Venerdì, 14 Febbraio 2014 06:27

Accord Phoenix: tre quarti della società nascosti in un trust a Cipro

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La infografica di NewsTown La infografica di NewsTown

Negli ultimi venti anni, dopo la chiusura degli storici stabilimenti dell'Italtel, diverse società si sono avvicendate nell'area del polo elettronico dell'Aquila: Flextronics, Finmek, Cnx Siemens, Compel e Intecs le principali. Nomi che rimbalzano ormai da anni sui media locali per le vertenze che vedono protagonisti lavoratori, sindacati e aziende. Nella maggior parte dei casi, infatti, le imprese si sono insediate ma, dopo pochi anni, sono andate via.

Negli ultimi mesi, come è noto, è in corso la trattativa per l'insediamento nel polo elettronico della Accord Phoenix, società che dovrebbe assumere 132 lavoratori delle aziende presenti negli stabilimenti dell'ex Italtel. L'azienda si insedierebbe con uno stabilimento per il riciclo di materiali elettronici. Un investimento totale di circa 50milioni di euro, di cui 11 frutto di un finanziamento proveniente dal 5% dei fondi CIPE destinato alle attività produttive. La pratica, al vaglio della commissione (presieduta da Invitalia) che valuta i progetti potenzialmente finanziabili, sarebbe alla conclusione.

 

Di chi è la Accord Phoenix?

La Accord Phoenix Srl è stata costituita il 5 luglio 2012 e iscritta al Registro delle Imprese dell'Aquila il 7 gennaio 2013. Il capitale sociale è di 10mila euro, di cui 2500 versati. La società è di proprietà al 76% della Enertil Investments Ltd, al 14,5% della Al One Ltd e al restante 9,5% di Francesco Baldarelli.

Al One Ltd. La Al One è una società inglese iscritta al registro delle imprese britannico il 13 giugno 2012, meno di un mese prima della costituzione di Accord Phoenix. Proprietaria esclusiva della Al One Ltd, con il 100% delle quote, è la Fast Management Solutions Ltd, società anch'essa londinese. Fast Management Solutions e Al One hanno sede nello stesso edificio di Tottenham, quartiere della zona nord di Londra.

Enertil Investments Ltd. Come detto, due terzi di Accord Phoenix è di proprietà di Enertil Investments. Qui la storia si fa più interessante. Enertil Investments Ltd è una società con sede a Limassol (Cipro). Il Paese del sud mediterraneo era considerato, fino al marzo scorso, un paradiso fiscale a tutti gli effetti. Poi, la crisi che ha travolto l'Europa ha indotto Bruxelles a imporre a Cipro misure volte a ridurre i vantaggi del regime fiscale del Paese. La Enertil Investments Ltd è posseduta al 100% dalla Epsilou Trust, altra società cipriota. Enertil ed Epsilou hanno sede legale, infatti, nello stesso edificio di Limassol.

Ma qual è la particolarità della Epsilou, titolare della Enertil, a sua volta proprietaria del 76% di Accord Phoenix? La Epsilou è un trust. Un trust è una figura giuridica stabilita con un documento legale chiamato patto fiduciario. Simile per certi versi ad una società, è un’entità legale distinta, con le sue proprietà separate dal patrimonio della persona che lo ha creato. Appena il trust è stato istituito, l’originario possessore del patrimonio dispone le sue proprietà, titoli, contanti o investimenti nel trust, per essere amministrate da una società fiduciaria, una banca oppure da un individuo. In Italia i trust sono vietati, perciò molti si rifugiano in quelli all'estero, nei Paesi in cui sono legali. Come Cipro, appunto. In quel caso parliamo di società offshore trust. Un trust può essere creato, diretto o amministrato ovunque nel mondo; l’unico requisito è che la giurisdizione nella quale ha sede riconosca il trust come una forma giuridica legale (come detto, in Italia il trust è illegale). Dunque un offshore trust è semplicemente una struttura fiduciaria che viene creata ed è amministrata dai fiduciari in una giurisdizione diversa dal paese d’origine del creatore. I trust ciprioti sono balzati agli onori delle cronache nell'ambito dello scandalo che travolse la Lega Nord nel 2012, in relazione ai fondi neri che il partito avrebbe trasferito in Tanzania e, attraverso investimenti, a Cipro. L'intermediario delle operazioni che gli inquirenti ritengono illecite era Paolo Scala, commercialista milanese e titolare della società di consulenza cipriota Kripsa, di base a Larnaca.

In altre parole, un trust è una società “schermata”. Non è possibile, insomma, risalire alla proprietà. Non ci è dato sapere, dunque, chi sono i proprietari della Epsilou Trust, che ha il 100% di Enertil Investments Ltd, a sua volta proprietaria del 76% di Accord Phoenix.

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I nomi e i cognomi

Torniamo alla Al One Ltd. Il company director della società inglese, che detiene un terzo di Accord Phoenix, è Ademo Luigi Pezzoni, commercialista milanese come Paolo Scala (ma è solo un caso), finito sui giornali nel 2010 per le carte false nell'ambito della cosiddetta "Scalata Alitalia". Il proprietario di Fast Management Solutions Ltd, invece, è il trentenne britannico Bashir Bille Salat, mentre il company director è il ventinovenne Yusuf Abdirahman.
Per quanto riguarda la Enertil Investments Ltd, i directors (il management) sono la società Epsilou Nominees Ltd, Shankar Ravi Santeshivara Bhyrappa – che ritroviamo in Accord Phoenix come presidente del Consiglio di amministrazione – e Pritesh Ramesh Desai, anch'egli cittadino britannico di origine indiana, socio in affari di Ravi Shankar, nonché già manager del trust svizzero Cavendish Trust Ltd. Non ci è possibile indicare i proprietari di Enertil perché, come detto prima, i ciprioti risultano al 100% di proprietà di una società "nascosta".

Come è composto, invece, il Consiglio di amministrazione di Accord Phoenix? Il CdA dell'azienda è composto da tre persone: il presidente Ravi Shankar, il vicepresidente Ademo Luigi Pezzoni e il consigliere Francesco Baldarelli, che detiene anche il 9,5% della proprietà. Dunque, se è vero che il CdA esprime in modo proporzionale le quote di proprietà dell'azienda, Shankar e Baldarelli nel CdA tutelerebbero gli interessi di Enertil Investments (che possiede il 76%), mentre Pezzoni siederebbe in rappresentanza di Al One (detentore del 14,5%).
Abbiamo già detto da dove provengono Shankar e Pezzoni. Ma Baldarelli? Francesco Baldarelli, classe 1955 di Fano (Pu), è un politico di lungo corso. Già sindaco della sua città, ha militato nel Partito dei Democratici di Sinistra (Pds), poi diventato Ds e, infine, Pd. Nel 1994, ai tempi del Pds, è stato eletto parlamentare europeo. Alla fine degli anni novanta, ha abbandonato la carriera politica e ha abbracciato la causa della dirigenza pubblica. Da allora, ha occupato posti di vertice all'interno di alcuni soggetti statali e parastatali all'interno dei quali, a vario titolo, girano grandi quantità di denaro: da UNIRE (Unione Nazionale Incremento Razze Equine, agenzia del Ministero dell'Agricoltura che gestisce, per esempio, gli ippodromi e le scommesse sportive sulle corse dei cavalli) al SIN (Sistema Informativo Agricolo), ente che fa capo ad AGEA (l'Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura del Ministero che, tra le altre cose, gestisce i finanziamenti europei sull'agricoltura). Anche il marchigiano, come Pezzoni, è stato travolto da uno scandalo su carte false e presunte "spese folli" in seno al SIN, ente di cui è stato presidente fino allo scorso anno. Dall'agricoltura, dunque, Baldarelli è passato di recente al riciclo dei rifiuti elettronici con Accord Phoenix.

 

11milioni di soldi pubblici. A chi?

Sono tantissimi i nomi (di società e imprenditori) che ritroviamo dietro Accord Phoenix, dunque. Nonostante questo, non ci è dato sapere di chi sia la proprietà del trust dietro alla società che detiene ben due terzi di Accord Phoenix. Come è possibile che vengano erogati ben 11milioni di euro a una società di cui non è possibile risalire al 76% della proprietà? E' legittimo sapere a chi vengono assegnati i finanziamenti pubblici per le attività produttive? La classe dirigente locale – che soprattutto attraverso l'esponente del Partito Democratico Giovanni Lolli e il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente sta sponsorizzando caldamente l'arrivo di Accord Phoenix – davvero non può chiedere più trasparenza rispetto a quella fornita finora dal management?

L'ennesimo fallimento della politica sullo sviluppo industriale del polo elettronico non sarebbe più tollerabile. I lavoratori - già sfiancati notevolmente da anni di insediamenti di aziende il cui motto era "prendi i soldi e scappa" - attendono risposte chiare e precise. E con loro tutta la città.

Ultima modifica il Domenica, 14 Giugno 2015 14:49

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