Venerdì, 17 Marzo 2017 17:57

Ricostruzione: uffici comuni "fuori cratere" chiusi da due settimane, bloccati 75 paesi e 270 milioni

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Proprio nelle ore in cui a Roma si decide per l'allargamento del cratere delle scosse di terremoto degli ultimi mesi [leggi], si blocca l'esame delle pratiche per la ricostruzione in ben 75 comuni di tutte e quattro le province abruzzesi colpite dal sisma del 2009.

Parliamo degli uffici territoriali per la ricostruzione (utr) cosiddetti di frontiera, ossia dei "comuni fuori cratere" delle otto aree omogenee del cratere sismico abruzzese istituito otto anni fa.

Gli uffici sono chiusi ormai da più di due settimane, dal 1 marzo scorso, a causa della mancata copertura finanziaria nelle casse dei rispettivi comuni per il pagamento dello stipendio dei lavoratori cosiddetti con contratto Co.co.co.; della questione news-town.it aveva scritto nello scorso dicembre, riportando l'allarme lanciato dal sindaco di Cugnoli (Teramo) Lanfranco Chiola [leggi].

Il governo, infatti, ancora non si pronuncia sui circa 500mila euro da destinare al pagamento dei lavoratori e delle lavoratrici delle pratiche della ricostruzione dei "fuori cratere". Parliamo di pratiche relative all'istruttoria e all'eventuale ammissione a finanziamento per 75 comuni in regione, per un importo totale di circa 270 milioni di euro.

Il sindaco di Goriano Sicoli (L'Aquila), Rodolfo Margarelli, ha convocato per lunedì prossimo una riunione di tutti i sindaci coordinatori dei comuni "fuori cratere" nella sede dell'Ufficio speciale per la ricostruzione del cratere (Usrc) di Fossa (L'Aquila). L'intento è "decidere di organizzare ed attivare di comune accordo, manifestazioni di protesta eclatanti se nelle prossime ore non ci saranno interventi risolutivi, da parte degli enti competenti, che diano delle risposte positive, al fine di far ripartire al più presto il processo di ricostruzione post – sisma che si è fermato inesorabilmente".

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