Sabato, 28 Maggio 2016 00:26

"In cammino": storie di migranti e del loro viaggio verso L'Aquila / 3 - Ali

di 
Ali, foto di Silvia Santucci Ali, foto di Silvia Santucci

"C'è un detto nel mio paese: la zappa è molto leggera, la penna è molto pesante. In Costa d'Avorio ho iniziato a lavorare nei campi come agricoltore a 15 anni e non sapevo leggere nè scrivere. Qui in Italia sono andato a scuola per la prima volta e all'inizio la maestra mi aiutava a tenere la penna in mano. Adesso è tutto diverso. Per me ora la penna è molto leggera, la zappa è molto pesante".

Quando incontro Ali per la prima volta è lui che, salutandomi, cerca di accorciare subito le distanze. Prima fra tutte, la lingua. In un italiano saltellante ma sufficiente per intendersi, mi propone di parlare ugualmente, lui in francese e io in italiano "così possiamo imparare tutti e due", dice sorridendo.

Dal Costa D'Avorio alla Libia

Ali ha 20 anni, ha lasciato la Costa D'Avorio quando ne aveva 19. Dieci mesi fa è arrivato in Italia, a bordo di una barca salpata dalle coste libiche. Per le persone in fuga dai paesi dell'Africa subsahariana, la Libia rappresenta una tappa obbligatoria nel tentativo di raggiungere l'Europa. E non solo perché è da lì che parte la principale rotta migratoria che attraversa il Mediterraneo centrale. Spesso, la permanenza nel Paese si protrae per mesi. I gruppi armati e le milizie che di fatto controllano il territorio, traggono dal traffico di esseri umani una delle principali fonti di guadagno. I migranti sono, quindi, costretti a svolgere lavori estenuanti ma necessari per pagare il viaggio in mare. Per altri il destino è il carcere. Vengono arrestati perché clandestini, e liberati dietro il pagamento di un vero e proprio riscatto.

costa davorioAli, in Libia, sperava di trovare un lavoro. La sua storia è un susseguirsi di spostamenti nel tentativo di poter studiare prima, di trovare una occupazione poi. "Sono nato in un piccolo villaggio. Da bambino vivevo con i miei genitori che facevano gli agricoltori. A dieci anni mi sono trasferito da mio zio materno, che viveva in una città poco distante. Speravo di poter andare a scuola, era quello che desideravo di più, ma non ne ho avuto la possibilità. Sono quindi tornato ad aiutare mio padre, ho iniziato a lavorare nei campi. Quando avevo 18 anni mio padre è morto, e ho capito che continuare da solo quel lavoro non mi avrebbe dato un futuro. E' stato allora che ho deciso di raggiungere mia sorella a Yamoussoukro, la capitale. Ho trovato un impiego come apprendista idraulico. Non è durato molto. A 19 anni sono partito per la Libia. Mia sorella non voleva, diceva che era troppo pericoloso, ma sono partito lo stesso".

Insieme a un suo amico, Ali ha viaggiato per tre settimane attraverso il Burkina Faso e il Niger. Nel corso dell'intervista mi risponde in francese. Il suo racconto è mediato dalla traduzione dell'interprete. E' la sua espressione a restituirmi il senso del viaggio disumano che è stato costretto ad affrontare. I bellissimi lineamenti del suo viso si contraggono in uno sguardo inquieto, fisso, ora che gli chiedo cosa sia successo a lui e al suo amico in Libia: "Solo io posso sapere quello che ho passato. Ricordarlo mi fa piangere. Per me è stato un sogno vedermi vivo in Italia". Si commuove, non vuole parlare dei quattro mesi in Libia.

"L'Italia mi ha salvato dal mare"

Del viaggio in mare Ali ricorda le preghiere urlate delle persone che si trovavano con lui quando lo scafo ha iniziato ad imbarcare acqua. Musulmani, cristiani, ognuno lanciava suppliche per essere salvato. Lui no. Era sicuro di non riuscire a sopravvivere. "Quando sono salito sulla barca della Marina ero felice. Ero anche preoccupato. Quello che ricordo chiaramente è che sono scoppiato a piangere. Non dimenticherò mai chi mi diceva di stare tranquillo perché ero salvo".

Per Ali la permanenza in Sicilia si è limitata all'attesa in fila indiana per essere identificato. Dopo parecchie ore in pullman è arrivato a Pizzoli (L'Aquila): "Mi sono ritrovato finalmente in una casa vera. Ho fatto una doccia, ho mangiato, ma quella notte non ho dormito. Non riuscivo a credere che fossi ancora vivo. Sono riuscito a tranquillizzarmi solo il giorno dopo, quando ho chiamato mia sorella. Le ho detto 'Sono in Italia'. Lei ha risposto Ho pregato tanto per te".

Il Centro di Accoglienza Straordinaria di Pizzoli

Da dieci mesi Ali vive nel Centro di accoglienza straordinaria di Pizzoli, due appartamenti situati al centro del paese che sono stati destinati ai richiedenti asilo accolti nel Progetto Sprar. Insieme a lui, ci sono altri quindici ragazzi provenienti dal Mali, dal Ghana e dal Costa D'Avorio. Quanto siano riusciti ad intercettare e ad inserirsi nelle dinamiche sociali della piccola comunità, si intuisce dall'entusiasmo con cui il paese risponde a ogni iniziativa organizzata dal Comitato Territoriale Arci L'Aquila insieme ai ragazzi beneficiari del progetto. Dal carnevale in piazza, al Torneo interculturale di biliardino in occasione della "Settimana d'azione contro il razzismo".

C'ero anch'io quel giorno. Il foglio che raccoglieva le adesioni al torneo era colmo di nomi. Tantissimi ragazzi entravano anche solo per un saluto. Nel vociare si sentivano frasi in inglese, francese, italiano naturalmente. Una circostanza piuttosto insolita in un paese di qualche migliaio di persone alle porte del Parco nazionale del Gran Sasso, ma, evidentemente, entrata nella routine dei rapporti sociali della comunità.

"A Pizzoli ci conosciamo quasi tutti. Ho molti amici. E' qui che ho potuto finalmente studiare e lavorare come volontario per il Comune una volta a settimana. Per me il paese è diventata una casa, esattamente come il villaggio in cui ho vissuto da bambino".

Quando gli chiedo cosa si aspetti dal futuro, mi lancia un'occhiata in tralice, accompagnata da un sorriso contagioso.

"Da bambino ho sempre sognato di poter vivere in Europa. Mi piaceva il calcio, mi piaceva come erano vestiti quelli che vivevano qui. Mi piaceva l'Italia ancor prima di esserci stato. Ora ci vivo. In questo Paese sono sopravvissuto al viaggio in mare. Qui ho imparato a leggere e a scrivere, cosa che non mi sarei mai aspettato di riuscire a fare. Qui ho capito che un futuro c'è anche per me". 

Ultima modifica il Lunedì, 30 Maggio 2016 08:46

Articoli correlati (da tag)

 

Chiudi