Mercoledì, 07 Dicembre 2016 13:38

Sinistra in cammino, autonoma dal Pd ma senza chiudere la porta

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Si compatta il fronte a sinistra del Partito Democratico che ha sostenuto il 'No' al referendum sulla riforma costituzionale.

Stamane, le forze politiche, civiche ed associative che hanno lavorato ad animato le attività del 'Comitato per il No - L'Aquila' hanno voluto rivendicare "il lavoro lungo, estenuante e sistematico iniziato lo scorso gennaio e che ha contribuito - ha sottolineato il coordinatore Paolo Della Ventura (Possibile) - a determinare la vittoria del No anche in provincia e nella città capoluogo di Regione, con medie più alte di quelle nazionali".

Attorno al tavolo erano seduti anche Enrico Perilli (Rifondazione comunista), Marino Bruno e Giulia Di Cesare (Sinistra Italiana), Luca D'Innocenzo (Territorio collettivo), Piergiorgio Leocata (Possibile), Riccardo Lolli (Anpi) e Franco Federici (Cgil).

Ricordando che mesi fa 'Possibile' si fece promotore di una mozione discussa e approvata in Consiglio comunale - con l'appoggio di Rifondazione e Sinistra Italiana - volta a esprimere contrarietà alla riforma costituzionale voluta dal governo Renzi, Della Ventura ha analizzato i dati espressi dalle urne "per rispondere alle affermazioni di chi, a livello nazionale come locale, tende in queste ore a cavalcare una 'presunta' vittoria, attribuendo al Pd e a Renzi il 40% ottenuto dal fronte del Si e ai maggiorenti locali del partito che hanno sostenuto la riforma il 35% ottenuto a L'Aquila".

Discorsi strampalati, ha ribadito: "A leggere i numeri, il 'No' ha ottenuto 19 milioni di voti; il 'Si', invece, si è fermato a 12 milioni e 700mila; alle Europee del 2014, il Partito Democratico aveva ottenuto 11 milioni di voti. Ebbene, 'Quorum' e 'YouTrend' rilevano che 1/4 di quel bacino di elettori ha votato 'No': a dire che i democrat hanno perso più di 2 milioni e mezzo di voti e che al 40% ottenuto dal fronte del 'Si' hanno contribuito per un 20% elettori di area moderata di centrodestra e per un 6% simpatizzanti del Movimento 5 Stelle".

Insomma, gli elettorati dei principali partiti politici - e in particolare del Pd - si sono sfaldati.

Non solo. Della Ventura ha inteso dare una lettura anche generazionale al voto di domenica: "Ancora su dati 'Quorum' e 'YouTrend' - ha detto - si evince come il 'No' abbia ottenuto l'81% nella fascia d'età 18-34 anni, il 67% in quella 35-54 e il 53% dai 55 anni in su". Tendenze che si riflettono anche ad uno sguardo sociale sulla composizione del voto: "Il No ha preso il 66% dei consensi tra i lavoratori dipendenti, il 67% tra gli autonomi, il 64% tra i disoccupati, il 79% tra gli studenti; il Si ha vinto soltanto tra i pensionati".

Che nessuno provi a intestarsi il voto, insomma, né la vittoria del No e tantomeno i consensi ottenuti dal Si.

"In questa Regione, nella nostra Provincia - ha dunque aggiunto Della Ventura - abbiamo assistito ad un via vai di Ministri e Sottosegretari come mai era accaduto prima. Abbiamo visto il governatore Luciano D'Alfonso schierarsi in modo imbarazzante, invitando persino i sindaci, e le consorti, a scatenarsi per convincere i cittadini a votare Si; abbiamo visto la senatrice Stefania Pezzopane, il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente organizzare incontri anche in luoghi istituzionali. Visto il risultato, altri - al loro posto - probabilmente si sarebbero dimessi: non chiediamo le dimissioni - l'affondo del coordinatore del Comitato per il No - ma ci aspetteremmo le scuse ad una comunità che pure dovrebbero rappresentare ai più alti livelli istituzionali".

Una comunità che - ha aggiunto Giulia Di Cesare - "ha lavorato a lungo, sul territorio, macinando km e km tra un'assemblea e l'altra, per incontrare i cittadini e spiegare loro, nel merito, il senso della riforma. Abbiamo fatto volantinaggio anche nei cantieri della ricostruzione - ha svelato - abbiamo discusso e ci siamo confrontati con i ragazzi dell'Udu, di Link, che hanno portato nel Comitato forze freschissime. E' vero, le persone si sentono abbandonate ma non per questo hanno smesso di interessarsi alla politica".

Una comunità che prova, ora, a parlare un linguaggio comune, a strutturarsi, in vista delle elezioni amministrative della primavera 2017.

 

La sinistra prova a riorganizzarsi in vista delle elezioni amministrative

"Abbiamo difeso la Costituzione da una riforma fatta male, ma il 'No' è stato anche sulle politiche economiche e sociali messe in campo dal Governo Renzi, che hanno garantito il ceto abbiente, la grande industria, i grandi poteri, e che non hanno guardato alle esigenze reali del Paese", ha sottolineato Enrico Perilli.

"Vale anche al livello locale", ha aggiunto il capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio comunale; "Il voto di domenica ci dice che le politiche di centrosinistra debbono essere popolari, andare incontro alle fasce più deboli e in difficoltà. In questa città, costruttori e progettisti - non tutti certo, ma una buona parte - stanno accumulando ricchezze straordinarie, con gli operai che, invece, lavorano con contratti di 3 o 4 mesi. Non c'è alcuna redistribuzione del reddito, non c'è uguaglianza; dunque, l'amministrazione che verrà dovrà porsi la questione sociale ed economica".

C'è un messaggio chiaro che arriva dalle urne, insomma, e che deve essere colto anche a L'Aquila. "Credo sia chiaro che l'approccio arrogante, autosufficiente, l'idea di una delega in bianco a chi governa esca travolta da queste elezioni e la riflessione attiene anche al livello locale", ha aggiunto Luca D'Innocenzo. "Chi stava ragionando sulle comunali con una certa idea di autosufficienza, deve avere chiaro che anche a L'Aquila può vincere chiunque se non si danno risposte serie; chi pensava di avere una delega in bianco sulla rappresentanza - essendo stato esercitato in città un fortissimo ruolo dell'attività pubblica, attraverso la gestione delle ingenti risorse destinate alla ricostruzione -  deve capire che non c'è più, come era accaduto nel 2012, l'esigenza di dare continuità all'amministrazione; L'Aquila torna insomma ad una normalità elettorale e politica, ed è un dato di fatto chiarissimo. Nessuno pensi che le elezioni di maggio possano avere esiti scontati".

E dunque? Cosa accadrà nei prossimi mesi? Come intende muoversi la frammentata sinistra aquilana che si è ritrovata intorno al No referendario?

A poche ore dalla chiusura delle urne, il segretario cittadino del Partito Democratico Stefano Albano ha ribadito ai nostri microfoni, una volta di più, la volontà di lavorare alla costruzione di una coalizione di centrosinistra ancor più larga, se possibile, di quella attuale [Leggi qui l'intervista]. Le forze di sinistra, però tengono il freno a mano tirato.

"Bisogna valutare cosa accadrà nelle prossime ore, come le dinamiche nazionali verranno travasate sul territorio", la posizione di Possibile. "Se l'intenzione è di fare le primarie col Nuovo Centro Destra, la nostra risposta è scontata; al contrario, se il Pd deciderà di riflettere in modo serio su quanto accaduto se ne potrà eventualmente parlare". La priorità è strutturare un campo della sinistra - ha aggiunto Perilli - "strutturare l'unità ritrovata con queste sigle, questi compagni, con chi oggi non è qui con noi, e penso ad Ettore Di Cesare e al movimento di Appello per L'Aquila che rappresentano un punto di dialogo importantissimo per noi. Insomma, ritroviamo una unità della sinistra cittadina e, soltanto dopo, si potrà parlare senza pregiudizi con il Partito Democratico".

Ragionamento semplice, che ha esiti complessi tuttavia: "Si deve prendere atto che una fase storico amministrativa della città si sta chiudendo", ha ribadito D'Innocenzo. "Capirlo è dirimente per poter discutere di altre cose; c'è una rottura profonda che attraversa anche la politica territoriale, una spaccatura tra in cittadini e la rappresentanza politica. E' necessario ricostruire questo rapporto, tenere conto di quanto accade nelle frazioni, nelle periferie, nei progetti Case, questioni che non vanno affrontare con arroganza, come accaduto nei mesi scorsi. Dobbiamo ripartire da qui - ha aggiunto - sapendo che amministrare nella città, nei prossimi anni, sarà ancor più complicato. C'è tantissimo da fare, e non si può dare la risposta del 2012, affidarsi ad una continuità che deriverebbe dall'esperienza. Va affrontata la disaffezione, la rabbia diffusa: se il Pd condivide l'idea che un'epoca è chiusa, allora possiamo discutere di futuro. Sia chiaro, però: andiamo avanti comunque, non aspetteremo e, se sarà, ci incontreremo lungo la strada".

Posizione condivisa anche da Sinistra Italiana. "La città e il suo territorio rappresentano un'esperienza particolare, un laboratorio politico", ha chiosato Marino Bruno. "Se il Partito Democratico concepisce questo territorio e i suoi abitanti come qualcosa da gestire con autosufficienza ed esclusività, credo non possa comprendere appieno la domanda di partecipazione che è cresciuta dopo il terremoto. Serve una proposta politica capace di raccogliere queste instanze e di renderle effettuali. Si prenda il programma presentato dalla coalizione di centrosinistra alle elezioni di 5 anni fa: si trattava di un buon programma che si è scontrato, però, con l'effettiva fattualità di metodi e contenuti. Non è andato tutto male - riconosce Bruno - ma l'esperienza di questi anni deve trovare una sua evoluzione. In questo senso, i segnali che arrivano dal Pd sono contraddittori: da una parte, si parla di un progetto per L'Aquila con una coalizione allargata, dall'altra ci si muove, invece, con modalità da toto-sindaco, con presunte liste personalistiche e modalità che non raccontano affatto d'innovazione".

La sinistra si riorganizzi, in altre parole, "e avanzi una sua proposta su cui confrontarsi col Partito Democratico: non puntiamo solo a costruire una rappresentanza - ha poi avvertito Marino Bruno - puntiamo ad una proposta di governo che non significa, però, provare a governare a tutti i costi".

 

Il fronte del 'No' dentro il Pd, tra dinamiche nazionali e ragioni locali

Evidentemente, dirà molto la direzione nazionale del Partito Democratico fissata per il pomeriggio e che potrebbe già delineare le posizioni che la segreteria democrat assumerà nei prossimi mesi. Come riconosciuto ai nostri microfoni da Stefano Albano, c'è una profonda questione di tenuta del Pd a livello nazionale che riverbererà i suoi effetti sui territori, se è vero che la minoranza dem - è ancora minoranza? - con i suoi voti ha affossato il governo Renzi.

"Abbiamo condotto una battaglia di merito perché ne eravamo convinti", ha spiegato a NewsTown Fabio Ranieri, coordinatore di 'Scelgo No - L'Aquila', comitato democrat che ha sostenuto le ragioni del No alla riforma costituzionale. "Ne rivendichiamo con forza le ragioni, con la consapevolezza, però, che il voto di domenica appartiene a tutti".

Per Ranieri, è un errore pensare che il 40% ottenuto dal fronte del Si sia ascrivibile esclusivamente a Renzi così come sarebbe sbagliato "regalare il 60% conquistato dal No al Movimento 5 Stelle e alla Lega di Matteo Salvini: c'è molto voto di centrosinistra, dentro quel 'No', delle forze a sinistra del Pd e così dell'elettorato tradizionalmente democratico. Non è un voto che si può intestare ad una forza politica, insomma: piuttosto, esprime una questione sociale evidentissima nel Paese che si è manifestata come voto contro di giovani, poveri e disoccupati che si sentono esclusi, che non hanno alcuna protezione".

In questo senso - riconosce Ranieri - "parte del gruppo dirigente del partito manca completamente di autocritica, a partire da Matteo Renzi". E dunque, "è necessario fissare al più presto la data del Congresso, per lavorare a mozioni diverse su cui costruire le prossime ipotesi elettorali".

A livello locale, il voto di domenica dimostra "che avevamo ragione, come segreteria aquilana, a sostenere la necessità di una coalizione larga, ancorata a sinistra; da solo, il Partito Democratico non va da nessuna parte, ed è opinione condivisa anche da chi, in seno al partito, ha votato Si. Anzi, l'idea esce rafforzata dall'appuntamento referendario". Non solo. Il voto del 4 dicembre dice anche che "bisogna stare attenti a scegliere il candidato sindaco, a non attrarre un voto contro l'establishment; suggerisce una riflessione, sulla possibilità di una novità legata non solo al nome del possibile candidato ma anche del programma intorno a cui ancorare una coalizione il più possibile ampia. A partire dalla questione sociale, che in città è prioritaria, e dalla ricostruzione di un tessuto economico solido".

Dell'ipotesi di una possibile scissione, Ranieri - per il momento - non vuole parlare. "In questi anni, il Partito Democratico dell'Aquila è stata un'isola felice, dove posizioni diverse hanno convissuto; a differenza che altrove, qui un partito esiste, in carne ed ossa. Se il Congresso nazionale sarà lacerante, e non me lo auguro, non so cosa potrà accadere a livello locale: se la segreteria nazionale dovesse spingersi verso alleanze strutturali con Alfano e Verdini, verso l'idea di un Partito del Si, o della Nazione, è chiaro che molti di noi farebbero un'altra cosa, guarderebbero altrove".

Per questo, "non ho gioito domenica notte, seppure fosse contento del risultato" chiosa amaro Ranieri. "Le macerie sono evidentissime, e sono esplose visibilmente, ma vengono da lontano, e si sono acuite negli ultimi due anni. C'è molto da fare, insomma, per tenere unito il Partito".

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Dicembre 2016 19:50

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