Domenica, 06 Agosto 2017 13:11

Incendio Fonte Vetica, il racconto di Enrico Perilli: "Era un suk, assente qualsiasi servizio d'ordine"

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Enrico Perilli Enrico Perilli

Tra le 30 mila persone presenti ieri a Fonte Vetica c’era anche l’ex consigliere comunale ed ex presidente della commissione Programmazione e territorio di Rifondazione comunista Enrico Perilli.

Ecco il racconto e l’analisi che Perilli ha fatto a NewsTown sull'incendio che ha devastato la pineta di Fonte Vetica e, in generale, su quanto accaduto ieri:

“Ero a Fonte Vetica con la famiglia a vedere la rassegna ovina, come tutti gli anni. La cosa che mi ha immediatamente colpito è stata l’enorme quantità di persone, superiore a quella degli anni passati. Una maggiore presenza dovuta, forse, al fatto che era sabato o che, a differenza degli altri anni, quando si svolgeva in tre giorni, la rassegna era stata racchiusa tutta in un solo giorno. In mezzo a quest’enorme quantità di persone presente a Fonte Vetica e Fonte Macina, solo una piccola minoranza, diciamo tra il 5 e il 10%, era interessata alla rassegna ovina come evento culturale e zootecnico. La maggior parte delle altre persone era su strada, verso Fonte Vetica, dove c’era un vero e proprio suk: migliaia di bancarelle, moto, camper, tutte parcheggiate e sistemate sulle praterie, senza nessun rispetto dell’ambiente, con fuochi accesi in ogni dove, musica alta, alcol che scorreva a fiumi”.

Continua Perilli: “Ho pensato subito ‘Se qui succede qualcosa si mette male’ perché, oltre a tre pattuglie di valorose guardie forestali, cioè a sei uomini, che sono state celeri nell’arrivare immediatamente sul luogo dell’incendio, non era stato predisposto un minimo servizio d’ordine: non c’erano associazioni di protezione civile, nemmeno un trattore con un autobotte, come si usa nelle sagre. Quando è scoppiato l’incendio, l’erba ha iniziato a bruciare velocemente ma, essendo un incendio da prateria, all’inizio si è mantenuto basso. Sono subito arrivate le guardie forestali, che hanno fermato alcune persone, e tanti di noi che, con le magliette e i tappetini delle macchine, hanno tentato di spegnere il fuoco. Quest’ultimo, però, alimentato dal vento, è stato sospinto verso la pineta. Una volta arrivato lì c’è stato poco da fare. Tra l’altro sulla pineta c’erano state, quest’inverno, due valanghe, quindi c’era del legname secco che ha preso immediatamente fuoco. Non siamo riusciti a fare nulla”.

“I primi camion dei vigili e della Protezione civile sono arrivati dopo due ore” racconta Perilli “ed è comprensibile visto che, per salire dall’Aquila, un camion non può che impiegare tanto. I primi mezzi aerei sono arrivati dopo tre ore ma a quel punto era troppo tardi”.

“La prima riflessione che va fatta” afferma l’ex consigliere comunale “è che chi organizzava l’evento, ossia la Camera di commercio, sapendo che ci sarebbero state decine di migliaia di persone, doveva predisporre un minimo servizio d’ordine. Invece non c’era nulla di tutto questo: tutto era totalmente disorganizzato, le praterie erano letteralmente invase. E dire che solo qualche giorno fa c’era stata la polemica sulla loro tutela. La prima responsabilità, oltre a quella materiale di chi ha fatto il danno, va ricercata perciò in chi ha organizzato l’evento, che non è stato all’altezza e non ha garantito nessuna forma di sicurezza”.

“La cosa che mi preme dire” osserva ancora Perilli “è che questo accade anche perché le aree protette, chi le gestisce e chi condivide quelle politiche di tutela della natura, negli ultimi anni sono stati oggetto di una feroce aggressione, portata avanti a volte anche ai limiti dell’aggressione personale, da parte di un fronte sviluppista fatto da alcune associazioni nate per riperimetrare i parchi e da politici rampanti che puntano a smontare tutte le leggi di tutela e salvaguardia della natura, della montagna e dei parchi. E' una campagna d’opinione e di intimidazione che va avanti da anni. Chi invoca il rispetto delle leggi regionali, nazionali ed europee, viene accusato di essere un nemico dello sviluppo, quando non linciato a livello personale, perché l’obiettivo è quello di sfruttare la montagna a fini economici e di ammassare il maggior numero possibile di persone in montagna per farle consumare. Si cerca, insomma, di portare la città in montagna. Quando poi si ricorda che quelli sono luoghi delicati, particolari, si viene accusati di essere nemici dello sviluppo. Tutto questo fronte sviluppista, che da anni attacca i parchi, ne chiede la riperimetrazione e domanda di inventarsi tutti i modi possibili per portare migliaia di persone in montagna al solo fine di sfruttarla economicamente, porta la responsabilità morale di quello che è accaduto e anche di quello che accadrà. Perché accadrà ben altro”.

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