Venerdì, 06 Giugno 2014 11:09

Expo, Mose, ricostruzione dell'Aquila: intrecci pericolosi

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Expo, Mose, ricostruzione dell'Aquila: intrecci pericolosi Mose, Venezia

Expo, Mose, ricostruzione dell'Aquila. Un filo rosso - reso sempre più evidente dalle indagini della magistratura - tiene insieme la realizzazione delle grandi opere nel nostro paese. E i nomi sono sempre gli stessi. Se lo scandalo Expo ha travolto personaggi 'noti' alla ricostruzione dell'Aquila, così le indagini veneziane coinvolgono - assai da vicino - imprese impegnate nel cratere.

Andiamo con ordine.

 

Expo 2015: l'arresto di Maltauro Tra i sette arrestati nell'ambito dell'inchiesta sui presunti appalti truccati dell'Expo 2015, figura il nome di Enrico Maltauro, imprenditore vicentino titolare della Maltauro Costruzioni che - in associazione temporanea d'impresa con l'aquilana Taddei Spa - ha realizzato diversi edifici del Progetto C.a.s.e. e si è occupato della ricostruzione della sede Anas della città, sempre in Ati con la Taddei Spa e con la Tamagnini Impianti Srl.

Maltauro ha vinto la commessa per la realizzazione del collegamento del canale dell'Expò con la Darsena (41 milioni di euro) e, successivamente, l'appalto per le architetture di servizio nell'area dell'esposizione (55 milioni). Per quest'ultimo, secondo la Procura di Milano, avrebbe pagato decine di migliaia di euro di tangenti.

Un nome noto agli inquirenti. Infatti, tra il 2011 e il 2012, le prefetture di L'Aquila e Vicenza avevano già emesso tre informative sulla società. "Ha partecipato a varie gare d'appalto con la società [...] indagata perché infiltrata da esponenti della criminalità mafiosa", è scritto su una delle informative prefettizie. La nota inviata dalla Prefettura del capoluogo abruzzese potrebbe riferirsi proprio ai lavori di costruzione delle aree del Progetto C.a.s.e., di cui la Maltauro Costruzioni era titolare dell'appalto.

Nell'ambito della costruzione degli alloggi antisismici, infatti, la Edimal Scarl - consortile appositamente costituita dall'unione di intenti tra Taddei Spa e Maltauro Costruzioni - diede in subappalto la fornitura dei muri di sostegno negli appartamenti del Progetto C.a.s.e. di Bazzano alla siciliana Impresa Generale Costruzioni (Igc), di Gela (Caltanissetta), cui fu ritirato dalle autorità il certificato antimafia nell'autunno del 2009. La decisione fu presa in seguito al rapporto della Direzione investigativa antimafia, consegnato alla Procura dell'Aquila, con il quale gli inquirenti avevano segnalato "collegamenti tra la società e personaggi ricon­ducibili alla famiglia mafiosa capeggiata dai fratelli Rinzivil­lo", come scritto da Ammazzateci tutti Lombardia già nel 2009.

Edimal si era aggiudicato, in regime di leggi emergenziali, lavori per la costruzione delle C.a.s.e. di Bazzano per 56 milioni. Di questi, 21 milioni finirono nei subappalti. L'Igc, prima del ritiro del certificato antimafia, realizzò muri di sostegno per un totale di circa 160mila euro, autorizzati dal Dipartimento nazionale di Protezione Civile nel settembre 2009. Durante i lavori, su ordine della prefettura aquilana, furono anche fatti dei controlli all'interno del cantiere di Bazzano. In quell'occasione venne appurato che 13 operai della Igc (su 26 presenti) avevano "precedenti di polizia".

 

Maltauro Costruzioni e Manutencoop Maltauro si è imbarcato in un altro appalto, parallelo ad Expo: la realizzazione della 'Città della Salute'. Valore: 300milioni di euro, più Iva. E ha incrociato, così, la strada di un'altra vecchia conoscenza del post terremoto aquilano: Claudio Levorato, amministratore delegato della Manutencoop Facility Management, società che si occupa della gestione e della manutenzione degli immobili del progetto C.a.s.e. Per decisione della Protezione Civile prima, oggi su proroga del Comune dell'Aquila.

Levorato è tra i trenta indagati dell'inchiesta Expo: deve rispondere di turbativa d'asta e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Per mettere le mani sull'appalto della 'Città della Salute', Maltauro sapeva che avrebbe dovuto costituire un Ati con agganci affidabili e capillari. Bipartisan, insomma. E un ruolo chiave, in questo senso, l'avrebbe rivestito proprio Levorato, figura di rilievo della Cooperative rosse emiliane.

E' il 6 settembre 2012: Gianstefano Frigerio, ex segretario regionale della Dc lombarda e parlamentare di Forza Italia (pluricondannato), fa sapere all'amministratore delegato di Manutencoop - per il tramite di Danilo Bernardi, braccio destro di Levorato - di aver "cominciato a mettere il naso sulla Città della salute", ricordandogli la vecchia amicizia con la colonna portante del sodalizio, Primo Greganti – cioè il compagno G, ex esponente del Pci che, arrestato all’epoca di Mani pulite, non rivelò mai nulla sui reati che gli venivano contestati né svelò i meccanismi del finanziamento al partito.

In altre occasioni, poi, Frigerio sarà ben più esplicito. Come quando dice a Maltauro che vedrà Levorato "nei prossimi giorni… non perché abbia in ballo qualche affare con Levorato, perché voglio concordare con lui i collegamenti che possono fare loro, di tipo politico e quelli che posso fare io…".

Non sarà difficile chiudere il cerchio: l'Ati si compone con Manutencoop e la Maltauro spa (Frigerio ritiene sarà in grado di intercedere presso Flavio Tosi), che sarà capofila perché i bolognesi hanno già vinto l’importante appalto (oltre 200 milioni di euro) per la ristrutturazione dell’ospedale San Gerardo di Monza, finito anch’esso nel mirino degli inquirenti fin dal marzo scorso. Meglio non attirare troppo l'attenzione. Levorato però è una figura chiave, lascia intendere Frigerio: "Lui è un vecchio comunista, io un vecchio democristiano, quindi sappiamo come si parla… tra noi", dice ai suoi nell’ottobre 2013.

 

Dall'Expo di Milano, al Mose di Venezia. Altre storie, altri incroci Uno sviluppo clamoroso dell'inchiesta sugli appalti per il Mose ha portato all'arresto di 35 persone (sono un centinaio gli indagati). Tra gli altri, è finito ai domiciliari il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, eletto con il centrosinistra, con l'accusa di finanziamento illecito ai partiti. In carcere, invece, l'assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, di Forza Italia. E la procura veneziana ha chiesto un provvedimento di custodia cautelare anche per Giancarlo Galan, ex presidente della Regione Veneto e attuale parlamentare di Forza Italia, sul quale, essendo deputato, dovrà pronunciarsi la Camera.

Il procuratore aggiunto di Venezia, Carlo Nordio, ha definito l'inchiesta "peggio di una Tangentopoli". L'ordinanza del gip (711 pagine), citata dal pm, sostiene che - nell'ambito della realizzazione dei lavori del Mose - "fondi neri sono stati utilizzati per campagne elettorali e, in parte, anche per uso personale" e che "hanno ricevuto elargizioni illegali persone di entrambi gli schieramenti politici". Il procuratore capo, Luigi Delpino, ha spiegato che alla base di questo sviluppo 'politico' dell'inchiesta ci sono triangolazioni di denaro e fondi neri ottenuti attraverso false fatture maggiorate per un totale accertato di 25milioni di euro.

In particolare, il sindaco di Venezia è accusato di finanziamento illecito poiché "con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, quale candidato sindaco del Pd alle elezioni comunali di Venezia del 2010, riceveva i contributi illeciti, consapevole del loro illegittimo stanziamento da parte del Consorzio Venezia Nuova": si parla 110mila euro al Comitato elettorale del candidato sindaco e 450mila ricevuti in contanti, "di cui 50 mila procurati da Piergiorgio Baita, all'epoca amministratore delegato della Mantovani Spa", che Federico Sutto - dipendente del Consorzio Venezia Nuova - e Giovanni Mazzacurati - all'epoca presidente del Consorzio - avrebbero "consegnato personalmente in contanti al primo cittadino, in assenza di deliberazione dell'organo sociale competente e della regolare iscrizione in bilancio".

Non solo. Stando alle carte dell'inchiesta, l'ex governatore e oggi deputato di Forza Italia Giancarlo Galan era "stipendiato sistematicamente" dal gruppo Mantovani. E anche quando non rivestiva più la carica di governatore del Veneto, per lui c’era comunque una "stecca", sempre troppo alta, come si lamentava Piergiorgio Baita.

Lo sviluppo 'politico', in realtà, era atteso da più di un anno. Almeno dal febbraio 2013, quando ci furono degli arresti a catena in Veneto per un giro di fatture false da 10 milioni di euro. Tra le persone fermate, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’evasione delle imposte mediante emissione e utilizzo di fatture false, l’ex segretaria di Giancarlo Galan, Claudia Minutillo e l’amministratore delegato di Mantovani costruzioni, Piergiorgio Baita. Appunto. Nel luglio 2013, poi, era finito in carcere anche il presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati. Evidentemente, qualcuno ha parlato. Scatenando gli arresti dei giorni scorsi.

 

Il Consorzio Venezia Nuova e la Mantovani Spa Cos'è il Consorzio Venezia NuovaIl Consorzio Venezia Nuova - costituito da grandi imprese di costruzione italiane, cooperative e imprese locali - è il concessionario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia di Venezia e della laguna di competenza dello Stato, in attuazione della legge 798/84. E la Mantovani Spa? La Mantovani Spa è primo socio del 'Consorzio Venezia Nuova'. E' dunque tra i protagonisti della costruzione del Mose, oltre ad aver ottenuto importanti appalti anche per Expo 2015. 

Gli arresti di Baita e Mazzacurati, datati oramai un anno fa, hanno portato alla svolta politica dei giorni scorsi: si è scoperto che il Consorzio avrebbe elargito fondi illeciti per milioni di euro a figure politiche di spicco. Le dazioni, da fondi neri realizzati dal Consorzio e dalle società consorziate, risalirebbero agli anni tra il 2005 e il 2008 e il 2012. Mazzacurati è stato definito "il grande burattinaio" di tutte le opere relative al Mose. Il Cvn - scrivono i giudici - "si comporta come una vera e propria lobby o gruppo di pressione per ottenere le modifiche normative d'interesse". Il riferimento è al tentativo di ottenere una modifica al tetto del 15% al nord dello stanziamento dei Fondi Fas (fondo aree sottoutilizzate) per avere 400 milioni di euro per il Mose attraverso una delibera Cipe. Mazzacurati, stando alle indagini, si muoveva su più livelli, da un incontro con Gianni Letta, all'epoca sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, passando per alcuni contatti con funzionari ministeriali.

 

E torniamo a L'Aquila La Mantovani Spa - come detto, primo socio del Consorzio Venezia Nuova - è controllata dalla Serenissima Holding, fatturato consolidato di oltre 600 milioni. Dopo la tempesta giudiziaria dei mesi scorsi, la Holding sta tentando di voltare pagina ed è recentemente entrata nella partita della ricostruzione.

Come? Con l'altra controllata Palomar Srl, specializzata in impianti industriali, che ha ricevuto in aprile il via libera dal tribunale di Padova per rilevare in affitto un ramo d'azienda della padovana Consta, operante nel cratere con commesse milionarie legate al recupero e alla riqualificazione funzionale di numerosi edifici.

La Consta - nata nel 2011 dalla fusione di quattro aziende venete e romagnole, vicine alla 'famiglia' della Compagnia delle Opere - è stata ammessa al concordato a fine 2013, e ad aprile 2014 ha presentato il piano concordatario: alla base ci sarebbero, secondo quanto riferito dallo stesso gruppo, problemi con commesse estere, in particolare in Etiopia, che sono state escusse lo scorso anno. Di qui la richiesta al tribunale, per tutelare i 370 dipendenti e proseguire con le altre attività.

E giusto un paio di mesi fa, è arrivato il via libera dei giudici all'affitto del ramo d'azienda che si occupa degli interventi antisismici e della riqualificazione nelle zone colpite dal terremoto. Palomar Srl ha presentato un'offerta per prendere in carico management, attrezzature, maestranze, e anche l'uso dei brevetti di Consta, considerati particolarmente innovativi anche per la capacità di sollevare ed isolare interi edifici grazie alle tecnologie elaborate dal gruppo padovano. Che a L'Aquila ha progettato e realizzato 312 alloggi del Progetto C.A.S.E. e predisposto oltre 50 progetti di recupero di edifici del centro storico, danneggiato pesantemente dal sisma del 2009: opere che ora saranno portate a termine dalla Palomar.

La società - controllata, come detto, da Serenissima Holding - ha mostrato l'intenzione di potenziare le attività del gruppo padovano di cui ha rilevato il ramo d'azienda: "Palomar intende recitare un ruolo di primo piano nella ricostruzione dell’Aquila – ha sottolineato Francesco Benetello, amministratore unico di Palomar srl – e lo faremo forti delle referenze acquisite nei lavori sino a qui condotti da Consta, delle competenze tecnologiche ora ulteriormente ampliate e di esclusivi brevetti".

con la collaborazione di Eleonora Fagnani

Ultima modifica il Sabato, 07 Giugno 2014 03:13

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