Venerdì, 01 Giugno 2018 00:44

Comune "Real estate": all'Aquila un miliardo di immobili pubblici. Che farci?

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Il Comune dell’Aquila ha beni immobili per un miliardo di euro ed è la sesta città d’Italia, dietro metropoli come Roma e Napoli ma prima, ad esempio, di grandi città come Milano, Bologna e Genova, per numero di proprietà immobiliari.

Il dato - venuto fuori durante il consiglio comunale lampo del 30 maggio dedicato all’approvazione del bilancio consuntivo 2017 – è dovuto anche e soprattutto al fatto che, dopo il terremoto, l’amministrazione ha iscritto a patrimonio gli oltre 4 mila alloggi Case e Map e le centinaia di abitazioni di cui è divenuto proprietario tramite le sostituzioni edilizie (di queste ultime, peraltro, ne ha acquisite solo una minima parte).

Un patrimonio del genere è sì una ricchezza ma è anche una zavorra, fatta di costi di gestione altissimi, a fronte dei quali le redditività – ciò che entra nelle casse del comune sotto forma di affitti e canoni – sono davvero misere.

Per evitare che tutti questi immobili diventino un buco nero succhia soldi, servirebbe un piano strategico, a lungo termine, di gestione e valorizzazione, contenente le soluzioni che si intendono adottare per sciogliere alcuni nodi fondamentali, a cominciare dall'utillizzo futuro del Progetto Case. Il centrosinistra, in dieci anni, non è stato capace di farlo e a giudicare da quel che si è visto in questo primo anno di governo di centrodestra l’impressione è che si continui a procedere sullo stesso binario.

Basta guardare il nuovo piano delle alienazioni approvato a marzo, su proposta della giunta, dal consiglio comunale.

Questi piani, di durata triennale, vengono approvati ogni anno. Ma sono, per lo più, documenti scritti sulla sabbia, pieni di cifre e somme del tutto irrealistiche.

Quello votato due mesi fa non fa eccezione, se non per il valore complessivo dei beni "alienati": se per il 2018 sono previste dismissioni per 20mila euro, nel 2019 si passa addirittura a 27 milioni e nel 2020 a 47 milioni. Cifre fantascientifiche. Tanto per fare un confronto, gli ultimi due piani – quelli approvati nel 2016 e nel 2017  – si aggiravano, per l’intero triennio, su somme molto più basse: 2 milioni e 700mila e un milione e 700mila euro. E nel computo non ci sono le abitazioni equivalenti, sulle quali il gruppo consiliare della Coalizione sociale ha lanciato, poche settimane fa, un allarme sul rischio di possibili operazioni speculative che potrebbero essere messe in atto da qualche fondo immobiliare.

Non si capisce, inoltre, come dovrebbero avvenire le alienazioni, con quali procedure - asta? affidamento a società? trattativa privata? - e come un mercato immobiliare già saturo, caratterizzato da un'offerta già abnorme, potrebbe assorbire anche questa nuova immissione di case e fabbricati. Il rischio è che ci sia un tracollo dei prezzi di vendita, già in picchiata (a differenza degli affitti).

Ultima modifica il Venerdì, 01 Giugno 2018 02:19
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