Lunedì, 22 Gennaio 2018 20:52

Si ritira a 37 anni Mauro Ciccarelli, bandiera della pallacanestro aquilana

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E’ finita esattamente com'era cominciata: su un campo, a correre dietro una palla a spicchi.

Si conclude dopo 30 anni la carriera di una delle bandiere della pallacanestro aquilana, Mauro Ciccarelli.

A 37 anni Mauro ha deciso di dire basta e appendere le scarpe al chiodo. “Ho un problema alla cartilagine del ginocchio, il chilometraggio del resto è alto” dice ridendo, anche se quelli come lui non smettono mai per davvero.

I compagni di squadra del 2k5, club aquilano impegnato nel campionato di Promozione, hanno voluto concedergli, com’era giusto, l’ultima passerella, dedicandogli uno striscione e tributandogli un lungo applauso in campo prima della fine del match.

E in quella che probabilmente è stata l'ultima gara ufficiale della sua vita, Mauro è riuscito anche ad andare a referto, segnando un canestro. Il milionesimo forse, da quando iniziò a fare i primi tiri e i primi palleggi nel cortile sotto casa, insieme al fratello Antonio (si inizia quasi sempre così: con un ferro e un tabellone artigianale e qualche fratello o amico da sfidare uno contro uno). O forse il primo, perché l’emozione che si prova nel veder finire la palla in fondo alla retina, anche a 40 anni, in fondo è sempre la stessa, uguale a quella di quando si gioca nel minibasket.

Per chi ha avuto la fortuna di essergli compagno di squadra o di affrontarlo da avversario, Mauro non è stato solo un ottimo giocatore ma anche un punto di riferimento, un professionista esemplare: corretto, leale, con una spiccata etica del lavoro.

Dieci anni all’Aquila Basket - dove esordì giovanissimo in B2 - sei anni a Sulmona, prima di rientrare di nuovo all’Aquila. E in tutto questo tempo mai una polemica, un comportamento sopra le righe o una parola fuori posto. In cima a tutto, sempre e solo la passione, l'applicazione, la dedizione per il gioco, messe, però, al servizio della squadra, così come aveva imparato dal suo idolo, Magic Johnson, che amava ripetere: “Non chiederti cosa possono fare i tuoi compagni di squadra per te. Chiediti cosa puoi fare tu per i tuoi compagni".

Mauro, quando hai iniziato a giocare?

A 5 anni

Dove hai mosso i tuoi primi passi come cestista?

Con Franco e Lucio Panella, nella G.S. Pallacanestro L’Aquila. In quegli anni è cresciuta la passione per questo meraviglioso sport. Li ringrazio per questo.

Sei stato una bandiera dell’Aquila Basket, nella quale hai giocato per 10 stagioni, dal 1995 al 2005 vivendo anche gli anni d’oro della B2. Che esperienza è stata?

E’ stata un’esperienza fantastica. Il livello era molto alto ed era difficile trovare spazio, soprattutto all’inizio, un po’ per la giovane età, ma soprattutto perché la concorrenza era elevata. Ho avuto la fortuna di allenarmi con persone che hanno giocato in serie A e che avevano anche vinto una Coppa dei Campioni, l’attuale Eurolega. Erano anni molto intensi, giocavo il lunedì con la juniores, la domenica con la prima squadra e il sabato con i cadetti. Tutti giorni in palestra, da agosto a giugno. Ricordo con piacere ogni allenamento. Quando ti alleni con gente forte, cresci giorno per giorno, anche se in partita giochi poco. Ricordo con piacere il capitano Paolo Tomassoni e Roberto Tronca, l’idolo dei tifosi, che ci ricompensava con schiacciate stile Nba.

Mauro Ciccarelli 2

Dopo L’Aquila è venuta Sulmona, dove hai giocato per 6 anni. Anche questa è stata un’esperienza molto importante per te.

Sì, è stata un’ esperienza importante. Vincemmo un campionato di C2 contro ogni pronostico, con 6 vittorie in trasferta nei playoff 2009. Un gruppo unito e una dirigenza che sceglieva prima le persone e poi i giocatori. Mi hanno accolto come uno di loro, sono stato sempre messo alla pari dei giocatori locali e io ho ripagato questa fiducia con un impegno portato sempre ai massimi livelli. Per questo ringrazio coach Nicola de Grandis, uomo onesto e corretto. Sono stati anni stupendi che ricorderò sempre con piacere…E poi una sera, a Sulmona, dopo una partita, mentre ero con i compagni in un pub, ho conosciuto Giovanna. Oggi mia moglie.

Mauro Ciccarelli 3

Nel 2011 il ritorno all’Aquila con il 2k5 e la vittoria del campionato di serie D di quell’anno. “Altro giro, altro tiro, altro regalo” come direbbe Flavio Tranquillo.

Mi sono unito a una squadra di amici. Ci aggregammo in due o tre, non ricordo bene. Fu un’annata fantastica. Vincemmo lo spareggio a Chieti contro una squadra di Termoli. Devo dire che eravamo una squadra che avrebbe potuto giocare in categorie superiori. Eravamo un gruppetto collaudato, che si ritrovò dopo anni in cui ognuno aveva percorso altre strade.

Gli ultimi due anni li hai trascorsi nel Tornimparte Basket e poi di nuovo nel 2k5. In entrambe le squadre sei stato allenato da un tuo vecchio compagno e parente, Francesco Colagrande.

Grande coach Cola, fantastico anche come playmaker. Un fratello più che un cugino! Ottimo coach, gli auguro tutto il bene e spero continui a fare gli asciugacapelli ancora per molto! Per chi non lo  sapesse Alex Ferguson era noto per le sgridate in faccia ai suoi giocatori, che appunto fungevano da asciugacapelli. Cola però è molto più simpatico. Lui e Stefano Ianni mi hanno dato la possibilità di fare due minuti nell’ultima partita, mi sono emozionato molto, e poi con la maglia gialla del 2k5, mi sono sentito un po’ come Kobe con quella dei Lakers. Se sommi i punti della mia ultima partita a quelli della sua ultima arriviamo a 62, risultato ottimo! E speriamo che nessuno vada a controllare quanti ne ha segnati Kobe Bryant! Approfitto per ringraziare i giovani del 2k5 che per questa mia ultima partita hanno voluto disegnare e dedicarmi uno striscione.

Qual è stato il momento più bello della tua carriera?

Di momenti belli ce ne sono stati tanti. Sicuramente le vittorie dei campionati sono gratificanti, oltre ad essere rare, ma forse il momento più bello è stato il mio esordio in serie B, contro il Basket Albano, nel 1996, che ricordo come fosse oggi. Coach Maurizio Polidori si gira in panchina. Potrebbe scegliere tra 5 giocatori, di cui 4 super. Invece si avvicina a me, mi dà una carezza in testa e io corro subito al cubo del cambio. Gli ultimi due minuti prima dell’intervallo, ho fatto in tempo a perdere tre palloni!

Quello più brutto?

Matera, campionato di serie B. Dopo cena trovammo le ruote del pulmino forate. I soliti ottusi che rovinano lo sport. Ma il basket giocato difficilmente regala momenti brutti.

Chi è il giocatore più forte con cui hai giocato? E il più forte che hai affrontato da avversario?

Ho avuto molti compagni di squadra. Per il blasone scelgo Paolo Scarnati, che appunto vinse la Coppa dei Campioni con il Banco di Roma.  Ho giocato contro moltissimi giocatori.  A livello giovanile scelgo Marco Mordente, a 14 anni era già pronto per una serie B. A livello senior Claudio Bonaccorsi. Venne a L’Aquila dopo una striscia di partite sopra i 40 o 50 punti, lo dovevo marcare io, ho avuto gli incubi.

Tra i tanti allenatori che hai avuto, ce n’è qualcuno che vuoi ricordare in modo particolare?

Devo ringraziarli tutti, dal primo all’ultimo. Non me ne voglia nessuno, ma se proprio devo scegliere dico Daniele Mattarollo. Con lui ho iniziato a capire veramente l’importanza dell’allenamento, sempre al 100%. Lo seguivamo tutti ed eravamo tutti presenti anche nelle amichevoli che organizzava la domenica mattina alle 9.

Chi è il tuo giocatore preferito?

Magic Johnson. Tra quelli di oggi scelgo Lebron James.

Squadra del cuore, in NBA e Italia?

Los Angeles Lakers. In Italia Pesaro.

C’è qualcuno che più di tutti vuoi ringraziare?

Mamma e papà, che mi hanno supportato sempre e accompagnato a tutti gli allenamenti e alle partite, accettando anche le nostre imposizioni, le mie e quelle di mio fratello, per le vacanze. Si andava solo in posti dove c’era un campo da basket. Poi ringrazio in particolare mio fratello Antonio, mio cugino/coach Cola e Lorenzo Bizzini. Ore e ore passate a giocare insieme, allenando soprattutto la passione per questo sport. Infine ringrazio mia moglie Giovanna per il supporto e la pazienza. Quando il dottore mi ha imposto lo stop per un ginocchio ormai troppo usurato, lei era più triste di me!

Come vedi il futuro della pallacanestro aquilana?

Lo vedo bene, perché sono tantissimi i ragazzi che giocano, anche giovanissimi e giovanissime. E in tutte le società ci sono istruttori e allenatori competenti, che sicuramente faranno venir fuori giocatori eccellenti. Già adesso le squadre di Roberto e Paolo Nardecchia – Paolo è stato un coach fondamentale per la mia crescita nel mondo dei “grandi” - stanno tracciando la strada da seguire.

Cosa vorresti dire a un ragazzo che magari sta iniziando adesso a muovere i primi passi in questo sport?  

Di appassionarsi, perché allora tutto sarà più facile, anche gli allenamenti spacca gambe, e poi direi di concentrarsi sugli aspetti fondamentali del gioco. Se sai passare, difendere, andare a rimbalzo, creare una linea di passaggio, starai sempre in campo, ad imparare. A segnare i punti si fa sempre in tempo, anche perché non è così brutto allenarsi per migliorare il tiro.

Ti vedremo mai di nuovo seduto in panca come allenatore?

Adesso non ci sto pensando. Sicuramente mi farebbe piacere rimanere nel mondo del basket. Mi piacerebbe comunque insegnare basket ai ragazzi.

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