Sabato, 28 Luglio 2018 15:36

Cecchini, una vita romanzesca: "Rifarei tutto ma non l'avvocato". Intervista a Angelo De Nicola, autore di un libro su Don Attilio

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Cecchni intervista Peron Cecchni intervista Peron Foto tratta dal libro Angelo De Nicola

Esce in questi giorni Don Attilio Cecchini. Il giornalista di razza. Il principe del foro. L’impolitico, il libro che il giornalista del Messaggero Angelo De Nicola ha scritto sulla figura del noto avvocato che qualche mese fa ha festeggiato il suo 93esimo compleanno.

Decano dei penalisti aquilani, e non solo, Cecchini è personaggio dalla vita quasi romanzesca. Rampollo di una famiglia benestante della borghesia cittadina, nel Dopoguerra, appena ventiquattrenne, quando sembra destinato a una brillante carriera nella professione forense, lascia famiglia, agi e comodità per emigrare in Venezuela, fondare un giornale e raccontare, da giornalista, la condizione degli emigrati italiani.

Da cronista, inizia anche, sotto pseudonimo, a lavorare come corrispondente dal Sud America per Paese Sera. Conosce Garcia Maruqez, intervista Juan Domingo Peron, ma nel 1959, alla vigilia di un incontro con Fidel Castro, lascia tutto e torna in Italia, dove riprende, anzi, inizia da capo, il suo lavoro da avvocato, che non lascerà più.

Da legale sarà protagonista di alcuni dei casi giudiziari più famosi degli ultimi anni, tra cui quello dell’omicidio di Cristina Capoccitti, passato alle cronache come il delitto di Balsorano. Cecchini difende gratuitamente Michele Perruzza, zio della bambina, arrestato e poi condannato all’ergastolo con l’accusa di essere l’autore dell’omcidio. Una vicenda che toccherà Cecchini nel profondo.

Il saggio di De Nicola, che racconta anche la breve parentesi “politica” di Cecchini - quando si candidò a sindaco nel 1994 con una coalizione civica, non arrivando al ballottaggio per una manicata di voti - ripercorre, facendo parlare soprattutto una grande mole di materiale documentale, in parte inedito, tutte queste tappe.

Il libro è stato presentato lo scorso 6 luglio a Roma nella sede dell’Assocazione abruzzese ma si replicherà all’Aquila il prossimo 14 settembre.

NewsTown ha incontrato Angelo De Nicola per un’intervista.

Angelo, come descriveresti questo libro? Una biografia? Un libro-verità?

Non vuole essere una biografia, anche perché Cecchini non voleva assolutamente che portassi avanti quest'operazione. “Che fai, vuoi farmi un monumento in vita?”, mi ha detto quando gliene ho parlato la prima volta. Vuole essere soprattutto un saggio su una persona che ritengo essere uno degli ultimi grandi personaggi, forse l'ultimo grande personaggio, di questa città, non solo per ragioni anagrafiche ma soprattutto per la statura morale e la vita da romanzo. Già avevo messo le mani anni fa sull’immenso materiale che don Attilio ha nella sua abitazione di via delle Gazzettelle. Avevo del materiale che nemmeno lui possedeva più perché lo aveva perduto con il terremoto. Hoi pensato che la sua figura andava onorata adesso che è in vita,

Come è articolato il libro?

E’ diviso, come rivela anche il titolo, in tre parti. In quella intitolata Il giornalista di razza racconto del Cecchini che parte per il Venezuela già sistemato, figlio di una famiglia borghese facoltosa, per andare a fondare un giornale, insieme a Gaetano Nafile: La voce d'Italia, che esiste tutt'oggi, seppur in versione solo telematica. Quel giornale ha avuto un'importanza fondamentale per gli emigrati italiani. Cecchini parte con la valigia di cartone e si immedesima nella condizione dell'emigrato. All’inizio lui e Bafile per vivere fanno i vetrinisti, poi fondano il giornale ma Cecchini fa di più perché inizia a scrivere, sotto falso nome, articoli feroci contro il regime di Perez Jimenez per Paese Sera, giornale in quel momento molto importante e vicino al PCI. A Caracas conosce Garcia Marquez, che all’epoca non era ancora diventato il grande scrittore che vincerà il Nobel. Da giornalista Marquez si imbatte in questa redazione della Voce d’Italia. Ne scriverà, citando Cecchini, in un libro che si intitola Quando ero un giornalista felice e sconosciuto.

Poi che succede?

Succede che muore, in circostanze mai chiarite, la sorella di Cecchini, che lo aveva seguito a Caracas. Questo episodio determina la fine dell'esperienza in Venezuela. Cecchini torna all'Aquila nel 1959 e riapre lo studio da zero.

Com'è stata la carriera di Cecchini da avvocato?

Ha attraversato tutta la storia giudiziaria e sociale della città e della regione ma non solo. E’ Cecchini che smonta il teorema del pm Tragnone, che avva fatto arrestare tutta la giunta regionale. E’ lui che prende in corsa la difesa di Michele Perruzza, un “povero ciristiano”, come lo definisce lui. Cecchini lo difende gratis contro tutto e tutti. E poi ci sono i processi del post terremoto, nei quali ha difeso vittime e carnefici, fino all'ultima udienza su Bertolaso, dove assisteva le parti civili.

E il Cecchini impolitico?

L’ultimo capitolo è dedicato a quella che io chiamo attività di impolitico di Cecchini. Cecchini si candida a sindaco nel 1994 a non arriva al ballottaggio per una manciata di voti, nelle elezioni poi vinte a sorpresa da Antonio Centi. Secondo molti, me compreso, se fosse stato eletto, sarebbe cambiata la storia della città. Sconfitto, Cecchini non partecipa alla vita del consiglio comunale e dopo un po’ lascia. Lui si è sempre riferito a questa vicenda come a una trombatura.

Perché la vicenda di Perruzza è stata così importante nella vita professionale di Cecchini?

Quando l'ho intervistato per il suo 93° compleanno, ho chiesto a Cecchini se, tornando indietro, avrebbe rifatto tutto. Lui mi ha risposto di sì ma che non avrebbe rifatto l'avvocato penalista. Un’affermazione sorprendente, visto che ha dedicato alla professione 62 anni. La spiegazione è stata che un avvocato che crede nella giustizia non può sopportare la condanna all'ergastolo di un innocente.

Che rapporto ha avuto Cecchini con L’Aquila e gli aquilani?

Cecchini è la quintessenza dell'aqulanitas, un concetto al quale ha dedicato dei saggi bellissimi, presenti nel libro. Cecchini ha avuto e ha tutt’ora un amore sconfinato per la città. Lo ha dimostrato nella sua vita, scegliendo di tornare all’Aqula quando sarebbe potuto diventare un giornalista famoso, così come nei suoi scritti e nella sua professione.

Ultima modifica il Lunedì, 30 Luglio 2018 18:35

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