Giovedì, 12 Novembre 2015 23:38

L'Aquila, ombre scure sullo storico Palazzo delle Poste: è di Camillo Colella

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Gennaio 2015. Su NewsTown, pubblicavamo la notizia di una possibile speculazione edilizia sullo storico palazzo affacciato su Piazza Duomo che, fino al sisma dell'aprile 2009, ospitava l'ufficio centrale di Poste Italiane.

Storia vecchia, in realtà. Infatti, Poste Italiane - già nel 2011 - aveva pubblicato un avviso di gara per la vendita dell'immobile di Piazza Duomo all'Aquila.

Edificio acquisito, si mormorava allora, da un misterioso fondo immobiliare privato di Isernia che intendeva chiedere la trasformazione della destinazione d'uso del palazzo, realizzando un affare milionario: da direzionale a residenziale con l'idea, chissà, di costruire delle abitazioni di pregio nel cuore della città.

L'Assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, in una dichiarazione al quotidiano 'Il Centro', ribadì che l'ipotesi non era stata neppure presa in considerazione. Senza negare, però, che l'amministrazione aveva, in effetti, visionato un progetto. Tra l'altro, il sindaco Massimo Cialente lasciò intendere che Poste Italiane poteva essere interessata ad affittare il piano terra dell'edificio, per riaprire in Piazza Duomo l'ufficio centrale, lì dov'era, con i piani superiori, invece, da destinare - magari - a spazi commerciali, uffici e, chissà, ad un albergo. Il primo cittadino, in altra intervista, aveva raccontato di aver già ricevuto diverse richieste, in questo senso.

Sta di fatto che il fondo immobiliare privato che ha acquisito il palazzo non ha ancora proceduto con i lavori di restauro. E tutto tace, intorno al Palazzo.

Novembre 2015. I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza dell'Aquila eseguono un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal Gip del Tribunale di Avezzano, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di Camillo Colella, legale rappresentante della società 'Acqua Santa Croce' di Canistro. Vengono inoltre sequestrati beni immobili e risorse finanziarie nella disponibilità dell'indagato per circa 13 milioni di euro.

Cosa c'entra, vi starete chiedendo? C'entra, eccome. A leggere il cartello appeso innanzi al palazzo delle Poste [in foto], infatti, si legge che la proprietà dell'edificio è della Servizi Generali a terzi srl, committente dei lavori di manutenzione straordinaria mai iniziata, in realtà.

La società a responsabilità limitata con unico socio aveva sede a Roma, in via Amendola Giovanni. Usiamo il passato perché, costituita l'11 dicembre 2007, è stata cancellata dall'anagrafica della Camera di Commercio sette anni dopo, il 6 novembre 2014. Amministratore unico e rappresentante dell'impresa, come si evince anche dal cartello, era Nicolino Montanaro, professione ingegnere. La società, con capitale sociale di 10mila euro, si occupava di servizi amministrativi e tecnici, gestionali e, più in generale, di attività di edilizia in genere. Ma chi era il socio unico? La Colella Holding srl. Come detto, la società è stata cancellata nel novembre 2014, per fusione mediante incorporazione in altra società, proprio la Colella Holding srl.

Colella, esatto: l'amministratore unico della Colella Holding srl è proprio Camillo Colella. La Holding, che era socio unico della Servizi Generali a terzi srl prima di incorporarla, è stata costituita nel dicembre 2003 ma ha iniziato le attività nel giugno 2005. Capitale ben più sostanzioso, 20milioni di euro, la società ha sede, guarda caso, in via Giovanni Amendola, a Roma. L'amministratore unico, Camillo Colella, detiene l'85% delle quote societarie, il 15% restante è invece intestato a Maria Teresa D'Achille, già assessore e vice sindaco del Comune di Isernia, almeno fino alla caduta della Giunta, nel settembre scorso: è la moglie di Camillo Colella.

Lo stesso Camillo Colella che possiede la 'Sorgente Santa Croce spa', oltre all'acqua molisana 'Castellina', lo stesso Camillo Colella che – partito con la piccola società edile del padre – è attivo oggi, con il suo gruppo, nel settore edile e immobiliare, con particolare attenzione ai lavori di recupero e di restauro d'immobili di alto valore storico ed architettonico, oltre che nella gestione di numerosi e importanti complessi immobiliari ubicati nelle principali città italiane ed europee. Leggiamo dal sito del gruppo.

Dunque, è Camillo Colella il proprietario dello stabile di pregio ubicato nel cuore dell'Aquila, in Piazza Duomo, proprio davanti la sede arcivescovile. E si occupa pure dei lavori di manutenzione straordinaria, mai iniziati in realtà, come detto. Attraverso un'altra società, la Italiana Buildings srl, costituita nel marzo 2011 con un capitale sociale di 500mila euro, attiva nel settore dei lavori edili di completamento e rifinitura di edifici. Anche la Italiana Buildings ha sede in via Giovanni Amendola, a Roma, e Camillo Colella ne è amministratore.

Socio unico della società, al 100%, è la Colella Holding srl. E si chiude il cerchio. Tutto in famiglia, tutto in seno al gruppo Colella che, dal 1998 ad oggi, ha vissuto una incredibile escalation.

Almeno fino ai giorni scorsi, con l'imprenditore molisano finito ai domiciliari con l'accusa di frode fiscale per una presunta evasione di 13milioni di euro relativi a Iva e imposte sui redditi. Presunta, appunto: le accuse, evidentemente, sono ancora tutte da dimostrare. La vicenda, però, non può che preoccupare: a Colella, infatti, sono stati sequestrati beni immobili, oltre che risorse finanziarie. 

Ci sono domande che meriterebbero una risposta: come mai Colella ha deciso di acquisire l'edificio di pregio affacciato sulla piazza principale della città? Considerato che il palazzo ha destinazione d'uso direzionale, che tipo di progetti aveva l'imprenditore che, come detto, si occupa di operazioni immobiliari di alto livello? Intendeva davvero modificarne la destinazione d'uso, da direzionale a residenziale? E se si, possibile che Colella abbia acquisito il Palazzo senza avere la certezza che il cambio di destinazione d'uso poteva essere, in effetti, ottenuto? Al di là degli aspetti giudiziari, tutti da chiarire, al di là di come andrà a finire, dato che il Comune dell'Aquila pare non voler concedere il cambio di destinazione d'uso, che intende fare il gruppo Colella del palazzo? Come mai i lavori di restauro e manutenzione non sono mai partiti?

Sono domande che, come detto, meriterebbero una risposta chiara, anche perché il Palazzo che ospitata le Poste è un patrimonio della comunità. E non si può lasciarlo marcire, abbandonato.

 

Cialente furioso con Poste Italiane: "Non ci avvertirono della vendita del palazzo. Voglio spiegazioni dai vertici nazionali: gli uffici devono tornare in Piazza Duomo". E sul cambio di destinazione d'uso: "Non lo concederemo mai"

"Giusto ieri, ho ricevuto una nota a firma del direttore della filiale di Poste Italiane dell'Aquila, dott. Luciano Tola, in risposta ad una mia lettera del 24 giugno scorso, in cui chiedevo che gli uffici dell'Aquila centro tornassero nel palazzo di Piazza Duomo, spiegando, tra l'altro, che si trattava di un atto che avrebbe, almeno in parte, giustificato il 'colpo' - davvero ingiustificabile ai miei occhi - compiuto da Poste Italiane che, all'indomani del sisma, mentre le istituzioni e tutte le società italiane, anche private, manifestavano solidarietà, come primo atto decise di mettere in vendita il palazzo. Per poi scusarsi, a seguito delle mie proteste, per un'azione vergognosa che nessun altro ha compiuto".

 

E' un Cialente furibondo con Poste Italiane, quello che abbiamo intervistato a seguito della pubblicazione della nostra inchiesta sullo storico palazzo affacciato su Piazza Duomo, innanzi alla sede arcivescovile e al Duomo della città, che, fino al terremoto del 6 aprile 2009, ospitava l'agenzia centro delle Poste e che è stato poi venduto all'imprenditore Camillo Colella, oggi ai domiciliari per frode fiscale. 

"Quando gli emissari di Poste Italiane vennero da me - ricorda Cialente - mi assicurarono che, comunque, gli uffici sarebbero tornati in piazza. Invece, ieri ricevo la lettera del dott. Tola che scrive, testualmente, che "dai riscontri analitici dell'attuale contesto complessivo, si evince che non vi sono le condizioni necessarie ad accogliere positivamentela cortese richiesta. Tra l'altro, anche dal punto di vista della effettiva congruità dei locali proposti dalla nuova proprietà [Colella Holding, come detto], sono emerse numerose problematicità di tipo strutturale che non è stato possibile risolvere, nonostante i molteplici tentativi di ipotesi progettuale elaborata dal personale tecnico". Ora, questa è chiaramente una stupidaggine", incalza il primo cittadino.

"A questo punto, voglio sapere cosa intendono fare del palazzo: l'amministrazione ha una posizione molto chiara, gli uffici non diverranno appartamenti di lusso", ha ribadito Cialente, ricordando come gli emissari della nuova proprietà abbiano proposto, in alcuni incontri organizzati con l'assessore Pietro Di Stefano e l'architetto Chiara Santoro, il cambio di destinazione d'uso dell'edificio, da direzionale a residenziale.

"Aspetto che Poste Italiane spieghi alla città i motivi della fuga, aspetto spieghi il perché oggi tenga gli uffici in affitto, a prezzi altissimi, in un edificio dove tra l'altro, cortesemente, ho fatto presente che non ci sono parcheggi, con il risultato che i cittadini rischiano ogni volta di prendere una multa. Aspetto una risposta ufficiale dai vertici nazionali, non 'scaricata' sul direttore di filiale". 

Cialente chiarisce a NewsTown di non aver mai incontrato l'imprenditore Colella. "Non mi interessa di chi sia la proprietà del palazzo: mi rammarica, piuttosto, che Poste Italiane non ci disse neppure che intendeva vendere il palazzo, compiendo un atto gravissimo. E' una macchia su Poste Italiane e mi piacerebbe che lo stesso Ministro fornisse spiegazioni. Le Poste devono tornare in quel Palazzo, punto". E se la nuova proprietà non fosse d'accordo: "Sono problemi loro, Poste ricompri il palazzo". 

Ultima modifica il Sabato, 14 Novembre 2015 07:58

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