Lunedì, 09 Novembre 2015 11:14

Tre minuti dovranno bastare: giovani maestri al cospetto di Mattarella

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Tre minuti dovranno bastare: giovani maestri al cospetto di Mattarella Foto Luca Carmosino

Di Ilaria Carosi* - Non sono esattamente come te le aspetteresti, queste giovani menti. Non rispondono alla macchietta del secchione occhialuto che non ha mai messo piede fuori dall’Ateneo. Non ci sono gobbe piegate su microscopi, né l’altezzosità di chi sa che quelli che gli stanno intorno non sanno nulla -o quasi- della materia di cui loro sono le eccellenze dell’Università degli Studi dell’Aquila.

Si giocheranno tutto in tre minuti. Tre minuti appena. Tre minuti ciascuno per raccontare al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, quello di cui si occupano.

L’occasione, come noto, sarà la presenza del Presidente della Repubblica all’inaugurazione dell’Anno Accademico, il prossimo 16 novembre. Una visita che doveva essere “di cortesia” e che invece è diventata ufficiale, con tanto di corazzieri in alta uniforme.

A questo si stanno preparando, con una concentrazione e una passione tali da meritarsi completamente la vetrina che è stata loro concessa. Sanno di avere addosso molti occhi, non solo quelli di chi sarà presente in Aula Magna, ma anche quelli di giornalisti in diretta televisiva e, dunque, di un pubblico vastissimo. Tuttavia, avranno in testa solo lui, il Capo dello Stato, sul suo rosso scranno. Solo a lui si rivolgeranno, quando la luce li farà emergere dal buio della sala.

E quello che gli racconteranno è una parte minima del loro essere, una delle più importanti, certo, ma comunque una parte minima. Vi siete mai fermati a pensare a quanti dettagli e passioni ci sono, dentro una vita? Quanti legami familiari, quante letture, quanta musica, quante parole dette ed ascoltate, quante nozioni apprese, quanti abbracci, quanti sorrisi, quante lacrime, quanto sudore e quanta fatica li hanno portati qui, davanti a noi?

Alfonso Forgione, l’archeologo, potreste stare ad ascoltarlo per ore, altro che tre minuti, mentre vi accompagna, tenendovi per mano, alla scoperta della storia del nostro territorio. Una storia che si popola di personaggi e luoghi che ha il dono di far visualizzare mentre, narrando, ci introduce in un castello che per noi è un posto magico ma per lui equivale a ore di studio e scavo, polvere e fango addosso, sole che brucia la pelle del viso.

A Soheila Raysi Dehcordi la concentrazione e la fatica gliele leggi nello sguardo fiero e deciso ma anche dolce. Fa un lavoro delicatissimo, la neurochirurga, trascorre ore in ospedale e in sala operatoria eppure ha saputo trovare il tempo di diplomarsi in clarinetto e leggere di filosofia. È una ragazza attenta ai contesti e alle persone, non dimentica di citare, una ad una, le professioni di quelli senza i quali il suo ruolo, in sala operatoria, non avrebbe possibilità di essere.

Simone Fagioli, il matematico, ha così chiaro in testa il senso della sua professione, da riuscire a spiegarlo in termini semplici, lasciandone cogliere tutta la grandiosità e le infinite possibilità di conoscenza che la materia fornisce. È raro incontrare persone tanto giovani che non camminino solo per il gusto di farlo ma sappiano benissimo dove vogliono arrivare e si divertano anche a scegliere la strada. Vi do un numero anche io: Simone sta per indossare la prima cravatta della sua vita.

Valentina Innocenzi ha un aspetto dolce e modi gentili che non lascerebbero immaginare che sia un ingegnere chimico e che si occupi di progettazione di impianti e relativi processi finalizzati ad estrarre dai rifiuti elettronici ed industriali metalli preziosi e “terre rare”. Una tosta, insomma, terra rara lei in un ambiente che, seppur più comunemente maschile, affronta con determinazione, attenzione e preparazione, soprattutto quando sale in cattedra per insegnare.

Riccardo Paone, il biotecnologo, voleva portarsi un topo nel camice, aveva già iniziato ad addomesticarlo, prima che noi lo facessimo ragionare. Lo racconto perché Riccardo potrei presentarlo solo così, lo guardi muoversi e parlare, lo ascolti ragionare e scherzare e pensi: ma dove lo hanno preso? Ed è proprio questo a contraddistinguerlo, la simpatia alternata a dei guizzi di genialità che non saranno passati inosservati al Columbia Medical Center di New York, dove ha lavorato. Affronterà un tema delicatissimo, non manca di autoconsapevolezza e senso critico, rispetto al lavoro che svolge.

E poi c’è Antonella Gaspari che ha un ruolo prezioso e scomodo poiché entrerà come riserva, nel caso uno degli altri cinque abbia un impedimento dell’ultim’ora. È ingegnere gestionale e si occupa del ruolo della metrologia in diversi scenari, di metodi e accuratezza degli strumenti di misura. Ormai, si presenta direttamente come “gufo”, contravvenendo allo stereotipo più diffuso che vede gli ingegneri assolutamente privi di senso dell’umorismo: sotto sotto, ad entrare in campo, ci spera e, comunque vada, deve farsi trovare pronta pure lei.

Lo avrete capito, sono giovani, intelligenti, pieni di risorse e vita da raccontare. Sono motivati. E si giocheranno tutto in tre minuti. Tre minuti appena. Voi, a leggere queste righe, ne avete impiegati di più.

* Psicologa e psicoterapeuta

 

Ultima modifica il Domenica, 15 Novembre 2015 11:05

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