"Al momento, non ho proprio il tempo di pensarci", ribadisce l'ex parlamentare democrat; "siamo chiamati a risolvere i problemi drammatici che stanno vivendo gli aquilani, problemi che non sono paragonabili a quelli di tre mesi fa: spero che tra un mese, un mese e mezzo, avremo almeno impostato il modo per risolveri. Va riportata un poco di serenità, poi discuteremo del candidato sindaco alle elezioni". E aggiunge, come a dare maggiore forza al ragionamento: "Immagino che se oggi celebrassimo le primarie, o ci mettessimo a fare riunioni sul candidato sindaco, i cittadini - le mamme del Cotugno, magari - verrebbero a bussarci alla porta chiedendo risposte sulla sicurezza delle scuole, piuttosto. Insomma, con tutta l'importanza che annetto alla scelta, per me resta subordinata, e lo dico francamente, all'impegno che siamo chiamati a mettere sui problemi concreti che la città sta vivendo".

Ultima modifica il Mercoledì, 08 Febbraio 2017 23:58

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