Mercoledì, 15 Marzo 2017 03:30

Centro polifunzionale Adsu L'Aquila ancora chiuso e inagibile a 8 anni dal terremoto: azienda a corto di risorse e personale

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Se otto anni vi sembran pochi. Tanti ne sono passati dal terremoto del 6 aprile 2009 eppure gli studenti del polo universitario di Coppito, all’Aquila, quello dove hanno sede molte facoltà scientifiche, sono costretti ancora ad andare a mensa e al bar nei container perché il centro polifunzionale dell’Adsu (foto) che li ospitava, insieme ad aule studio e spazi ricreativi, è ancora inagibile e transennato.

Quei container, per i quali l’azienda paga la bellezza di 40 mila euro l’anno di affitto, sono un pessimo biglietto da visita per l’ateneo specie in un momento in cui non si fa altro che discettare su come l’unico modo per rendere L’Aquila più attrattiva come città universitaria sia aumentare e migliorare i servizi offerti agli studenti (trasporti, mense, residenzialità).

Com’è possibile, perciò, che dopo 8 anni l’Adsu non sia ancora riuscita a predisporre il bando per l’affidamento dei lavori di ristrutturazione?

Per le solite, interminabili trafile burocratiche ma anche per la mancanza di risorse e di personale che, ormai da anni, affligge l’azienda per il diritto allo studio.

Se vi raccontiamo questa storia, infatti, non è solo per dare notizia dell’ennesima opera incompiuta della ricostruzione ma anche perché riteniamo che essa sia emblematica di come tra le parole (promettere più servizi per gli studenti universitari) e i fatti (erogare effettivamente quei servizi, mettedo in condizione gli enti deputati a farlo di operare) ci sia un abisso.  

Il centro polivalente Adsu di Coppito venne classificato, subito dopo il terremoto, inagibile, di classe E (con danni strutturali, secondo la dicitura). Per la sua riparazione venne redatto un computo metrico da 3,6 milioni di euro.

Contestualmente, però, né la Regione né il governo stanziarono risorse ad hoc per gli immobili di proprietà dell’Adsu, eccezion fatta per la caserma Campomizzi, che venne adeguata e resa idonea a ospitare la nuova casa dello studente con i soldi e l’intervento della Protezione civile.

In mancanza di risorse, nessuno si occupò più della pratica e le cose rimasero così, cioè ferme, per anni. Fino a che l’Adsu, tornato ad avere, nel frattempo, un organigramma  (consiglio di amministrazione e presidente) dopo anni di commissariamento, l’anno scorso, ordinò sul fabbricato una nuova perizia, che produsse risultati molto diversi dalla prima.

Non solo venne appurato che l’edificio non aveva riportato lesioni strutturali ma si scoprì che il cemento armato e il metallo con cui era fatto avevano risposto molto bene alle sollecitazioni telluriche. Venne fatto pertanto un nuovo computo metrico, che risultò di molto inferiore al primo, al di sotto della soglia del milione di euro, e venne ipotizzata anche una stima della durata dei lavori, calcolata in tre/quattro mesi al massimo.

Pur non disponendo, come detto, di fondi dedicati per la riparazione degli immobili di sua proprietà, l’Adsu è riuscita comunque a trovare la somma necessaria per l'intervento grattando gli avanzi di gestione.
 
Quei soldi, però, non si possono spendere perché la Regione non ha ancora approvato il bilancio dell’azienda. E finché non lo farà, l’Adsu non potrà mettere a bando i lavori.

I ritardi e le mancate risposte della Regione non finiscono qui.

L’Adsu dell’Aquila, che è la più grande azienda di diritto allo studio d'Abruzzo, con 400 posti letto e tre mense (Coppito, Ingegneria e Campomizzi, e un'altra verrà aperta a breve nel polo di Economia all’ex carcere minorile), soffre da anni di carenze di personale.Su una pianta organica di 18 persone, al momento, effettive, ce ne sono solo 11, il che significa che ci sono 7 posti vacanti. E senza personale l’azienda fa fatica ad operare in modo efficiente.

L’ufficio tecnico, ad esempio,quello che, tra le altre cose, si dovrebbe occupare di redigere il progetto di ristrutturazione del centro polifunzionale e di assicurare la manutenzione ordinaria degli alloggi della Campomizzi, ha un solo impiegato, inquadrato peraltro con un livello B. L’Adsu ha provato a indire procedure a evidenza pubblica per la selezione di nuovo personale ma sono andate deserte (non ha risposto nessuno). Al che ha chiesto alla Regione di mandare forze fresche, magari attraverso forme di mobilità interna, ma finora non ha ricevuto risposta.

Altra nota dolente sono le borse di studio. La Regione, l’anno scorso, ha tagliato ben 600 mila euro al plafond, con il risultato che su 1700 studenti idonei ben 600 risultano non beneficiari perché non ci sono le risorse per pagare loro gli assegni.

Tra i beneficiari ci sono i 400 studenti che alloggiano nella caserma Campomizzi, l’unica casa dello studente pubblica rimasta all’Aquila dopo il terremoto. Su di loro, però, pende una spada di Damocle: il contratto tra l’Adsu e il ministero della Difesa per l’uso della caserma, infatti, è scaduto da più di un anno e mezzo (settembre 2015). Il che vuol dire che se il ministero volesse potrebbe sfrattare l’Adsu già domani mattina.

Se ciò accadesse (ma non accadrà, il ministero ha dato delle rassicurazioni), l’Adsu si troverebbe ad affrontare anzitempo un problema al quale prima o poi dovrà mettere mano ovvero il reperimento di nuove strutture per la residenzialità studentesca.

La vecchia casa dello studente, diventata tristemente nota con il terremoto del 2009, verrà presto abbattuta ma non sarà ricostruita. Si dovrà pensare, pertanto, ad altri spazi in altri luoghi. L’Adsu ha già un accordo con l’università per una parte dell’ex complesso del San Salvatore, che, una volta sistemato, dovrebbe arrivare ad accogliere circa 120 posti letto.

Un’altra struttura già individuata è Casale Marinangeli, a Coppito, un immobile di priorità del comune dell’Aquila ceduto all’Adsu in un comodato d’uso gratuito trentennale. Lì dovrebbero andare altri 60 posti letto, che però, sommati ai 120 dell’ex S. Salvatore, sarebbero sempre troppo pochi rispetto ai livelli attuali.

L’obiettivo minimo dell’azienda è quello di non andare al di sotto di questa soglia e anzi, se possibile, di migliorarla.

Ultima modifica il Giovedì, 16 Marzo 2017 09:20

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