Giovedì, 03 Marzo 2016 19:04

Ricostruzione: la Dipe e i tentativi di "sviare" la Procura per lavorare

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"Ma perché fai questo scusa?", gli chiedono. "Perché! Perché ci stavano saltando addosso anche alla Dipe".

A rispondere alla domanda di un suo conoscente è Mauro Pellegrini, volto noto dell'imprenditoria edile aquilana, uno dei due titolari della Dipe, travolta l'estate scorsa dallo scandalo Redde Rationem [leggi gli articoli]. Le parole di Pellegrini vengono pronunciate e intercettate nel settembre dello scorso anno, poco dopo i suoi arresti domiciliari, e sono riportati nell'interdittiva che il giudice per indagini preliminari (gip) dell'Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha fatto notificare all'impresa. Una interdittiva "giudiziale", vale a dire basata sulle prove, che impedisce alla società di "contrarre con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere la prestazione di un pubblico servizio, nonché l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi".

Il nuovo cda della Dipe. Secondo Pellegrini è la procura dell'Aquila a voler "saltare addosso" alla sua azienda. E, per questo, assieme al socio Giancarlo Di Persio (anch'egli arrestato in Redde Rationem), con la collaborazione del "procacciatore d'affari" - così lo chiama la procura - A. L., giovanissimo imprenditore e noto alle cronache milanesi per essere presidente di Giovani per l'Expo, e dell'avvocato romano Vincenzo Ussani D'Escobar, rinnova il consiglio di amministrazione (cda) della società, per dare agli inquirenti segnali di discontinuità al fine di evitare l'intedittiva. I "precedenti" proprietari, Pellegrini e Di Persio, erano però ancora proprietari e amministratori di fatto, continuando a "governare" e gestire la società, nonostante l'impresa avesse rinnovato il consiglio di amministrazione un mese dopo gli arresti. Lo dimostrano - sempre secondo gli inquirenti - progettando, ad esempio, il futuro acquisto di un terreno per la realizzazione di un capannone aziendale, o concordando, senza la percezione di essere ascoltati dai carabinieri del Noe, il da farsi sui lavori da terminare o ancora da cantierizzare.

Dalle indagini emerge come a far parte del nuovo management apparente dell'impresa fossero stati chiamati "soggetti inesperti, chiamati a ratificare ogni decisione che venga loro sottoposta".

"Ci vuole qualcuno che glieli spiega (i documenti a uno dei nuovi amministratori della Dipe, ndr) perché pure quello poveraccio deve firmare", dice Ussani a Lombardi, in riferimento all'urgenza di far firmare i documenti ai nuovi soggetti.

Un piano fallito, perché come detto la Dipe ha ricevuto l'interdittiva, pur potendo mantenere lavori (e maestranze), grazie alla nomina del commissario giudiziario Paolo Farano. L'azienda, infatti, è titolare di decine di cantieri all'Aquila e nei comuni del cratere, soprattutto nella valle del Medio Aterno. Per capire il peso della Dipe nella ricostruzione post-sisma, è sufficiente citare il Teatro Sant'Agostino, l'edificio dei Gesuiti, un grande aggregato in piazza Duomo (angolo via Roio) e un altro in piazza della Repubblica. Questi ultimi due sono in associazione temporanea con la Edilcostruzioni Group di Maurizio e Andrea Polisini, anch'essi finiti agli arresti con Redde Rationem e, tre giorni fa, destinatari di avvisi di garanzia per millantato credito [leggi l'articolo].

L'integrazione a Redde Rationem. Le intercettazioni di cui news-town.it è venuta in possesso rappresentano una sorta di integrazione - anche se la procedura è totalmente indipendente - alle oltre novanta pagine di cui è composta l'ordinanza di Redde Rationem. Come abbiamo raccontato più d'una volta, un quadro a tinte fosche in cui recitano parti da protagonisti politici, imprenditori, tecnici, procacciatori d'affari, intermediari e funzionari pubblici. Per questo, nel registro degli indagati, sono finiti nomi eccellenti come l'ex assessore comunale Pierluigi Tancredi, i funzionari comunali Mario Di Gregorio e Carlo Cafaggi, l'ex cerimoniera dell'ente Daniela Sibilla e diversi costruttori, come i su citati Pellegrini, Di Persio e Polisini, ma anche quell'Antonio Lupisella che, nel novembre 2011, con le sue deposizioni spontanee fece scattare le indagini, parlando di un vero e proprio sistema di mazzette pagate a vari esponenti politici per ottenere i lavori.

Un presunto "sistema" che, nei casi presi considerazione dalla procura (titolare dell'inchiesta è il sostituto procuratore Antonietta Picardi), riguardano principalmente i famigerati puntellamenti, opere di messa in sicurezza della ex Prefettura (nella foto), di Villa Palitti a Roio Poggio e di un aggregato in centro storico, nella zona della chiesa di San Francesco di Paola.

Diciannove indagati in tutto, accusati a vario titolo, e in concorso tra loro, di abuso d'ufficio, subappalto irregolare, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione aggravata per un atto contrario ai doveri d'ufficio, ed estorsione.

L'eredità, tra processi e broker. Naturalmente, tutte le accuse nei confronti degli indagati dovranno essere dimostrate. Ma l'interdittiva emessa dal gip è un macigno pesante sul brand Dipe, esploso negli ultimi anni, e non solo in Abruzzo.

Rimane la foschia che si insinua tra i vicoli dell'Aquila, e continuerà a farlo, sul vortice di rapporti più o meno malati generato dalla ricostruzione dell'Aquila e del suo comprensorio. Reti fitte di favori, azioni e ruoli al limite della legalità, intrighi societari, abusi e figure ambigue, come quella del broker, il procacciatore di affari. Un'eredità con la quale gli aquilani stanno iniziando a convivere.

Ultima modifica il Mercoledì, 10 Gennaio 2018 11:34

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