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Mercoledì, 28 Novembre 2018 04:21

Regionali, Paolucci: "Legnini soluzione migliore, mio nome non è un'opzione". E su legislatura afferma: "Lasciamo un bilancio e una sanità migliori"

di  Nello Avellani e Roberto Ciuffini

E’ Legnini la migliore soluzione per l’Abruzzo. Il mio nome non è un’opzione, nemmeno nell’ipotesi in cui Legnini non dovesse essere in campo”.

A parlare è l’assessore regionale alla Sanità e al Bilancio Silvio Paolucci, che, in un’intervista a NewsTown, smentisce e scansa ogni ipotesi su una sua possibile candidatura a presidente alle elezioni del 10 febbraio come piano B da attuare qualora Legnini dovesse fare un passo indietro.

Assessore Paolucci, perché si chiama già fuori?

Perché il mio sarebbe un nome divisivo, anche per le deleghe che ho esercitato in questi quattro anni, a iniziare da quella della sanità.

Perché Legnini?

Perché non solo lo ritengo il candidato più adeguato a vincere ma anche perché è una persona di grande autorevolezza, che, anche per il sistema di relazioni che ha, può rendere davvero l’Abruzzo protagonista. Credo che Legnini si stia muovendo nella giusta direzione provando a mettere in campo un ragionamento politico diverso, che vada al di là delle coalizioni.

I nomi proposti dal centrodestra e dai Cinque Stelle non sarebbero adeguati?

Il centrodestra ha deciso che a indicare il candidato fosse il partito più piccolo e lo ha deciso in una cena a Palazzo Grazioli. Se una cosa del genere l’avesse fatta il centrosinistra, ci sarebbe stata una rivolta. In più mi sembra che i nomi fin qui indicati non abbiano a che fare in modo profondo con la comunità abruzzese.

E i Cinque Stelle?

Hanno scelto il candidato che era arrivato secondo alle regionarie, vinte da Pettinari. Inoltre stanno dimostrando nei fatti di non essere adeguati a governare, basti guardare alla vicenda del terminal di Anangnina o a quella della sicurezza delle autostrade. Ogni qualvolta è in ballo un tema in cui da una parte ci sono gli interessi degli abruzzesi e dall’altra la difesa di un loro ministro o esponente, i Cinque Stelle scelgono sempre di prendere le difese del politico di turno.

Cosa pensa quando suoi ex colleghi di giunta parlano, per le prossime elezioni, di discontinuità? In questi anni lei è stato spesso colpito da fuoco amico.

Quello della discontinuità, di una maggiore radicalità, è un tema che si impone a livello più generale, noi ne siamo un po’ un riflesso. E’ una conseguenza della crisi economica che abbiamo avuto e che ha creato dei problemi all’interno della società. Malgrado tutto, tuttavia, penso che il Partito democratico, che ha governato per un lungo periodo in questi ultimi dieci anni, abbia gestito bene la crisi. Non abbiamo la controprova, ma non so come sarebbe finita se al governo ci fosse stata la destra. Quanto agli attacchi rivolti a me, io non entro nelle questioni personali, contrariamente a quanto fanno molti della mia stessa coalizione. Continuo a lavorare. Se il candidato presidente riterrà che la mia figura possa dare una mano la darò. A quel punto saranno i cittadini a esprimersi e a giudicare il mio operato. Sono orgoglioso del lavoro fatto, penso di lasciare, per quanto riguarda le mie deleghe, una regione migliore di quella del 2014.

Lei negli ultimi quattro anni è stato titolare di due deleghe tanto importanti quanto scomode: quella al Bilancio e quella alla Sanità. Partiamo dal bilancio. Quali sono i risultati che rivendicate di aver raggiunto?

L’abbattimento del disavanzo e la riduzione del debito. Il rendiconto del 2017 dimostrerà che abbiamo abbattuto il disavanzo, cioè i debiti che non avevano coperture nemmeno con i mutui, mentre per quanto riguarda il debito, lo abbiamo portato da 1,3 a 1 miliardo di euro. Lasciamo anche una cassa significativa, di centinaia di milioni di euro. Quando ci insediammo, avevamo difficoltà anche a pagare gli stipendi, dovetti fare un'anticipazione di cassa di 150 milioni. Quanto ai riallineamenti, abbiamo fatto una scelta: rafforzare, rendere prima più solido il bilancio per non portare i libri in tribunale ed essere costretti a tagliare su settori quali il sociale e i trasporti.  Al di là delle strumentalizzazioni politiche, credo che ci siamo riusciti.

Sulla sanità, invece, come principale obiettivo raggiunto rivendicate l’uscita dal commissariamento. Ma rimangono ancora molti problemi: dalle liste di attesa ai presidi territoriali alle carenze di personale. La delibera che ha dato il via a 800 assunzioni non copre tutto il fabbisogno.

L’uscita dal commissariamento è stato in grande passo in avanti, anche perché è stato principalmente a causa del commissariamento che per anni abbiamo avuto il blocco del turnover in tutte le asl. Quanto al personale, già per il 2018 abbiamo speso ben 13 milioni di euro in più. Nelle linee di indirizzo 2019-2021, che toccherà ancora a questo governo regionale approvare, metteremo altri 15-20 milioni, il 50% del fabbisogno. Per il resto dovrà dare un segnale lo Stato. Ma non c’è solo l’aspetto contabile. In questi anni, abbiamo migliorato significativamente il livello delle cure, specie per le patologie tempo dipendenti - vale a dire ictus, infarti e grandi traumi, come quello al femore - la prevenzione oncologica, l’emergenza-urgenza. Abbiamo aumentato il numero delle ambulanze con a bordo medici e infermieri, abbiamo dotato i comuni che ne hanno fatto richiesta di defribillatori semi-automatici, che trasmettono ai pronto soccorso il tracciato nel momento stesso in cui c’è l’intervento dell’ambulanza. Sono tutte cose che magari non fanno notizia ma che migliorano sensibilmente la vita delle persone. Certo, rimangono ancora tanti problemi da affrontare, a cominciare da quello delle liste di attesa. E poi c’è la questione della medicina sul territorio, che però stenta ad avere in tutta la regione un’affermazione omogenea, anche perché il dibattito è sempre concentrato sulla rete ospedaliera e non su quella territoriale.

A proposito di rete ospedaliera, i sindacati continuano a contestare la scelta del project financing. Lei invece la difende. Perché?

Credo che questo argomento venga trattato in modo u po' superficiale. Se usato bene, il project financing è uno strumento più snello, che velocizza i tempi di realizzazione di nuovi ospedali. Tecnicamente, poi, non è altro che un finanziamento pubblico anticipato da un privato, una sorta di mutuo indiretto. L'alternativa è il finanziamento pubblico, il che vuol dire che il governo dovrebbe mettere nel bilancio statale, alla voce edilizia sanitaria, 600 milioni di euro per l'Abruzzo. Non ci si può limitare a dire che non si è d'accordo, come fanno i Cinque Stelle, senza proporre delle alternative. Sarebbe un errore a mio parere non intervenire con il project financing. Alcuni problemi di cui soffre il nostro sistema sanitario derivano proprio dall'obsolescenza e dalla scarsa funzionalità delle attuali strutture, luoghi spesso brutti a vedersi, sovraffollati, non capienti, tanto che a volte non si riesce nemmeno a installare macchinari e tecnologie nuove.

Ultima modifica il Mercoledì, 28 Novembre 2018 08:35

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