Mercoledì, 27 Dicembre 2017 15:42

Metanodotto Snam: sui popoli dell'Appennino, la guerra silenziosa del gas. Sulmona crocevia del 'serpentone': Casini riconsegnerà la fascia a Gentiloni

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"Ho formalizzato e protocollato le mie dimissioni davanti al Segretario generale Francesca De Camillis a Palazzo San Francesco; il prossimo venerdi 29 dicembre andrò a Palazzo Chigi per consegnare la fascia nelle mani del premier Paolo Gentiloni, così da mostrare in modo chiaro il dissenso unanime della mia città e di tutto il territorio. A breve incontrerò i sindaci del comprensorio".

Così la sindaca di Sulmona Annamaria Casini che, nei giorni scorsi, a seguito della improvvisa decisione del governo Gentiloni di approvare il provvedimento autorizzativo alla realizzazione della centrale di compressione Snam nella cittadina peligna [qui], aveva annunciato le dimissioni che sono state formalizzate, appunto, stamane.

Ad accompagnarla a Roma, stante alle prime adesioni, i sindaci di Anversa degli Abruzzi, Acciano, Bugnara, Campo di Giove, Cansano, Castel di Sangro, Castelvecchio Subequio, Castel di Ieri, Cocullo, Introdacqua, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Molina Aterno, Pettorano sul Gizio, Prezza, Roccacasale, Roccapia, Roccaraso, Scanno, Secinaro e Villalago. Il Comune di Sulmona, l’intero territorio e le istituzioni locali hanno da sempre e ripetutamente dichiarato contrarietà alla centrale, ritenendola nociva e fortemente impattante, confortati anche da studi e perizie scientifiche. "Il mio atto è un voler alzare la posta della battaglia e della denuncia utilizzando l'unica arma ancora in mano ad un sindaco, stante la palese circostanza che un amministratore locale non ha voce in capitolo per determinare le sorti dei suoi cittadini", ha sottolineato Casini. "Lotterò al fianco della mia città e dell'intera Valle Peligna contro la realizzazione della Centrale e del Metanodotto e voglio tenere accesi il più possibile i riflettori su questa grave vicenda".

Al sindaco dimissionario hanno inteso esprimere solidarietà Pierluigi Biondi, sindaco dell'Aquila, Gabriele De Angelis, primo cittadino di Avezzano, e Angelo Caruso, nella doppia veste di sindaco di Castel di Sangro e presidente della Provincia dell'Aquila [qui], che hanno sollecitato una mobilitazione dei parlamentari abruzzesi.

Prese di posizione indignate sono giunte anche da Regione Abruzzo: l'assessore Andrea Gerosolimo ha parlato di "atto di una graviltà e viltà senza precedenti"; il sottosegretario alla presidenza Mario Mazzocca ha annunciato "un ricorso per impugnare l'atto approvato dal governo", sostenuto dal governatore Luciano D'Alfonso e dal vicepresidente Giovanni Lolli - presente alla seduta del Consiglio dei Ministri che ha formalizzato la decisione - che ha ribadito come la scelta del governo sia "un errore che faremo di tutto per correggere, seguendo le strade che la legge ci permette di percorrere". E se il presidente della Commissione territorio Pierpaolo Pietrucci ha sottolineato come la scelta vada "contro il buon senso", la senatrice dem Stefania Pezzopane ha ribadito di non voler "mollare la battaglia" in Parlamento.

Sta di fatto che il governo Gentiloni - in uno degli ultimi Consigli dei Ministri della legislatura - ha approvato il provvedimento che dà il via libera alla costruzione della centrale di compressione, parte integrante del progetto per la realizzazione del metanodotto Brindisi - Minerbio, la cui procedura autorizzativa si era bloccata due anni fa. E' probabile, dunque, che il voto del governo sia solo il primo passo per concedere il via libera definitivo alla realizzazione del serpentone di metallo.

D'altra parte, il governo italiano ha chiarito che si tratta di un'opera di importanza strategica e di preminente interesse nazionale. In realtà, la vicenda ha un respiro internazionale e attiene a rilevanti questioni geopolitiche che ruotano attorno alla silenziosa guerra del gas.

In questi anni, l'Unione Europea ha fatto di tutto per limitare la sua dipendenza dal gas russo, da Gazprom in particolare, braccio militare del potere di Putin, favorendo la nascita di corridoi a sud. Così, già ad agosto 2014 il consiglio dei direttori esecutivi della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) aveva imposto all'istituzione finanziaria europea di congelare i prestiti alla Russia, pari a circa un terzo del suo portfolio d'investimenti; una mossa politica che puntava ad aumentare la pressione sul governo di Mosca e a liberare svariate centinaia di milioni di euro per investimenti su altri fronti. Guarda caso, velocizzando le pratiche per il finanziamento di due delle più grandi infrastrutture per il trasporto di gas 'non russo' su cui hanno messo gli occhi da tempo la BERS e anche la Banca europea degli investimenti (BEI), l'altra istituzione finanziaria dell'Unione europea.

Parliamo del TAP, il gasdotto trans-Adriatico che dovrebbe connettere Italia e Grecia attraverso l'Albania, pensato per portare in Europa gas naturale dalla zona del Caucaso, del Mar Caspio e, chissà, del Medio Oriente, attraverso le coste pugliesi e della così detta Rete Adriatica Snam, con cui il Tap dovrebbe allacciarsi proprio in Puglia, un serpentone di acciaio lungo quasi 700km che - nelle intenzioni - attraverserebbe la dorsale appenninica, da Brindisi fino a Minerbio, tagliando per oltre 100km la Regione Abruzzo, in zona altamente sismica. 

Il direttore energia della BERS, Riccardo Puliti, affermava già tre anni e mezzo fa che la Banca era pronta a finanziare il TAP con un prestito fino a 700 milioni di euro. Non solo. Pochi mesi prima, era stata diffusa la notizia dell'approvazione di un finanziamento di 200 milioni di euro da parte della Banca europea degli investimenti a Snam per la costruzione di diverse tratte del gasdotto in Italia.

Poco più di un anno dopo, la stessa Snam - società controllata dal Ministero dell'Economia tramite la Cassa Depositi e Prestiti - è entrata ufficialmente nel consorzio Tap: ad Oslo, l'amministratore delegato Carlo Malacarne ha sottoscritto un accordo d'acquisizione del 20% delle quote rilevando le azioni possedute da Statoil, il colosso di stato norvegese del settore idrocarburi. Snam è divenuto così il partner industriale del consorzio. Chiaro il disegno? TAP ha un accordo con il governo dell'Azeirbajian per portare in Europa 10 miliardi di metri cubi di gas all'anno, una fornitura che, nel caso, potrebbe anche raddoppiare; in Salento, si aggancerebbe alla Rete Snam - partner del Consorzio - per far fluire il gas nel cuore dell'Europa, così da consentire una fonte di diversificazione per i consumi rispetto ai contratti con Gazprom.

Con l'ingresso di Snam nel consorzio TAP si è rafforzata l'idea di fare dell'Italia una sorta di piattaforma per il passaggio del gas dalle regioni del Mediterraneo all'Europa del Nord. Tra l'altro, nella Penisola arrivano anche le forniture dalla Libia; due corridoi che, un domani, potrebbero anche essere la porta d'accesso per il gas in arrivo da Israele e Turchia, per non parlare delle scoperte che si stanno facendo al largo delle coste tra Egitto e Cipro. Insomma, una vicenda importante per la Ue, nel braccio di ferro con la Russia di Putin, e per l'Italia che, in questo quadro, spera di giocare un ruolo da protagonista. Ecco il rilevante interesse nazionale: non si tratta di portare in Italia, e in Europa, altro gas - i consumi scendono e non ce ne sarebbe bisogno - piuttosto di tagliar fuori la Russia che, al momento, garantisce i bisogni dei paesi europei giocando, così, un ruolo di forza sui tavoli internazionali.

Ma il vantaggio della posizione geografica dell'Italia potrebbe essere vanificato, almeno in parte, da un progetto alternativo sostenuto dalla Germania. Il consorzio North Stream, guidato dalle società tedesche E.on, Ruhrgas e Wintershall e di cui fanno parte anche Engie (Francia) e Gasunie (Olanda), ha proposto alla Ue di sostenere il raddoppio del gasdotto che parte dalla Russia, attraversa il Baltico e porta in Germania il gas venduto dal colosso di stato russo Gazprom. Un raddoppio che contraddice la politica Ue degli ultimi anni. Tuttavia, non è un segreto che, in questi anni, la Merkel abbia tenuto in particolare cura Mosca, oltre le dichiarazioni di facciata; presentando il suo libro 'Gerussia', il giornalista aquilano Salvatore Santangelo ci aveva spiegato - in tempi non sospetti - come i tedeschi, "alfieri tra i più duri dell'isolamento internazionale di Mosca, non abbiano mai smesso di lavorare al raddoppio strategico di North Stream, infrastruttura energetica nel mare del Nord pensata appositamente per bypassare i paesi della così detta nuova Europa (Repubbliche Baltiche, Polonia e Ucraina) che venivano attraversate dai vecchi gasdotti e oleodotti del '900. Parliamo di uno degli assi fondamentali nel tra Germania e Russia", ha chiarito Santangelo.

Ma perché è così importante North Stream? "Con il raddoppio dell'infrastruttura energetica, la Germania diventerebbe l'hub logistico del gas e del petrolio russo che, poi, verrebbe distribuito nel resto d'Europa. Tanto è vero - ha aggiunto il giornalista aquilano - che alcune importanti società tedesche hanno messo in campo quello che tecnicamente si chiama un asset swap con Gazprom, rendendo ancora più solido il rapporto tra Mosca e Berlino".
La guerra del gas, appunto.

E' su questo tavolo che si sta giocando il destino delle popolazioni appenniniche italiane, è per questo che il metanodotto Snam è così importante per il governo Italiano. Giovanni Legnini, oggi vice presidente del Csm, all'epoca del suo incarico come sottosegretario dei governi Letta e Renzi, aveva chiarito come fosse prioritaria "la realizzazione, in tempi ragionevoli, dell'infrastruttura energetica che dovrà essere realizzata - aveva spiegato - perché dobbiamo servire il nostro Paese e l'Europa attraverso le opere di adduzione e di trasporto del gas proveniente dall'est europeo". Non è un caso che il provvedimento autorizzativo del governo Gentiloni sia arrivato a qualche giorno dalle dichiarazioni del Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti che ha sottolineato come stiano per partire i lavori di realizzazione del TAP.

Poco importa, dunque, che il serpentone di metallo lungo 700 km - un tubo di un metro e venti di diametro che taglierebbe l'Appennino per 168 chilometri - sia stato pensato per attraversare una zona sismica a massimo rischio, interessata dai terremoti più distruttivi degli ultimi anni: l'aquilano - con lo stesso capoluogo d'Abruzzo e la sua frazione a est, Paganica, attraversata da una faglia sismica attiva - passando per le aree contigue all'amatriciano, colpite dal terremoto dello scorso 24 agosto, e fino alla Valnerina (Norcia) e ai Monti Sibillini (Visso e Ussita), terre dell'epicentro del sisma del 26 ottobre.

Anzi, la nostra Regione assume una importanza centrale per la realizzazione dell'opera. Come lascia intendere la scelta del nome (Rete Adriatica), i corridoi di passaggio del gasdotto erano stati individuati lungo la costa. Oggi, il progetto prevede - al contrario - soltanto un tratto di lungomare. Da Biccari (Foggia) in poi, le difficoltà geologiche e un elevato grado di urbanizzazione della costa hanno imposto la scelta di un tracciato più interno. Appunto, sulle montagne molisane fino ad arrivare in Abruzzo e, di qui, su per Foligno fino in provincia di Bologna.

I motivi sono anche, e soprattutto, economici: tra Campochiaro (in provincia di Campobasso) e Sulmona esiste già un tratto del gasdotto Transmed che ha suggerito di sfruttarne il corridoio. Un gasdotto costa circa 2 milioni di euro per ogni chilometro, sfruttare il tunnel abruzzo-molisano vorrebbe dire risparmiare almeno 50 milioni. Ecco perché, per Snam, è cruciale l'Abruzzo interno. Ecco perché la società ha deciso di localizzare la centrale di compressione proprio a Sulmona. Nonostante si tratti di una zona a forte rischio sismico e di grande pregio ambientale. Il metanodotto, infatti, taglierebbe 3 parchi nazionali, un parco regionale e oltre 20 siti di rilevanza comunitaria.

L'opera si farà, a meno di ribaltoni - assai improbabili, al momento - che dovessero essere imposti dal governo che entrerà in carica a seguito delle elezioni di marzo 2018; ciò che è accaduto con la centrale di compressione, con l'esecutivo che ha avocato a sé la decisione nonostante la Regione, nelle Conferenze dei servizi, abbia sempre negato l'intesa, accadrà con la realizzazione del metanodotto. Poco convincono, per questo, le prese di posizione dei politici locali; d'altra parte, sebbene la Costituzione attribuisca alla Regioni un parere decisorio sul consenso alla realizzazione di un'opera di questo genere, il decreto Sblocca Italia - voluto dal Governo Renzi e approvato dal Parlamento nel 2014 - consente alla Presidenza del Consiglio di assumere competenza esclusiva circa la realizzazione di opere di interesse nazionale che rivestano carattere d’urgenza, anche innanzi ad un parere negativo della Conferenza dei Servizi.

Di nuovo, non è affatto casuale che Regione Abruzzo abbia tenuto un comportamento piuttosto 'ambiguo' in questi anni: pur avendo ribadito la contrarietà all'opera, pur avendo prodotto atti formali d'opposizione, non si è costituita avverso la sentenza della Corte Costituzionale che, su ricorso del Governo, bocciò nell'ottobre 2016 la legge approvata all'unanimità dell'Emiciclo e che stabiliva maggiori distanze di sicurezza per la realizzazione di nuovi metanodotti. A dire il vero, in molti sono convinti si sia trattato soltanto di un tentativo per prendere tempo, considerato come fosse chiaro a tutti che la legge era palesemente incostituzionale perché in contrasto con "l’espressa riserva allo Stato" della determinazione dei criteri generali tecnico-costruttivi in materia di impianti energetici. Era accaduto lo stesso con un'altra legge votata dal Consiglio regionale, la legge 14 del giugno 2013, che disciplinava la localizzazione di centrali di compressione del gas in aree sismiche; bocciata dalla Consulta, e non poteva essere altrimenti, violando l'articolo 117, terzo comma, della Costituzione, sulle competenze statali e regionali di legiferazione in materia di "produzione, trasporto e distribuzionale nazionale di energia".

Come detto, la vicenda è più complessa, attiene ad equilibri internazionali, a rapporti di forza tra Paesi, e non può ridursi ad una questione locale: dovrebbe divenire, piuttosto, una battaglia prioritaria di rilevanza nazionale. Investe, infatti, le politiche energetiche imposte dall'Europa, e perseguite dai governi italiani che si sono susseguiti in questi anni. Sebbene la Strategia Energetica Nazionale abbia aperti spazi nuovi alle rinnovabili, si continua a pfeferire la via dei combustibili fossili - carbone, petrolio, gas naturale - piuttosto che investire, finalmente, sulle fonti pulite di cui, tra l'altro, l'Italia è ricchissima. Vi ricorda niente il referendum anti trivelle? Oggi, il ciaone per il mancato raggiungimento del quorum fa ancora più male. 

Ultima modifica il Mercoledì, 27 Dicembre 2017 16:28

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