Venerdì, 27 Ottobre 2017 23:08

L'Aquila: Piano regolatore, 'casette' post sisma, condoni e manufatti temporanei. Intervista a Luigi D'Eramo, assessore all'Urbanistica e alla Pianificazione

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In questi mesi, è rimasto in silenzio. Dal giorno della nomina, Luigi D'Eramo - assessore comunale alle Politiche urbanistiche, all'Edilizia e alla Pianificazione - non ha rilasciato interviste, mantenendo un profilo istituzionale: "sento il peso della responsabilità amministrativa di un assessorato così importante", ha riconosciuto ai nostri microfoni.

Sulla scrivania dell'ufficio in via Avezzano, un faldone accanto all'altro. "Ho preferito mettermi a studiare ciò che ho trovato qui dentro - le cose fatte bene, quelle fatte male - per capire come concretizzare le finalità politiche della nostra amministrazione. Il mio assessorato avrà il compito di scrivere le regole che dovranno determinare lo sviluppo urbanistico della città per i prossimi cinquant'anni; dunque, non possiamo permetterci di schivare il dialogo con le forze politiche, gli ordini, le categorie. Le scelte urbanistiche dovranno essere il frutto di un confronto che mi auguro il più aperto possibile, pure aspro ma costruttivo. Per questo, ho provato a mantenere un equilibrio istituzionale in questi mesi, così da raffreddarre i bollori politici ove possibile".

D'Eramo non si è sottratto alle domande sugli argomenti più spinosi che hanno caratterizzato i primi mesi del suo lavoro da assessore. A partire dal nuovo Piano regolatore che la città aspetta da quarant'anni. "Non vorrei aprire un dibattito finalizzato ad individuare ciò che non è stato fatto, o è stato fatto male; piuttosto, mi interessa cogliere ciò che di buono si può trarre dal lavoro svolto negli ultimi vent'anni, dall'epoca del professor Carrer, incaricato dall'allora giunta Tempesta, e fino all'attuale gruppo di Piano. Una mole imponente di informazioni che, se sapremo lavorare bene, ci permetterà di cogliere l'obiettivo della sospirata approvazione del Prg con tempestività". L'assessore non si è sbilanciato sui tempi: "Diciamo che pensiamo di poter adottare lo strumento urbanistico in 12, 15 mesi".

Insomma, tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019 l'amministrazione Biondi punta a compiere il primo atto verso l'approvazione definitiva del Piano. Intanto, "in tempi brevi porteremo a discussione del Consiglio comunale il documento programmatico, come base di confronto con la città".

Ma a che punto siamo? Che lavoro è stato lasciato in eredità dalla passata amministrazione? "Sono state svolte 3 delle 4 fasi previste; lo studio del territorio, del potenziamento di alcune importanti vie di comunicazione e l'analisi - frazione per frazione - delle esigenze di ogni singola comunità. Manca l'ultima fase, quella operativa: in altre parole, abbiamo un impianto teorico che si aggiunge, come detto, agli studi già prodotti prima del terremoto, ma manca l'applicazione pratica". D'Eramo sfoglia lo studio lasciato dal gruppo di Piano: "Si parla, ad esempio, della ricucitura di alcune frazioni con il centro: non si dice come farlo, però"; legge ancora: "si enuncia la necessità di segnare il passo della ricostruzione della città nuova: sì, ma come? Con quale vocazione?".

Dunque, "vanno riavviate le procedure così da riprendere in mano il lavoro lasciato in sospeso: le individueremo nei prossimi giorni - assicura D'Eramo - a partire dalla definizione del rapporto con i 5 professionisti scelti come consulenti, i cui contratti, ad oggi, risultano scaduti".

Fino ad oggi, sui 400mila euro messi a bilancio, il Comune dell'Aquila ha già liquidato pagamenti per 320mila euro: "si è proceduto per stati d'avanzamento dei lavori, sono stati corriposti emolumenti per le prime tre fasi realizzate. Dal momento che la quarta e ultima, come detto, è la sostanza del Piano regolatore - l'applicazione concreta dell'impianto teorico prodotto - avrei bilanciato diversamente i metodi di pagamento, facendo pesare di più l'ultima fase: tuttavia, sono state fatte altre scelte". Ora, si dovrà capire se gli 80mila euro restanti basteranno, se l'amministrazione dovrà stanziare risorse ulteriori e se il lavoro verrà affidato, per il futuro, agli stessi consulenti che hanno animato il gruppo di Piano fino al giugno scorso.

Altra criticità - "antipatica", l'ha definita l'assessore - è rappresentata dai circa 4mila condoni ancora da evadere: "e ad oggi, non si ha contezza di quanti immobili oggetto di richieste di condono siano interessati dai processi di ricostruzione", ha svelato D'Eramo. I problemi sono emersi proprio a seguito del sisma: "Si prenda il caso del signor Rossi, proprietario d'abitazione danneggiata; deposita il progetto di riparazione all'ufficio competente e si scopre che c'è una porzione d'edificio non condonata: ebbene, nella migliore delle ipotesi viene decurtato il contributo relativamente alla porzione da condonare. Nella peggiore, la pratica viene rigettata. Con l'accumulo di ritardi su ritardi. Tra l'altro, uno dei condoni risale al 1985, a dire che alcuni cittadini hanno aderito alla possibilità di sanatoria pagando il dovuto oltre trent'anni fa e sono ancora in attesa di una risposta dall'Ente, di accoglimento della richiesta o di diniego. Per dire: ci sono cittadini che hanno ereditato l'abitazione dai genitori, magari, o da un nonno, e hanno scoperto che ci sono porzioni da condonare soltanto al momento di depositare il progetto di ricostruzione".

Un bel guaio; come non bastasse, la proroga concessa dalla Regione per regolarizzare le posizioni scade il 31 dicembre 2018: "dovremmo rispondere alle esigenze di circa 4mila cittadini in 14 mesi. Si pensi che, ad oggi, l'ufficio produce circa 250 pratiche l'anno: considerati i giorni festivi, quasi una pratica al giorno". Che fare, dunque? "Innanzitutto, va istruita una ricognizione delle richieste di condono su abitazioni danneggiate dal sisma; poi, le strade sono due: o si decide di potenziare l'ufficio, e la vedo difficile considerato che servirebbero almeno 20 persone in più, oppure si esternalizza l'istruzione delle pratiche".

La vicenda più spinosa per l'assessorato, e per l'amministrazione Biondi in generale, è quella relativa alle così dette 'casette', costruite in deroga a molte delle norme urbanistiche vigenti a seguito del terremoto. "Una soluzione andava prevista già con la discussa delibera 58 che ha autorizzato i cittadini a costruirle; la politica ha la grave responsabilità di aver sottovalutato il problema, non occupandosi d'individuare soluzioni giuridico amministrative chiare. Per questo - chiarisce D'Eramo - vanno necessariamente coinvolti Regione Abruzzo e il Governo, che hanno competenza in materia e possono assumere decisioni che un'amministrazione locale non può assumere".

Cosa farete, insomma? "Accelereremo le verifiche per capire quante e quali casette sono state realizzate in ossequio alle prescrizioni della delibera: al momento, siamo al 60-70% circa dei manufatti regolarmente 'denunciati' dai cittadini. Contestualmente, interesseremo i rappresentanti regionali e dell'esecutivo per individuare una soluzione. D'altra parte, il Comune non può decidere condoni o sanatorie: come amministrazione, possiamo soltanto sollecitare le istituzioni competenti in materia urbanistica. Purtroppo, si è perso molto tempo: il lavoro che stiamo avviando andava pianificato 4 o 5 anni fa; invece, ci ritroviamo all'anno zero".

Intanto, il 24 ottobre scorso la Giunta comunale ha approvato una delibera per dare avvio ad una ulteriore verifica, sulla rimozione dei manufatti temporanei realizzati dalle imprese impegnate nei processi di puntellamento e ricostruzione a seguito del terremoto. "Il 12 agosto 2010 - ha ricostruito D'Eramo ai nostri microfoni - l'allora sindaco Massimo Cialente firmò un'ordinanza sindacale che autorizzava le imprese a realizzare manufatti temporanei; tre anni dopo, con un secondo provvedimento revocò l'ordinanza, essendo risolta la prima emergenza. Fino al 2015, però, l'amministrazione non si è occupata dei manufatti che erano stati realizzati nel frattempo: finalmente, su sollecitazione della Commissione territorio, la Giunta - con delibera 392 del 27 ottobre - impose alle imprese che avevano beneficiato del provvedimento di smontare i manufatti, entro e non oltre 18 mesi. Essendo stato avviato il provedimento soltanto il 24 aprile 2016, il termine ultimo cadeva proprio il 24 ottobre scorso. Dunque, con delibera di Giunta abbiamo stabilito di procedere con l'accertamento dell'avvenuto rispetto dell'atto amministrativo, costituendo una task force che procederà con i controlli".

D'Eramo ha anticipato a NewsTown anche un'altra decisione assunta dalla Giunta comunale: verrà adottata la contestata legge regionale 40 del 2017, quella sugli scantinati abitabili, così è stata ribattezzata, "ma limitandone al massimo gli effetti".

"Intanto, va sottolineata la scortesia istituzionale di Regione Abruzzo che ha approntato una norma così impattante senza concordarla con gli Enti locali; una legge scritta talmente male da essere impugnata dal Governo per incostituzionalità. E non si può sottacere l'irresponsabilità della Regione che non ci ha neanche avvertiti che la legge era stata così pesantemente contestata". Come detto, la legge verrà recepita "ma con una serie di prescrizioni che ne limiteranno, e di molto, i riflessi. Si applicherà su tutto il territorio comunale ma con un limite di 40 metri quadri per il cambio di destinazione d'uso dei locali, così da evitare le grandi speculazioni e fare in modo che la norma possa essere almeno utile alle famiglie che vogliano rendere abitabile un vano dell'abitazione destinato ad altro uso oppure ai commercianti che potranno trasformare un piccolo magazzino in locale commerciale sviluppando l'attività. Abbiamo escluso le aree peep, inoltre, le lottizzazioni intese come grandi comparti commerciali, direzionali e così via, le zone industriali di completamento, i parcheggi pertinenziali. E poi, abbiamo stralciato la possibilità di rendere abitabili o commerciali seminterrati e interrati".

Infine, D'Eramo ha inteso sottolineare come sia stato costituito un gruppo di lavoro per il coordinamento dei tre assessorati competenti su materie che si intersecano tra loro - pianificazione appunto, urbanistica e opere pubbliche - "così da evitare che l'uno non sappia cosa sta facendo l'altro, ed è accaduto in passato"; la cabina di regia, presieduta dal sindaco, è formata dagli assessori delegati - oltre a D'Eramo, Carla Mannetti e Guido Liris - e dai dirigenti dei settori. "Sulle grandi scelte strategiche, ci sarà un coordinamento continuo: condivideremo pianificazione, tempi e modi d'azione".

 

Ultima modifica il Sabato, 28 Ottobre 2017 00:43

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