Lunedì, 09 Settembre 2013 16:43

'L'altro 11 settembre': le presidenziali nel segno del golpe di 40 anni fa/5

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'L'altro 11 settembre': le presidenziali nel segno del golpe di 40 anni fa/5 A sinistra Bachelet, a destra Matthei

17 novembre 2013. Elezioni al femminile, in Cile: a sfidarsi per la presidenza del paese saranno, infatti, la socialdemocratica Michelle Bachelet, già presidente dal 2006 al 2011, che ha vinto le primarie di centro sinistra con il 74,92% delle preferenze e la liberale Evelyn Matthei, candidata di centro destra, già ministro del Lavoro di Sebastián Piñera e chiamata a sostituire Pablo Longueira, senatore ed economista che, dopo la vittoria alle primarie, è stato costretto al ritiro in seguito a una grave depressione.

Elezioni al femminile nel segno del golpe di quarant'anni fa. Un'eredità pesante per il Cile. Come nella sceneggiatura di un film, infatti, entrambe le candidate sono figlie di generali, molto amici fino all'11 settembre 1973: Alberto Bachelet rimase fedele a Salvador Allende e morì per le torture patite nelle prigioni di Pinochet, Fernando Matthei invece tradì e fu ministro.

Michelle ed Evelyn trascorseno insieme gli anni dell'infanzia, nella base militare di Cerro Moreno. Erano inseparabili, raccontano. Le mattine alla scuola elementare e i pomeriggi sempre insieme delle due amiche, di cui ha parlato spesso la madre della Bachelet, Angela Jeria, durarono qualche anno e poi finirono con un ordine di trasferimento per suo marito. Quando le carriere dei due ufficiali si incrociarono di nuovo, le ragazze avevano fatto scelte diverse: Michelle il Liceo Statale Numero 1 e Evelyn la Deutsche Schule. Le lezioni di piano e solfeggio per la figlia di Matthei. Il teatro, la pallavolo e il pop con le Clap Clap per la Bachelet. Alla fine, Michele entrò a Medicina ed Evelyn a Economia.

Ormai, erano arrivati gli Anni Settanta, la Bachelet militava nella Gioventù Socialista e suo padre era viceministro nel governo dell’Unidad Popular di Salvador Allende. Quando l’11 settembre del ’73 le Forze Armate si alzarono contro il presidente eletto, Alberto Bachelet e Fernando Matthei erano ancora buoni amici. Quello stesso giorno, Allende morì difendendo la Moneda (il palazzo di governo) e Bachelet fu arrestato al Ministero della Difesa, lo stesso che trent’anni dopo avrebbe guidato anche sua figlia, che in quelle ore si preparava all’esilio. Per il Generale di Brigata era iniziato il calvario del carcere e delle torture, con qualche pausa all’ospedale militare quando il suo fisico cedeva. Matthei, che era all’estero, tornò in Cile nel gennaio ’74, quando fu designato direttore dell’Accademia Aeronautica. La scuola aveva smesso di funzionare col golpe e nei sotterranei il regime aveva installato una prigione segreta. Bachelet ci arrivò in manette in marzo. I medici del tribunale che oggi indaga sul suo caso, hanno stabilito che l’infarto che l’uccise poco dopo, fu una conseguenza della tortura con l’elettricità.

"Mi sono chiesto molte volte se avessi potuto fare di più per salvarlo - ha detto di recente il generale in congedo Matthei, che fu anche ministro della Sanità e membro della Giunta Militare golpista che ha governato fino al ’90 - ma non ero responsabile di quanto accadeva nell’Accademia. Non ci andavo quasi mai". Una versione che però contraddicono in sede giudiziaria due testimoni, che dicono di averlo visto nel sotterraneo coi prigionieri.

Nella querela contro Matthei, presentata dall’Associazione di famiglie delle vittime della dittatura Afep, per complicità nella morte di Alberto Bachelet, non c’è la firma della figlia Michelle, che ha perdonato il vecchio militare, per quanto abbia fatto o potuto fare. Era il 2009 quando da Presidente, nel pieno del mandato, ruppe il protocollo per andare ad abbracciare Matthei: "Scusi se la chiamo Zio Fernando, ma mi riesce difficile farlo in altro modo".

Tuttavia, Michelle non è mai più stata amica di Evelyn, che da quel passato dispotico non ha preso del tutto le distanze ed ora la sfida, da sfavorita, alle presidenziali. Se succedesse all’ultra-cattolico Piñera, Matthei sarebbe il primo capo di Stato protestante nella storia del Cile. Designata ministro nel 2011 proprio dall'ex presidente Piñera - che era stato suo docente alla facoltà di Ingegneria Commerciale e che l’aveva presa prima come assistente e poi come dipendente di una sua impresa - Evelyn era uscita abbastanza delusa dalla sua esperienza di governo: dichiarava di essere "schifata dalla politica", in cui era entrata come deputato del partito di destra Renovación Nacional (Rn) già dalle prime elezioni democratiche del 1989, per poi passare all’altro partito di destra dell’Unione Democratica Indipendente (Udi). Aveva addirittura annunciato la sua intenzione di andarsene a insegnare in un liceo una volta lasciato il ministero. E invece...

Staremo a vedere come andrà a finire. Il nome di Evelyn Matthei non ha riscosso molto consenso nella destra cilena. L’essere figlia di un ex membro della giunta militare rappresenta, infatti, un passo indietro nel processo di depinochetizzazione dopo la leadership di Piñera che, sia pure in extremis, è stato un oppositore del regime militare. Ha, inoltre, un carattere difficile che l’ha portata più volte a scontrarsi quasi più con i suoi alleati che con gli avversari. D’altra parte, però, il suo impegno personale a favore dell’aborto terapeutico le dà paradossalmente un’immagine più 'progressista' del resto della sua coalizione. Evelyn si vanta anche di aver vinto tutte le competizioni elettorali cui ha partecipato e assicura che potrebbe farcela anche con la Bachelet. Probabilmente non è vero, ma senza dubbio questa candidatura ha messo un minimo di pepe in una competizione che finora sembrava a senso unico.

Ultima modifica il Lunedì, 09 Settembre 2013 17:13

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