27 Marzo 2025 - 16:08:48
di Martina Colabianchi
Il 3 aprile la molto discussa manovra fiscale straordinaria sulla rimodulazione delle aliquote Irpef approderà in Consiglio regionale. Obiettivo, l’approvazione entro l’11 aprile, quando è in programma il tavolo al Ministero della Salute che esaminerà la situazione delle quattro Asl abruzzesi.
La comunicazione sulle tempistiche esatte dell’iter è arrivata nel corso della Prima Commissione, dove si è svolto l’esame della prima bozza del testo normativo. Testo su cui, dopo un ampio dibattito a tratti dai toni aspri, la maggioranza si è alla fine dimostrata compatta.
«Abbiamo una stima del disavanzo sanitario che abbiamo cercato di coprire con equità sociale e, quindi, nel massimo rispetto di tutti – spiega l’assessore al Bilancio della Regione Abruzzo Mario Quaglieri -. Quando si parla di cose serie è giusto che ci si confronti su tutte le opzioni pensate dai vari gruppi politici. Poi, alla fine, si converge sulla linea che è più congeniale e meno dolorosa per tutti».
Seppur pace sembra fatta, resta ancora qualche malumore, in particolare sullo scaglione che va dai 28mila ai 50mila euro di reddito, cittadini per i quali l’aliquota aumenterà dell’1,50% attestandosi al 3,23%. Forza Italia ha già annunciato che proporrà degli emendamenti in aula al fine di abbassare progressivamente quanto più possibile le aliquote Irpef per la fascia intermedia della popolazione, portando l’aliquota da 3,23 a 2,63.
«È chiaro che non ci fa assolutamente piacere che venga proposto agli abruzzesi un aumento delle tasse, non fa parte della politica del centrodestra, soprattutto non appartiene alla compagine di Forza Italia – scrive, in una nota, il capogruppo Emiliano Di Matteo -. Siamo certi che quando ci sederemo al Tavolo di lavoro troveremo la giusta quadra».
Anche la Lega dice di star lavorando per una modifica che vada in questo senso. «Parallelamente, – scrivono i consiglieri Vincenzo D’Incecco e Carla Mannetti – e già nel corso della riunione del direttivo regionale di sabato scorso, ci siamo prefissati come secondo step l’elaborazione di un piano industriale a lungo termine, volto a migliorare la qualità dei servizi sanitari, garantire una gestione efficiente delle risorse pubbliche e assicurare che vengano spese bene. In sede di Consiglio regionale, presenteremo inoltre un emendamento che finalizza l’extra gettito esclusivamente alla sanità, come da noi proposto in questi giorni. Continuiamo, quindi, a lavorare con determinazione per tutelare i cittadini e costruire un sistema che coniughi efficienza, sviluppo e responsabilità nella gestione delle risorse».
Intanto, dalle opposizioni non si arrestano cori di protesta, con il capogruppo Pd in Consiglio regionale Silvio Paolucci che annuncia la chiamata ad una «mobilitazione» contro la manovra e l’esposizione in Commissione di striscioni con la scritta “dimissioni” rivolta al presidente di Regione Marco Marsilio, all’assessore alla Salute Nicoletta Verì e a quello al Bilancio Mario Quaglieri.
«Noi siamo fortemente contrari – dichiara anche il leader dell’opposizione Luciano D’Amico –. Stanno mettendo le mani nelle tasche degli abruzzesi, portando le aliquote al massimo dai 28mila euro in su e aumentando anche le aliquote rispetto a quella base per i redditi fino a 28 mila euro. Per offrire in cambio cosa? Una sanità che è ultima in Italia nelle varie graduatorie, che non offre assistenza agli abruzzesi: liste d’attesa, pronto soccorsi intasati, la mobilità passiva… potremmo continuare con un lunghissimo elenco di inefficienze. Quello che ci stupisce e che ci induce a fare un’opposizione ancora più radicale è che non ci viene proposto un piano di risanamento del sistema sanitario regionale, ma semplicemente di mettere una pezza al buco che si è verificato nel 2024, che fa seguito al buco del 2023 e che precede quello che ci sarà nel 2025 probabilmente di importo ancora maggiore».
«Questo è il modello di sanità che in campagna elettorale il centrodestra presentava come modello da esportare. Io credo che le altre regioni non siano così favorevoli ad importare un modello di sanità disastrata che costringe a questo aumento scriteriato delle tasse», conclude D’Amico.