Mercoledì, 08 Febbraio 2017 17:41

Elezioni, la sfida 'civica' al centrosinistra di Luigi Fabiani e Luca D'Innocenzo

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"Si avverte una sorta di stato d'abbandono; complice la stanchezza, il fatto che - in 7 anni - non si sono risolte questioni fondamentali, e non parlo della ricostruzione degli immobili che si è fatta, si sta facendo e si farà, piuttosto degli aspetti economico-sociali che non sono stati affrontati, la gente non 'regge' più all'idea di una città vuota e, allo stato attuale, senza futuro".

Luigi Fabiani è tributarista, sa bene che - prima del terremoto - il tessuto cittadino era composto "per un buon 70%", la sua stima, da percettori di reddito fisso; "il restante 30% era legato a partite Iva", si pensi alle piccole e medie imprese, ai professionisti: ebbene, "hanno atteso, speranzosi, che la città si rimettesse in movimento; uno alla volta, però, stanno mollando". Anche per questo, Fabiani ha deciso di 'scendere in campo', in vista delle elezioni amministrative di primavera, lanciando la sua 'Proposta Civica'. "Non si vede un futuro perché non è stato pianificato, non sono stati prodotti interventi risolutivi", spiega ai microfoni di Mente Locale, ospite di Radio L'Aquila 1. "C'è chi chiede la sospensione delle tasse: richiesta legittima, per carità, ma le tasse sono un valore derivato dal reddito, e il reddito non c'è, è questa la triste verità. Piuttosto, ci vorrebbero leggi speciali per programmare economicamente uno sviluppo sostenibile: non ne ha bisogno l'Abruzzo, che è una Regione a due volti, ma le aree interne dell'Appennino, le province dell'Aquila, di Teramo, Rieti e Ascoli Piceno".

In queste settimane, l'ex presidente di Asm ha partecipato alle riunioni della così detta 'Cosa Rossa', con le forze di sinistra che hanno provato a ragionare di un percorso autonomo, progressista, 'fuori' dalla coalizione classica cui sta lavorando il Partito Democratico, e si è seduto, però, anche al tavolo voluto dalla segreteria dei democrat.

Come lui, anche Luca D'Innocenzo - già presidente dell'Adsu e assessore comunale fino all'ottobre 2009 - con il suo 'Territorio Collettivo'. "In assoluto, la cosa più preoccupante è l'idea che questi 8 anni siano stati sprecati", sottolinea; "e quella, ancor più pericolosa, che non ci si possa più fidare delle Istituzioni, sfiducia che attraversa lo Stato, la Protezione civile, la Commissione Grandi Rischi, la Regione, la Provincia, il Comune - e penso alla vicenda delle scuole - ma anche l'Università che, su questi temi, ha avuto elementi di difficoltà".

Un'idea che sta provocando un rischio serio di desertificazione, "che si aggiunge a quelli sottesi agli eventi naturali che hanno 'colpito' il territorio. Infatti, se è vero che le ultime vicende sismiche hanno interessato L'Aquila soltanto marginalmente, è vero anche che - per storia e relazioni - pensare che oltre la città e fino a Norcia ci sia oggi il deserto, è un nodo problematico di primaria importanza; mi spiego: l'idea che L'Aquila possa rilanciare se stessa è piuttosto effimera se l'Appennino centrale non è vitale e vissuto. Aggiungo che la città, per le risorse impegnate sul territorio, potrebbe e dovrebbe porsi come guida dell'intera area vasta dell'Appennino. Al contrario, sta rischiando di sprecare l'occasione".

Un momento difficilissimo, "con elementi di difficoltà enormi", e una profonda critica alle Istituzioni. Per questo, "c'è bisogno che le migliori energie che sono state in campo in questi anni - aggiunge D'Innocenzo - si rimettano in gioco, per provare a produrre una proposta unitaria; come Territorio Collettivo, auspichiamo che le esperienze civiche e territoriali di stampo progressista che, a L'Aquila, si sono espresse sia in termini elettorali che associativi e di movimento, sfidino il centrosinistra classico alla costruzione di una proposta programmatica avanzata".

Una sfida che, in realtà, sta venendo meno, e D'Innocenzo lo riconosce; "sta sfumando, in effetti: ho la sensazione che il problema principale per le forze civiche che si sono già misurate con le urne nel 2012, e penso a L'Aquila che Vogliamo e Appello per L'Aquila, sia porre il tema del Partito Democratico come avversario: alla città, però, non interessa quasi per nulla di ragionare intorno al Pd, come avversario o come soggetto politico vincente, e penso sia un errore credere di poter fare a meno della forza politica che, oggettivamente, è la più radicata sul territorio, per trovare una soluzione di governo che guardi ai prossimi 5 - 10 anni e che sia capace di far uscire la città dalla profonda crisi in cui versa".

D'Innocenzo lo ribadisce, a dare maggiore forza al ragionamento: "La sensazione è che si voglia affermare, innanzitutto, l'idea di essere alternativi al Pd, diversi dal Pd; credo sia limitativo, così come lo è considerarsi dei satelliti dei democratici. E' per questo che abbiamo posto la sfida su entrambi i tavoli; e ho aggiunto che, a mio parere, doveva essere proprio i maggiori rappresentanti di quella esperienza, Ettore Di Cesare e Vincenzo Vittorini, a sfidare alle primarie i candidati del Partito Democratico. Avrebbero permesso, così, di aprire le porte del centrosinistra a quel mondo che pure si è radicato, in città, sviluppando esperienze e conoscenze, così da produrre una vera novità. D'altra parte, è successo ovunque ci siano state grandi mobilitazioni: la politica si rigenera se, da quelle mobilitazioni, si riesce a trarre linfa".

Se il progetto politico di una sinistra progressista capace di presentarsi alle elezioni con una coalizione autonoma sta sfumando, si sta chiudendo, invece, la coalizione larga di stampo 'ulivista', intorno al Pd, radicata a sinistra da Sel/Si e, chissà, da Rifondazione comunista (ma la base è spaccata) e aperta ai moderati di centro oltre che alle forze civiche, "seppure aspettiamo ancora un'apertura reale - ha tenuto a chiarire D'Innocenzo - che al momento apertura c'è stata, ma soltanto a parole".

Significa trovare un accordo programmatico e, poi, celebrare le primarie di coalizione.

"Ai tavoli cui abbiamo partecipato - racconta Luigi Fabiani - abbiamo insistito sulla necessità di confrontarci su alcune questioni dirimenti: su che cosa siamo d'accordo, per cosa ci differenziamo, quali sono le posizioni in campo? Se non si produce una riflessione profonda, intorno a cosa potremmo mai costruire una coalizione? Si parla tanto di discontinuità: ebbene, alcune persone che marcano la distanza fanno parte della Giunta uscente e ne hanno fatto parte per dieci anni: stanno rinnegando il passato? Non ha senso. Vogliono invece cambiare chi guida il pullmann: benissimo, si proponessero. Non si può star lì ad aspettare che il Pd scelga il candidato per capire se stare in coalizione o meno. La vera sferzata che potrebbe consentire alle fazioni in campo di ottenere successo è, piuttosto, il cambio d'approccio, di metodo, di modulo. Come 'Proposta civica', al primo posto mettiamo il tema dell'economia e del lavoro: dunque, che proposte possiamo condividere? Soltanto una volta che il programma sarà stato definito, soltanto una volta che avremo comunicato agli elettori le scelte che saranno fatte per risolvere le annose questioni irrisolte, potremo decidere chi è il candidato più giusto per dare un volto alla coalizione".

Primarie sì, insomma, ma prima il programma. "Passasse il concetto, potrebbe anche non essere necessaria una lista di 'Proposta civica': se le idee che portiamo avanti venissero accolte e condivise, non avremmo alcuna velleità di andare ad occupare poltrone, seppure riteniamo che le persone che le hanno proposte sarebbero le più indicate a realizzarle. Altrimenti, potremmo anche andare da soli", avverte Fabiani.

Per Luca D'Innocenzo, "non esistono elementi che rendono impossibile un accordo programmatico di massima, che possa costituire la base di una coalizione civico-progressista". Ci sono, però, due o tre temi centrali, delicati: la vicenda del Gran Sasso innanzitutto, il rapporto, cioé, tra modello di turismo, tutela ambientale e del Parco, con l'idea di rendere la nostra montagna centrale per tutto il territorio; è una vicenda delicata che va sviscerata perché potrebbe rappresentare un elemento di divisione piuttosto che di unione. Mi pare che il Pd voglia confermare la linea assunta con l'accordo programmatico firmato un anno fa, linea condivisa anche da Rifondazione comunista e che vede d'accordo anche Territorio Collettivo". Altro tema cruciale è l'utilizzo del 4% dei fondi per la ricostruzione destinati allo sviluppo economico: "Si è parlato di contratti di sviluppo con le grandi imprese, del bando 'Fare Centro' ma c'è una questione che manca, nel dibattito: il lavoro. Non si possono spendere così tanti soldi senza pensare ad un aggancio alla occupazione che produrranno".

Risolti alcuni nodi programmatici, "le primarie sono lo strumento migliore per scegliere il candidato: generano partecipazione ed evitano che le decisioni possano essere assunte in stanze chiuse da 4 o 5 persone. A patto che siano primarie vere, però: vanno inquadrante dentro uno strumento condiviso, altrimenti il giorno dopo si raccolgono le tensioni che le consultazioni possono generare piuttosto che le energie e le forze che sono in grado di stimolare".

'Territorio Collettivo' presenterà, di sicuro, una sua lista; sulle primarie, invece, "non pensiamo che serva una candidatura nostra - spiega D'Innocenzo - siamo convinti, piuttosto, che la nostra esperienza possa rappresentare uno strumento, insieme ad altri, per permettere una candidatura che apra le porte del centrosinistra ad un mondo che, oggi, è fuori dalle riunioni dei partiti; dovessimo riuscirci, la sosterremmo. Può anche essere che non ci riusciremo, che questa sensibilità non emerga, ma credo che il centrosinistra debba saper cogliere l'opportunità, aprirsi ad una discussione programmatica, di idee e di persone, per permettere un rinnovamento vero ad una fase politica che, inevitabilmente, si sta chiudendo".

Ultima modifica il Giovedì, 09 Febbraio 2017 09:10

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